Quest’anno, in collaborazione con il Freelance Day, in SiteGround abbiamo deciso di sviluppare un evento online gratuito, dedicato a freelance e imprenditori: la SiteGround Masterclass. Una giornata di formazione, in pieno stile Freelance Day, per fare il pieno di competenze pratiche e costruire la tua presenza online, con un sito ottimizzato e performante!
Cinque ore di diretta streaming, oltre 1200 iscritti, tantissime domande e un dialogo costante tra i partecipanti che ha permesso di sviluppare un senso di community incredibile!
Se ne avete piacere, vi chiedo di dare un feedback su questa prima SiteGround Masterclass, in modo da avere un’idea su come è andato l’evento e su quali temi vorreste fossero incentrati i prossimi webinar. Potete commentare qui sul Blog oppure direttamente sul canale YouTube di SiteGround Italia.
Nota: come al solito eravate tantissimi e non siamo riusciti a rispondere a tutte le domande in diretta. Abbiamo girato le domande agli speaker e a breve troverete le loro risposte qui di seguito.
Come andare online con il tuo sito
GDPR: come tutelarsi e ottenere guadagni extra
Ideare e creare pagine di vendita
Funnel per freelance: acquisire clienti senza affidarsi al caso
Guadagnare con un sito quando si è agli inizi
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Funnel
Come possiamo valutare i risultati di un funnel sapendo che è molto semplice per un utente rifiutare i cookie del nostro sito?
Per misurare i risultati, i cookie non strettamente necessari, dato che li vedi dai contatti acquisti o dal fatturato generato 😉 Più che altro può essere complicato il tracciamento di altri fattori, oppure fare remarketing se l’utente non dà il consenso, rifiuta i cookie o cose del genere.
Chi intermedia servizi potrebbe avere a che fare sia con chi vende che con chi compra. Meglio creare un unico funnel o due diversi?
Servirebbe un esempio preciso, però generalmente un funnel è rivolto a un pubblico ben preciso. Se i due pubblici hanno esigenze diverse, è più difficile farle convivere in un unico funnel.
È possibile sviluppare un funnel se hai budget limitatissimo?
Sì, anche se a parte un budget minimo per i tool necessari alla creazione del funnel va poi considerato anche quello per generare del traffico, a meno che tu non sia interessato solo al traffico organico o da altre sorgenti non a pagamento.
Ti sei mai fatto pagare per preparare un preventivo visto il tempo che si impiega per certi progetti?
Solo per il preventivo no, se però prima del preventivo è necessario svolgere un’analisi per poter elaborare un preventivo quella è giusto farsela pagare.
Consigli e strumenti
Un tool per Wix? Wix è meno ottimizzabile rispetto a WordPress?
Non ho mai utilizzato Wix, ma forse ti conviene un tool esterno sul quale sviluppare il funnel e usare Wix solo per il sito.
Quanto conta il nome del dominio in ottica SEO?
Non sono solo i contenuti che fanno la differenza. Anche il nome di dominio in alcuni casi può dare un contributo positivo al posizionamento, ma i contenuti e la quantità/qualità di backlink contano decisamente di più.
Analytics, cosa consigliate per monitorare il proprio sito in modo semplice e veloce, più semplice di Google analytics che inserito nel sito come plugin ho notato può creare problemi di sovraccarico nelle “visualizzazioni” del sito.
Non ho capito la questione del sovraccarico di visualizzazioni. A meno che tu non abbia installato Analytics sia tramite il plugin che tramite l’installazione dello script nel codice delle pagine del sito.
Hai mai desiderato diventare un blogger di professione? La figura del blogger è cambiata radicalmente negli anni. Oggi guadagnare con un blog è più complesso di un tempo, ma comunque possibile. Molte persone che hanno fatto del blogging la loro professione e vogliamo condividere con te idee e consigli concreti per permettere anche a te di metterti in gioco!
Per la seconda volta la nostra ospite è Barbara Damiano, blogger professionista con milioni di visite, esperta di content marketing, SEO e native advertising e co-fondatrice di NexNova. Partendo dalla sua esperienza di blogger, Barbara ci racconta l’evoluzione di questo lavoro e di come renderlo produttivo oggi.
Sfoglia o scarica la presentazione di Barbara Damiano 👇
Come sempre vi chiedo di commentare il webinar, in modo da avere un feedback su come è andato e su come vorreste che fossero i prossimi. Sentitevi liberi di dare suggerimenti e di richiedere gli argomenti futuri che vorreste fossero affrontati. Consiglio di dare uno sguardo anche agli altri nostri webinar e seguirci sul canale YouTube di SiteGround Italia.
Nota: come al solito eravate tantissimi e non siamo riusciti a rispondere a tutti in diretta. Abbiamo girato le domande a Barbara e qui di seguito trovate le sue risposte.
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Come consigli di cominciare per costruire credibilità e reputazione per il proprio blog?
Dalle competenze, perché credibilità e reputazione di un blog partono dall’autorevolezza di chi lo scrive. Il mio consiglio è scrivere solo ciò che conosciamo e, nel frattempo, accrescere le proprie competenze studiando ancora, sempre, ovunque.
Non solo nelle scuole ‘tradizionali’, ma anche semplicemente cercando risorse su Google e leggendo libri di settore.
Ricordatevi che tante delle migliore risorse online sono internazionali, dunque, se volete lavorare online, imparate l’inglese!
Non ci sono più scuse per non impararlo: basta guardare i video sottotitolati (per esempio i TED, che ispirano e istruiscono!), leggere articoli e giornali in inglese e soprattutto… i blog!
Non dimentichiamo inoltre che uno dei tantissimi parametri di Google per il posizionamento è proprio l’authority: chi sei tu per dirmi questo? Cosa hai studiato?
Per esempio ad Agosto 2018 Google ha lanciato un aggiornamento dell’algoritmo (broad core algorithm update), rinominato da tutti ‘medical update’: per farla breve, questo aggiornamento ha penalizzato tutti quei siti che – pur non avendone le competenze tecniche e scientifiche – parlavano di medicina, benessere, salute, gravidanza, ecc…
Non dimenticate dunque di elencare nella pagina about le vostre qualifiche, le vostre skill e soft skill, le pubblicazioni, i link, le interviste…
E aggiungete sempre una short bio nella author page!
Quindi, per riassumere, i miei consigli per aumentare la vostra autorevolezza:
partire da ciò che conoscete, di cui siete esperti e di cui siete titolati a parlare
continuare ad imparare, secondo il concetto di longlife education (rif. Jacques Delors, educazione permanente)
scrivere un blog verticale, ovvero dedicato a un topic specifico
scrivere almeno 100 articoli: non è un numero ‘obbligatorio’, né indispensabile, ma è una soglia psicologica che fa capire a voi e agli altri che avete tanto da dire sull’argomento
attivare una community verticale interessata all’argomento: è la community infatti che vi ‘elegge’ esperti in un certo settore
offrire dei guest post su siti specializzati: mi raccomando, i guest post sono i vostri articoli migliori – il vostro biglietto da visita!
attivare collaborazioni come articolisti (anche pagati ‘poco’) su riviste online specializzate, per ‘sfruttare’ la loro popolarità per accrescere la vostra, essere riconosciuti, ma anche far associare a Google il vostro nome come autorevole in quel settore
creare sul blog dei post collection, tipo: ‘10 migliori idee per’… dove riassumete e linkate i vostri articoli precedenti, per riportare in auge i post più vecchi e fare crosslinking
creare sul blog delle landing page in cui scrivete un contenuto lungo e approfondito su un determinato tema, aggiungendo magari un PDF scaricabile o dei freebies, un video, delle infografiche
Personal blog o corporate blog: da quale consigli di partire?
Dipende: hai un’azienda?
Dipende anche da cosa intendiamo per blog personale: se il blog è un diario personale, uno sfogo o un racconto di vita, benissimo, ma difficilmente sarà monetizzabile. A meno che non siate Zero Calcare o Fredrik Backman.
Se avete una P IVA, secondo me il blog deve raccogliere:
la vostra bio, cv e competenze
le pagine con i servizi
un blog in cui parlate del vostro modo di lavorare, in modo indiretto.
