Padroneggia l’arte dell’analisi e della selezione delle parole chiave per la SEO

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Nel mio ultimo articolo sulla SEO, abbiamo esplorato gli strumenti che preferisco per creare un solido universo di parole chiave e abbiamo ricavato alcuni suggerimenti per la ricerca delle parole chiave. Nell’articolo di oggi, farò una valutazione dell’uso di queste parole chiave all’interno del tuo sito o blog. In altre parole, impareremo come analizzare le parole chiave. 

Esamineremo anche i volumi di ricerca di Google, impareremo quali sono le intenzioni di ricerca e perché sono importanti e vedremo come restringere questo elenco per migliorare l’opportunità di conversione di queste parole chiave.

Creare una strategia di parole chiave estrapolando i volumi di ricerca per il tuo elenco di keyword

Nel precedente articolo ho elencato tutti i miei strumenti preferiti per trovare le parole chiave e ti ho dato un compito: creare un elenco di ciò che desideri posizionare nella ricerca. 

Ora che hai la tua lista di parole chiave, è tempo di estrapolare i dati dalle frasi in modo da poter decidere quali parole chiave sarebbe meglio usare sul tuo sito o blog. 

Non possiamo usare tutto, quindi dobbiamo scegliere in modo oculato. Mi piace usare i dati in questa fase del processo di pianificazione. I dati mi aiutano a seguire la strada giusta e mi aiutano a stare lontana da inutili ricerche di parole chiave non realistiche.

Per questo compito, adoro usare KW Finder ai fini dell’analisi delle parole chiave. Lo uso per estrarre dati su volumi di parole chiave e sulle tendenze.

Se invece vuoi utilizzare una piattaforma con servizi e assistenza in lingua italiana, ti ricordiamo che abbiamo un’ OFFERTA SPECIALE per i servizi SEO Tester Online.

Utilizzo di KW Finder per l’analisi e la selezione delle parole chiave

  • Inizia andando su app.kwfinder.com.
  • Individua l’opzione “Import” nella barra di navigazione in alto.
  • Una volta lì, puoi trascinare il tuo file dal tuo computer, copiare e incollare le parole chiave direttamente nello strumento o utilizzare il pulsante “Choose a file [*.csv, *.txt]” per importare un file.
creazione di una strategia di parole chiave con kw finder
  • In questo esempio, ho fatto copia e incolla, dopo aver impostato la mia posizione negli Stati Uniti.
  • Dopo questa operazione clicca sul pulsante verde “Process keywords”.
  • Una volta avvenuta l’importazione, vedrai una nuova schermata che mostra tutte le parole chiave con dati di ricerca specifici per gli il Paese da te selezionato. 
analisi delle parole chiave
  • Puoi ordinare le colonne in base alle intestazioni per iniziare a visualizzare le parole chiave classificate in base a criteri quali volumi di ricerca mensili, costi degli annunci PPC o concorrenza delle parole chiave.
  • Puoi anche cliccare su qualsiasi riga di parole chiave per visualizzare i dati di ranking e le tendenze sul lato destro della pagina. Questo ti aiuterà a vedere se una parola chiave sta salendo o scendendo con popolarità e il livello di concorrenza.

    Nell’esempio seguente, la consulenza SEO è in calo. La mia pagina di agenzia (Web Savvy) è in sesta posizione su Google e ha una forte concorrenza da parte di siti come Clutch.co e OutspokenMedia.com. Entrambi hanno forte dominio e backlink. 
selezione e valutazione delle parole chiave
  • Posso visualizzare questi dati online ed esportare facilmente la mia analisi delle parole chiave SEO in un foglio di calcolo. Per farlo, seleziono tutto mediante la casella di controllo e clicco su “Export”. Ho evidenziato entrambi in rosso nell’immagine qui sotto.
esportazione di parole chiave in Excel
  • Il prossimo passo è rivedere i dati offline. L’esportazione avrà questo aspetto una volta eliminata le colonne che non desidero.

Questi dati mi aiuteranno a valutare le parole chiave per decidere su cosa focalizzarmi mentre vado avanti con la mappatura delle parole e la creazione di un piano editoriale.

Comprendere “l’intento di ricerca” è la cosa principale quando si tratta di analisi delle parole chiave

Prima di iniziare a finalizzare le parole chiave, dobbiamo fare un passo indietro e pensare alle intenzioni di ricerca. Questo ci impedirà di seguire un percorso di frasi imprecise che non si allineano con il nostro mercato di riferimento e con l’offerta.

