Newsletter: Cosa sono, come funzionano e come crearle

illustrazione della creazione di una newsletter

Possiamo immaginare una newsletter come un filo di seta che collega la tua attività ai pensieri giornalieri dei tuoi clienti. Non si tratta di un’email una tantum, ma di un punto di contatto che si rinnova nel tempo, pensato per informare, ispirare o vendere, creando una relazione diretta e duratura con chi ti ha scelto.

Le newsletter ti permettono di parlare direttamente al tuo pubblico, nel momento giusto e con il messaggio giusto, costruendo fiducia, autorevolezza e portando a risultati concreti.

In questa guida ci immergiamo quindi nel mondo delle newsletter, scoprendo cosa sono, come funzionano e come crearle in modo strategico, dalla scelta degli strumenti fino all’analisi delle performance. Che tu stia iniziando ora o voglia migliorare le tue campagne esistenti, troverai suggerimenti pratici, esempi reali e consigli mirati per fare la differenza nella tua comunicazione.

Cos’è una newsletter

Una newsletter è una forma di email di marketing periodica inviata agli iscritti di una lista email – con un’iscrizione che avviene solitamente tramite un modulo sul sito web. Lo scopo di una newsletter è informare, aggiornare o mantenere il contatto con i clienti, i potenziali clienti o una community interessata a un determinato argomento.

A differenza delle email transazionali – quelle che confermano un ordine o segnalano un cambio dati nell’account – o delle email di recupero carrello, pensate per stimolare una vendita non conclusa, la newsletter ha uno scopo relazionale. Racconta, informa, coinvolge.

Per esempio, un brand di cosmetici potrebbe inviare una newsletter ogni due settimane con consigli di bellezza stagionali, storie sugli ingredienti usati nei prodotti e tutorial o contenuti educativi.

Altro aspetto da tenere a mente è che la newsletter viene sì inviata a una porzione ampia della lista contatti, ma grazie alla segmentazione può (e dovrebbe!) essere personalizzata in base ai fattori demografici degli iscritti o ai loro interessi. In questo modo, ogni destinatario riceve un contenuto più rilevante, più vicino a sé.

Insomma, le newsletter rappresentano uno strumento di relazione, un canale per costruire fiducia, trasmettere valore e – nel tempo – trasformare un lettore in un cliente fedele.

A cosa serve una newsletter

Una newsletter serve a informare, coinvolgere e fidelizzare i tuoi clienti. Essendo uno strumento di comunicazione diretto, potente e soprattutto misurabile, può trasformarsi in un vero e proprio alleato strategico per il tuo business. Vediamo come.

Innanzitutto, una newsletter informa. È il mezzo ideale per aggiornare i tuoi iscritti su novità aziendali, lanci di nuovi prodotti, aperture di nuovi punti vendita, ma anche saldi stagionali e modifiche a termini e condizioni.

Ma attraverso una newsletter, il suo tono di voce, la sua grafica, la scelta dei contenuti, puoi comunicare la tua identità di brand, i tuoi valori, il tuo modo di lavorare. Racconta il dietro le quinte della tua attività, condividi la tua visione, rispondi ai dubbi più frequenti dei clienti. Tutto questo crea un rapporto autentico, umano, che nel tempo si trasforma in fiducia.

Un cliente che si sente compreso, valorizzato, ascoltato è molto più propenso ad acquistare di nuovo, a parlare bene di te, a restare.

Un altro grande vantaggio è che le newsletter, come dicevamo, sono misurabili.

Il click-through-rate, l’open rate, e tutte le altre metriche digitali relative all’email marketing ti permettono di capire cosa funziona e cosa no e affinare le tue strategie per migliorare le performance delle tue campagne nel tempo.

Come creare una newsletter

Per creare una newsletter efficace avremo bisogno di una strategia chiara, un design curato e contenuti pensati per coinvolgere il pubblico giusto al momento giusto. Ad ogni dettaglio – dalla lista dei contatti fino all’oggetto dell’email – va dato il giusto peso.

In questa sezione ti guideremo passo dopo passo attraverso tutti gli elementi fondamentali per progettare e realizzare una newsletter di successo: dalla scelta della piattaforma e la segmentazione del pubblico, alla scrittura dei contenuti, fino all’analisi dei risultati. 

Lista riassuntiva su come creare una newsletter. I passi menzionati sono: Scegli la piattaforma giusta, crea una buona mailing list, crea un calendario, scrivi i contenuti, scegli il design, ispirati da altre newsletter, programma gli invii, analizza e perfeziona.

1. Scegli una piattaforma di email marketing

Il primo passo per creare una newsletter di qualsiasi tipo è scegliere la giusta piattaforma di email marketing. Questo è uno strumento indispensabile che ti permetterà di gestire gli invii, creare i contenuti, automatizzare le comunicazioni e analizzare i risultati.

Sceglierne una è un po’ come scegliere un compagno per un lungo viaggio. Deve essere affidabile, intuitiva, e in grado di crescere con te. Ecco cosa valutare:

  • Facilità d’uso: Scegli una piattaforma intuitiva, con interfacce chiare e un buon supporto clienti, anche per chi non è un esperto. Creare una newsletter non deve diventare un lavoro a tempo pieno.
  • Personalizzazione: Verifica che la piattaforma offra modelli personalizzabili, possibilità di aggiungere il tuo logo, modificare colori, font e layout per creare un’esperienza coerente con la tua identità di brand.
  • Automazioni: È indispensabile che la piattaforma ti permetta di creare workflow automatici per risparmiare tempo e aumentare l’efficacia.
  • Scalabilità: Anche se inizi in piccolo, devi poter pensare in grande. Scegli uno strumento che possa crescere con la tua lista contatti, supportando volumi sempre maggiori. 
  • Funzionalità report e analisi: Aperture, click, disiscrizioni, tasso di conversione – ogni dato è un tassello per migliorare.
  • Conformità normativa al GDPR (per l’Europa) e al CAN-SPAM (Stati Uniti). Una buona piattaforma offre strumenti per la gestione del consenso, link di disiscrizione obbligatori, e il tracciamento del comportamento degli utenti nel rispetto della privacy.
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2. Crea una mailing list di qualità

Una newsletter efficace nasce da una mailing list di qualità. Non si tratta di avere tanti contatti, ma di avere utenti realmente interessati ai tuoi contenuti, ai tuoi prodotti o servizi. 

Una lista troppo generica, con contatti non coinvolti o addirittura disinteressati, può danneggiare la tua reputazione online. Questo significherebbe un aumento delle disiscrizioni, un calo dei tassi di apertura, o addirittura la segnalazione delle tue mail. Se ti interessa un approfondimento su come evitare di finire nella cartella spam, ti consigliamo di fare un salto a leggere l’articolo linkato.

Ecco come costruire una mailing list solida e sostenibile nel tempo:

  • Integra un modulo di iscrizione nel tuo sito, in modo che gli utenti realmente interessati si iscrivano alla tua lista email. Puoi chiedere al tuo sviluppatore oppure usare plugin WordPress gratuiti come quello per la lead generation di SiteGround.
  • Offri un incentivo di valore in cambio del suo tempo e della sua fiducia. Per esempio uno sconto sul primo acquisto, una guida gratuita, l’accesso anticipato a prodotti o eventi o contenuti esclusivi riservati agli iscritti.
  • Usa il double opt-in: dopo l’iscrizione sul sito l’utente riceve un messaggio di conferma per completare l’iscrizione. Questo processo assicura l’interesse genuino degli iscritti e riduce errori, iscrizioni fittizie e reclami.
  • Non comprare mai liste email. Spesso si tratta di contatti non profilati, che non hanno dato il consenso esplicito, e che potrebbero segnalarti come spam. Rischi danni alla reputazione del dominio, penalizzazioni e zero risultati concreti.
  • Raccogli iscrizioni anche offline. Per esempio nel tuo negozio fisico, con un tablet o un modulo cartaceo, durante eventi o fiere, nei webinar o workshop che organizzi, magari con un form da compilare alla fine della sessione.
  • Mantieni la lista pulita e aggiornata. Rimuovi periodicamente i contatti inattivi, correggi gli indirizzi errati, e segmenta gli utenti in base ai loro comportamenti (acquisti, aperture, click).
  • Offri sempre la possibilità di disiscriversi in link o bottoni chiari. Non solo è obbligatorio per legge, ma mantiene anche una buona qualità della lista e mostra rispetto per gli iscritti. Lo Strumento di Email Marketing di SiteGround, per esempio, include il bottone di disiscrizione automaticamente in tutte le mail.

3. Crea un calendario

Una newsletter di successo ha bisogno di pianificazione attenta. Creare un calendario editoriale ti aiuta a mantenere la coerenza, a evitare sovrapposizioni con altre attività di marketing e a offrire contenuti realmente utili, nel momento giusto. Vediamo come costruirlo.

1. Segna date e momenti chiave importanti per il tuo business, come festività rilevanti (Natale, Pasqua, Black Friday, saldi stagionali), eventi aziendali (lanci di prodotti, anniversari, promozioni speciali), e scadenze significative (fine campagne, chiusure, cambi di orario).

2. Mappa il percorso del cliente, le tappe che un potenziale cliente attraverserà prima di acquistare e dopo. In base a queste, determina che tipo di comunicazione può accompagnarlo in ogni fase.