Per esempio, io mi occupo di native adv, quindi per motivi di autorevolezza e posizionamento scrivo articoli tipo: Come segnalare contenuti sponsorizzati. Se mi cerchi con questa long tail kw (con anonymizer) sono in prima posizione su Google, in uno snippet, con il mio blog dedicato proprio alla Professione Blogger.
Perché scrivere un articolo come questo? Perché indirettamente mi fa collocare come ‘esperta del tema’, quindi racconta il mio modo di lavorare. È come se quel post arricchisse il mio portfolio.
In aggiunta, parla dei miei valori (quindi entra – appunto – nella sfera ‘personale’), perché dice come lavoro, cosa penso e quali sono i miei principi etici.
Insomma: mette insieme le buone pratiche del blog personale, con quelle del blog corporate.
Questa è una long tail kw abbastanza specifica, per addetti ai lavori: uno dei miei obiettivi dunque potrebbe essere quello di farmi trovare da chi vuole una consulenza sul tema = monetizzazione.
Chiaramente, essendo una kw specifica, è stato più semplice posizionarmi (anche se sono propri sopra a Google Support – LOL).
Con la kw secca ‘trasparenza pubblicitaria’ sono in seconda pagina con un post scritto per terzi:
Quindi uno dei miei obiettivi dunque potrebbe essere quello di far sapere a Google che alcuni clienti mi riconoscono autorevole sull’argomento, pagandomi per scriverne.
(La verità è che questo tema mi piaceva molto e l’ho usato per fare un esempio. Che ridere).
Quindi, per riassumere: metti insieme personal e corporate, valori e competenze.
Quando ti appresti a scrivere un nuovo articolo, cerchi di scrivere sempre di più rispetto al primo risultato su Google? Il range di 10.000 da te citato sono parole o battute?
Il primo parametro da tenere in considerazione, quando si parla di qualità di un contenuto è: qual è la domanda?
Individuate il topic principale. Nella SEO moderna non parliamo più di kw, ma piuttosto di topic, perché Google, da Hummingbird in poi (circa 2013), è diventato un motore di ricerca semantico, quindi apprezza il linguaggio delle persone umane, non quello iper ottimizzato dei plugin SEO.
Quindi non si può decidere a priori la lunghezza di un contenuto: alcune domande hanno risposte brevi.
L’importante è che voi non scriviate SOLO risposte brevi, in particolare quelle che Google disincentiva ormai da anni, proponendo la risposta non solo nella SERP, ma addirittura in Google Suggest, mentre digitiamo la query nel browser:
Tutte quelle domande tipo: conversioni metriche, che giorno è, che ora è, ecc… non hanno dignità di post.
Alcune domande, invece, presuppongono risposte lunghe e dettagliate (come queste!). Se la domanda è: Come educare figli felici? Potrei mai rispondere in 500 battute?
Non credo mi basterebbero 10mila… parole!
Quindi la lunghezza del contenuto dipende:
dalla domanda
dal nostro livello di conoscenza
da quante cose effettivamente ci sono da dire sull’argomento
Un po’ è autolesionismo, un po’ è passione, un po’ è velocità (oh, sono 12 anni che scrivo articoli tutti i santi giorni: qualcosa avrò velocizzato), un po’ è competizione.
Voi scegliete in base alle vostre qualità personali, ma, prima di pigiare il tasto ‘pubblica’, chiedetevi sempre: Se io cercassi una risposta a questa domanda, leggerei questo articolo con piacere, o non lo troverei sufficiente?
Poi, vabbè, i compromessi sono all’ordine del giorno: ho scritto un sacco di post di cui mi vergogno. Un tempo c’era più foga sulla quantità, oltre che sulla qualità.
Oggi preferisco pubblicare meno, ma meglio.
Se si apre un blog da zero, consigli di lavorare più sulla SEO o sull’ADV Facebook?
Se si apre un blog da zero, la risposta corretta è che bisogna lavorare su tutto: naming, brand identity, design, velocità, mobile first, tassonomia e soprattutto individuazione della propria nicchia e del piano editoriale.
Facciamo finta che questo sia già stato fatto.
SEO e ADV sono complementari gli uni agli altri.
Per me scrivere contenuti SEO è imprescindibile, nella misura in cui – come dicevo – definisco la SEO come ‘le buone pratiche per scrivere sul web’. A tal proposito, come compito vi do da leggere tutto il blog di Luisa Carrada: Il mestiere di scrivere.
Quindi con le visite organiche si viene comunque trovati.
Ma. Ma i social sono un parte fondamentale del nostro lavoro, oggi: avere una community solida, partecipante e ingaggiata è importante.
Quindi l’ADV su FB, IG, ecc… è utile nella misura in cui, analizzando bene le performance delle promo e installando quindi il pixel di monitoraggio, raggiungete le persone veramente interessate: a quel punto aumentate i follower, veicolate traffico sul sito, Google se ne accorge, vi premia facendovi salire nelle SERP e vissero tutti felici e contenti.
(Sì, è un po’ più complesso di così).
È possibile monetizzare partendo dalle email?
Le liste di email sono uno dei funnel per eccellenza. Che siano liste di email o newsletter, sono molto monetizzabili.
Ma così da sole? Senza un blog? E la gente come ti troverebbe? Si dovrebbe iscrivere al buio?
In ogni caso, qualunque newsletter è, come accennavo, un prodotto editoriale vero e proprio. Vi ho parlato, in video, di due newsletter totalmente diverse tra loro, ugualmente amabili: la newsletter giornalistica di Francesco Costa, la newsletter oserei dire ‘surrealista’ di Pietro Minto ‘Link molto belli’.
Cos’hanno in comune? Un progetto editoriale vero e proprio.
Come monetizzano? Con le subscription a pagamento, per chi vuole qualche bonus extra o vuole sostenere il progetto.
Altre monetizzazioni possibili con newsletter molto molto targettizzate e popolate:
vendita di newsletter sponsorizzate
inserimento di prodotti sponsorizzati o recensioni
affiliazioni
lead
Quale piattaforma per la gestione di liste email consigli se si vogliono vendere prodotti a queste liste di contatti?
Esistono moltissime piattaforme per gestire in modo LEGALE le liste di email.
Io uso Mailchimp, ma sento parlare bene anche di MailerLite.
Confesso: non ho una newsletter. Ce l’avevo e l’ho chiusa, perché non avevo un progetto editoriale sufficientemente forte per creare una bella newsletter.
Ho un blog di consigli per vacanze in barca a vela. Ha un buon traffico organico ma per concretizzare un piano editoriale e dunque eventuali strategie verticali, su cosa dovrei puntare, se non vendo nulla in particolare?
Intanto: è necessario monetizzarlo? Non per banalizzare, ma possiamo anche decidere che il blog lo curiamo per passione e non con l’idea di farci per forza dei soldi.
Sulle strategie di verticalizzazione e monetizzazione, facciamo finta che io possa dare suggerimenti a scatola chiusa:
vacanze in barca vela + scuola di vela per adolescenti
vacanze in barca vela per sole donne / gruppi di amiche / addio al nubilato
vacanze in barca vela per viaggio di nozze di coppia
viaggi in barca a vela per scrittori che devono terminare le bozze di un libro
vacanze in barca vela come digital detox
Insomma, la vera domanda è sempre la stessa: chi sei, cosa fai, cosa sai fare e cosa ti piacerebbe fare.
Cosa usi per creare i podcast? YouTube può essere utile in alternativa?
Io personalmente registro l’audio con un microfono semplicissimo costato su Amazon circa 30 eur e con il software Audacity, con cui posso anche fare dei tagli. Ma io non li faccio mai, perché sono più per il ‘buona la prima’.
Dopodiché carico i file mp4 su una piattaforma hosting specifica per podcast, che si chiama Buzzsprout, la quale li riversa in automatico su Spotify.
Se voglio caricarli sul blog, allora uso la funzione ‘embed’ di Buzzsprout.
YouTube è sempre una buona idea, alle condizioni di cui sopra: se abbiamo qualcosa da dire, ne abbiamo le competenze, siamo interessanti.
Il vantaggio è che con YT la monetizzazione è incorporata (da una certa soglia in su).