L’intento di ricerca sembra complesso da analizzare, ma non devi lasciarti intimidire. Il concetto non è così difficile da capire se provi a pensare come Google.

L’intento di ricerca si riferisce semplicemente alle intenzioni di un persona quando esegue una ricerca. Ad esempio, quando un utente cerca su Google “hot dog” intendeva un cane accaldato dal sole o voleva davvero risultati relativi al panino? 

Comprendere ciò che l’utente si aspetta di ricevere rispetto a una determinata parola è l’intento della ricerca e Google è bravissimo a capirlo.

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Le tipologie di intenti di ricerca

Esistono quattro tipi principali di intenti di ricerca e sono:

  1. Navigazione: le ricerche di navigazione vengono eseguite con l’intento di navigare direttamente su un sito specifico. Si tratta di ricerche dirette verso un brand, un’azienda, un sito o una persona.
  2. Informativa: questa è la categoria più ampia e in genere rappresenta le persone in cerca di risposte rapide come ricette, risultati sportivi, tempo locale, la cura per un disturbo o una malattia.
  3. Commerciale: ricerche investigative (quelle che portano all’acquisto) che aiutano l’acquirente a trovare informazioni. Queste potrebbero essere legate al consumatore o alle imprese.
  4. Transazionale: queste ricerche riguardano principalmente gli acquisti o il completamento di un’attività come la registrazione a un servizio.

Nell’elenco di parole chiave usato come esempio, la frase “cos’è il marketing digitale” è una ricerca informativa. L’utente è alla ricerca di informazioni e non è ancora pronto per l’acquisto. Nei risultati di di ricerca vedremo un mix di dati nel Knowledge Graph di Google che include il Knowledge Panel, il riquadro sulle ricerche effettuate da altre persone, i video, le storie più importanti, le notizie di settore e gli hobby.

cerca intento in seo

Il termine di ricerca “consulente SEO” potrebbe essere più commerciale o transazionale, perché indica che le persone stanno cercando qualcuno che li aiuti con il marketing digitale per la propria attività. Google sa che si sta parlando di una persona che si occupa di SEO, quindi posiziona i risultati della mappa locale nella parte superiore della schermata dei risultati del motore di ricerca.

diversi tipi di intenti di ricerca

Da tenere a mente: l’intento di ricerca è importante sia per le ricerche nazionali che locali. Google My Business utilizza l’intento di ricerca per determinare quali frasi associare ai risultati basati su mappe.

L’intento di ricerca conta davvero per i proprietari di siti web?

Molti anni fa, si era in grado di manipolare i risultati della ricerca perché l’intento di ricerca non era importante come lo è oggi nell’ambito della ricerca entro la quale ci si muove. Con “manipolare” intendo che avrei potuto cercare di raggiungere il posizionamento con frasi al di fuori della mia area di interesse principale.

Oggi nella SEO è molto più difficile utilizzare parole chiave e frasi che non si riferiscono direttamente ai tuoi contenuti. La ragione di ciò è che Google è intelligente e capisce ciò che l’utente desidera e si assicurerà che i risultati corrispondano strettamente a questo desiderio.

Non allontanarti dalle intenzioni di ricerca o ti troverai frustrato e nascosto nella pagina 20 dei risultati!

Restringi l’elenco delle parole chiave in base alla pertinenza

Non puoi posizionarti su tutte le parole chiave che desideri, quindi devi scegliere quali sono le più importanti. Mi piace iniziare con un ampio elenco quando raccolgo le idee e poi lo riduco a un livello gestibile.

Mentre valuti l’elenco delle parole chiave per effettuare la selezione, devi sempre rimanere concentrato sul tuo mercato di riferimento e su ciò di cui esso ha bisogno. Questo è il motivo per cui abbiamo iniziato la nostra serie di articoli trascorrendo così tanto tempo sulle personas e sui punti deboli dei mercati di riferimento!

Esamina ogni frase del tuo elenco e pensa a quali frasi potrebbero attirare maggiormente il tuo pubblico. E poi pensa a come queste frasi si allineano a ciò che offri. Se una frase non corrisponde al tuo mercato di riferimento e alla tua offerta, devi eliminarla.

Alcuni consigli per non impazzire e avere successo

1. Il valore “zero” a volte non è davvero zero

I volumi di ricerca visualizzati a volte presentano valori vuoti e questo indica un volume di ricerca pari a zero. Detto questo, “zero” non è davvero sempre zero e ho dati Google per supportare questa teoria.

