Cos’è il B2C e perché è il modo più semplice per iniziare online

illustrazione astratta di un'imprenditrice alle prese con un sito b2c ecommerce

Ogni anno migliaia di persone vorrebbero aprire un’attività, ma si ritrovano con un’idea in testa e mille dubbi sulle labbra: Da dove comincio? È difficile? Come faccio a vendere? Le risposte, nella maggior parte dei casi, sono più semplice di quanto sembri. 

Punti Chiave:

  • Significato di B2C: Business-to-Consumer, indica la vendita diretta a consumatori finali senza intermediari aziendali. Si applica a ecommerce, consulenti, artigiani, creator e qualsiasi operatore che venda a persone comuni per uso personale.
  • B2C vs B2B differenze: Nel B2C il processo decisionale è individuale, emotivo e si conclude in minuti o ore; nel B2B è collegiale, razionale e richiede settimane o mesi.
  • Vantaggi del B2C: Cicli di vendita rapidi, costi operativi contenuti, possibilità di raggiungere milioni di acquirenti online e operatività online 24/7.
  • Modelli di B2C: Ecommerce DTC, intermediario online, abbonamenti, servizi di consegna, consulenza privata e dropshipping. ciascuno con soglia d’ingresso e logistica operativa diverse.
  • Quale modello scegliere: La scelta dipende da tre variabili, cioè prodotto fisico o digitale, presenza o assenza di un pubblico esistente, e budget disponibile.
  • Pilastri del B2C:

    • Clienti: I consumatori B2C decidono in autonomia sulla base di valore percepito, fiducia nel brand, prezzo e facilità d’acquisto.
    • Marketing B2C: Fa leva su emozioni, identità e desiderio più che sulla razionalità. I blocchi fondamentali sono il valore d’intrattenimento, la strategia di contenuti su social e email, gli eventi fisici e digitali, e le collaborazioni con creator o micro-influencer

Vendere direttamente alle persone, senza intermediari, senza contratti da negoziare con buyer aziendali, senza cicli di trattativa che durano mesi è quasi certamente il punto di partenza più diretto che esiste, e si chiama B2C.

Anche se la sigla suona tecnica, abbiamo scritto questo articolo per mostrarti cosa significa B2C (cioè Business-to-Consumer) nella pratica, in che cosa si distingue dal B2B, quali modelli puoi scegliere e perché, oggi, avviare un’attività B2C online è alla portata di chiunque abbia un prodotto, un servizio e la voglia di farsi trovare.

Cos’è il business to consumer

B2C significa Business to Consumer. Un’azienda, o un professionista, o un artigiano che vende direttamente al consumatore finale, cioè a persone comuni che acquistano per uso personale.

Ogni volta che compri una maglietta su un sito, un corso di yoga online, una crema viso da un brand emergente o un libro da una piccola libreria indipendente, stai partecipando a una transazione B2C. Il venditore è il business, il consumatore sei tu.

Il bello del B2C è che non serve una struttura enorme per operarci. Serve un prodotto o servizio, un canale per venderlo e una comunicazione capace di raggiungere le persone giuste.

Differenze tra B2C e B2B

Uno dei modi migliori di capire come funziona il B2C è paragonarlo al B2B, cioè Business to Business, dove un’azienda vende ad un’altra azienda. Mentre un B2C può essere uno studio professionale, un B2B sarà il fornitore di software che gli vende licenze, la tipografia che gli stampa materiali, il grossista che lo rifornisce.

Le differenze pratiche sono significative.

AspettoB2CB2B
ClienteIl consumatore finale, acquista per séUn’azienda, acquista per lavorare
Processo decisionaleRapido, guidato da emozioni, esperienze e recensioniRazionale e collegiale, coinvolgendo più figure aziendali
TempistichePochi minuti o oreSettimane o mesi
Focus del messaggioBenefici personali, desiderio, identitàROI, efficienza, riduzione dei rischi
CanaliSocial, ricerca Google, email marketing, marketplaceLinkedIn, eventi di settore, email diretta, referral
PersonalizzazioneIn base a gusti e comportamenti del singoloSu esigenze specifiche dell’azienda cliente

Vantaggi del B2C

Rispetto al B2B, i modelli B2C hanno caratteristiche strutturali che li rendono più accessibili per chi parte da zero, con cicli più rapidi, costi più contenuti e la possibilità di raggiungere un mercato potenzialmente illimitato fin dal primo giorno.

1. Cicli di vendita e generazione di ricavi più rapidi

Nel B2C, un cliente può scoprire il tuo prodotto e acquistarlo nel giro di poche ore. Al mattino, mentre scrolla i social in treno, si imbatte in un post dove un utente consiglia un integratore per la salute canina, qualche ora rivede i benefici dello stesso prodotto spiegati in un carosello, e la sera quando arriva a casa lo compra. 

Non ci sono comitati d’acquisto, responsabili da convincere o contratti da revisionare con l’ufficio legale. La decisione è personale, spesso emotiva, e si consuma in tempo reale. Questo significa ricavi che arrivano prima e una migliore spinta motivazionale per te.