Se però credete che fare lo Youtuber sia semplice, torniamo al discorso di quelli che dicono che il lavoro di Chiara Ferragni è ‘solo fare due foto’: fatevi due foto e ditemi l’engagement rate che avete 🙂
Si può guadagnare, con un gruppo di promozione turistico Facebook di 10.000 iscritti?
Certo. C’è gente che guadagna anche con i video MUKBANG: chi sono io per dirti di non guadagnare da un gruppo FB? 😉
Facebook tra l’altro ha annunciato che a breve – non so quanto breve – implementerà una nuova funzionalità per creare gruppi a pagamento.
La domanda che però ti pongo è: questo obiettivo era esplicitato, quando le persone si sono iscritte al gruppo?
Parlando di etica e anche di cura della community, cambiare le regole del gioco a metà percorso potrebbe non essere semplice, né gradito da tutti.
La cosa più semplice e più furba mi sembra questa:
utilizzare link affiliati (leggi il regolamento FB) accuratamente segnalati
creare delle partnership con agenzie viaggio o guide locals, per offrire viaggi e itinerari a prezzi agevolati, in cui tu hai una fee
vendere a pagamento (su piattaforma esterna) delle guide turistiche o itinerari di viaggio
Un blog da abbinare all’attività di fotografo che argomenti dovrebbe affrontare?
Dipende dalla tua specialità. Tanto per farti un esempio, nel 2019 ho curato il blog di una bravissima fotografa newborn e maternity, Roberta Garofalo, e scrivevo diversi tipi di articoli:
articoli per posizionamento geografico
articoli per servizi: newborn, maternity, smash…
articoli stagionali: regali di Natale, primo compleanno
stampe fine art
ecc
Trova il tuo tono di voce: io prendevo articoli scritti di getto da lei, emozionali e appassionati, e li sistemavo in modo da conciliare esigenze SEO con la sua purissima e reale passione per il suo lavoro.
Pensa a chi ti deve leggere, quindi al tuo cliente ideale: conosce già il valore di una fotografia professionale fine art, oppure è ancora all’inizio del funnel e pensa di potersi fare un servizio newborn in casa?
Nel primo caso, scrivi un articolo in cui parli delle tue tecniche e dei motivi per sceglierti; nel secondo caso un articolo su ‘come fotografare i neonati’. E così via.
Tutto parte sempre dall’analisi del tuo cliente ideale, comunque.
Yoast SEO, secondo te è uno strumento valido? È opportuno seguire tutte le indicazioni che suggerisce o basta scrivere un buon testo?
Non voglio offendere nessuno, ma io non lo amo. Opinione strettamente personale e non scientifica!
Non lo amo per due motivi:
perché non ha proprietà semantiche – a differenza di Google – quindi chi lo usa male tende a sovra ottimizzare i testi, con significative penalizzazioni
perché le persone meno esperte si fissano sul semaforo e magari finisce che scrivono ‘come dimagrire nella pancia’, invece che scrivere per gli umani
Io preferisco All In One SEO Pack, anche se mi dicono essere un po’ da boomer.
Ma, come ho già detto, in realtà lo uso per altro e non per ottimizzare i contenuti.
Io prediligo la SEO On Page: ottimizzo direttamente il contenuto.
Ci metto meno tempo e vado al sodo, perché la vita è troppo breve e io ho una certa età.
Però non imitatemi: io sono quella che vostra nonna definirebbe ‘una cattiva compagnia’.
… e sono sicura che, se cercate bene su Google, mi trovate anche lì. 😉
Grazie infinite a tutti: per me è stato davvero edificante poter raccontare il mio lavoro e spero che le mie parole vi siano servite essenzialmente a due cose: amare il web e le persone che lo popolano.
Possiamo rendere Internet un posto migliore: passo la palla anche a voi!
Siamo lieti di annunciare che abbiamo rilasciato la release candidate di PHP 8 su tutti i nostri server. Come sempre siamo tra le prime aziende al mondo a fornire la nuova versione PHP sulla nostra piattaforma di hosting. PHP 8 dovrebbe aiutare gli sviluppatori a scrivere un codice più pulito e con una migliore qualità, in modo che venga eseguito più velocemente. Poiché la release candidate non è adatta per i siti online, ti invitiamo a provarlo su una copia di staging del tuo sito o su progetti che non sono ancora live. Regaleremo dei fantastici elefanti PHP agli utenti che condivideranno con noi la loro opinione su PHP 8.
Cosa c’è di nuovo con PHP 8?
Esecuzione del codice più veloce
L’ultima versione di PHP porta molte novità, ma quella che riteniamo più importante è JIT (compilatore just in time). È la prima volta che una versione PHP ha un compilatore JIT capace di memorizzare nella cache una versione del codice già interpretato e generare un linguaggio macchina come output (il linguaggio macchina è attivo solo con 0 e 1). Il compilatore just in time promette miglioramenti della velocità per task e algoritmi complessi e apre nuove opportunità per il linguaggio PHP, ampliando la sua portata e le sue applicazioni.
Alcuni di voi potrebbero chiedersi: in che modo JIT si relaziona con Opcache, visto che questo è alla base dei miglioramenti delle prestazioni di molti siti? Il compito principale di Opcache è tagliare i processi di tokenizzazione, analisi e compilazione di Opcode, che poi vengono elaborati dal motore Zend. Il ruolo di JIT è quello di risparmiare sull’esecuzione degli Opcode, quindi unisce le forze con quest’ultimo e interviene per risparmiare risorse dove Opcache non può.
Vale la pena menzionare anche alcuni aspetti negativi che abbiamo notato finora:
L’esecuzione di PHP 8 con JIT potrebbe rendere più difficile la risoluzione degli errori di codice perché potrebbe essere più difficile individuare quale parte del codice è effettivamente la colpevole.
Se hai un sito WordPress, potresti non essere notare miglioramenti significativi delle prestazioni utilizzando JIT. Gli sviluppatori di WordPress stanno ancora lavorando per rendere WP compatibile con PHP 8 e stanno ora facendo dei test, il che significa che non sarai in grado di testare PHP 8 sul tuo sito WP da subito. Inoltre, a causa del modo in cui WordPress interagisce con MySQL, gran parte del tempo di attesa non deriva dalla compilazione PHP, ma dal tempo di risposta di MySQL, che non può essere risolto con l’aiuto del compilatore JIT.
Codice con qualità superiore
Una delle principali differenze che noterai è che molti degli avvisi e delle notifiche che non erano rilevabili ora sono eccezioni o errori che possono essere rilevati e registrati. È possibile che a causa di questo cambiamento, molti problemi che erano rimasti nascosti con le precedenti versioni di PHP, vengano a galla solo ora. Questo è un grande miglioramento, poiché consentirà agli sviluppatori di individuare più facilmente potenziali problemi. Tuttavia, tieni presente che potrebbe essere una buona idea impostare display_errors=Off se decidi di utilizzare PHP 8 su un sito live, in modo da non mostrare quegli errori ai visitatori del tuo sito.
Codice più pulito e più breve
Alcuni dei nuovi elementi, come l’operatore nullsafe, migliorano notevolmente la leggibilità del codice rendendolo più breve e ordinato. Invece di annidare diversi “if”, puoi utilizzare l’operatore “null” per scriverli tutti in una sola riga di codice.
Il trend “Type”
Da diverse versioni PHP sta cercando di definire gli “arguments” che ogni metodo può adottare e diventare un linguaggio più standardizzato. In questa ultima versione, è presente una funzionalità chiamata “union types” che consente di definire 2 tipi di valore per ciascuna funzione, che è una naturale continuazione di quel trend. Come mostra l’esempio seguente, la funzione può restituire un numero intero o un float:
public function getNumber(): int|float { return $this->number; }
L’elenco delle nuove funzionalità è ancora lungo e suggeriamo questi articoli come punto di riferimento per gli sviluppatori PHP:
Come trarre vantaggio da PHP 8 sulla nostra piattaforma?