Illustrazione che rappresenta le tappe del customer journey. Sono: awareness, consideration, decision, onboarding ed education, upsell e cross-sell, retention, loyalty, advocacy, re-engagement

3. Coordina le newsletter con gli altri canali: assicurati che il tuo calendario sia allineato con il piano editoriale del blog, dei social media, e di eventuali annunci pubblicitari o promozioni. Ad esempio, se stai lanciando una nuova collezione, puoi pubblicare un teaser sui social, un articolo sul blog che approfondisce il concept, e infine inviare una newsletter esclusiva agli iscritti con un’anteprima o un codice sconto.

4. Decidi la frequenza giusta. Non esiste una regola universale, ma per iniziare, una o due volte al mese è un buon punto di partenza. Se hai molto da raccontare, invece puoi valutare una frequenza settimanale o bisettimanale. L’importante è essere costanti, senza risultare invadenti.

4. Scrivi i contenuti

In una buona newsletter, ogni parola deve avere il suo peso, ogni elemento la sua funzione: attrarre, coinvolgere, convertire. Se vuoi approfondire come scrivere una mail che venga davvero letta puoi leggere il nostro articolo, ma qui di seguito facciamo un sunto dei punti salienti:

  • L’oggetto, la tua prima (e forse unica) occasione per catturare l’attenzione e convincere l’utente ad aprire. Usa un tono diretto, curioso, magari con una domanda o una promessa chiara. Evita frasi generiche come “Newsletter di luglio”.
  • Il corpo deve rispondere ai bisogni reali del tuo pubblico. Cosa interessa agli iscritti? Cosa può migliorargli la vita o il lavoro? Usa un linguaggio sincero e amichevole, ma sempre personalizzato per i vari segmenti. Ricorda che le piattaforme di email marketing migliori, come lo strumento di SiteGround, integrano funzionalità AI per aiutarti a scrivere con il tono giusto.
  • Mantieni la struttura immediata con paragrafi brevi, punti elenco e uso sapiente del grassetto.
  • CTA ben visibile, chiara e irresistibile. Tieni sempre a mente il suo obiettivo – scoprire un prodotto, leggere un articolo, iscriversi a un evento. Usa verbi d’azione e formule persuasive per invitare a queste azioni: “Scopri l’offerta”, “Leggi la guida completa”, “Prenota ora il tuo posto”.
  • Stile e tono devono riflettere il tuo brand: il linguaggio, il tono, la firma finale devono tutti mostrare coerenza.
  • Usa i link per assicurarti che ogni newsletter sia un ponte verso i tuoi contenuti: articoli del blog, schede prodotto, eventi, pagine di atterraggio, profili social. I link devono essere ben posizionati, le icone social visibili (magari nel footer), e ogni collegamento deve portare a una pagina coerente con quanto annunciato.
  • Non dimenticare mai di includere il link per disiscriversi in fondo all’email. Non solo è un obbligo legale, ma anche un gesto di trasparenza che aumenta la tua credibilità.

5. Scegli un design per la tua newsletter

Adesso che hai degli ottimi contenuti che informano, devi trovare un design che catturi lo sguardo. Come tutto il resto, anche il design della tua newsletter deve essere coerente con l’identità visiva del tuo brand, riconoscibile a colpo d’occhio, e allo stesso tempo piacevole da leggere su ogni dispositivo.

  • Scegli una palette coerente con i colori del tuo logo, del tuo sito, del tuo universo visivo. Non serve esagerare: due o tre colori bastano per creare riconoscibilità e guidare l’occhio. Ricorda di usare un buon contrasto per mettere in evidenza titoli, CTA, o promozioni.
Illustrazione schematica che mostra 4 esempi dove il contrasto tra sfondo e caratteri non è sufficiente e altri 4 dove il contrasto è sufficiente.
  • Il layout e le forme contano sia per mantenere la coerenza visiva che per far respirare il contenuto. Distribuisci bene gli spazi vuoti, inserisci margini generosi.
  • Usa una selezione di font costante tra le varie mail, e stabilisci una gerarchia visiva chiara. 
  • Aggiungi immagini o illustrazioni solo se rafforzano il messaggio, evitando di appesantire: ogni elemento visivo deve avere uno scopo, non solo un ruolo decorativo.
  • Mobile first: oltre il 60% delle email viene aperto da smartphone. Il design deve quindi essere responsive, con testi leggibili anche su schermi piccoli, immagini leggere e ridimensionabili, pulsanti ben distanziati e facilmente cliccabili con un dito. Anche questa funzionalità è automaticamente integrata nell’Email Marketing di SiteGround.

6. Prendi ispirazione da altri esempi di newsletter

A volte, il modo migliore per capire come strutturare una newsletter efficace è osservare chi lo sta già facendo bene. Analizzare esempi concreti di email marketing ti permette di cogliere spunti di design, tono, organizzazione dei contenuti e approccio narrativo. Di seguito trovi tre newsletter realizzate con lo Strumento di Email Marketing di SiteGround, ciascuna con una personalità distinta e un obiettivo chiaro.

screenshot di una newsletter di aggiornamento per il mondo del design digitale

Questa è una newsletter pensata per chi lavora nel mondo del digitale e vuole restare aggiornato. Il design vivace e accattivante cattura l’attenzione fin dal primo scroll, mentre il contenuto è curato e immediatamente utile: suggerimenti tecnici, strategie SEO e nuove tendenze (come la ricerca vocale o la grafica 3D) sono organizzati con chiarezza e accompagnati da CTA efficaci. Ottimo esempio di come un contenuto informativo possa essere reso coinvolgente grazie a un layout semplice ma dinamico.

screenshot di una newsletter educativa sull'interior design

Ecco un esempio raffinato di contenuto educativo. Il tono è più morbido e descrittivo, perfetto per un pubblico interessato all’interior design. Il layout è pulito, con sezioni ben distinte e un uso equilibrato delle immagini. Ogni parte della newsletter accompagna il lettore in un viaggio a tre tappe, dimostrando come una struttura ordinata possa valorizzare un contenuto ricco senza appesantirlo.

screenshot di una newsletter che mostra un catalogo di borse

Questa newsletter adotta un approccio narrativo visivo: colori forti, fotografie ben scelte e un copy semplicissimo e diretto. Ogni sezione è costruita attorno a un prodotto specifico, con descrizioni brevi ma persuasive e punti elenco che evidenziano i benefici reali per l’utente. La coerenza visiva e la ripetizione strategica delle CTA guidano il lettore lungo un percorso fluido, senza frizioni.

7. Programma gli invii

Anche la miglior newsletter, se spedita nel momento sbagliato, può perdersi nella casella di posta: la tempistica è una componente essenziale. Usa gli strumenti statistici, il buon senso e l’osservazione per capire quando il tuo pubblico può e vuole essere raggiunto.

Nel B2C, per esempio, i tassi di apertura tendono a salire intorno alla pausa pranzo o nel tardo pomeriggio e sera, quando le persone staccano dal lavoro e controllano il telefono.
Se fai marketing nel mondo B2B, invece, conviene restare entro l’orario lavorativo: le ore centrali della giornata funzionano bene, mentre è sconsigliato inviare nel weekend, quando le caselle di posta aziendali vengono spesso ignorate.

I giorni centrali della settimana, come martedì, mercoledì e giovedì, si rivelano spesso i più efficaci, mentre il lunedì è troppo carico e il venerdì troppo distratto.

Ciò non toglie che ogni pubblico abbia le sue abitudini. È qui che entrano in gioco i test A/B. Invia lo stesso contenuto in due orari diversi a due segmenti simili della tua lista, e osserva quale performa meglio. In poco tempo, potrai costruire un programma orario su misura per i tuoi lettori.

Una volta stabilito l’orario, è fondamentale pensare all’ automatizzazione delle sequenze, per non dover inviare manualmente le mail. Puoi (e dovresti) creare flussi automatizzati che seguano il viaggio del cliente. Per esempio:

  • Mail di benvenuto subito dopo l’iscrizione,
  • Reminder dopo qualche giorno senza interazione,
  • Contenuti di valore dopo un acquisto per rafforzare il legame.
  • Promozioni, offerte e inviti stagionali secondo il calendario eventi

8. Analizza i dati e aggiusta il tiro

Una newsletter ben costruita non si esaurisce con l’invio. È solo l’inizio del dialogo.
Ed è attraverso l’analisi che possiamo capire se quel dialogo ha davvero preso vita.

Una volta che avrai una mailing list valida, un calendario completo, un programma automatizzato per inviare newsletter con contenuti interessanti e un design seducente, sarà arrivato il momento di lavorare sui dettagli. Per migliorare, dovrai osservare, ascoltare, misurare, leggere i segnali di chi apre – o ignora – le tue email.

Comincia con le metriche di email marketing fondamentali:

  • Tasso di apertura: quante persone hanno aperto l’email? È un indicatore della forza dell’oggetto e del momento di invio.
  • Click-through rate (CTR): quante hanno cliccato sui link? Questo ti dice se il contenuto ha suscitato interesse.
  • Tasso di rimbalzo: quante email non sono arrivate a destinazione? Un tasso alto può indicare una lista poco curata.
  • Tasso di conversione: quanti hanno compiuto l’azione desiderata (acquisto, iscrizione, download)? È il dato che più direttamente riflette l’efficacia della tua newsletter e delle CTA.