2. Flessibilità e adattabilità

Il mercato cambia velocemente, ed è proprio questa dinamicità a rappresentare un’opportunità per chi è agile come un B2C. Un piccolo operatore può:

  • Cambiare uno sconto
  • Lanciare una promozione
  • Modificare un prodotto
  • Testare un nuovo messaggio pubblicitario
  • Cavalcare una tendenza appena emersa sui social

Il tutto in poche ore, senza dover rinegoziare un contratto o aspettare l’approvazione di un ufficio acquisti.

3. Costi operativi ridotti

Un’attività B2C ha una soglia di ingresso piuttosto bassa, visto che generalmente non ha bisogno di capitali importanti per testare i propri prodotti e può iniziare in piccolo, misurare la risposta e scalare in base ai risultati reali. 

Questo è ancora più pronunciato nel caso degli ecommerce, che non richiedono affitto, personale, utenze, allestimento e che in molti casi hanno costi limitati alla piattaforma, alla gestione del magazzino e alla logistica.

4. Ampia copertura di mercato

In Italia ci sono oltre 35 milioni di acquirenti online. In Europa 345 milioni. Un negozio fisico a Torino serve i clienti che passano per quella strada, ma un negozio online serve chiunque di quei 345 milioni che voglia il tuo prodotto. 

Con un negozio online, un artigiano che produce ceramiche, un piccolo produttore vinicolo, uno stilista emergente, tutti possono raggiungere i propri clienti ideali a prescindere da dove si trovano geograficamente.

5. Disponibilità 24 ore su 24

Anche qui un grande vantaggio per gli online store: Un negozio fisico chiude alle 19:00, forse addirittura alle 20:00, ma il tuo sito resta sempre aperto. Puoi ricevere ordini mentre dormi, mentre sei in vacanza, mentre lavori su altro ed inviarli nel tuo orario lavorativo. 

Tipi di B2C

Nel B2C esistono diversi modelli e strutture, ciascuna con logiche operative e requisiti diversi. Conoscerle ti aiuta a capire quale si adatta meglio a quello che vuoi e puoi fare tu.

ModelloCome funzionaInvestimento iniziale
Ecommerce DTCProduzione e vendita direttamente al consumatore, senza intermediariMedio-alto
Intermediario onlineVendita di una selezione di prodotti acquistati all’ingrosso o gestione di una piattaforma che connette acquirenti e venditoriMedio
AbbonamentoVendita di contenuti o servizi ai clienti che pagano una quota periodica per accedereBasso-medio
Servizi di consegnaConsegna fisica di prodotti al cliente finaleMedio
Consulenza privataVendi il tuo tempo e le tue competenze direttamente alle personeBasso
DropshippingVendi online ma non gestisci magazzino né spedizioni, che restano al fornitoreBasso

Ecommerce direct-to-consumer (DTC)

Qui il produttore è anche il venditore, crea il prodotto e lo vende direttamente al consumatore finale, senza grossisti né rivenditori. Questo modello offre il massimo controllo su prezzo, comunicazione e relazione con il cliente.

È il modello di molti brand emergenti nel settore moda, beauty, decorazione e homeware, con aziende che hanno costruito il loro successo proprio senza intermediari e comunicando direttamente con il loro pubblico.

Intermediari online 

In questo modello il B2C è una piattaforma che mette in contatto acquirenti e venditori senza produrre direttamente i prodotti. Sono di questo tipo i marketplace come Amazon, eBay, Etsy, ma anche realtà più piccole che comprano all’ingrosso e guadagnano una percentuale.

Per chi è agli inizi, è molto più facile creare un marketplace che funga da canale unico di acquisizione per una nicchia specifica di prodotti, come per esempio possono essere prodotti per animali domestici, capi provenienti da catene di approvvigionamento etiche o prodotti da cucina di una particolare tradizione gastronomica.

Servizi ad abbonamento

In un modello ad abbonamento, il cliente paga una quota periodica per accedere a un servizio o a contenuti. È il modello di piattaforme come Netflix o Spotify, ma funziona anche su scala molto più piccola, magari con corsi online, newsletter a pagamento o una box mensile con prodotti curati.

Il vantaggio principale qui è la prevedibilità dei ricavi, visto che ogni mese sai quanti abbonati hai e puoi pianificare di conseguenza.

Servizi di consegna

Pensa a food delivery, spesa a domicilio, farmacie online, fioristi. Qualsiasi servizio che preveda la consegna fisica di un prodotto al cliente finale rientra in questa categoria. La logistica è il fattore critico, ma le piattaforme esistenti hanno reso questo modello accessibile anche alle piccole imprese locali.

Servizi di consulenza privata

In questo caso parliamo di coach, consulenti, formatori, professionisti di ogni tipo che vendono il loro tempo e le loro competenze direttamente alle persone. È un modello B2C puro, a basso investimento iniziale, che non richiede magazzino né logistica e dove il prodotto è la tua expertise.