Tutti i nostri clienti possono modificare la versione PHP dei loro siti dal loro pannello di controllo – Site Tools > Sviluppo o cPanel> Versione PHP. Dato che PHP 8 è ancora una release candidate, ti consigliamo vivamente di non abilitarlo per i tuoi siti live, ma di eseguire test nel nostro ambiente di staging (lo staging è disponibile per i piani GoGeek e Cloud) o di creare copie dei tuoi siti se non disponi della funzionalità di staging.
Al momento, abbiamo implementato PHP 8 senza i seguenti moduli: mcrypt, geoip, ioncube.
Dicci cosa ne pensi e vinci un elefante PHP
Abbiamo cercato di darti il quadro generale di cosa sia il nuovo PHP 8. Ora vorremmo sapere cosa ne pensati tu una volta che lo avrai provato. Cosa ti piace e cosa non ti piace? Come funziona sul tuo sito? Vedi miglioramenti delle prestazioni? Stiamo cercando di capire se e come i nostri utenti traggono vantaggio da questa release candidate prima che diventi una versione ufficiale.
Per stimolarti a condividere i tuoi test e le tue opinioni, abbiamo creato degli elefanti PHP per celebrare questa nuova versione. Daremo 1 elefante a 5 utenti estratti casualmente tra quelli che condivideranno i loro feedback su PHP 8 entro il 26 Novembre 2020 con un commento a questo post, su Facebook o Twitter, taggando SiteGround Italia e utilizzando l’hashtag #PHP8.
Ai programmatori piace dare nomi altisonanti alle cose. Èd è così che si è arrivati ad avere il “Principio del privilegio minimo” (POLP se si utilizza l’acronimo inglese) per dire semplicemente che si deve lasciare che gli utenti gestiscano solo ciò di cui hanno strettamente bisogno.
Questo è ciò di cui parleremo qui di seguito. Assicurarsi che gli utenti del proprio sito abbiano visibilità e permessi solo alle funzioni di cui hanno strettamente bisogno e niente più. Ma dal momento che detto così non sembra qualcosa di importante, lo chiameremo anche noi Principio del privilegio minimo.
Utenti dell’applicazione
L’utente più semplice di cui parlare è l’utente WordPress.
Probabilmente sei amministratore di uno o più account.
Potresti avere diversi account “Editore” o “Autore”.
A seconda del tuo sito, potresti anche avere “Sottoscrittori”.
Il Principio del privilegio minimo ci insegna che dovresti assolutamente ridurre il numero di persone che hanno privilegi da amministratore e limitarli a coloro che ne hanno davvero bisogno. Nella maggior parte delle situazioni, questo significa che hai bisogno di un solo amministratore principale e di un solo amministratore di backup, nel caso succeda qualcosa all’admin principale, come dimenticare la password lo stesso giorno in cui scopri che il sistema di recupero password non funziona. 🙂
Chiunque altro ti richiede i privilegi da amministratore deve dimostrare di non poter svolgere il proprio lavoro quotidiano senza di essi. Sì, è comodo chiedere a qualcuno di fare qualcosa per te, ma limitare gli account amministratore limita anche i danni che possono essere causati (accidentalmente) al tuo sistema.
Editori e autori hanno meno possibilità di fare danni, quindi non devi essere così restrittivo con loro, ma anche per questi ruoli si hanno privilegi che consiglio di concedere solo a chi ha davvero un motivo per averli.
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Utenti del database
La prossima tipologia di utente di cui dobbiamo discutere è l’utente del database. Ogni sito WordPress ha un utente con credenziali per accedere al database. Il Principio del privilegio minimo ci insegna che quell’utente dovrebbe avere il minor numero di privilegi necessari per svolgere il suo lavoro.
Sfortunatamente, poiché i plugin richiedono questo utente per creare ed eliminare tabelle, dati, etc., questo utente deve essere piuttosto “potente”. Questo non vuol dire però che debba essere onnipotente. Ci sono due cose principali da verificare sull’utente che accede al tuo database. Se non sai come controllarle, assumi uno sviluppatore, poiché si tratta di qualcosa di tecnico.
L’utente del database non deve disporre dei privilegi GRANT. Ciò significa che non può concedere privilegi ad altri utenti. Non esiste una situazione in cui l’utente del database ha bisogno di creare nuovi utenti o concedere loro privilegi per qualcosa.
L’utente del database non deve avere accesso a nessun altro database oltre quello collegato al tuo sito WordPress. Quell’utente NON DEVE essere in grado di accedere ai dati di altri database sul server o di apportare modifiche.
Accesso ai pannelli di controllo
Infine, gli hosting provider premium come SiteGround hanno pannelli di controllo che ti consentono di controllare tutto ciò che ruota attorno al tuo sito, come email e prestazioni. Molti di questi strumenti possono causare seri danni al tuo sito se usati in modo improprio o doloso.
SiteGround e altri provider ti consentono di aggiungere “collaboratori” ai tuoi account. I collaboratori sono fondamentali per aiutarti a risolvere problemi e gestire il sito per te. In questo modo puoi consentire a uno sviluppatore di aiutarti in modo semplice, senza dover condividere con lui le tue credenziali di accesso all’account.
Controlla le autorizzazioni regolarmente
Che si tratti dei tuoi utenti WordPress o dei tuoi collaboratori nei pannelli di controllo, devi controllare regolarmente chi ha accesso al tuo sistema. È buona norma ogni mese rivedere e valutare gli utenti che dispongono di un particolare accesso e assicurarsi che abbiano ancora bisogno di esso. Se non è così, abbassa il loro livello di autorizzazione o rimuovili del tutto fino a quando non avrai di nuovo bisogno di loro.
Questi controlli non richiederanno molto tempo ma potrebbero farti risparmiare stress e fatica, evitandoti situazioni di crisi come ripristini di emergenza per compromissioni generate da un utente. Per non parlare del danno che ciò arrecherebbe alla tua reputazione online.
Ricorda, la reputazione cresce lentamente come una palma da cocco ma può anche cadere rapidamente come una noce di cocco.
È passato poco più di un anno da quando abbiamo lanciato la nostra nuova interfaccia: l’Area Cliente totalmente rinnovata e il Site Tools, entrambi sviluppati internamente per sostituire il cPanel. Nell’agosto 2019 abbiamo iniziato a caricare tutti i nuovi clienti sulla nuova interfaccia e subito dopo abbiamo iniziato a lavorare sulla migrazione dei vecchi clienti. Oggi tutti i nostri clienti stanno utilizzando la nuova Area Cliente e abbiamo anche convertito con successo più di 9000 server da cPanel a Site Tools.
Riguardando gli ultimi 12 mesi e considerando sia la complessità del processo di migrazione, sia le sfide alle quali il 2020 ci ha posto di fronte, credo che siamo riusciti a mantenere un ottimo ritmo di trasferimento. Questo risultato è stato ottenuto grazie all’enorme lavoro svolto da tutti i team coinvolti nel processo. Tuttavia, abbiamo ancora molti account e server da trasferire e molti di voi potrebbero chiedersi perché ci vuole così tanto tempo e quando arriverà il turno del proprio sito. Questo è il motivo per cui abbiamo deciso di raccontarvi ciò che abbiamo fatto nell’ultimo anno e quali sono le previsioni per i prossimi mesi.
L’innata complessità della migrazione
Non sorprende che la migrazione di oltre un milione di siti live da cPanel a Site Tools sia un processo estremamente complesso. Posso tranquillamente dire che, in termini di sforzi e risorse necessarie, è paragonabile alla creazione delle interfacce stesse. È una vera sfida spostare i siti da una piattaforma con una certa struttura a una nuova piattaforma con una impostazione completamente diversa, senza compromettere il funzionamento dei siti in alcun modo.
All’apparenza sembra che ci sia poca differenza tra i due framework: si passa da siti aggiuntivi all’avere tutti i siti sotto uno stesso tetto. In realtà questo significa che dobbiamo essere in grado di districare eventuali siti subordinati dall’account cPanel principale e ricrearli come account indipendenti nella nostra nuova piattaforma. E per illustrare quanto possa essere complesso questo processo per diverse configurazioni di siti, elencherò alcuni esempi di seguito:
Più domini aggiuntivi che utilizzano lo stesso database
Normalmente questa non è una cosa che non dovrebbe accadere poiché ogni sito, anche se aggiuntivo, dovrebbe utilizzare il proprio database. Tuttavia, questo era tecnicamente possibile con cPanel e ci sono siti impostati in questo modo dai nostri clienti. Quando un sito di questo tipo deve essere migrato, il nostro script di migrazione deve rilevare il caso specifico e creare un database separato per ogni sito e copiare i dati. Dopodiché lo script riconfigura automaticamente ogni sito per utilizzare il rispettivo database.