Ma per ottenere qualcosa di concreto, dovrai stabilire traguardi misurabili e confrontare i tuoi dati. Potresti utilizzare i benchmark del settore, o stabilire i tuoi propri obiettivi a seconda delle tue performance passate. Per esempio, aumentare le aperture del 10% nei prossimi tre mesi, o magari raddoppiare i click rispetto alla campagna precedente.

Ogni dato raccolto è una finestra sul comportamento del tuo lettore, e ti permette non solo di perfezionare i contenuti (CTA, oggetto, argomento), ma anche di capire se stai comunicando troppo spesso (potrebbe essere questo il caso se ricevi molte disiscrizioni) o di segmentare ulteriormente il tuo pubblico.

Infine, non dimenticare i test A/B, tuoi alleati più preziosi. Cambia un elemento alla volta – un oggetto, un’immagine, un giorno della settimana – e scopri cosa funziona davvero, con metodo e pazienza. Tenendo a mente degli obiettivi chiari, potrai capire se stai avanzando nella direzione giusta.

Consigli finali per creare una newsletter efficace

In questo articolo abbiamo visto cos’è una newsletter, cosa la distingue da altri tipi di email marketing, e come crearne una efficace attraverso la scelta di piattaforma, calendario, contenuti, design, automatizzazioni e analisi. E abbiamo visto come non è solo questione di strumenti, ma di intenzione, di osservazione e di cura.

Ogni newsletter inviata deve offrire valore, coerenza e rispetto per l’attenzione di chi ti legge, quindi prima di concludere, ecco alcuni consigli da tenere sempre a mente:

  • Pensa come il tuo lettore: entra nella sua giornata, nei suoi dubbi, nei suoi desideri. Offrigli qualcosa che valga davvero il tempo speso a leggerti.
  • Non temere di sperimentare: il bello del digitale è che tutto si può misurare, testare, migliorare. Ogni errore è un passo avanti, se sai cosa farne.
  • Punta sempre alla qualità: nella grafica, nei testi, nei contenuti. Una newsletter ben fatta è uno specchio della tua professionalità.

Se hai bisogno di uno strumento solido, intuitivo e completo per iniziare (o migliorare) la tua strategia, puoi provare lo Strumento di Email Marketing di SiteGround, pensato per semplificare ogni fase, dalla creazione delle newsletter all’analisi dei risultati.

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NOTA: Questo articolo è stato pubblicato originariamente il 07/08/2020 da un autore diverso. È stato successivamente aggiornato, rivisto e ripubblicato da un altro autore per riflettere le informazioni più recenti.

5 semplici passaggi per migliorare la sicurezza WordPress

migliorare la sicurezza WordPress

Gli hacker attaccano i siti in media ogni 39 secondi, secondo uno studio dell’Università del Maryland. Poiché oltre il 40% del Web utilizza WordPress, questo fa sì che proprio WordPress sia uno degli obiettivi principali degli hacker. Inoltre, essendo un software open-source al quale ogni sviluppatore può contribuire, possono esserci alcune potenziali vulnerabilità nel codice. Gli hacker sfruttano queste vulnerabilità e altri problemi facilmente evitati come username e password deboli, plugin obsoleti, etc.

Per fortuna, ci sono 5 semplici cose che puoi fare, senza l’aiuto di uno sviluppatore, per migliorare la sicurezza di WordPress.

Problemi di sicurezza e vulnerabilità più comuni di WordPress

Ma prima, diamo un’occhiata ad alcune delle vulnerabilità e dei problemi più comuni di WordPress che gli hacker tendono a sfruttare quando attaccano un sito web:

  • Software non aggiornato
    Un software non aggiornato è una delle prime cose che gli hacker cercano in un sito. Ecco perché devi sempre fare attenzione quando escono aggiornamenti.
  • Temi e plugin obsoleti
    Assicurati che tutti i tuoi temi e plugin rimangano aggiornati, in modo che eventuali bug vengano corretti con la versione più recente.
  • Attacchi di brute-force
    Puoi fermare gli attacchi brute-force in diversi modi, ad esempio utilizzando un plugin di sicurezza o mitigando gli attacchi grazie al tuo hosting provider.
  • Malware
    Impedisci l’iniezione di software dannoso nel tuo sito con mezzi come scanner e servizi di rimozione di malware.
  • Attacchi DoS o DDoS
    Un modo per evitare questo tipo di attacchi è disporre di un sistema di caching o di un sistema di mitigazione degli attacchi DDoS integrato nell’infrastruttura del tuo hosting.
  • Ambiente di hosting scadente
    Quando cerchi un servizio di hosting, assicurati che abbia una buona reputazione, una profonda conoscenza di WordPress e, soprattutto, che sia affidabile.

Migliora la sicurezza di WordPress in cinque semplici passaggi

Sei pronto ad affrontare queste vulnerabilità da solo? Per aiutarti, ho selezionato cinque semplici passaggi da seguire che renderanno il tuo sito WordPress più sicuro in pochi click:

1. Modifica il nome utente dell’amministratore

Questo è un gioco da ragazzi. Se stai ancora utilizzando admin, amministratore o qualcosa di veramente facile da indovinare come nome utente, FERMATI! Per compromettere il tuo sito, un utente malintenzionato ha bisogno di due cose, un nome utente e una password. Se utilizzi un nome utente predefinito, hai fornito la metà di ciò di cui gli hacker hanno bisogno. Meglio renderlo un po’ più complesso, non trovi?

Per modificare lo username dell’amministratore manualmente devi fare così:

  • Accedi utilizzando il tuo account Admin.
  • In “Utenti” clicca su “Aggiungi utente”.
  • Crea un nuovo account utente e scegli come ruolo Amministratore. Scegli il nome utente che preferisci TRANNE admin, amministratore o il tuo nome. (Sì, gli hacker probabilmente lo conoscono perché l’account Facebook della tua azienda è collegato).
  • Esci da WordPress e accedi di nuovo utilizzando il tuo nuovo account da amministratore.
  • Clicca su Utenti per vedere gli utenti e, sotto il tuo account da amministratore originario, clicca su “Elimina” Assicurati di selezionare “Assegna tutti i contenuti a” e seleziona il tuo nuovo account da amministratore, in modo da non perdere alcun contenuto.

Se desideri disabilitare gli username comuni in un solo click, installa il plugin SiteGround Security. È uno strumento gratuito che ti offre opzioni semplici per proteggere il tuo sito e migliorerà notevolmente la sicurezza di WordPress. Usalo per disabilitare la creazione di nomi utente comuni e se hai già uno o più utenti con uno username debole, ti chiederà di fornirne di nuovi. Inoltre, quando attivato, apparirà un pop-up in cui potrai scegliere un nuovo nome utente e sostituire automaticamente quelli deboli esistenti.

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2. Utilizza password complesse

Sì, tutti amano usare il proprio compleanno come password. Sai a chi piace questa cosa più di tutti? Agli hacker. Le password deboli sono facili da indovinare.

“My Little Pony II è il mio FILM PREFERITO! Lo vedrò sicuramente domani per il mio compleanno!”

Tutto ciò che hai pubblicato sui social media fornisce agli hacker un po’ più di informazioni con cui lavorare.

CONSIGLIO: l33tsp34k (Leet Speak) ossia la sostituzione di lettere con numeri, non inganna gli hacker.

Allora cosa funziona? Password complesse. Lunghe serie casuali di lettere e simboli sono fantastiche. Il problema con queste password è che tendiamo a scriverle da qualche parte poiché sono difficili da ricordare. Se perdi il foglio (fisico o elettronico) in cui li hai annotati, un hacker ha le chiavi del tuo regno.

WordPress ora ha una funzionalità che permette di generare una password complessa, ma non le richiede per forza. Ci sono plugin, tuttavia, che la faranno rispettare. Non ho l’abitudine di consigliare plugin di sicurezza per WordPress, ma se vai su wordpress.org/plugins e inserisci “strong password” ne troverai diversi tra cui scegliere.

Installa uno di questi plugin.

Se hai utenti regolari, amministratori, autori, etc, potresti voler utilizzare password complesse solo per gli account di alto livello, per evitare problemi di registrazione e accesso al tuo sito da parte degli utenti.

E se ti stai chiedendo come gestire password complesse senza scriverle da qualche parte, puoi utilizzare un gestore di password. Quelli più moderni funzionano sia su desktop che su mobile e sincronizzeranno i tuoi dati su tutti i tuoi dispositivi.

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3. Utilizza l’autenticazione a 2 fattori

L’autenticazione a due fattori non è un nuovo concetto di sicurezza. Per decenni, le istituzioni finanziarie hanno fatto affidamento sulle chiavette token (piccoli dispositivi che hanno un display e producono costantemente codici numerici) come elemento aggiuntivo di sicurezza. 