Dropshipping

Questo ultimo modello prevede la vendita di prodotti online senza la gestione fisica del magazzino. Chi ha un dropshipping, infatti, gestisce l’ecommerce, la comunicazione e il marketing senza dover spedire fisicamente nulla al cliente finale né dover gestire lo stoccaggio. Quando arriva un ordine, è il tuo fornitore a spedire direttamente al cliente.  

Questo è un modello accessibile per chi vuole testare il mercato con un investimento iniziale molto basso, anche se i margini tendono a essere inferiori rispetto al DTC.

Qual è il modello B2C giusto per te?

Se hai pensato di iniziare la tua attività B2C ma hai ancora dubbi su quale modello sia quello giusto per te, basta chiedersi e rispondere a qualche domanda:

Vuoi vendere un prodotto fisico o digitale?Prodotto fisico che produci o acquisti da un fornitore→ Ecommerce DTC (prodotto proprio) o fare da intermediario (prodotti di terzi)
Prodotto fisico ma preferisci evitare la gestione del magazzino→ Dropshipping, ti permette di testare il mercato con un rischio ridotto
Servizio, competenza o contenuti da condividere→ Abbonamenti o consulenza privata
Hai già un pubblico o devi costruirlo da zero?Parti da zero→ Dropshipping e l’intermediario online ti permettono di iniziare a vendere subito, testando prodotti diversi finché non trovi quelli che funzionano, senza impegnare capitali in stock proprio.
→ Consulenza e servizi ti permettono di acquisire i primi clienti tramite passaparola e referral, senza bisogno di una struttura di marketing sviluppata.
→ Ecommerce DTC richiede più pazienza per costruire un brand riconoscibile ma è anche il modello che offre il maggiore controllo e i margini più alti una volta che il pubblico c’è.
Hai già un pubblico→ Qualsiasi modello funziona, perché hai già una community che ti permette di validare idee, raccogliere feedback reali e generare le prime vendite.
Quanto vuoi investire all’inizio? Investimento basso→ Consulenza e servizi, richiedono solo il tuo tempo e un sito professionale
Investimento medio→ Dropshipping (no costi di magazzino) o intermediario online (investimento iniziale in stock)
Medio-alto→ Ecommerce DTC con un prodotto proprio

Se stai pensando a un ecommerce, scopri come l’Ecommerce Builder di SiteGround ha tutto ciò di cui hai bisogno.

Come funziona il B2C

Per capire cosa significa gestire un’attività B2C nella pratica, devi partire da tre elementi: chi sono i tuoi clienti, come decidono di acquistare e cosa significa raggiungerli con il marketing. Tutto il resto viene da lì.

Chi sono i clienti di un B2C

I clienti B2C sono persone comuni che acquistano per sé, per la propria famiglia o come regalo. A differenza di un buyer aziendale, non devono giustificare la spesa a nessun ufficio acquisti: decidono in autonomia, in base a come si sentono e a quanto si fidano di chi vende.

I fattori che influenzano le loro decisioni di acquisto sono:

  • Il valore percepito del prodotto
  • La fiducia nei confronti del brand
  • Le influenze, tendenze e mode che li circondano
  • Il prezzo
  • La facilità di acquisto

Per raggiungere queste persone in modo efficace, devi costruire un Ideal Customer Profile, ovvero un ritratto preciso della persona a cui stai parlando, basato su dati reali o supposizioni fondate.

Le domande giuste da farti sono: 

  • quanti anni ha? 
  • Dove vive e come trascorre il tempo libero? 
  • Quali problemi cerca di risolvere con il tuo prodotto? 
  • Cosa guarda sui social, cosa legge, di quali brand si fida già? 
  • Quanto è disposta a spendere, e cosa la fa desistere all’ultimo momento?

Più risposte concrete riesci a dare, più ogni decisione successiva, dal tono del sito al canale su cui investire, diventa ovvia invece che arbitraria. Un brand di integratori che parla a runner amatoriali tra i 30 e i 45 anni sa già che deve essere su Instagram, che il suo cliente legge recensioni prima di comprare e che il prezzo conta meno della credibilità scientifica.

Il processo di vendita B2C: Come concludere gli acquisti

Il tipo di cliente chiaramente determina il percorso di acquisto, che nel B2C si articola tipicamente in un percorso così strutturato:

illustrazione delle tappe del customer journey: awareness, consideration, decision, onboarding, upsell, retention, loyalty, advocacy, re-engagement

Le fasi essenziali ai fini del primo acquisto sono le prime quattro: 

  • Scoperta (awareness): Il potenziale cliente trova il tuo prodotto tramite un annuncio, un post sui social, una ricerca su Google o il passaparola
  • Considerazione: Esplora il sito, legge le descrizioni, guarda le foto, controlla le recensioni. Questa fase può durare pochi secondi per un acquisto d’impulso a basso costo, o diversi giorni per prodotti più considerati.
  • Decisione: Quando i dubbi sono risolti, il cliente aggiunge prodotti al carrello e completa l’acquisto. Ogni attrito in questa fase, un checkout complicato, metodi di pagamento limitati, costi di spedizione inaspettati, aumenta il rischio di abbandono.
  • On-boarding: Riceve il prodotto, lo usa, viene informato (generalmente via mail) riguardo l’uso corretto, lascia una recensione.