Come parte del mio processo di sviluppo dell’elenco di parole base, ho provato ad estrarre frasi da Google Analytics e Google Search Console. Queste frasi sono state usate da un vero essere umano per raggiungere il mio sito o quello del mio cliente. Quindi, so che esiste un volume di ricerca, seppur minimo, per queste frasi.

Quando inserisco queste frasi in KW Finder, ricevo Zero come risultato delle attività di ricerca. Come è possibile dal momento che KW Finder estrae i suoi dati dall’API di Google e che invece Google Search Console sostiene che ci sia un volume di ricerca?

È un mistero. L’unica risposta che posso trovare è che Google non considera queste frasi degne di essere considerate per il “pay per click” e quindi non ne mostra il volume.

Questo a volte può essere frustrante, quindi ricorda solo che “zero” può significare zero o potrebbe essere che Google non fornisca i dati.

2. Esamina le offerte PPC 

Premetto che non sto proponendo PPC e il pagamento per gli annunci. Sono un’amante della SEO fino in fondo e una esperta di questa materia e non penso che cambierò parere.

Detto questo, mi piace guardare gli importi delle offerte PPC perché penso che questo dato possa essere un’indicazione sui termini di ricerca con conversione elevata. Vogliamo termini di ricerca a conversione elevata, quindi guardare gli importi PPC permette di capire se ha senso lavorare sull’acquisizione tramite ricerca organica per quelle parole.

3. Stabilisci una priorità tra le tue parole chiave

Ora che abbiamo il nostro elenco di parole chiave e volumi di ricerca, possiamo iniziare a esaminarlo in dettaglio. Mi piace farlo usando una metodologia a punteggio. 

Creo un semplice punteggio di rilevanza 1-Alta, 2-Media, 3-Bassa e 4-Nessuna alle frasi mentre le rivedo. I numeri ci consentiranno di ordinare rapidamente il foglio di calcolo in base alla posizione. 

Mentre classifichi le tue parole chiave, le stai classificando in base a quanto si allineano al tuo mercato di riferimento, ai loro punti deboli e a ciò che fai per risolverli.

Controlla la frase chiave nella ricerca

Prima di confermare l’elenco di parole chiave specifiche, consiglio di controllarle nuovamente nei risultati di ricerca di Google. Questo è un compito facile, ma importante!

Ecco i passaggi:

  1. Prendi il tuo elenco di parole chiave. 
  2. Apri una nuova finestra del browser in cui non vi sia una  cronologia di ricerca o nella quale si sia effettuato l’accesso con un account Google. Di solito utilizzo Chrome per tutte le mie normali attività e utilizzo un browser alternativo, come Firefox, per le ricerche, poiché l’ho impostato per non memorizzare la cronologia.
  3. Prendi la tua prima parola chiave e cercala su Google. Quindi prenditi un momento per rivedere i risultati. 
  4. Poniti alcune domande:
  • I risultati della ricerca si allineano al mio mercato di riferimento?
  • I risultati della ricerca sono allineati a ciò che offro?
  • I risultati della ricerca includono nazionale, locale o un mix di risultati?
  • Quanto è buono il contenuto presentato? È vecchio e datato o corto e incompleto?
  • Posso creare contenuti migliori?

Infine, rimuovi tutto ciò che non ti sembra adatto.

Finalizza il tuo elenco di parole chiave

Ora che hai selezionato le tue parole chiave secondo priorità e che le hai verificate nei motori di ricerca, dovresti avere un solido elenco di frasi da utilizzare nella mappatura delle parole chiave.

Prima di passare oltre, voglio rispondere a una domanda che mi viene sempre fatta: quante parole chiave devo avere nella mia lista finale? 

Non esiste una risposta definitiva perché varia molto a seconda del tipo di sito, settore, posizione geografica, etc.

Seleziona un numero che ritieni possa aiutarti a fornire un piano solido per andare avanti con la SEO. Se hai abbastanza parole chiave per attirare il traffico che desideri, allora dovresti essere pronto (almeno per ora). Tendo a fare una ricerca di parole chiave ogni sei mesi e, una volta iniziato, probabilmente lo farai anche tu.

I prossimi passi…

Abbiamo fatto molta strada insieme in questi primi tre articoli e continueremo il nostro viaggio SEO con la mappatura delle parole chiave e la pianificazione dei contenuti. 