Il concetto di sicurezza completo risponde a 3 livelli di autenticazione “Qualcosa che conosci, qualcosa che hai, qualcosa che sei”. Con l’autenticazione a due fattori rispondi a due di questi elementi. Quando accedi a un sito senza autenticazione, usi solo “qualcosa che conosci”: il login e la password. Indipendentemente da quanto pensi siano forti, c’è la possibilità che possano essere compromessi. L’autenticazione a due fattori aggiunge un livello ulteriore di sicurezza, il “qualcosa che hai”. 

Oggigiorno, invece di dover dare una chiavetta a ogni utente, abbiamo smartphone e software che possono sostituire quei vecchi sistemi. Se hai uno smartphone moderno (uno realizzato negli ultimi 5 anni) puoi utilizzare un’app che funziona come “qualcosa che hai”.

L’app per l’autenticazione a due fattori più comunemente utilizzata, anche se non l’unica, è Google Authenticator. È la più comune perché è gratuita. Prima di decidere di attivare l’autenticazione a due fattori, assicurati che Google Authenticator sia disponibile per il tuo telefono.

Se utilizzi già un plugin come SiteGround Security, hai tutto il necessario per configurare la 2FA. Devi solo abilitare questa opzione dalla dashboard del plugin e a tutti gli amministratori ed editor verrà chiesto di configurare la loro autenticazione a due fattori al prossimo accesso.

Una volta implementata la 2FA e dopo che l’utente cliccato sul pulsante di accesso, verrà indirizzato a una seconda schermata di accesso che richiederà il “token”. Se l’utente ha configurato correttamente la sua app, gli basterà aprirla e troverà il tuo sito al suo interno con un codice associato. Questo numero cambia ogni 30 secondi. Quando si digita il token e si preme il pulsante, il plugin verificherà che il codice corrisponda a ciò che l’utente ha digitato. In base a ciò consentirà o negherà l’accesso.

Tieni presente che alcuni sistemi di 2FA non si basano su app ma su messaggi di testo inviati al tuo telefono. Fai attenzione perché questi non sono del tutto sicuri, quindi è meglio evitarli.

4. Utilizza HTTPS

In realtà dovresti già utilizzarlo ma, nel caso non lo sapessi, un paio di anni fa Google ha affermato che, se un sito non esegue https, esso avrà di default un ranking inferiore rispetto ai siti che utilizzano https. SEO a parte, l’https mantiene tutto il tuo traffico crittografato e lontano da occhi indiscreti ed è una parte essenziale di qualsiasi strategia di sicurezza WordPress.

Se non usi SiteGround, devi sentire il tuo hosting provider per acquistare e installare un certificato sicuro. Poi devi dire a WordPress di cambiare il tuo URL in HTTPS.

Se invece utilizzi SiteGround, tutto ciò che devi fare è utilizzare il servizio Gestione SSL per ottenere un certificato gratuito Let’s Encrypt. Una volta che il pannello di controllo di SiteGround ottiene e installa il certificato per te, tutto ciò che devi fare è cliccare su “Applica HTTPS” e voilà, l’intero sito è ora crittografato.

5. Mantieni aggiornati i tuoi plugin

Non mi riferisco solo ai principali, intendo ogni plugin che hai installato sul tuo sito, ogni volta che c’è un aggiornamento. Perché è importante mantenere aggiornati i plugin?

Il motivo principale è ovviamente la sicurezza di WordPress. I buoni autori di plugin affrontano i problemi di sicurezza di WordPress quando vengono segnalati e rilasciano le patch il prima possibile. Se hai attivato l’aggiornamento automatico, non devi fare nulla, otterrai il nuovo codice. In caso contrario, non appena accedi e noti che ci sono aggiornamenti, vai su Plugin e individua gli aggiornamenti disponibili.

Se sei un cliente SiteGround, puoi sfruttare lo strumento di aggiornamento automatico di SiteGround per WordPress. Mantiene i tuoi siti WordPress sempre sicuri e aggiornati. Tra le altre cose, si prende cura anche dei tuoi plugin. Con questo strumento, puoi abilitare l’opzione di aggiornamento automatico dei plugin dalle impostazioni. Se abiliti questa opzione, per ogni aggiornamento di WordPress, SiteGround verificherà se anche i tuoi plugin sono aggiornati e, in caso contrario, li aggiornerà per te.

Se i tempi di inattività hanno ripercussioni sui tuoi guadagni, allora vale la pena dedicare del tempo per assicurarti di utilizzare sempre la versione più recente e che i plugin importanti sul tuo sito siano costantemente aggiornati. Gli aggiornamenti di sicurezza di WordPress devono essere tra le tue priorità principali.

Un ultimo step

  • Sì, è molto importante mantenere aggiornato WordPress
  • Sì, è molto importante mantenere aggiornati i temi
  • Sì, è molto importante mantenere aggiornati i plugin

Ma c’è un ulteriore passo da compiere. Da sempre, nel mondo open-source, gli sviluppatori a un certo punto interrompono il supporto della loro creazione e la abbandonano. A volte sono gentili e informano con anticipo le persone dei loro piani. In altri casi, il codice rimane lì e non viene aggiornato. Devi assicurarti che i plugin su cui fai affidamento siano in fase di sviluppo attivo.

Il modo più semplice per farlo è sapere chi c’è dietro il plugin. Se c’è un’azienda o un team dietro di esso, le probabilità che venga abbandonato è molto inferiore rispetto a se c’è un singolo programmatore.

Considerazioni finali

Il segreto della sicurezza web è che non si deve fare un unico grande intervento, ma tante molte piccole cose. Ogni layer di sicurezza che aggiungi al tuo sito rende un po’ più difficile l’accesso per gli hacker. Non devi avere un sito WordPress a prova di bomba per essere al sicuro, devi solo rendere difficile la vita ai possibili hacker, quanto basta perché non valga loro la pena di provarci. Gli hacker alla fine si stancheranno facilmente e passeranno a bersagli più facili – i siti di quei proprietari che non hanno letto questo articolo.

Piping: utilizzare l’email per aggiungere contenuti al tuo sito

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Una delle cose divertenti da fare con i computer è pensare fuori dagli schemi, usare strumenti per cose per cui non sono stati progettati. L’email è uno dei miei giocattoli preferiti con cui cimentarmi. L’email è universale e tutti la usano.

Cosa possiamo far fare all’email che non fa già normalmente? La posta elettronica è un sistema di consegna, quindi possiamo usarla non solo per fornire dati di qualche tipo, ma anche per attivare eventi che inducono un computer da qualche parte a fare qualcosa per noi. Se necessario, l’email può anche rimandarti indietro una risposta.

Agli albori del Web, esistevano indirizzi email a cui potevi inviare un messaggio con un URL nel corpo. Questo URL veniva recuperato dalla mail e ti veniva mandata indietro una risposta. Siccome l’email è stata inventata prima dei browser, c’è stato un tempo in cui le persone avevano la posta elettronica ma non il browser per accedere al web. Quindi l’email era un ottimo modo per accedere al web prima dell’avvento dei browser. Il rovescio della medaglia era che la maggior parte delle email a quel tempo non supportava le immagini, ma andava bene lo stesso perché quasi nessuna pagina web aveva immagini. 🙂

Io più volte ho utilizzato la posta per fornire dati e attivare processi di elaborazione. L’anno scorso ad esempio, per la festa della mamma, ho creato cornici digitali di mia madre e mia suocera basate su Raspberry Pis. La gestione dei media front-end per questi frame è stata fatta con un sito WordPress. Questo mi ha fornito una comoda API per inviare immagini. Il problema è che i miei fratelli non sono programmatori, quindi avevo bisogno di un modo semplice per inviare immagini a questi frame. L’email è stata la soluzione più semplice.

Ho creato un sistema che permette di inviare una foto tramite posta elettronica. Ogni cornice digitale ha un indirizzo email a cui poter inviare immagini. Mentre WordPress gestisce tutta la gestione degli utenti e l’elaborazione delle immagini, il sistema di posta di SiteGround mi consente di realizzare tutto questo.

Il modo per farlo è chiamato Piping che significa “trasportare”. In questo caso si parla del contenuto di un’email che viene trasportato a un programma di tua scelta.

Mi fermo qui e ti dico in anticipo che se non sei un programmatore o almeno un utente molto tecnico, questo non fa per te. I programmatori possono scrivere programmi (come ho fatto io) per prendere l’input ed elaborarlo. Gli utenti più tecnici possono essere in grado di installare programmi, sul proprio server, che accetteranno l’input e faranno qualcosa con esso. Se non fai parte di uno di questi due gruppi, ti suggerisco di cercare un programmatore di cui ti fidi e assumerlo per aiutarti a farlo.

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Con SiteGround il processo è piuttosto semplice. Per prima cosa crei un indirizzo email, quindi crei un filtro per quell’indirizzo email.

Nel mio caso, ho creato un indirizzo tipo fotodellamamma@esempio.com nel mio Site Tools.

Quindi sono passato ai filtri e ho creato un filtro per fotodellamamma@esempio.com.