Dopo di che, si passa in fase di post-acquisto:

  • Upsell & cross-sell: il cliente acquista prodotti complementari o di maggior valore
  • Retention: Il cliente acquista di nuovo e ripetutamente
  • Fidelizzazione: se il prodotto, il servizio e l’esperienza complessiva lasciano un’impressione positiva, il cliente diventa un sostenitore del brand e ne parla ad altri, alimentando nuova scoperta (fase di advocacy).

Ogni fase descritta nel customer journey è un punto in cui puoi fare la differenza: con una scheda prodotto ben scritta, un processo di checkout senza attrito, un’email di follow-up che fa sentire il cliente valorizzato.

Marketing B2C: come catturare l’attenzione dei clienti

Nel marketing B2C non devi convincere un comitato d’acquisto con fogli Excel. Devi fare in modo che una persona reale, nella sua vita quotidiana, si fermi, sorrida e pensi “questo è esattamente quello che cercavo.” 

Il B2C fa leva sulle emozioni, sull’identità, sul desiderio di appartenenza e sul piacere dell’esperienza prima che sulla razionalità. Le persone rispondono a ciò che le diverte, che rispecchia chi sono o chi vogliono essere, che risolve un problema concreto nella loro vita quotidiana, o che semplicemente le fa sentire bene.

Ecco i blocchi fondamentali su cui si costruisce una strategia di marketing B2C efficace.

  • Un’identità di brand coerente costruita su una proposta di valore unica: Perché proprio te, tra tutte le alternative?Devi avere un punto di vista riconoscibile che attraversa tutto, dal tono del sito al packaging, dalla palette cromatica al modo in cui rispondi ai commenti sui social. 
  • Una strategia di contenuti (social media marketing, email marketing e contenuti del sito) costruita su ciò che il tuo pubblico trova utile o divertente: Per esempio un’enoteca che racconta i vini con casualità nei propri social, che diffonde novità del mercato vinicolo nella newsletter e che risponde alle domande reali dei clienti nel sito.
  • Eventi fisici (serata in negozio, mercatino stagionale, workshop tematico) e digitali (webinar gratuito, dirette Instagram, sessioni Q&A)
  • Le collaborazioni con altri brand, creator o micro-influencer per raggiungere nuove persone attraverso voci già credibili ai loro occhi, come per esempio un brand di moda sostenibile che lancia una capsule con un illustratore emergente.

Se volessimo trattare l’intero argomento del marketing per il B2C ce ne sarebbe per scrivere un articolo intero…e proprio così abbiamo fatto, quindi se vuoi una trattazione completa delle strategie di marketing per ecommerce, puoi fare riferimento alla nostra guida dedicata.

Lancia la tua attività B2C

La distanza tra capire come funziona il commercio B2C e avviare un’attività propria è molto più breve di quanto pensi.

Con SiteGround Ecommerce puoi costruire il tuo negozio online in poche ore, senza competenze tecniche e senza passare da un’agenzia. Scegli un template ottimizzato per le conversioni, personalizzalo con i tuoi prodotti e il tuo brand, e vai online su un’infrastruttura veloce e sicura.

In termini pratici, questo significa:

  • Un’esperienza d’acquisto veloce e senza attrito per i tuoi clienti: Con una piattaforma costruita per ridurre gli attriti nel checkout e l’infrastruttura di SiteGround che garantisce tempi di caricamento rapidi, l’Ecommerce Builder riduce l’abbandono del carrello. 
  • Gestione semplificata dall’inizio: Strumenti di marketing già integrati (SEO, email marketing e strumenti promozionali inclusi nella piattaforma) e gestione delle tasse automatizzata.
  • Una piattaforma che cresce con te: Integrazioni con i principali tool ecommerce (dalla logistica al CRM, la piattaforma si connette con gli strumenti che già usi o che userai quando il business cresce) e supporto esperto 24 ore su 24 per ogni volta che hai un dubbio o problema tecnico.

Se hai un’idea e un prodotto, hai già tutto quello che ti serve per cominciare. Il resto lo costruisci strada facendo.

FAQ sul B2C

Cosa si intende con B2C?

B2C significa Business to Consumer, un modello di commercio in cui un’azienda o un professionista vende direttamente al consumatore finale, cioè a persone che acquistano per uso personale e non per conto di un’azienda

Che differenza c’è tra B2B e B2C?

Nel B2B (Business to Business) il cliente è un’altra azienda, mentre nel B2C è un consumatore privato. Nel B2B i cicli di vendita sono più lunghi e le decisioni coinvolgono più persone, mentre nel B2C le decisioni sono rapide, spesso guidate da emozioni e preferenze personali.

Chi sono i clienti B2C?

I clienti B2C sono persone comuni che acquistano prodotti o servizi per uso personale. Chi compra vestiti online, sottoscrive un abbonamento a una piattaforma streaming, prenota un corso o ordina cibo a domicilio sta compiendo un acquisto B2C.

Che si intende per B2B?