Applicazioni con percorsi assoluti nella loro configurazione
Un’altra cosa che lo script di migrazione deve correggere è il fatto che più applicazioni sono impostate per utilizzare percorsi assoluti nella loro configurazione. Il sistema deve rilevarli e, una volta che diventano siti indipendenti con diversi utenti , riconfigurarli automaticamente per utilizzare i nuovi percorsi di sistema.
Opzioni di configurazione infinite di domini aggiuntivi, parcheggiati e sottodomini
Per il processo di trasferimento, la sfida più grande sono il numero infinito di modi in cui gli utenti possono configurare (e talvolta rovinare) con cPanel i root path dei documenti per le diverse applicazioni quando utilizzano funzionalità di domini aggiuntivi, parcheggiati e sottodomini. Siamo riusciti a individuare oltre 30 diversi metodi “non ortodossi” di configurazione dei root path. Uno degli esempi più comuni è quando più di un dominio aggiuntivo è configurato per utilizzare la stessa cartella. Questo è un comune “hack” del sistema cPanel che le persone usano per parcheggiare un secondo dominio in un sito aggiuntivo – un’opzione che ufficialmente non sarebbe consentita in cPanel. Quindi, in tali configurazioni, il sistema deve decidere automaticamente a quale sito sta andando ciascun dominio e in quale ruolo (principale o parcheggiato). In alcuni casi la configurazione è così complessa che i domini non possono essere configurati automaticamente e la migrazione deve essere eseguita manualmente.
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Compiti complessi di sviluppo
Automatizzare tutti i processi possibili
Abbiamo iniziato le nostre prime migrazioni nel settembre dello scorso anno con molta cautela. I siti migrati sono stati esaminati manualmente e ciascuno dei problemi sopra descritti, più molti altri che sono apparsi, sono stati risolti con nuove iterazioni dello script di migrazione. Inutile dire che i controlli manuali delle prime migrazioni hanno richiesto molto tempo e non erano qualcosa che potesse essere sostenibile a lungo termine, quindi abbiamo aggiunto diverse automazioni allo script di migrazione.
Ora eseguiamo controlli preliminari automatici di tutti gli account da migrare. Se c’è un’indicazione di un possibile problema, lo risolviamo prima che la migrazione abbia inizio. Dopodiché l’account viene effettivamente migrato da cPanel a Site Tools. Al termine della migrazione, eseguiamo un altro controllo automatico per gli eventuali problemi post-migrazione. Se viene rilevato un problema, l’account viene contrassegnato per la revisione manuale. Inoltre, abbiamo sviluppato un sistema automatizzato per comunicare lo stato di avanzamento di questo processo con il cliente di cui vengono migrati gli account. Con tutti questi sistemi ora in uso, siamo in grado di convertire circa 900 account cPanel al giorno con un tasso di problemi riscontrati molto basso.
Passare alla nuova Area Cliente
All’inizio avevamo pianificato di migrare ogni cliente contemporaneamente alla nuova Area Cliente e al Site Tools. Tuttavia, ci siamo presto resi conto che sarebbe stato molto meglio slegare la nuova Area Cliente da Site Tools e spostare prima tutti i clienti su di essa. Questa decisione è stata presa per diversi motivi:
Innanzitutto, la migrazione dell’Area Cliente era di per sé meno rischiosa, poiché non influiva direttamente sulla funzionalità dei siti ospitati.
In secondo luogo, abbiamo capito che rendere disponibile prima l’Area Cliente darà a tutti i nostri clienti poteva dare un po’ di tempo per abituarsi alla nuova interfaccia. Apprezziamo lo sforzo da voi fatto per apprendere come utilizzare una nuova interfaccia e a una nuova logica UX. Lo scopo era rendere più agevole la transizione a Site Tools.
In terzo luogo, la manutenzione quotidiana di due interfacce per l’Area Cliente stava sottraendo tempo prezioso al nostro team tecnico Tempo che avrebbe potuto essere impiegato per perfezionare gli script di migrazione.
La decisione di slegare il trasferimento delle interfacce ha richiesto un cambiamento temporaneo del focus, poiché dovevamo investire tempo di sviluppo per permettere agli account cPanel di lavorare con la nuova Area Cliente, cosa non inizialmente pianificata. Tuttavia, ora crediamo che questa decisione abbia velocizzato l’intera migrazione. Siamo felici di dire che tutti i nostri clienti utilizzano la nuova Area Cliente da maggio 2020.
Le sfide del 2020
Come tutti sappiamo quest’anno è stato estremamente particolare e imprevedibile e la pianificazione è diventata un incubo con variabili e fattori che hanno inevitabilmente rallentato le migrazioni durante l’anno.
Il passaggio a Google Cloud Platform
Una delle cose che ci ha portato a riorganizzare i nostri piani iniziali è stata la finalizzazione del contratto con Google Cloud. Il trasferimento del nostro servizio su una piattaforma cloud è stato l’altro grande progetto su cui abbiamo lavorato negli ultimi anni. Sapevamo che il passaggio a Google Cloud avrebbe fornito molti vantaggi immediati a tutti i nostri clienti e che completare prima questa migrazione ci avrebbe consentito poi di dedicare tutte le risorse al passaggio a Site Tools. Pertanto, una volta finalizzato il contratto con Google, la migrazione a Google Cloud è stata prioritaria per i nostri sviluppatori e sistemisti. Hanno lavorato velocemente e hanno fatto un ottimo lavoro: siamo riusciti a migrare la nostra intera piattaforma su Google Cloud in meno di 4 mesi. E stiamo parlando di più di 4PB di dati! Sebbene gran parte delle nostre risorse è stata investita nella migrazione Google per diversi mesi, nel frattempo siamo comunque riusciti a svolgere un lavoro considerevole per perfezionare gli script di migrazione a Site Tools.
L’effetto COVID-19
Ovviamente non possiamo dimenticare l’effetto COVID-19. Durante aprile e maggio, con le quarantene che hanno interessano molti dei nostri mercati, abbiamo assistito a un picco senza precedenti nelle richieste di supporto. Era naturale, poiché la presenza online è diventata improvvisamente molto più importante e frequente per persone e aziende. Eravamo veramente sommersi e per la prima volta da quando abbiamo iniziato le operazioni, abbiamo dovuto letteralmente dedicare tutte le nostre risorse all’assistenza clienti. Nonostante l’assunzione di nuove persone, il volume di lavoro era così grande che ogni dipartimento doveva concentrarsi e contribuire in qualche modo a fornire supporto ai clienti. Ancora una volta, questo stava distogliendo l’attenzione dalle migrazioni e anche se abbiamo mantenuto un team a lavorare su di esse, l’attenzione gestionale e operativa era altrove e le migrazioni hanno rallentato.
Detto questo, credo ancora che siamo riusciti ad affrontare abbastanza bene entrambi i grandi eventi del 2020 e siamo riusciti a rimanere ragionevolmente in linea con il nostro terzo evento principale: il trasferimento alla nuova interfaccia.
Stato attuale della migrazione
Al momento gli account Cloud vengono migrati con la massima priorità. Puntiamo a completare la migrazione della maggior parte dei cloud entro metà dicembre. C’è una piccola percentuale di account Cloud che non sono inclusi in questo piano. Si tratta di account in cui la funzionalità WHM è stata utilizzata per creare piani cPanel personalizzati. Ciò significa che i limiti delle risorse personalizzate sono stati impostati dal proprietario per account cPanel separati sul cloud. Poiché la conservazione di queste impostazioni è una seria complessità aggiuntiva che deve essere affrontata dallo script di migrazione, dovremo posticipare la migrazione di tali account. (Nel caso in cui possiedi un account cloud di questo tipo e ritieni di non dover mantenere le impostazioni personalizzate dell’account cPanel, puoi contattarci tramite la categoria Altri problemi tecnici nel Centro Assistenza e richiedere l’inclusione del tuo piano cloud nell’attuale programma di migrazione.)