  1. Gli ho dato un nome che potevo riconoscere, “Trasporta immagini al frame di mia madre”
  2. Ho impostato le condizioni adeguate. Volevo che questo filtro si attivasse ogni volta che un’email arrivava a fotodellamamma@esempio.com. Quindi l’ho impostato su:

    a) IF ANY
    E poi, l’ho impostato per attivarsi sull’indirizzo email A

    b) A simili fotodellamamma@esempio.com
  3. Infine, l’ho impostato per eseguire azioni. In questo caso, eseguo 2 azioni:

    a) Trasporta a un programma

    Qui è dove devi essere un programmatore. Ho scritto il programma necessario per elaborare le email e l’ho caricato sul mio sito SiteGround. Devo conoscere il percorso esatto e il nome del programma affinché funzioni. Anche un buon programmatore dovrà fare qualche prova per farlo bene. Tuttavia, una volta fatto, sarà facile farlo di nuovo.

    b) Elimina messaggio

    Ricordi che la prima cosa che ho fatto è stata creare un vero indirizzo email? Ciò significa che, a meno che non faccia qualcosa, le email verranno effettivamente archiviate per questo indirizzo. Dal momento che non ho mai intenzione di accedere al server di posta elettronica per visualizzarle, desidero che ogni singola email in arrivo a fotodellamamma@esempio.com sia gettata dopo averla consegnata al mio script per l’elaborazione. Se volessi archiviare le email per un utilizzo futuro, non imposterei questa azione.

Questo è tutto. Supponendo che tu abbia un programma a portata di mano che accetta il contenuto di un’email e fa qualcosa di conseguenza, ora puoi attivarlo utilizzando facendo un Piping con SiteGround.

Una volta compreso il potere di inviare messaggi di posta ai programmi, le possibilità sono infinite. L’esempio che ho descritto è semplice ma non è l’unico. Poiché la posta elettronica è onnipresente e disponibile su quasi tutte le piattaforme, puoi aprire un mondo completamente nuovo di elaborazione e interazioni per i tuoi utenti.

Attenzione però: tieni presente che la posta elettronica non è mai troppo sicura. Devi mantenere sicurezza nelle tue applicazioni per assicurarti che solo gli utenti che desideri possano interagire con il tuo sistema. Il modo più semplice per farlo è controllare il mittente dell’email. Questo non ti darà la sicurezza piena, ma è sicuramente uno dei controlli che consiglio di fare.

Il costo nascosto di ciò che è Gratis

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Lavoro con software open-source praticamente da quando esistono e, nel tempo, ho visto la percezione di essi cambiare. All’inizio c’erano molte persone che lavoravano su progetti open-source e contribuivano ad essi appena potevano. Era una cosa che gratificava gli sviluppatori che ci lavoravano e allo stesso tempo andava a vantaggio di chi ne usufruiva.

Gli utenti di software open-source erano riconoscenti verso coloro che lavoravano su di essi, poiché queste persone donavano a tutti uno strumento totalmente gratuito. Gli utenti stessi contribuivano direttamente ai loro progetti preferiti lavorando sul codice, sulla documentazione e talvolta inviando denaro.

Nel tempo, però, le cose sono cambiate. Oggi vedo sempre più persone che utilizzano software open-source semplicemente perché sono gratuiti, come se fosse dovuto. Gli basta non pagare un programmatore per i servizi di cui usufruiscono.

Di rimando, oggigiorno i software sono diventati molto più complessi e celano coti nascosti. Certo, puoi installare WordPress in 5 minuti, ma se il tuo obiettivo è fare qualcosa di più che scrivere un blog, dovrai spendere ore, o giorni, lavorandoci sopra.

I temi WordPress un tempo erano piuttosto semplici. Ora, sono molto più complessi, con lunghe serie di impostazioni e opzioni di configurazione. Opzioni che, se non hai familiarità con il tema, possono essere difficili da gestire.

Questo è il costo nascosto della gratuità.

Molti plugin sono “gratuiti”, ma richiedono la sottoscrizione del loro servizio di backend. Tecnicamente sono gratuiti, ma ti costeranno comunque. Altri plugin ti offrono una versione gratuita, ma bloccano le funzionalità migliori se non paghi. Di nuovo, tecnicamente sono gratuiti, ma se vuoi che facciano qualcosa di interessante, dovrai pagare.

Non fraintendetemi, non sto sostenendo che tutti i software dovrebbero essere gratuiti. Io mi guadagno da vivere scrivendo codice e dunque sostengo fortemente gli sviluppatori che si fanno pagare. Sto solo cercando di dire che, se hai un sito e non sei una persona tecnica, esiste un costo nascosto di ciò che è “gratuito”.

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Preparati ad assumere qualcuno che ti aiuti. Nella maggior parte dei casi, avrai bisogno di:

  • Un project manager. È una persona tecnica, ma potrebbe non essere un programmatore. Conosce WordPress e i suoi plugin e sa come farli lavorare insieme. Sa anche quando è necessario uno sviluppatore e di solito ne conosce alcuni a cui chiedere aiuto.
  • Un designer. Avrai sicuramente bisogno di qualcuno capace di dare un bell’aspetto al tuo sito. Punti bonus se è anche esperto di User Experience (UX) in modo che possa rendere il tuo sito facile da utilizzare.
  • Un copywriter. (Pensavi che stessi per dire sviluppatore, vero?) Sì, avrai bisogno di un copywriter, qualcuno che sappia usare le parole. Uno che si sofferma su ogni parola del tuo sito e che ti assicura che ciò che stai dicendo è chiaro per i tuoi utenti.
  • Uno sviluppatore (solo in alcuni casi). Il tuo project manager dovrebbe sapere chi assumere. Non chiedere a tua nipote di lavorare per te. Lascia che siano gli esperti a fare il lavoro che gli compete.

Il sito è pronto adesso, ma ci sono altri costi da sostenere. Assicurati di ospitare il sito con un hosting di qualità che lavora bene con WordPress. Potrebbe sorprenderti, ma ho siti che non sono ospitati su SiteGround. Alcune delle mie installazioni WordPress sono ospitate su server virtuali che gestisco io stesso. Capisco cosa è necessario fare e comprendo i rischi del gestire il mio server.

I progetti che ospito io stesso sono progetti marginali con requisiti speciali che molti provider non forniscono. Sebbene in senso tecnico, sì, ogni sito che giro sul mio server virtuale è “gratuito”, è allo stesso tempo una cosa in più di cui devo preoccuparmi. Il mio tempo non è gratis, quindi ospitare quei siti sul mio server risulta essere costoso per me.

Per tutti i miei siti che non hanno requisiti particolari, utilizzo SiteGround. Dopo oltre 25 anni passati a gestire web server e oltre 15 anni di lavoro con WordPress, so di cosa ho bisogno da un hosting provider e SiteGround soddisfa ogni mia necessità.

I software gratuiti e Open Source sono fantastici. Alimentano il mondo in cui viviamo. Ma molte volte, “gratis” si applica solo al codice che li compone. Quando decidi di lanciare un tuo sito web, tieni presente che ci sono costi da sostenere. Se il tuo sito aggiungerà valore alla tua attività, prepara un budget adeguato che ti permetta di svilupparlo nel modo giusto. Non dimenticare che la gratuità ha comunque sempre un costo.

Cosa sono gli attacchi brute force e perché non devi preoccuparti di loro

attacchi brute force

Che cos’è esattamente un attacco brute force? Il nome “forza bruta” evoca il titolo di un film d’azione di terza categoria. Ma per la maggior parte dei siti, un attacco brute force può essere molto serio.

Che cos’è un attacco brute force?

Un attacco brute force è esattamente quello che il nome stesso indica. Non esiste una logica particolare nell’individuare credenziali e password, è semplicemente un bot che va per tentativi iniziando con nome utente “A” e password “A” e da lì inizia a lavorare. Proverà pazientemente ogni combinazione di lettere e numeri fino a quando non troverà un login e una password che funzionano. Quando sono iniziati gli attacchi brute force, non erano molto più di questo, ma nel corso degli anni sono diventati più sofisticati, anche se nella sostanza rimangono dei bot.

Oggi esistono reti di bot che fanno questo lavoro. Una volta gli attacchi brute force provenienti da un singolo computer erano davvero facili da rilevare e bloccare. Quindi ora, per attaccare i siti e ricavare le credenziali, vengono messe in piedi reti con centinaia o migliaia di computer che lavorano insieme.

Inoltre, oggi esistono elenchi di password già utilizzate o parole che possono essere combinate insieme per creare una password. Una rete bot può provare a indovinare un login e una password migliaia di volte al secondo. Il tuo sito è tanto più sicuro quanto la password è complessa.

Oltre ad usare questi elenchi, gli hacker sono diventati ancora più furbi. Quando un sito viene violato e tutte le informazioni dell’utente vengono prese, le credenziali di quel sito vengono aggiunte alla lista delle credenziali da provare. Sanno che le persone non si preoccupano di creare login e password diversi nella maggior parte dei casi, quindi gli accessi per un sito sono probabilmente validi anche per altro.

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Come si riduce l’efficacia di un attacco brute force?

Siti non ospitati su SiteGround

Se non sei ospitato su SiteGround, devi cercare qualche plugin di sicurezza e configurare i firewall. Nel nostro blog puoi trovare diversi articoli sulla sicurezza che possono fare al caso tuo. Avrai bisogno di:

Installare un firewall e configuralo correttamente.