B2B significa Business to Business, un modello in cui un’azienda vende prodotti o servizi ad altre aziende. Le vendite B2B tendono ad avere valori più alti per transazione, ma cicli decisionali più lunghi e processi di acquisto più strutturati rispetto al B2C.

Come fare marketing per il tuo ecommerce: Strategia completa dal lancio al mantenimento

illustrazione astratta di uno store online

Hai tra le mani un prodotto valido, il motore del tuo negozio online è acceso e sei pronto a partire. Eppure, ti manca la spinta, cioè comunicare la tua esistenza al pubblico. 

Conosci certamente i pilastri del marketing: campagne email, pubblicità, promozioni, social media. Ma come si fa a trasformare queste nozioni in una strategia operativa? Quali compiti aggiungere alla tua to-do list quotidiana per far funzionare il marketing? E ancora, quali obiettivi settimanali fissare, quali metriche monitorare e con quale frequenza?

Questo articolo è la soluzione ai tuoi dubbi. Andremo oltre le definizioni di base e le idee frammentate, suddividendo gli sforzi di marketing nelle diverse fasi di vita del tuo ecommerce. Entreremo nel dettaglio operativo per spiegarti come costruire una strategia reale dal giorno zero, utilizzando tabelle di marcia per rendere ogni informazione accessibile e immediatamente applicabile. Dalla fase di pre-lancio al mantenimento, ecco come strutturare il tuo percorso di crescita senza perdere la bussola.

Punti Chiave:

  • Non servono strategie di marketing ecommerce complicate, serve un piano strutturato in fasi, ognuna mirata a diverse priorità:
    • Fase di pre-lancio: Prepara online store, canali social, sequenze email e mailing list prima di attirare traffico
    • Fase di lancio: Attira traffico al tuo sito con tutti i canali che hai preparato
    • Fase di validazione: Analizza i primi dati per capire cosa funziona e cosa no con il tuo pubblico e guidare le tue decisioni future
    • Fase di crescita: Scala e intensifica ciò che risulta promettente e abbandona ciò che non funziona
    • Fase di mantenimento: Aggiustamenti piccoli e graduali volti a coltivare la community al lungo termine

Che cos’è il marketing per ecommerce?

Il marketing per ecommerce racchiude l’insieme di tutte quelle attività finalizzate ad attrarre visitatori al tuo negozio online e a convertirli in clienti. 

Il marketing per ecommerce integra diverse leve tattiche: la gestione dei profili social, l’invio di campagne email, la pubblicazione di inserzioni a pagamento, l’ottimizzazione dei contenuti SEO per i motori di ricerca (sia classici che AI), e addirittura la scelta del lessico più efficace per le schede prodotto.

Ma non preoccuparti, non è necessario implementare ogni canale simultaneamente. Nei primi mesi di vita del tuo ecommerce, infatti, la frammentazione degli sforzi è un grande ostacolo. L’obiettivo iniziale non deve essere quindi la presenza onnipresente, ma la costruzione di un sistema coerente che porti traffico qualificato alla tua vetrina digitale.

Come fare ecommerce marketing nelle varie fasi di sviluppo: dal giorno 0 fino al mantenimento

Il marketing deve essere un percorso che evolve con la maturità del tuo business. Per evitare di disperdere risorse, scomponiamo la strategia in cinque fasi distinte: Pre-lancio, lancio, validazione, crescita e mantenimento.

FaseTempisticheFocusObiettivi principali
Pre-lancio1 meseCostruzionePreparazione store, set-up delle mail, preparazione del pubblico
Lancio1 settimanaVenditaAcquisire i primi clienti
Validazione3 settimaneApprendimentoCapire cosa funziona
Crescita3 – 6 mesiCrescitaEspandere e migliorare
MantenimentoIndefinitoMantenimento sostenibileOttimizzare e consolidare un buon ritmo

Fase 1: Strategia di marketing per la fase di pre-lancio ecommerce

Questa fase precede l’apertura effettiva al pubblico e il suo focus principale è preparare sito, canali social e mail per il lancio. L’errore più comune che puoi commettere come principiante è investire budget in traffico a pagamento verso un sito che non è ancora ottimizzato per la conversione. 

Puoi considerare la fase di pre-lancio un successo se la tua infrastruttura digitale è consolidata e pronta a gestire le prime transazioni. Entro il trentesimo giorno, assicurati di aver raggiunto questi quattro obiettivi:

  • Sito ottimizzato: Il tuo negozio deve presentare tutte le pagine essenziali, inclusi i segnali di fiducia (contatti chiari, politiche di reso trasparenti, informazioni sulla sicurezza dei pagamenti)
  • Automazioni email: Devono essere configurate e testate almeno tre sequenze (flussi) fondamentali per accogliere e convertire i primi utenti.
  • Lista di attesa: Punta a raccogliere un database iniziale di almeno 50-100 contatti, pronti a ricevere la notizia dell’apertura.
  • Presenza social: Due canali social attivi e costanti, stabiliti in base all’affinità con il tuo target.

Analizziamo ora in dettaglio come rendere operativo ciascuno di questi elementi.