Nel frattempo stiamo lavorando anche sulle migrazioni dei server condivisi. A causa del maggior volume di dati su di essi e delle diverse specifiche di configurazione, il loro tasso di migrazione è molto più basso al momento. Tuttavia, ora che siamo vicini al completamento della migrazione degli account cloud, abbiamo concentrato più risorse sull’ottimizzazione del processo di migrazione dei server condivisi e prevediamo di vedere un numero maggiore di account condivisi migrati nelle prossime settimane.
A nome di tutto il team di SiteGround, vorrei ringraziare tutti voi per la pazienza avuta in questo ultimo anno. Siamo pienamente consapevoli di aver creato molte aspettative per il passaggio a Site Tools e che potrebbe volerci più tempo del previsto, ma stiamo facendo davvero del nostro meglio per far sì che questo passaggio super complesso avvenga il prima possibile e allo stesso tempo sia sicuro per tutti i nostri clienti.
Come si può iniziare o riprendere a fare business dopo il Covid? Le domande e le incertezze sono molte, soprattutto per chi ha una piccola attività e per chi lavora come autonomo.
Ripartire dalla presenza online è fondamentale!
In questo webinar Barbara Damiano, blogger professionista con milioni di visite ed esperta di content marketing, SEO e native advertising, ci mostra come potenziare il proprio sito e migliorare la presenza online. Analizziamo gli elementi essenziali di sito web e blog, la scelta e il presidio dei canali social e le funzionalità che permettono di attivare nuovi contatti e trasformarli in potenziali clienti.
Come sempre vi chiedo di commentare il webinar, in modo da avere un feedback su come è andato e su come vorreste che fossero i prossimi. Sentitevi liberi di dare suggerimenti e di richiedere gli argomenti futuri che vorreste fossero affrontati. Consiglio di dare uno sguardo anche agli altri nostri webinar e seguirci sul canale YouTube di SiteGround Italia.
La velocità è uno dei pilastri dei nostri servizi di hosting e lavoriamo costantemente per rendere la nostra infrastruttura più veloce e stabile. Uno degli elementi essenziali per la velocità di caricamento è la configurazione del server PHP e ora, grazie alla nuova piattaforma Site Tools, il nostro team di sviluppo ha avuto l’opportunità di sviluppare una soluzione PHP migliore: la configurazione PHP Ultraveloce è fino al 30% più veloce e sicura.
Una configurazione PHP Ultraveloce e super sicura
Di per sé, eseguire PHP in modo veloce non è un compito difficile. Tuttavia, se desideri una soluzione PHP veloce, stabile e sicura, che supporta Apache e la varietà di regole .htaccess definite da utenti e app, le cose si complicano. Volevamo risolvere questi problemi e allo stesso tempo aumentare la velocità di caricamento delle pagine e migliorare la stabilità del server durante i picchi di traffico. Quindi, una volta che abbiamo rilasciato la nuova area cliente e il Site Tools (e ci siamo sbarazzati dei principali vincoli che la nostra vecchia piattaforma ci imponeva), la modifica della configurazione PHP è diventata una delle priorità del nostro team DevOps.
Dopo diverse iterazioni, siamo riusciti a superare la sfida di aumentare la velocità senza intaccare la sicurezza e siamo dunque arrivati ad offrire PHP Ultraveloce integrato con il nostro WAF. La nuova implementazione è super veloce e sicura, utilizza risorse minime e gestisce tutto ciò che i nostri clienti lanciano.
PHP Ultraveloce vs PHP Standard
Mentre la configurazione PHP Ultraveloce è più veloce ed è consigliata per i siti con molto traffico, la configurazione PHP Standard offre una flessibilità extra per le versioni PHP e la gestione delle variabili.
PHP Ultraveloce – consigliato per siti con molte visite
I siti che trarranno maggiori vantaggi da PHP Ultraveloce sono quelli che ricevono un traffico consistente e che, a volte, possono avere mancanza di risorse con il piano che utilizzano. Sulla base delle statistiche preliminari che abbiamo eseguito, abbiamo rilevato i seguenti dati:
Risposta della pagina più rapida: riduzione fino al 50% del TTFB (time to first byte), che renderà il caricamento delle pagine più veloce di prima.
Maggiore capacità del server: l’host sarà in grado di elaborare circa il 20-30% di richieste in più, il che significa che sarà in grado di gestire i picchi di traffico meglio di prima.
Riduzione dell’utilizzo della memoria del server: fino al 15% di riduzione dell’utilizzo della memoria, che libera le risorse del server per gestire più velocemente una maggiore quantità di traffico.
Previsto miglioramento delle prestazioni complessive: attualmente PHP Ultraveloce è in media più veloce del 30% rispetto alla vecchia configurazione.
PHP Ultraveloce è disponibile sui piani GrowBig, GoGeek e Cloud poiché essi di solito ospitano il tipo di siti che hanno maggiori benefici dai miglioramenti che apporta. È anche importante sottolineare che funziona per i siti in esecuzione su PHP 7.3 o versioni successive e non è compatibile con le versioni precedenti. Inoltre, con PHP Ultraveloce, tutti i sottodomini del tuo sito assumeranno la versione PHP e le impostazioni delle variabili del dominio principale.
PHP Standard: consente diverse impostazioni PHP per ogni sottodominio
La configurazione PHP Standard è quella utilizzata da tutti gli account StartUp, GrowBig e cPanel. È anche disponibile come alternativa alla configurazione PHP Ultraveloce sugli account GrowBig, GoGeek e Cloud che utilizzano Site Tools. Le sue prestazioni sono ottime per i piccoli siti. Il suo più grande vantaggio è che ti consente di gestire le versioni e le variabili PHP separatamente per ogni sottodominio del tuo sito.
Poiché PHP Standard offre maggiore flessibilità per i test, anche tutti i siti di staging sono configurati con esso. Quindi, se hai bisogno di usare un PHP precedente alla versione 7.3 o hai bisogno di una configurazione con diverse versioni PHP e variabili, la configurazione PHP Standard è ciò che fa per te.
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Come passare a PHP Ultraveloce?
Tutti i nuovi siti creati su piani GrowBig, GoGeek o Cloud che utilizzano Site Tools vengono forniti con PHP Ultraveloce attivato di default.
Per i siti già ospitati su piani GrowBig, GoGeek e Cloud che utilizzano Site Tools, PHP Ultraveloce è ora disponibile in Site Tools > Gestione PHP.
Se hai un piano StartUp e GrowBig basato su Site Tools, puoi fare un upgrade a un piano superiore per ottenere l’accesso alla configurazione PHP Ultraveloce.
Se hai un account basato su cPanel, l’opzione PHP Ultraveloce sarà disponibile una volta eseguita la migrazione a Site Tools.
Una strategia SEO, per essere di successo, richiede sforzi di ottimizzazione sia nelle pagine (on-page) sia al di fuori (off-page). È la combinazione di queste due tecniche che produce risultati sostenibili a lungo termine nella ricerca di Google.
Ma non pensare che stia solo parlando di backlink! La SEO Off-Page oggi è molto più che avere alcuni link verso il tuo sito su fonti esterne.
Dopo aver discusso in dettaglio cos’è la SEO On-Page, oggi vorrei esplorare la SEO Off-Page, in modo da poter comprendere meglio come è possibile utilizzare questa tecnica per migliorare il posizionamento sui motori di ricerca e indirizzare un traffico più organico sul tuo sito web.
Prima di iniziare, lasciami dire che non parleremo solo di fattori SEO. Piuttosto, parleremo di te e di come puoi contribuire alla tua comunità.
Che cos’è la SEO Off-Page?
Mi piace considerare la SEO Off-Page come un processo per aiutare i motori di ricerca a capire il tuo “chi”, “perché” e “cosa”. In particolare, la SEO Off-Page si concentra sulla costruzione della percezione del tuo sito, dimostrando la tua competenza, autorità e fiducia.