Ci sono molti buoni plugin nella repository di WordPress che proteggeranno il tuo sito da attacchi brute force e da altri tipi di hack. Personalmente non ne consiglio uno in particolare, ma ti basterà guardare i migliori per valutazione per trovare quello giusto per te. Tutti i plugin migliori hanno un abbonamento mensile, ma è quello che serve per proteggere il tuo sito.

Richiedi password complesse per tutti gli utenti

Abbiamo già parlato di password in questo articolo, ma vale la pena ripeterlo. Le password complesse sono la tua prima linea di difesa. Ai tuoi utenti potrebbe non piacere, ma manterrà il tuo sito e i loro dati al sicuro.

Richiedi l’autenticazione a due fattori per tutti gli accessi

L’autenticazione a due fattori riduce al 100% gli attacchi brute force perché il login e la password sono solo 2/3 della procedura di accesso. Per l’ultimo “terzo” serve avere un telefono. Questa è la fine dei giochi per gli attacchi brute force.

Come per le password complesse, gli utenti di solito odiano l’autenticazione a due fattori. Puoi limitarla agli account amministratore, ma se un utente malintenzionato entra nel tuo sito, sei compromesso.

Implementa un criterio di rotazione che imponga nuove password ogni 90 giorni

Un altro metodo che gli utenti odiano, ma che è efficace nell’aiutare a prevenire attacchi brute force, richiede agli utenti di reimpostare le proprie password. Questa è un’altra cosa mal sopportata dagli utenti e se fai troppe cose (in nome della sicurezza) che gli utenti non apprezzano, potresti iniziare a perdere utenti. Quindi sta a te fare una scelta ben ponderata.

Suggerimento bonus: Fail2Ban

Oltre a questi suggerimenti, mi sento di consigliare WP-fail2Ban. Configurato correttamente (serve uno sviluppatore o un amministratore di rete per configurarlo correttamente) può essere uno strumento molto potente per prevenire un attacco brute force. Non è facile da configurare ma è molto potente. Fail2ban è open source e gratuito, mentre il plugin WP Fail2Ban ha una versione pro che vale il suo prezzo.

Di solito non consiglio plugin specifici, ma questo è unico. Ho la versione gratuita installata su tutti i miei blog che non sono ospitati su SiteGround e funziona meravigliosamente. Sto fortemente considerando l’aggiornamento alla versione pro.

ATTENZIONE: questo plugin richiede che Fail2ban sia correttamente installato, configurato e funzionante sul tuo server. Fail2ban stesso ha anche un paio di requisiti. Questo non è un plugin semplice da usare. Se non sei uno sviluppatore o non hai molta familiarità con Linux, chiedi aiuto.

Siti ospitati su SiteGround

Se il tuo sito è ospitato su SiteGround, puoi dormire sonni tranquilli. SiteGround ha una suite completa di strumenti integrati, incluso un sistema di intelligenza artificiale che rileva gli attacchi brute force provenienti da reti di bot. Questo non significa che il tuo sito sia sicuro al 100%, nessuno può raggiungere il 100%. Tuttavia, significa che gli attacchi brute force sono una cosa in meno di cui ti devi preoccupare.

Riassumendo

Gli attacchi brute force sono conosciuti e ben compresi. Esistono strumenti che puoi installare per ridurre i rischi legati a essi. Detto questo, la soluzione migliore è scegliere un hosting provider affidabile come SiteGround che se ne occupa al posto tuo, in modo che tu possa dedicare il tuo tempo a migliorare sempre più il tuo sito.

Che cosa è un CRON e per cosa puoi utilizzarlo?

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“Che diavolo è un cron?” Ricevo questa domanda almeno una volta al mese da non chi non è uno sviluppatore. In effetti è un’ottima domanda. Tuttavia la devo dividere in due:

  • Cos’è un CRON? 
  • Cos’è WP-CRON?

Cos’è un CRON?

Fondamentalmente, un cron è un pianificatore basato sul tempo. Gestisce le attività che devono essere eseguite su base regolare in un momento specifico. Ad esempio, se vuoi che il tuo blog WordPress mostri le previsioni del tempo nell’intestazione, ogni mattina devi andare a cercarle e inserirle. Ovviamente puoi chiedere a qualcuno di accedere ogni mattina, andare a prendere le previsioni e incollarle in un widget, ma una strategia migliore è avere un programma che lo fa per te. Questo viene eseguito ogni mattina e parla con un’API per recuperare le previsioni del giorno e aggiornare il database. Il programma che esegue quel programma che la mattina ti recupera il meteo è chiamato CRON. Il nome deriva da “cronologico” per dare l’idea di un programma che gestisce le cose “in ordine di tempo”.

La maggior parte dei sistemi oggigiorno hanno il concept di un cron. I sistemi basati su Unix (Unix, Linux, macOS, etc.) hanno una versione di cron tradizionale e anche se alcuni ci disegnano intorno una bella interfaccia grafica, tutto si riduce a un programma chiamato cron e a un file chiamato crontab.

Il programma cron è sempre in esecuzione in background e ogni minuto dà uno sguardo al crontab e capisce se è necessario fare qualcosa.

Il file crontab contiene le informazioni su quando un programma deve essere eseguito e quale programma deve essere eseguito. Ogni riga rappresenta un’attività diversa. Assomiglia a questo.

1 0 * * * ~/fetchForcast.sh

Anche se può sembrare complicato, tutto ciò che dice al cron è che alle 00:01 ogni giorno deve eseguire un programma chiamato fetchForcast.sh. Ecco una semplice guida alla lettura di un crontab.

# ┌───────────── minuti (0 – 59)

# │ ┌───────────── ore (0 – 23)

# │ │ ┌───────────── giorni del mese (1 – 31)

# │ │ │ ┌───────────── mese (1 – 12)

# │ │ │ │ ┌───────────── giorni della settimana (0 – 6) (da Sabato a Domenica;

# │ │ │ │ │                                   7 è Domenica in alcuni sistemi)

# │ │ │ │ │

# │ │ │ │ │

# * * * * * <comando da eseguire>

  1 0 * * * ~/fetchForcast.sh

Ora che hai la chiave di lettura, è più facile, no?! Questo è davvero tutto ciò che c’è da fare con un cron tradizionale. La maggior parte dei provider come SiteGround ti consente di accedere ai cron per il tuo sistema. A volte devi modificare manualmente il crontab, ma molti provider hanno un’interfaccia più semplice da usare. In ogni caso, hai la possibilità di eseguire programmi in un momento specifico e su base regolare.

Cos’è WP-CRON?

Come la maggior parte delle cose, WordPress fa le cose in modo leggermente diverso. Poiché molti creatori di plugin devono essere in grado di programmare che le cose accadano regolarmente e poiché molti proprietari di siti WordPress non sanno dove si trova il loro crontab, tanto meno come modificarlo, WordPress ha reinventato il cron.

Fondamentalmente, WP-CRON si comporta come un cron tradizionale in quanto uno sviluppatore può “programmare” un’attività da svolgere su base regolare. Tuttavia, a differenza di un cron tradizionale, WordPress non ha un programma che è sempre in esecuzione in background sul tuo server. WP-CRON è un processo che viene chiamato ogni volta che viene visualizzata una pagina, quindi su siti con tante visite funziona bene. Tuttavia, se il tuo sito non è molto movimentato, un’attività pianificata per le 2:00 potrebbe essere eseguita alle 5:24 se nessuno visita il tuo sito fino a quel momento. A volte va bene, altre volte questo è un problema.

Se le attività che devi eseguire sono sensibili al tempo e devono essere eseguite all’orario pianificato, WP-CRON non è il pianificatore che fa per te. Se, d’altra parte, le attività che devi svolgere possono essere eseguite “intorno” all’orario in cui le pianifichi, allora WP-CRON va bene. Molto dipende da quanto è visitato il tuo sito.

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Quali sono le alternative?

Se hai attività che dipendono dal tempo e il tuo provider non ti consente l’accesso al cron del sistema, hai 2 alternative. Puoi passare a un provider come SiteGround che ti dà questo accesso. Oppure, se questo non è possibile, esistono diversi servizi cron gratuiti o a pagamento. Essi eseguono cron e puoi impostare un cron job da eseguire tramite una bella interfaccia web. Il cron job usa un programma come `curl` o` wget` (pensali come browser headless) che chiama gli URL sul tuo sito per attivare un’attività specifica.

La maggior parte dei plugin che richiedono un cron ti forniranno l’URL da “chiamare” se desideri utilizzare un cron esterno. Tutto quello che devi fare è incollare l’URL, impostare il tempo dell’esecuzione e il gioco è fatto.

CRON è uno strumento prezioso e una volta capito come lavorarci, ne troverai diversi usi. Se utilizzi dei plugin, posso quasi garantire che sul tuo sito siano in esecuzione wp-cron job. Se sei curioso, vai nella repository dei plugin WordPress e cerca cron. Ci sono plugin che puoi installare che ti mostreranno tutte le attività di WP-CRON sul tuo sito. Stai molto attento però. I plugin impostano i cron sempre per un motivo. Se decidi di eliminarli, il plugin che dipende dal cron job smetterà di funzionare.

Proteggi la tua reputazione. Proteggi la tua posta elettronica.

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La reputazione online è oggi uno dei tuoi beni più preziosi. Per questo motivo, devi fare tutto ciò che è in tuo potere per proteggerla. Il problema è che più forte diventa la tua reputazione online, più i possibili hacker vorranno prenderne il controllo e usarla per i propri scopi. E questo avviene per lo più sfruttando le email.