Una volta conclusa la nostra mappatura delle parole chiave, avrai un piano e una strategia SEO solidi!

Email Marketing: come e perché

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L’Email Marketing è fondamentale nelle strategie di marketing moderno, poiché è uno strumento diretto capace di generare conversioni maggiori rispetto ad altri canali (se ben utilizzato). Spesso però vi è poca strategia dietro l’invio di email e newsletter e questo fa sì che i risultati non ottimali portino a una sottovalutazione dello strumento 

Vediamo insieme ad Alessandra Farabegoli, docente di digital marketing, autrice di numerosi libri e co-fondatrice di Digital Update e Freelancecamp, le strategie che da anni adotta per rendere efficace la comunicazione con utenti e clienti. Nello specifico:

  • come gestire una mailing list e come farla crescere nel rispetto delle regole della privacy. 
  • come sviluppare un piano editoriale sostenibile (cosa scrivere, quando e a chi).
  • come scrivere email che funzionano, che vengono aperte e che convertono, senza che finiscano in spam.

Sfoglia o scarica la presentazione di Alessandra Farabegoli 👇

Email marketing: come e perché funziona from SiteGround.com

Scopri i libri di Alessandra Farabegoli

Come sempre vi chiedo di commentare il webinar, in modo da avere un feedback su come è andato e su come vorreste che fossero i prossimi. Sentitevi liberi di dare suggerimenti e di richiedere gli argomenti futuri che vorreste fossero affrontati. Consiglio di dare uno sguardo anche agli altri nostri webinar e seguirci sul canale YouTube di SiteGround Italia.

Nota: come al solito eravate tantissimi e non siamo riusciti a  rispondere a tutti. Abbiamo girato le domande ad Alessandra e qui di seguito trovate le sue risposte.

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GDPR

Come gestite correttamente il GDPR con MailChimp? È difficilissimo creare un Form MailChimp con la funzione sulla GDPR integrata. Avevo provato con HubSpot ma né io né i tecnici siamo stati in grado di far arrivare i parametri che MailChimp richiede per la GDPR.

Premessa: la funzionalità “GDPR” di Mailchimp non è altro che un modo veloce di gestire le informazioni relative ai permessi di trattamento dei dati, ma attivarla su una audience non è di per sé garanzia di “essere in regola” né di “gestire correttamente”. La base giuridica “consenso” sussiste quando:

  • Informiamo le persone in modo chiaro sul trattamento dei loro dati, e, se ci sono tipi diversi di trattamento, consentiamo di dare il consenso in modo distinto per ciascuno di questi
  • Il consenso è documentabile e revocabile.

Se si attivano le funzionalità GDPR su una audience Mailchimp, i moduli di iscrizione / aggiornamento dati e le landing page prodotti all’interno di Mailchimp integrano nativamente i campi necessari per il consenso; in ogni caso, si tratta di dati modificabili via API e/o attraverso una import ben configurata. 

Quanto al collegamento fra le piattaforme terze come Hubspot e Mailchimp, bisogna capire come queste interagiscono e quali chiamate alle API vengono fatte; se la cosa si dovesse rivelare troppo ostica, si può comunque raccogliere e documentare il consenso senza attivare le funzionalità GDPR di Mailchimp, purché siano rispettate le condizioni dette sopra.

Per inviare le newsletter utilizzo Jetpack, ma non c’è la possibilità di informare gli utenti sulla GDPR, come risolvo?

Forse Jetpack non è (più) lo strumento giusto per inviare newsletter, ed è meglio passare a un mailer che consenta di distribuire i contenuti del sito e anche di gestire correttamente il consenso.

Ho un sito ecommerce di abbigliamento, nel momento in cui i clienti ordinano un capo, inseriscono la loro email. Potrei avere il loro consenso scrivendo semplicemente una email dicendo che i loro dati verranno trattati per ricevere promo?

La relazione cliente/fornitore è già di per sé una base giuridica valida per il trattamento dei dati a fini di marketing, purché questo rientri nelle ragionevoli aspettative dei clienti e questi possano disiscriversi. Come spiegato durante il webinar, meglio evitare di cominciare da zero a inviare mail promozionali a clienti inattivi da tempo, perché anche il consenso dato esplicitamente si considera “non eterno” (tanto che molte piattaforme, se abbiamo tenuto inattiva una lista per più di 6 mesi, ci chiedono di far rinnovare l’iscrizione).