Google menziona tutto questo nella sua guida sulla qualità della ricerca, rilasciata per la prima volta nel 2015. Google aggiorna spesso questo documento e le ultime versioni hanno forti riferimenti a E-A-T, che significa competenza, autorevolezza e affidabilità (Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness in inglese).
E-A-T aiuta Google a sapere se:
Sei un sito o blog affidabile
Sei considerato un’autorità nella tua materia, argomento o settore
Se fornisci contenuti di alta qualità che piacciono e di cui le persone si fidano
I motori di ricerca hanno cercato per decenni di trovare un modo per restituire i migliori risultati per una determinata frase di ricerca. Per fare ciò, tengono conto dei fattori SEO On-Page e Off-Page.
I fattori SEO Off-Page sono importanti perché questi dati forniscono ai motori di ricerca una migliore indicazione di come il mondo percepisce il tuo sito. Un sito utile ha più probabilità di avere un numero di dati e contenuti creati da utenti esterni al sito.
Fattori della SEO Off-Page
Esistono una varietà di fattori della SEO Off-Page che variano di anno in anno e per settore. Nel momento in cui Google modifica il suo algoritmo e l’intelligenza artificiale, ciò che prima era importante per la SEO cambia. E mentre i consulenti SEO tentano di lavorare sul ranking di Google, i fattori SEO Off-Page cambieranno ancora e ancora.
Quindi come puoi rimanere aggiornato su ciò che conta davvero per la SEO Off-Page?
Devi concentrarti sul marketing tradizionale e sulle pubbliche relazioni che forniscono un mezzo per condividere liberamente ciò che sai e ciò che hai con le persone all’interno della tua comunità.
I fattori della SEO Off-Page e gli sforzi di marketing includono:
Google My Business
Menzioni e citazioni del tuo brand su altri siti, articoli o media
Profili e attività sui social
Articoli su altri blog
Scrivere in un forum o rispondere a quesiti e thread su siti come Quora e Reddit
Interviste e apparizioni su podcast e altri tipi di trasmissioni
Organizzazione di eventi e presentazioni
Siti di video
Recensioni degli utenti
Domini e backlink di riferimento
Elenchi e directory locali
Tutti questi fattori aiutano Google a collegare i punti – in questo caso online – per vedere come tu e il tuo sito interagite con la comunità. Maggiore è l’interazione con la community, maggiore è la pertinenza e l’autorità che hai nei confronti di Google.
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E i backlink?
Un backlink, noto anche come inbound link, viene creato quando un sito di terze parti rinvia ai tuoi contenuti. I backlink aiutano a promuovere la brand awareness, il traffico verso il sito e a migliorare il posizionamento organico nella ricerca.
Esiste un ampio segmento della SEO che si concentra sui backlink. Vengono creati siti finti con richieste di backlink a pagamento e addirittura utilizzo di malware per creare backlink a livello di codice senza che i legittimi proprietari ne siano a conoscenza.
Non fatelo e non fatevi tentare! Non solo tutto ciò viola le regole di Google, ma è anche una totale perdita di tempo e denaro.
Quando si discute di backlink, Google afferma chiaramente:
Tutti i link creati per manipolare il PageRank o il ranking di un sito nei risultati di ricerca di Google potrebbero essere considerati parte di uno schema di link e quindi una violazione delle Istruzioni per i webmaster di Google. Ciò include qualsiasi comportamento che manipoli i link al tuo sito o i link in uscita dal tuo sito.
Di seguito sono riportati alcuni esempi di schemi di link che possono influire negativamente sul posizionamento di un sito nei risultati di ricerca:
L’acquisto o la vendita di link per aumentare il PageRank. Ciò include lo scambio di denaro in relazione a link o post che contengono link, lo scambio di beni o servizi in relazione a link o l’invio a qualcuno di un prodotto “gratuito” in cambio di una recensione positiva e dell’inclusione di un link.
Scambio eccessivo di link (“Collegati a me e io mi collego a te”) o creazione di pagine partner esclusivamente per lo scambio di link.
Campagne di marketing di articoli o di pubblicazione degli ospiti su larga scala con link di anchor text pieni di parole chiave.
Utilizzo di programmi o servizi automatizzati per creare link al tuo sito
La richiesta di un link nell’ambito di Termini di servizio, di un contratto o altro accordo simile senza consentire a un proprietario di contenuti di terze parti di scegliere se usare o meno il metodo nofollow o un altro metodo per bloccare il PageRank.
Inoltre, la creazione di link che non sono stati inseriti dallo staff redazionale o raccomandati dal proprietario del sito in una pagina, noti anche come link non naturali, può essere considerata una violazione delle nostre istruzioni. Di seguito sono riportati alcuni esempi comuni di link non naturali che potrebbero violare le nostre istruzioni:
Pubblicità in formato testo per aumentare la classificazione PageRank.
Inserzioni o pubblicità nativa che prevedono la ricezione di un pagamento per gli articoli che includono link per trasferire il PageRank.
Link con anchor text ottimizzato in articoli o comunicati stampa distribuiti su altri siti.
Link di siti di directory o segnalibri di bassa qualità.
Link con tante parole chiave, nascosti o di bassa qualità incorporati in widget distribuiti su vari siti.
Link diffusi in piè di pagina o modelli di vari siti.
Commenti nei forum con link ottimizzati nel post o nella firma.
Il modo migliore per incoraggiare l’inserimento in altri siti di link di qualità e pertinenti al tuo è creare contenuti univoci e peculiari, in grado di acquisire naturalmente popolarità nella comunità di Internet. La creazione di validi contenuti paga: i link sono solitamente voti redazionali dati per scelta e maggiore è l’utilità dei tuoi contenuti, maggiori saranno le probabilità che un altro utente li ritenga validi per i propri lettori e inserisca un link a essi.
Dopo aver letto la dichiarazione di Google, è difficile credere che ci siano ancora aziende SEO che contattano per proporre scambi di link o sistemi di backlink. Ma ci sono, e come esperto di marketing devi stare alla larga da loro per proteggere te stesso e il tuo sito.
I migliori backlink provengono dall’essere parte di una community, aiutando le persone e condividendo le proprie conoscenze. In oltre 15 anni di attività SEO, non ho mai svolto attività di backlink o pagato per un backlink. E non lo farò mai.
Ho invece creato contenuti di qualità, ho parlato in diverse conferenze del settore, sono stata intervistata in podcast, ho creato webinar gratuiti e mi sono resa disponibile ad aiutare gli altri.
Tutte queste attività hanno naturalmente portato backlink da molti siti web autorevoli e di alta qualità. E questo è esattamente ciò che Google vuole.
Differenziati e costruisci il tuo E-A-T
Nel 2014 ho tenuto la mia prima presentazione al WordCamp di Miami. Si intitolava Be the Peacock (Trasformati in un pavone) e si focalizzava sulla costruzione di un brand online. Fare SEO Off-Page è lo stesso tipo di concetto.
In quella presentazione parlai di come ogni giorno vengono registrate migliaia e migliaia di nuovi URL. Internet è cresciuto così tanto che è difficile distinguersi e farsi notare. È difficile farsi vedere ed è ancora più difficile essere ricordati.
Per attirare pubblico online a lungo termine devi essere come un pavone. Devi mostrare la tua bellezza con orgoglio. Non sai chi apparirà o quando, quindi devi assicurarti di essere colorato e di essere ricordato per la tua unicità.
Devi capire cosa ti distingue dalle masse e cosa farà ricordare a qualcuno la tua bellezza. Devi essere bello e audace.
Quella presentazione parlava di un tema molto personale perché da bambina ero timida e balbettavo. Facevo lezioni di recupero in quinta elementare e sono quasi stata bocciata. Non mi identificavo con un bellissimo pavone. Pensavo di non essere nulla e di non importare a nessuno.
All’epoca non avrei mai immaginato di parlare in conferenze in tutto il mondo, apparire come ospite nei miei podcast preferiti o scrivere guest post per aziende come SiteGround. Non avrei mai immaginato che un giorno le persone mi avrebbero pagato per consigli SEO su siti come Clarity.fm. Non avrei mai immaginato che a qualcuno sarebbe importato chi sono e cosa avevo da dire. Mi sbagliavo.