Stabilisci il budget

Prima di tutto definisci la fascia di budget con cui lavorerai, in modo da stabilire una strategia oculata e realistica. Non puoi pretendere una visibilità da multinazionale con una cassa limitata, ma puoi ottenere risultati eccellenti puntando sulle priorità.

FasciaBudget di marketing mensileCosa significa per la tua strategia
Nessuno/minimo0-200 EUROrganic-first. Punta tutto su canali gratuiti o a basso costo: social media, email e passaparola. Poca spesa, più tempo e dedizione.
BassoFino a 200 EURTesting selettivo. Puoi iniziare a testare opzioni a basso costo, come piccoli boost sui post social. Sii estremamente selettivo.
Medio200–500 EUREsecuzione strutturata. Hai le risorse per una campagna a pagamento o per presidiare più canali simultaneamente. Spendi con criterio e traccia ogni singolo movimento.

Prepara il tuo online store

Prima di attirare traffico, il tuo negozio deve essere pronto a trasformare i visitatori in acquirenti. Procedi con questa check-list operativa:

  • Schede prodotto: Rispondono alle domande che un cliente porrebbe dal vivo. Specifica materiali, modalità d’uso e offri una guida alle taglie chiara. Il cliente deve capire cosa sta acquistando senza dubbi.
  • Contenuto visivo: Utilizza immagini nitide, ben illuminate e scattate da più angolazioni. Gli scatti ambientati aiutano il potenziale cliente a visualizzare il prodotto nella propria quotidianità.
  • Checkout: Testa personalmente il processo di acquisto. Ogni passaggio superfluo aumenta il rischio di abbandono del carrello. Rendi l’esperienza rapida e lineare.
  • Segnali di fiducia: Mostra chiaramente la politica di reso, i contatti del servizio clienti e, se possibile, recensioni o citazioni stampa.
  • Ottimizzazione mobile: Verifica che ogni elemento sia fruibile e leggibile su schermi ridotti, visto che la maggior parte degli utenti visiterà il tuo store da smartphone.
  • Velocità del sito: Usa strumenti gratuiti come Google PageSpeed Insights. Spesso il problema sono le immagini troppo pesanti e non compresse.
  • Basi della SEO: Imposta titoli di pagina, meta description e testi curati, usa termini che i tuoi clienti utilizzano realmente per cercare ciò che vendi. Consulta guide SEO affidabili per non tralasciare nulla.

💡 Consigli per lavorare in modo più efficiente 🚀
Scegli un Ecommerce Builder con web hosting orientato alle prestazioni che ti dia una base solida. Quando hai velocità di caricamento, responsività mobile e infrastruttura sicura garantite nativamente, elimini alla radice gran parte degli ostacoli tecnici e puoi concentrarti esclusivamente sul lato creativo del marketing.

Scegli i canali social

Per fare social media marketing come si deve, all’inizio conviene scegliere due soli canali e concentrarsi esclusivamente su quelli per almeno un trimestre. Il tuo obiettivo è intercettare il pubblico dove già trascorre il proprio tempo.

Tipo di prodottoPiattaforma
Prodotti visivi: Moda, arredamento, food, artigianatoTikTok (offre una portata organica ineguagliabile, ideale se sei a tuo agio davanti alla telecamera), Instagram, Pinterest. Punta ai contenuti “dietro le quinte” o i processi di creazione
Prodotti per professionisti o B2BLinkedIn
Community di nicchiaSubreddit, gruppi Facebook specifici o newsletter di settore, ovunque vivano i tuoi appassionati
Prodotti locali o di servizioFacebook o Google Business Profile restano presidi imprescindibili per la visibilità territoriale

Una volta selezionati i canali, adegua la tattica al tuo budget:

Fascia di budgetStrategia
Budget nullo/minimoStrategia totalmente organica. Sii costante, pubblicando almeno 3-4 volte a settimana. Focalizzati su contenuti di valore che spingano l’utente a seguirti prima ancora di acquistare: racconta la tua storia, mostra il prodotto in azione e rispondi a ogni singolo commento o messaggio.
Budget bassoUsa l’organico per capire cosa genera interesse, poi investi 5-10 EUR al giorno per sponsorizzare i tuoi post migliori. L’obiettivo è estendere la portata e creare slancio verso il pubblico target.
Budget medioPassa a vere campagne a pagamento, ma solo quando la tua presenza organica è buona e il tasso di conversione del tuo sito è soddisfacente.

Stabilisci le sequenze email da automatizzare

L’email marketing vanta un ROI tra i più elevati. Per raggiungerlo, però, prima del lancio devi aver già configurati tre flussi automatizzati (due email transazionali e una sequenza di benvenuto) pronti a scattare in base al comportamento dell’utente:

  • Email da carrello abbandonato: Fa partire un’email poche ore dopo che l’utente ha lasciato il sito senza completare l’ordine. Un link diretto al carrello recupera così le vendite perse. Valuta anche un secondo promemoria dopo 24 ore se necessario.
  • Email post-acquisto: Per ringraziare, confermare i dettagli dell’ordine e fornire informazioni chiare sulla consegna e/o codici di tracciamento. È il momento ideale anche per richiedere una recensione.
  • Sequenza di benvenuto: Guida l’utente lungo il customer journey attraverso 4-5 email distribuite su due settimane. Presentati, mostra i benefici del prodotto, rispondi ai dubbi comuni e offri un incentivo per il primo ordine. Una volta che avrai lanciato il tuo sito, questa sequenza può integrarsi perfettamente al tuo ritmo di newsletter, aggiornamenti, lanci prodotto e promozioni stagionali.