L’email è a tutti gli effetti un sistema basato sulla fiducia. Io mi fido del server di posta che utilizzo per inviare le mie email. Lui si fida dei diversi server che lo aiutano a recapitare l’email. Il destinatario delle mie email si fida del proprio server di posta.

Agli inizi, l’email non seguiva necessariamente questo percorso: tu – tuo server – server del destinatario – destinatario. Internet era ancora fragile, quindi la posta elettronica era progettata per consegnare le email a qualsiasi server, confidando che quel server l’avrebbe consegnata, trattenuta fino a quando non poteva consegnarla o passata a un altro server per la consegna. La fiducia, tuttavia, ha un prezzo e una volta che gli hacker hanno capito che l’email era basata sulla fiducia, hanno iniziato a farci pagare quel prezzo.

Queste persone capirono che era possibile inviare email che sembravano provenire da chiunque su internet. Per questo, persone molto più intelligenti di me, iniziarono a lavorare per proteggere i sistemi di posta elettronica. Pensa a qualcuno capace di inviarti un’email che sembra provenire da tua madre e che quell’email contenga un link per mostrarti dei carinissimi cuccioli. Essendo tua madre a scriverti, di certo ti fideresti e cliccheresti sul link: così è nato Phishing.

Oggigiorno la posta elettronica è molto più sicura. Sono stati sviluppate tecnologie come Sender Policy Framework (SPF) e DomainKeys Identified Mail (DKIM). Questi sistemi aiutano a rendere sicure le email proteggendo direttamente chi invia le email da un determinato dominio. Se hai configurato SFP e DKIM, la maggior parte dei server di posta li riconoscerà e li utilizzerà per assicurare che le email che tu mandi siano effettivamente state mandate da te.

Il problema con SPF e DKIM è che non sono facili da configurare. Per configurarli, è necessario comprendere come funzionano i DNS e saper creare specifiche tipologie di record. Per questo motivo, in passato, l’utilizzo di questi sistemi non si è diffusa in modo importante.

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Per fortuna oggi ci sono ottimi provider come SiteGround che configurano automaticamente questi servizi per te. Quando ospiti un dominio su un buon provider, non solo viene configurato il tuo sistema di posta, ma anche SFP e DKIM per proteggere le persone dalla ricezione di email fraudolente che sembrano provenire da te.

Se il tuo provider non imposta automaticamente DKIM e SPF per la tua email, non tutto è perduto. Sono disponibili diversi tutorial su internet e con un po’ di pazienza potrai configurarli da solo. Ci sono inoltre dei checker online che puoi usare per assicurarti di averlo fatto correttamente.

Oppure, se hai cose migliori da fare e non vuoi perdere tempo a comprendere il funzionamento dei DNS, puoi passare a un provider affidabile come SiteGround. A te la scelta.

Il principio del privilegio minimo in WordPress

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Ai programmatori piace dare nomi altisonanti alle cose. Èd è così che si è arrivati ad avere il “Principio del privilegio minimo” (POLP se si utilizza l’acronimo inglese) per dire semplicemente che si deve lasciare che gli utenti gestiscano solo ciò di cui hanno strettamente bisogno.

Questo è ciò di cui parleremo qui di seguito. Assicurarsi che gli utenti del proprio sito abbiano visibilità e permessi solo alle funzioni di cui hanno strettamente bisogno e niente più. Ma dal momento che detto così non sembra qualcosa di importante, lo chiameremo anche noi Principio del privilegio minimo.

Utenti dell’applicazione

L’utente più semplice di cui parlare è l’utente WordPress.

  • Probabilmente sei amministratore di uno o più account.
  • Potresti avere diversi account “Editore” o “Autore”.
  • A seconda del tuo sito, potresti anche avere “Sottoscrittori”.

Il Principio del privilegio minimo ci insegna che dovresti assolutamente ridurre il numero di persone che hanno privilegi da amministratore e limitarli a coloro che ne hanno davvero bisogno. Nella maggior parte delle situazioni, questo significa che hai bisogno di un solo amministratore principale e di un solo amministratore di backup, nel caso succeda qualcosa all’admin principale, come dimenticare la password lo stesso giorno in cui scopri che il sistema di recupero password non funziona. 🙂

Chiunque altro ti richiede i privilegi da amministratore deve dimostrare di non poter svolgere il proprio lavoro quotidiano senza di essi. Sì, è comodo chiedere a qualcuno di fare qualcosa per te, ma limitare gli account amministratore limita anche i danni che possono essere causati (accidentalmente) al tuo sistema.

Editori e autori hanno meno possibilità di fare danni, quindi non devi essere così restrittivo con loro, ma anche per questi ruoli si hanno privilegi che consiglio di concedere solo a chi ha davvero un motivo per averli.

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Utenti del database

La prossima tipologia di utente di cui dobbiamo discutere è l’utente del database. Ogni sito WordPress ha un utente con credenziali per accedere al database. Il Principio del privilegio minimo ci insegna che quell’utente dovrebbe avere il minor numero di privilegi necessari per svolgere il suo lavoro.

Sfortunatamente, poiché i plugin richiedono questo utente per creare ed eliminare tabelle, dati, etc., questo utente deve essere piuttosto “potente”. Questo non vuol dire però che debba essere onnipotente. Ci sono due cose principali da verificare sull’utente che accede al tuo database. Se non sai come controllarle, assumi uno sviluppatore, poiché si tratta di qualcosa di tecnico.

  • L’utente del database non deve disporre dei privilegi GRANT. Ciò significa che non può concedere privilegi ad altri utenti. Non esiste una situazione in cui l’utente del database ha bisogno di creare nuovi utenti o concedere loro privilegi per qualcosa.
  • L’utente del database non deve avere accesso a nessun altro database oltre quello collegato al tuo sito WordPress. Quell’utente NON DEVE essere in grado di accedere ai dati di altri database sul server o di apportare modifiche.

Accesso ai pannelli di controllo

Infine, gli hosting provider premium come SiteGround hanno pannelli di controllo che ti consentono di controllare tutto ciò che ruota attorno al tuo sito, come email e prestazioni. Molti di questi strumenti possono causare seri danni al tuo sito se usati in modo improprio o doloso.

SiteGround e altri provider ti consentono di aggiungere “collaboratori” ai tuoi account. I collaboratori sono fondamentali per aiutarti a risolvere problemi e gestire il sito per te. In questo modo puoi consentire a uno sviluppatore di aiutarti in modo semplice, senza dover condividere con lui le tue credenziali di accesso all’account.

Controlla le autorizzazioni regolarmente

Che si tratti dei tuoi utenti WordPress o dei tuoi collaboratori nei pannelli di controllo, devi controllare regolarmente chi ha accesso al tuo sistema. È buona norma ogni mese rivedere e valutare gli utenti che dispongono di un particolare accesso e assicurarsi che abbiano ancora bisogno di esso. Se non è così, abbassa il loro livello di autorizzazione o rimuovili del tutto fino a quando non avrai di nuovo bisogno di loro.

Questi controlli non richiederanno molto tempo ma potrebbero farti risparmiare stress e fatica, evitandoti situazioni di crisi come ripristini di emergenza per compromissioni generate da un utente. Per non parlare del danno che ciò arrecherebbe alla tua reputazione online.

Ricorda, la reputazione cresce lentamente come una palma da cocco ma può anche cadere rapidamente come una noce di cocco.

Archivia le tue foto di Instagram su WordPress

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Instagram è diventato uno strumento indispensabile per i marketer di tutto il mondo. È la casa di tutto ciò che può essere espresso tramite foto o storie. Si sfruttano gli influencer per vendere i propri prodotti, si fanno brevi video (storie) per mostrare come vengono realizzate le cose, si raccontano momenti di vita dell’azienda o del prodotto. Recenti articoli su riviste di marketing hanno affermato chiaramente che Instagram è IL social network.

Ma Instagram, come tutti gli altri social, è effimero. I contenuti hanno una durata di conservazione molto breve e, visto il tempo necessario per creare foto di qualità su Instagram, è un vero peccato.

Non devi per forza perdere quello che hai creato. Una volta che la foto si perde nel feed, puoi dargli nuova vita pubblicandola sul tuo sito WordPress. Archivia tutte le tue foto di Instagram sul tuo sito e inserisci un link dandogli nuovamente visibilità dentro e fuori Instagram.

Non ti serve nemmeno un plugin per fare questo. Tutto ciò di cui hai bisogno sono tre cose:

Se stai leggendo questo articolo, immagino che tu abbia già i primi due. Tuttavia, potresti non aver mai sentito parlare di ITTT, un sistema che permette di collegare diversi servizi web tra loro. Puoi collegare un sito WordPress a:

  • Twitter
  • Instagram
  • Pinterest
  • Reddit
  • Telegram
  • Youtube
  • Slack
  • e molto altro

Tutto con pochi click.

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Sebbene quella con Instagram sia una semplice integrazione Instagram → WordPress, molte altre integrazioni prendono i contenuti di WordPress e li condividono su altri servizi. Ad esempio, puoi creare una notifica automatica su Twitter e su Slack quando hai nuovi contenuti sul tuo sito.