Plugin e piattaforme

  1. Quale plugin potrei utilizzare per fare email marketing e per creare DEM?
  2. Io uso Sendiblue ma il plugin crea dei problemi al mio sito creato con WordPress. Come lo risolvo ?
  3. Quale consigliate come gestore newsletter per un sito WordPress? E invece per Prestashop?
  4. Cosa ne pensi di Flodesk?

Vorrei dare una risposta unica a tutte queste domande: di piattaforme per creare newsletter e demo ce ne sono migliaia, alcune più diffuse (Mailchimp ha il 60% di share of market) altre più di nicchia; io, oltre a conoscere molto bene Mailchimp, ne ho provate altre (ActiveCampaign, MailUp, Klavijo, Mailerlite, VoxMail per citare le prime che mi vengono in mente), ma il mio mestiere non è recensire piattaforme, quanto aiutare i clienti a definire la strategia e portarla avanti nel modo migliore, a prescindere dalla piattaforma. Flodesk non la conosco, quindi non posso dare giudizi.

Stesso discorso per i plugin che servono a integrare piattaforme e siti web o ecommerce: probabilmente ne esistono decine di migliaia, sia prodotti dai mailer, sia dagli sviluppatori dei CMS ed ecommerce, sia da terze parti, e poi esiste sempre l’opzione di far sviluppare delle integrazioni custom-made che fanno chiamate alle API dei mailer, e a volte è la soluzione migliore (anche se ovviamente richiede competenze di programmazione che non sempre sono alla portata dei progetti piccoli).

Strategia

Qual è la migliore strategia per creare una mailing list? Ovvero, come presentare ai visitatori l’invito all’azione nei modi più efficaci su un blog?

Dipende 🙂

Una volta che abbiamo definito chi vogliamo invitare nella mailing list e la reason why, il vantaggio che queste persone avranno sia nel momento in cui entrano in lista (contenuti di benvenuto, sconti, omaggi) sia nelle fasi successive (che tipo di messaggi riceveranno, con quale frequenza), dobbiamo “solo”… farglielo sapere, cioè spiegarglielo bene e nel/nei momento/i più opportuno/i.

Banche dati

Esistono dei servizi che potete consigliare di acquisto banche dati di pubblico profilato a cui poter inviare dem?

Esistono servizi che consentono di inviare DEM a indirizzi profilati: non ti consegnano quegli indirizzi, ma mandano loro la DEM che hai preparato. Io in genere consiglio di valutare con moltissima attenzione sia la serietà dell’azienda, sia la reale efficacia di questo genere di campagne, perché l’email marketing non è il mezzo migliore per un “contatto a freddo”.

Io vorrei sapere quali garanzie abbiamo che i nostri indirizzi email non vengano venduti ad altri. 

Premesso che vendere dati e indirizzi è un reato, quindi chi ha intenzione di commetterlo non lo scrive certo nell’informativa, dobbiamo fare attenzione ai soggetti a cui lasciamo i nostri dati e fare quella fatica in più di leggere con attenzione le clausole delle informative e i tipi di trattamenti a cui diamo il consenso. E anche curare la sicurezza delle nostre password e dei nostri dispositivi, per evitare intrusioni e furti di dati.

Un database email regolarmente acquistato da regolare societá USA come viene visto? (solo email no altri dati come nome, età, nome, etc.)

Non acquistate indirizzi email, sono soldi spesi male; anche se si tratta di indirizzi di aziende e non di singole persone, mandare messaggi “in bulk” a persone che non vi conoscono è percepito come un’intrusione fastidiosa; ci sono modi e canali migliori per il primo contatto.

Varie ed eventuali

Si dovrebbero disiscrivere o cancellare gli utenti dormienti?

Gli iscritti inattivi possono essere risollecitati, cercando di risvegliare il loro interesse; se questo non funziona, meglio disiscriverli per non fare abbassare inutilmente i tassi di apertura della lista. 

A volte le nostre newsletter finiscono in “promozioni” (su Gmail) e i clienti non le leggono perché non aprono quella tab. Li considero inattivi?

I clienti non leggono le newsletter noiose o inutili; se una newsletter è utile, interessante, divertente, viene letta anche quando arriva nel tab “Promozioni”, che è il posto dove deve finire dato che non si tratta di un messaggio “personale”.