Monitora costantemente il tasso di apertura e di click per definire i tuoi benchmark di riferimento. Non esistono numeri assoluti, conta solo trovare la tua baseline per poter tracciare i tuoi progressi nel tempo.

illustrazione delle tappe del customer journey: awareness, consideration, decision, education, upsell, retention, loyalty, advocacy e reengagement

Raccogli il tuo pubblico

Non aspettare il giorno del lancio per creare una lista di contatti. Inizia subito:

  • Lista d’attesa: Crea un modulo di iscrizione sul sito e promuovilo ovunque.
  • Lead magnet: Offri un incentivo concreto, come l’accesso prioritario o un piccolo sconto per chi si iscrive prima dell’apertura. L’importante è che l’incentivo attiri persone realmente interessate alla tua offerta.
  • Networking: Non sottovalutare la tua rete di contatti personali. Informali del progetto e invitali a supportarti seguendo i tuoi canali.

💡 Consigli per lavorare in modo più efficiente 🚀
Questa fase richiede una mole significativa di scrittura: schede prodotto, email, testi per i social. L’intelligenza artificiale può aiutarti a bozzare i contenuti e a studiare il linguaggio del tuo target, ma usando strumenti frammentati rischi di spendere troppo tempo e soldi. È per questo che il nostro ecosistema su SiteGround integra nativamente un ecommerce performante con strumenti SEO, Email Marketing e la suite di Agenti IA, AI Studio. Tutto in un unico spazio, con il supporto di esperti 24/7.

Fase 2: Strategia di marketing per la fase di lancio ecommerce

È il momento del lancio! L’entusiasmo è alto, ma cosa devi fare ora? Questa fase serve a generare i primi risultati concreti, ovvero a ottenere i primi clienti. I tre indicatori chiave del successo di un debutto nell’ecommerce sono:

  • Affluenza e interazione, cioè traffico e richieste concrete assieme. Se registri visitatori ma zero vendite, il problema non è il marketing, ma nella capacità del tuo negozio di chiudere la vendita o l’attrattività dell’offerta.
  • Email marketing in salute, cioè con buoni tassi di apertura e CTR. Un tasso di apertura basso indica un oggetto dell’email poco efficace; un buon tasso di apertura ma click nulli suggerisce che il contenuto o l’offerta interna non sono in linea con le aspettative del destinatario.
  • Crescita di un pubblico attivo, cioè una una base di contatti che risponde, interagisce nei commenti, condivide i tuoi post o invia messaggi diretti. Queste azioni indicano tutte un interesse reale.

Stabilisci obiettivi e KPI per la prima settimana

Un ecommerce che vende piccoli oggetti artigianali da 20€ e uno che propone pezzi d’arredamento di pregio da 500€ l’uno non operano di certo sulla stessa scala. 

Definisci cosa significa successo per il tuo store, stabilisci obiettivi specifici al tuo range e traccia le metriche rilevanti al tuo caso in vista del lancio. Verifica ogni azione di marketing chiedendoti se contribuisce realmente al raggiungimento di quel numero.

Tipo di businessObiettivo consigliatoKPI da monitorare
Prodotti economici (10-50 €)Prime 5-10 venditeNumero vendite, tasso di conversione, click-through rate email
Prodotti fascia media (50-200 €)Prime 1-3 venditeNumero vendite, tasso di aggiunta al carrello, recupero carrelli abbandonati
Prodotti alto valore (200€+)Prima richiesta o consulenzaNumero richieste, risposte email, tempo medio sulla pagina prodotto
Prodotti digitali/downloadPrime 10+ venditeNumero download, tasso di conversione, fonte del traffico
Servizi o prenotazioniPrima prenotazione o callPrenotazioni effettuate, compilazione form contatti, tasso apertura email

Crea e segui un piano settimanale

La settimana del lancio (che si tratti di un lancio prodotto o di un intero store) è il momento di entrare in azione con ritmo e pianificazione precisa. Non lasciare nulla al caso, segui questa tabella di marcia per trasformare il tuo debutto in un evento gestibile e orientato ai risultati.