Allora, cos’è successo? Come sono arrivata così lontano da quella bambina che a malapena poteva parlare in pubblico? Come ho trovato i miei colori e come sono riuscita a stendere le mie piume?
Ho trovato una passione, uno scopo nel mio lavoro e mi sono resa conto di avere il desiderio di dare qualcosa in cambio alla comunità. Questo ha cambiato tutto.
Sono cresciuta in una piccola città da un gruppo di genitori surrogati e quando sono diventata adulta, sapevo che volevo restituire alla società qualcosa come ringraziamento per tutte quelle zie e zii che mi hanno aiutato a crescere da bambina.
Quel desiderio di restituire e aiutare gli altri ha permesso al mio pavone interiore di manifestarsi e mi ha permesso di diventare un’esperta di SEO Off-Page. Non perché stavo inseguendo backlink o menzioni dei media. Volevo solo fare del bene e volevo condividere le mie conoscenze in modo da poter aiutare gli altri.
Questo è il modo in cui la SEO Off-Page funziona davvero. Quando diventa naturale e quando la tua E-A-T (competenza, autorevolezza e affidabilità) con Google si sviluppa senza che tu abbia mai chiesto a nessuno un backlink o una menzione.
Ricorda…
Quando pensi alla SEO Off-Page e ti chiedi cosa puoi fare per aiutarti a costruire la tua reputazione con Google, voglio che ripensi alla mia storia e come la vita e il tempo mi hanno permesso di diventare un pavone colorato.
Voglio che ti guardi dentro per trovare la tua passione e il tuo scopo. E poi voglio che tu lo trasformi in un bene per la tua comunità.
Quando lo farai, arriverà anche la SEO Off-Page.
Un promemoria finale per la SEO Off-Page
I proprietari di siti – inclusa me stessa – tendono a portare avanti una sola tecnica. Si concentrano interamente sulla SEO On-Page e dimenticano la SEO Off-Page o viceversa. La verità è che hai bisogno di entrambi per posizionarti nella ricerca.
La SEO On-Page aiuta a stabilire le basi SEO per il tuo sito. La SEO Off-Page segue questi sforzi convalidando la tua reputazione e costruendo il tuo E-A-T con Google.
Devi trovare l’equilibrio di entrambe le tecniche SEO per dimostrare di avere contenuti di qualità e che il mondo si affida a questi contenuti.
Una volta dimostrata la tua autorità tramite la SEO Off-Page, i tuoi sforzi SEO On-Page saranno molto più efficaci e forniranno risultati migliori.
Quando pensi alla SEO Off-Page, ricorda di concentrarti sulla tua passione, il tuo scopo e la tua comunità. Restituisci agli altri il più possibile e vincerai.
Instagram è diventato uno strumento indispensabile per i marketer di tutto il mondo. È la casa di tutto ciò che può essere espresso tramite foto o storie. Si sfruttano gli influencer per vendere i propri prodotti, si fanno brevi video (storie) per mostrare come vengono realizzate le cose, si raccontano momenti di vita dell’azienda o del prodotto. Recenti articoli su riviste di marketing hanno affermato chiaramente che Instagram è IL social network.
Ma Instagram, come tutti gli altri social, è effimero. I contenuti hanno una durata di conservazione molto breve e, visto il tempo necessario per creare foto di qualità su Instagram, è un vero peccato.
Non devi per forza perdere quello che hai creato. Una volta che la foto si perde nel feed, puoi dargli nuova vita pubblicandola sul tuo sito WordPress. Archivia tutte le tue foto di Instagram sul tuo sito e inserisci un link dandogli nuovamente visibilità dentro e fuori Instagram.
Non ti serve nemmeno un plugin per fare questo. Tutto ciò di cui hai bisogno sono tre cose:
Se stai leggendo questo articolo, immagino che tu abbia già i primi due. Tuttavia, potresti non aver mai sentito parlare di ITTT, un sistema che permette di collegare diversi servizi web tra loro. Puoi collegare un sito WordPress a:
Twitter
Instagram
Pinterest
Reddit
Telegram
Youtube
Slack
e molto altro
Tutto con pochi click.
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Sebbene quella con Instagram sia una semplice integrazione Instagram → WordPress, molte altre integrazioni prendono i contenuti di WordPress e li condividono su altri servizi. Ad esempio, puoi creare una notifica automatica su Twitter e su Slack quando hai nuovi contenuti sul tuo sito.
Poiché la maggior parte delle integrazioni ITTT sono scritte dagli utenti, di solito ci sono molteplici integrazioni per una particolare combinazione desiderata, ciascuna con un set di funzionalità unico. Ad esempio, una delle integrazioni WordPress → Twitter pubblica il titolo del tuo ultimo post, un link ad esso e un link alla tua pagina Chi Siamo su WordPress ogni volta che pubblichi qualcosa.
Un avvertimento: per le integrazioni che pubblicano direttamente qualcosa su WordPress, ti verrà chiesto un nome utente e una password. ITTT memorizza queste credenziali nel proprio database. Sebbene non abbiano mai subito alcuna violazione di sicurezza, è sempre opportuno cambiare la password su quell’account. Consiglio di non utilizzare uno dei propri account admin per fare questo, il livello di Editor dovrebbe essere sufficiente, meglio ancora quello Author.
Non perdere i tuoi preziosi contenuti nel flusso di informazioni, archivia e ripubblica le tue immagini utilizzando WordPress e If This Then That.
Abbiamo appena rilasciato un’applicazione Webmail per i piani di hosting che utilizzano Site Tools, che consente a tutti gli utenti di modificare la propria password e impostare diverse funzioni automatiche dell’email come auto-risponditori, filtri e inoltri. Fino ad ora gli utenti potevano accedere alla propria email tramite browser (tuodominio.com/webmail) o tramite il servername, ma alcune funzionalità di controllo erano esclusiva del proprietario dell’account attraverso il Site Tools.
Gli utenti possono modificare le password e gestire le impostazioni dalla loro interfaccia webmail
I proprietari degli account di hosting hanno sempre avuto accesso a una serie di strumenti, tramite Site Tools, che permettevano loro di modificare le password e impostare le configurazioni per tutti gli account email creati e ospitati sul loro piano. Tramite l’app Webmail ora ogni singolo utente che utilizza l’email ha accesso agli stessi strumenti per il proprio account:
Gli utenti che utilizzano l’email possono modificare la propria password direttamente dall’app Webmail.
Gli utenti possono scaricare un file di configurazione automatica per impostare il proprio account email su diversi client di posta o semplicemente ottenere le impostazioni necessarie per farlo manualmente.
Ora è possibile creare e gestire gli autorisponditori tramite l’app Webmail.
Gli utenti della webmail possono impostare le proprie regole di inoltro.
Diversi filtri di posta elettronica possono essere configurati direttamente nell’applicazione Webmail per consentire agli utenti di organizzare e automatizzare la distribuzione dei messaggi in arrivo.
Più comodità per i nostri clienti e i loro utenti
Grazie alla nuova app Webmail, i proprietari degli account di hosting possono ora concedere ai propri utenti l’accesso a tutti gli strumenti di posta elettronica di cui hanno bisogno per gestire i propri account email personali. Questo alleggerirà il lavoro di gestione dell’email che molte persone svolgono per i propri clienti.
Quando si accede tramite l’app webmail, questi strumenti funzionano esclusivamente per l’account email specifico in cui l’utente è connesso. Tutte le modifiche apportate tramite Webmail si riflettono automaticamente sul Site Tools (lo stesso vale anche nella direzione opposta). Ciò consentirà al proprietario dell’account di monitorare le modifiche apportate dai propri utenti tramite Site Tools e di intervenire se qualcuno ha bisogno di aiuto.
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NOTA: Ti ricordiamo che puoi accedere a tuodominio.com/webmail solo se il tuo dominio è puntato ai nostri server e se hai installato un certificato SSL. Se non disponi di un SSL, il browser mostrerà un errore.
L’app Webmail al momento è disponibile per tutti i nostri clienti ma solo in lingua inglese. Siamo al lavoro per offrirla in italiano a breve.