Se i tassi di apertura sono bassi, non diamo la colpa a Gmail, ma interroghiamoci se davvero scriviamo newsletter e DEM coi contenuti giusti, alle persone giuste, nei momenti giusti.

Come comportarsi per l’autenticazione del server di invio se la dem viene inviata da una concessionaria esterna?

Se “concessionaria esterna” è qualcuno che manda email a nome suo, si dovranno occupare loro di autenticare i server; se è un’agenzia, si suppone che mandi DEM e newsletter da un account di nostra proprietà, quindi dovremo essere noi a fare l’autenticazione.

Che tipo di email dovrei mandare per capire chi legge effettivamente le newsletter e chi invece sarebbe meglio cancellare?

L’analisi della audience, dei suoi bisogni e delle sue aspettative, per capire quali messaggi mandare, sarebbe da fare “prima”; e da rifare periodicamente, perché i progetti evolvono e anche le persone che li seguono.

La mail di riattivazione, tipicamente, è un messaggio con un oggetto diverso dal solito, e costruito in modo da catturare il più possibile l’attenzione di chi legge; questo è uno dei casi in cui può valere la pena di usare il nome (“ALESSANDRA, perché non mi leggi più?”), che, per quanto possa sembrare scontato, è sempre qualcosa che accende una lampadina in chi legge.

Le sfide dei siti web nel 2020: le hai già affrontate?

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Nel nostro sondaggio annuale, abbiamo chiesto ai nostri clienti quali fossero le maggiori sfide che prevedevano di affrontare nel 2020 e abbiamo chiesto a noi stessi cosa potessimo fare per aiutare i nostri clienti nell’affrontarle. Ora che siamo quasi a metà anno, è tempo di guardare indietro a ciò che abbiamo fatto finora per affrontare queste sfide e condividere alcune idee e consigli su cosa fare per gestire tutto al meglio.

La sicurezza informatica è la più grande sfida

La maggior parte degli intervistati (54%) ha indicato la sicurezza dei propri siti come la più grande sfida tecnica del 2020. E siamo totalmente d’accordo con voi! La sicurezza informatica è un processo che dovrebbe essere primario per qualsiasi utente di internet.

In quanto hosting provider, in SiteGround sappiamo che proteggere siti e utenti è un compito senza fine. Gli hacker e ogni sorta di criminali web stanno diventando sempre più smart e la costante e rapida evoluzione della tecnologia lascia molte porte aperte a essi. Mantenere aggiornato il software sui nostri server (come Apache, Nginx, PHP, MySQL, etc.) è la prima e più elementare linea di difesa, ma non è abbastanza.

Questo è il motivo per cui abbiamo un team di specialisti della sicurezza la cui principale responsabilità è tenere traccia dei report sulla sicurezza e monitorare gli exploit potenziali e che avvengono senza preavviso. Una volta ricevuta la conferma di una nuova vulnerabilità, il team agisce rapidamente per scrivere regole firewall personalizzate e patch che proteggono i siti che ospitiamo.

Siamo sempre al passo con le ultime tecnologie che possiamo integrare. Un esempio sono i protocolli di crittografia che garantiscono una connessione sicura tra il tuo browser e il server. Ci assicuriamo di utilizzare sempre le tecnologie più recenti per i nostri clienti: siamo stati tra i primi a offrire HTTP/2, QUIC e HTTP/3 e molto altro.

Allo stesso tempo, una delle minacce più frequenti verso qualsiasi sito web sono gli attacchi DDOS, che stanno diventando più forti e prolungati man mano che le risorse del server diventano più economiche. Ecco perché i nostri sistemisti monitorano lo stato dei nostri server 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e intraprendono azioni immediate per deviare il traffico malevolo attraverso dispositivi software e hardware.

Ci sono poi gli attacchi brute-force, uno dei modi più comuni per hackerare un sito individuando le credenziali di accesso. Estendiamo la nostra protezione a livello server con un software anti-bot basato sull’intelligenza artificiale che monitora il traffico dannoso e blocca da 500.000 a 2 milioni di tentativi brute-force al giorno.