Poiché la maggior parte delle integrazioni ITTT sono scritte dagli utenti, di solito ci sono molteplici integrazioni per una particolare combinazione desiderata, ciascuna con un set di funzionalità unico. Ad esempio, una delle integrazioni WordPress → Twitter pubblica il titolo del tuo ultimo post, un link ad esso e un link alla tua pagina Chi Siamo su WordPress ogni volta che pubblichi qualcosa.

Un avvertimento: per le integrazioni che pubblicano direttamente qualcosa su WordPress, ti verrà chiesto un nome utente e una password. ITTT memorizza queste credenziali nel proprio database. Sebbene non abbiano mai subito alcuna violazione di sicurezza, è sempre opportuno cambiare la password su quell’account. Consiglio di non utilizzare uno dei propri account admin per fare questo, il livello di Editor dovrebbe essere sufficiente, meglio ancora quello Author.

Non perdere i tuoi preziosi contenuti nel flusso di informazioni, archivia e ripubblica le tue immagini utilizzando WordPress e If This Then That.

Come creare landing page che convertono in modo efficace

Come creare landing page

Sebbene tecnicamente qualsiasi pagina del tuo sito potrebbe essere una landing page, non tutte le pagine sono create per generare vendite e lead. Quando cerchi di convertire i tuoi visitatori in clienti, una landing page efficace e ben sviluppata può essere la pagina più importante del tuo sito.

Le landing page hanno un unico scopo: convincere il lettore a registrarsi per il tuo prodotto.

Quando qualcuno visita la tua landing page, deve avere abbastanza informazioni sulla tua offerta per decidere se vuole diventare un cliente.

Non stai vendendo un prodotto o un servizio, stai vendendo i vantaggi dell’utilizzo del tuo prodotto. Il tuo cliente vuole superare un problema tramite ciò che offri. Devi mostrare come puoi aiutare le persone a non avere più preoccupazioni.

Quando si parla di “creazione di landing page che convertono” si potrebbe sviluppare un’intera serie di articoli. Io oggi voglio darti una formula semplice per raggiungere agevolmente i tuoi clienti.

È il metodo Head, Heart & Hands che tradurremo qui in: Testa, Cuore, Mani. La landing page del tuo prodotto deve toccare ciascuno di questi elementi per essere veramente efficace.

Testa

Fai capire cosa offri.

Fornisci una spiegazione chiara e definitiva di come funziona il tuo prodotto e come può risolvere uno specifico problema. Le statistiche e i dati sul settore sono di solito di supporto. Rendi chiaro ai clienti perché hanno bisogno del tuo prodotto per risolvere il problema (e perché esso sia un problema, tanto per cominciare).

Cuore

Fai in modo che si interessino.

Empatia significa mettersi nei panni del cliente. Se comprendi i tuoi clienti, puoi fare in modo che si interessino a quello che offri e soddisfare le loro esigenze. Il tuo prodotto non è l’eroe della storia, sono i clienti stessi ad esserlo.

Descrivi lo stato precedente all’utilizzo del tuo prodotto (quello che i tuoi clienti vivono ora) e quello successivo (come si sentiranno dopo aver usato il tuo prodotto). Pensa anche ai loro bisogni secondari, come ad esempio impressionare i loro superiori per la scelta del tuo prodotto.

Mani

Falli agire.

Senza un chiaro invito all’azione, anche la migliore landing page non servirà a nulla. L’obiettivo della tua pagina è portare un visitatore a compiere un’unica azione: diventare un cliente.

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I must-have di una landing page

Poiché l’obiettivo della landing page del tuo sito è portare i visitatori ad agire, ci sono diversi elementi da considerare quando crei la tua pagina.

Un titolo accattivante

Hai solo pochi secondi per catturare l’attenzione del tuo lettore. Il titolo è il tuo amo da pesca. È qui che inizia il viaggio per il tuo cliente, quindi cerca di far sapere cosa lo aspetta se continua a leggere.

Il tuo titolo deve essere abbastanza interessante da indurre il lettore a voler andare avanti. Non è il momento di essere misteriosi o criptici. Fai sapere ai tuoi clienti, nel modo più sintetico possibile, che questo è il “biglietto d’oro” che gli aprirà le porte di un nuovo viaggio.

La storia introduttiva

Ora è il momento di spiegare più nel dettaglio il valore che puoi offrire al cliente. L’introduzione è dove racconti al lettore la “unique selling proposition”. Questa è fondamentale per far si che il visitatore prosegua nella lettura.

L’introduzione è un’opportunità per ricordare ai tuoi clienti quanto il loro problema sta costando loro tempo o denaro. Se scrivi con empatia e ti relazioni nel linguaggio più adatto a loro, sentiranno che capisci i loro bisogni.

L’introduzione non dovrebbe essere un’intera pagina, ma deve essere abbastanza lunga da indicare il problema, come il tuo prodotto lo risolverà e i vantaggi che il cliente può aspettarsi.

L’offerta

Una volta che il tuo lettore capisce che conosci il suo problema e si fida di te, è il momento di andare più nel dettaglio. Descrivi le funzionalità del tuo prodotto, fai confronti con altri prodotti e dai dettagli sul funzionamento.

Questo è il momento in cui mostri in che modo il tuo prodotto è migliore, più semplice, più veloce, più economico, etc. Rafforzerai al contempo l’idea che il tuo prodotto risolverà davvero il problema dei clienti. Considera eventuali ostacoli o obiezioni che il visitatore potrebbe sollevare e affrontali direttamente in questa sezione.

Il prezzo

Se desideri ottimizzare i tassi di conversione, nella tua landing page deve essere presente una sezione chiara e semplice dei prezzi e delle opzioni che offri.

Ci sono casi di servizi offerti che richiedono di parlare con un potenziale cliente prima di definire il prezzo. In questi casi i prezzi possono essere omessi dalla pagina, ma tutti gli altri principi sopra descritti si applicano ancora.

Testimonianze 

Le testimonianze sono un modo efficace per rassicurare i potenziali clienti che offri un prodotto di qualità. Una buona testimonianza rafforza il valore per il tuo cliente.

È inoltre importante inserire qualsiasi premio o riconoscimento che potresti aver ottenuto. Tuttavia, ricordati di non inserire collegamenti a nessuna di queste pagine esterne. Vogliamo che il visitatore clicchi sulle nostre call-to-action e qualsiasi altro elemento sarebbe un disturbo dal nostro obiettivo.

Call-to-action

Questo è il momento finale. Riuscire a fare in modo che il visitatore clicchi sul pulsante “Acquista ora” (ma spero che tu stia facendo A/B testing su cosa dice il pulsante!).

La tua CTA è grande, visibile e si distingue dal resto della pagina. Deve attirare il lettore ed essere chiara sull’azione che vuoi che il visitatore compia. Il visitatore si aspetta un pulsante e sa esattamente cosa succederà quando lo cliccherà.

Landing page “Nice to Have”

Sono sicuro che hai visto almeno una volta una landing page che sembrava non finire mai. C’è un delicato equilibrio tra il proporre informazioni sufficienti per consentire al cliente di prendere una decisione e il travolgerlo di contenuti.

Quelli elencati sopra sono gli elementi essenziali. Senza questi elementi, la tua pagina non è una landing page. Tuttavia, ci sono alcuni elementi aggiuntivi che potresti voler aggiungere alla tua pagina:

  • Immagini, illustrazioni, screen o mockup
  • Un video esplicativo
  • Offerte extra
  • Loghi di clienti esistenti
  • La tua biografia o una breve descrizione della tua azienda
  • Una garanzia soddisfatti o rimborsati
  • Sigilli di qualità (premi, certificazioni, partnership, classifiche)
  • FAQ
  • Un CTA alternativa (come Ordina una Demo)

Cosa non includere

È importante sapere non solo quello che devi mettere sulla tua landing page ma anche ciò che devi lasciare fuori. Ricorda che una landing page efficace spinge un visitatore ad un’azione singola. L’aggiunta di troppe distrazioni o scelte ridurrà il tasso di conversione della tua pagina.

Di seguito sono riportati alcuni esempi di cosa evitare:

  • Collegamenti social
  • Menu di navigazione (va bene avere solo un link per tornare al tuo sito, di solito sul logo)
  • Form complessi
  • Annunci
  • Sidebar
  • Iscrizione alla newsletter
  • Tutto ciò che non porta direttamente il visitatore a effettuare l’acquisto

Non dimenticare di dire grazie!

La tua pagina di ringraziamento, quando il cliente completa l’acquisto, è il posto dove mettere tutto ciò che hai lasciato fuori dalla landing page. Questa è una grande opportunità per spiegare al cliente i passaggi successivi (creare un account, controllare l’email, etc.).

Ricorda sempre, ogni singolo elemento sulla tua landing page ha un unico scopo: portare il tuo visitatore ad agire e acquistare. Affinché una landing page abbia successo, devi scrivere un testo chiaro e conciso, mantenere gli elementi sulla pagina al minimo e fornire un unica e chiara call to action per guidare il cliente lungo il percorso d’acquisto.

Con un’attenta pianificazione e i giusti test vedrai sicuramente un aumento delle conversioni e delle vendite!