Tutto il lavoro di sicurezza che facciamo come host ti permette di essere tranquillo, ma funzionerebbe ancora meglio se seguissi tu stesso alcune linee guida di sicurezza:

  • Usa password complesse e non condividerle con nessuno. Si consiglia di utilizzare una combinazione (preferibilmente senza significato) di lettere e numeri di almeno 8 simboli per assicurarsi che indovinare o forzare la password sia estremamente difficile.
  • Installa un certificato SSL. In caso di violazione della sicurezza, la crittografia della connessione manterrà i tuoi dati al sicuro (offriamo il certificato Let’s Encrypt gratuitamente).
  • Usa l’autenticazione a due fattori per accedere alle tue applicazioni e più specificamente alla tua Area Cliente di SiteGround. Questo renderà abbastanza difficile per chiunque effettuare l’accesso anche se conoscono il tuo nome utente e password.
  • Assicurati di utilizzare l’ultima versione di PHP e WordPress o di qualsiasi altro CMS che utilizzi per il tuo sito. Molti clienti rimandano gli aggiornamenti di PHP e persino gli aggiornamenti minori di WordPress per paura di poter aver problemi con il loro sito e di dover pagare uno sviluppatore poi per sistemarlo. Ma credi a noi quando ti diciamo che è molto più costoso sistemare un sito hackerato, rispetto a qualche query interrotta a causa di un aggiornamento. Inoltre, offriamo aggiornamenti automatici di WordPress e un servizio PHP gestito, abilitato di default su tutti i nuovi account. Questo significa che aggiorneremo automaticamente PHP e WordPress, quindi non sarà necessaria nessuna azione da parte tua.
  • Ti consigliamo di installare anche uno scan per i malware direttamente sul tuo sito in modo da poter ricevere un avviso in caso di violazione e agire rapidamente. Puoi utilizzare un plugin, se si tratta di un’installazione WordPress, o utilizzare uno strumento terzo come lo scanner anti-malware che offriamo.

Per saperne di più sulle migliori pratiche di sicurezza con WordPress, ti consigliamo vivamente di dare un’occhiata al nostro ebook 21 suggerimenti per rendere sicuro il tuo sito WordPress

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Migliorare la velocità del sito è la seconda sfida più grande

La velocità del sito è la seconda più grande sfida per i webmaster, scelta dal 48% di tutti gli intervistati. Ci sono molte cose che potrebbero essere fatte per migliorare le prestazioni di un sito web e proprio come per la sicurezza, è un compito senza fine. Come provider di hosting, abbiamo fatto molte cose per aumentare la velocità dei siti sui nostri server, ma ci concentreremo su alcune azioni più recenti.

Abbiamo lavorato su una soluzione completa per le prestazioni di WordPress integrata nel nostro plug-in SiteGround Optimizer. Il plug-in stabilisce una connessione con il server host per consentire ai siti di sfruttare la capacità di memorizzazione nella cache e integra anche una vasta gamma di funzionalità di prestazioni front-end, di cui puoi leggere ulteriori informazioni qui.

Un passo importante per l’aumento delle prestazioni è stata la migrazione all’infrastruttura di Google Cloud, che ci consente di utilizzare la loro rete estremamente veloce, l’elevata ridondanza e le potenti CPU N2 che offrono prestazioni quasi del 40% più veloci!

Inoltre, con il lancio del nostro Site Tools, abbiamo sostituito la cache statica con NGINX Direct Delivery. Non serviamo più immagini, file CSS, JS e altri contenuti statici dalla memoria del server, ma utilizziamo invece NGINX per il caricamento diretto di questi file dall’SSD. Ciò migliora il caching del browser per il tuo sito e rende anche l’utilizzo della CDN più semplice ed efficiente. Ancora più importante, NGINX Direct Delivery consente di utilizzare più spazio RAM per il caching dinamico dei contenuti, senza compromettere la velocità di caricamento dei contenuti statici. Scopri di più.

Poiché la velocità del sito è un fattore così critico, ci sono alcune cose aggiuntive che puoi fare per migliorare le prestazioni:

  • Utilizza il plugin SiteGround Optimizer e attiva la cache dinamica. I siti ospitati su tutti i nostri piani hosting hanno la cache standard attivata (Nginx Direct Delivery) e questo è sufficiente nella maggior parte dei siti. Ma i siti più dinamici richiedono anche che siano attivate la cache dinamica e Memcached.
  • Attiva le funzionalità per le prestazioni front-end di SiteGround Optimizer. La compressione delle immagini, (utilizzando il formato WebP e il lazy load) e la minificazione di CSS e javascript, possono avere un impatto lieve se presi singolarmente, ma se sommati insieme, l’effetto sulla velocità di caricamento della pagina è spettacolare.
  • Utilizza una CDN (Content Delivery Network). La CDN accelera i siti memorizzando nella cache i contenuti statici e servendoli all’utente dalla posizione più vicina ad esso. Tieni presente che una CDN blocca anche il traffico malevolo e riduce lo SPAM, quindi ci sono diversi vantaggi nell’utilizzarla.

Se vuoi leggere ulteriori suggerimenti su come velocizzare il tuo sito WordPress, dai uno sguardo al nostro l’ebook gratuito 21 suggerimenti per un sito WordPress ultraveloce.

La terza sfida è gestire la crescita di un sito

Circa il 32% di tutti i nostri utenti ha affermato che gestire la crescita del proprio sito è una sfida che si aspettava di affrontare nel 2020. Esistono due tipi di traffico che dovremmo considerare: previsto e inatteso. Nell’era della viralità, non si sa mai quando il tuo sito diventerà popolare e verrà investito da un forte traffico. Allo stesso tempo, puoi ragionevolmente prevedere alcuni picchi, come durante il Black Friday o altri eventi. Ecco come noi  consigliamo di gestire la crescita del proprio sito:

Monitora lo sviluppo del tuo sito

Più la tua azienda cresce, più traffico otterrai. Il traffico porta maggiori ordini che occupano il tuo sito web. Ci sono due fattori che indicano che il tuo sito sta crescendo e che devi rivalutarne le prestazioni: caricamento lento delle pagine ed errori sul sito (il sito diventa occasionalmente non disponibile).

  • La prima cosa che dovresti fare è cercare di ottimizzare il tuo sito: chiedi a uno sviluppatore di rivedere il tuo codice, plugin, query del database e di suggerire miglioramenti. Si può partire da cose semplici come rimuovere plugin vecchi e inutilizzati o attivare la cache e poi passare a cose più complesse come riscrivere parte del codice.
  • Una volta che sei sicuro di aver ottimizzato tutto ciò che potresti e hai ancora problemi, prendi in considerazione l’aggiornamento della tua piattaforma di hosting. Se hai iniziato con l’hosting condiviso, forse è il momento di passare a un cloud e di configurare con precisione RAM, CPU e spazio di cui hai bisogno.

Sii preparato agli imprevisti

Questo è di certo complicato perché ovviamente non c’è molto che puoi fare per cose che non ti aspetti, ma ci sono 3 cose che possono aiutarti:

  • Attiva la cache: di nuovo, la cache è fantastica non solo perché accelera il tuo sito, ma anche perché consente di risparmiare risorse del server, in particolare la RAM, utilizzando NGINX per caricare direttamente i file dall’unità SSD. Risparmiare risorse significa poter gestire più visitatori contemporaneamente.
  • Attiva la CDN: funziona allo stesso modo della cache, poiché la CDN memorizza nella cache i contenuti e li memorizza su molti server in tutto il mondo, quindi li consegna dal server più vicino al visitatore. Pertanto non utilizza le risorse del server per fornire le informazioni e, di nuovo, il tuo sito è in grado di gestire molte più visite contemporaneamente.
  • Attiva l’autoscaling su cloud: l’opzione aumenta automaticamente e istantaneamente le risorse CPU e/o RAM del cloud in caso di necessità, evitando tempi di inattività in momenti cruciali, come il Black Friday o il Natale.

Ci auguriamo di averti fornito un ampia panoramica di ciò che noi, in qualità di host del tuo sito, facciamo per aiutarti con le 3 principali sfide individuate dagli utenti, e di averti dato spunti su cosa puoi fare in autonomia per affrontarle.

SiteGround e iubenda: insieme per aiutarti ad adeguare i tuoi siti alle normative!

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Come sapete, il 2020 sarà un anno ricco di novità e collaborazioni, che mirano a supportare i nostri clienti nello sviluppo dei loro progetti online. Per questo motivo siamo felici di annunciarvi una nuova partnership sviluppata con una realtà tutta italiana: iubenda

Sappiamo che conoscere ed essere in linea con tutte le normative vigenti, spesso può essere difficoltoso per chi ha un sito web. Ecco dunque che i servizi di iubenda vengono in vostro soccorso, evitando di preoccuparvi che qualcosa non sia in regola.

iubenda è soluzione web semplice e completa che permette di adeguarsi alle normative tramite creazione e gestione di Privacy Policy, Cookies, Termini di Servizio (e molto altro) e grazie alla partnership con SiteGround, tutti i nostri clienti possono ora usufruire dei servizi iubenda con il 20% di sconto!

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