GIORNO 1
Invia una mail di lancio alla lista d’attesa: un messaggio personale che racconti la storia dietro il progetto. Offri una leva per acquistare subito (sconto lancio, lotto limitato, spedizione gratuita per le prime 48 ore)
Annuncio sui social: Pubblica l’apertura ufficiale sui tuoi due canali scelti.
Networking diretto: Contatta personalmente le persone della tua rete. Non limitarti a pubblicare un post, chiedi direttamente supporto per generare lo slancio iniziale.
GIORNI 2-4
Presenza quotidiana: Pubblica costantemente sui tuoi canali social. Alterna i contenuti per mantenere vivo l’interesse (dietro le quinte del packaging, brevi video in cui mostri la faccia del brand, guide su come utilizzare il prodotto o focalizzati sul problema specifico che risolvi)
Conversazione attiva: Rispondi a ogni commento o messaggio. L’engagement iniziale è un segnale positivo per gli algoritmi.
Prova sociale: Condividi (previa autorizzazione) le prime reazioni o i primi ordini. Incoraggia i clienti a taggarti nei loro scatti o video. I contenuti generati dagli utenti sono lo strumento di vendita più autentico (e gratuito) a tua disposizione.
GIORNI 5-7
Seconda email: Invia una seconda mail di lancio con un nuovo taglio per offrire una seconda possibilità a chi non ha letto il primo messaggio. Usa un oggetto diverso o ricorda che l’offerta lancio sta per scadere. 
Follow-up personalizzato: Contatta chi ha mostrato interesse ma non ha ancora finalizzato l’acquisto.
Investimento mirato: Se hai il budget, valuta di sponsorizzare un post verso un pubblico già caldo. Non appena inizi a spendere, monitora il costo di acquisizione cliente (CAC) per capire se il marketing sta ripagando l’investimento (dividi la spesa totale per il numero di clienti ottenuti)

💡 Consigli per lavorare in modo più efficiente 🚀
La settimana di lancio è una corsa contro il tempo per la creazione di contenuti. SiteGround AI Studio semplifica questo processo grazie ai suoi agenti già specializzati per task specifiche. 
L’Agente Copywriter è pronto a redigere testi, l’Email Marketer può creare intere email di lancio e follow-up in pochi minuti, l’Esperto Ads genera varianti di testi pubblicitari pronte al test e gli Agenti Social Manager per Instagram, Facebook e LinkedIn creano post direttamente sui tuoi canali. Non dovrai più fare copia-incolla tra piattaforme diverse, ti basterà spiegare in linguaggio naturale cosa ti serve e l’Agente provvederà a generare e pubblicare il lavoro per te.

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Fase 3: Marketing per ecommerce in fase di validazione

Il lancio è passato, le prime transazioni sono avvenute e ora hai qualcosa di più prezioso del semplice entusiasmo: hai dei dati. Questa fase è dedicata all’analisi oggettiva delle performance per capire cosa trattiene i clienti, cosa li allontana, cosa genera valore e cosa rappresenta un costo inutile. 

Al termine di queste tre settimane, l’obiettivo è trasformare queste informazioni in una strategia basata sui fatti. Per farlo, dovresti aver raggiunto i seguenti obiettivi:

  • Identificazione del driver di crescita: Ottenere almeno un segnale chiaro su cosa sta funzionando (un canale in particolare, un messaggio specifico o un determinato prodotto).
  • Consolidamento delle metriche email: Stabilizzare o migliorare i tassi di apertura e click rispetto al tuo baseline iniziale. Un calo costante richiede un intervento immediato.
  • Primi segnali di fidelizzazione: Rilevare le prime interazioni ripetute o il ritorno di visitatori sul sito, in base alla natura del tuo ciclo di vendita.
  • Pianificazione strategica: Stilare una lista sintetica delle attività da interrompere e di quelle da potenziare in vista della fase di crescita.

Traccia l’andamento dei tuoi KPI

Per capire la direzione del tuo business, devi misurare le performance corrette. Per non affogare in un mare di metriche, scegli con cura i KPI del marketing che descrivono il comportamento reale dei tuoi utenti. In questa lista trovi quelli che si considerano generalmente più importanti in questa fase:

  • Sessioni: Indica quanti utenti visitano il sito. È il primo segnale di portata della tua comunicazione.
  • Impressioni: Quante volte il tuo contenuto o annuncio viene visualizzato. Utile per misurare la notorietà del brand.
  • Click-Through Rate (CTR): Misura la percentuale di chi clicca rispetto a chi visualizza. Fondamentale per testare l’efficacia di annunci, link nelle email o risultati di ricerca.
  • Tasso di conversione: Percentuale di visitatori che compie un’azione desiderata (vendita, iscrizione, download, prenotazione). È il termometro della tua capacità di vendere.
  • Engagement Rate: Indica quanto il tuo pubblico interagisce con i tuoi contenuti (like, commenti, condivisioni). Segnala la qualità della relazione che stai costruendo.
  • Bounce Rate (Frequenza di rimbalzo): Quanti visitatori lasciano il sito dopo aver visto una sola pagina. Se alto, suggerisce che il contenuto non è coerente con le aspettative.
  • Costo di Acquisizione Cliente (CAC): quanto spendi in media per acquisire un nuovo cliente. Essenziale per capire se la tua strategia è economicamente sostenibile.

Analizza i risultati e trova soluzioni

Analizza ora i segnali emersi nella settimana di lancio e raccolti tramite le metriche e applica correzioni basate sui dati. A seguito una tabella con una serie di problemi comuni e soluzioni che puoi mettere in atto:

ProblemaSoluzione
Visite senza conversioni: il traffico arriva ma non acquistaLa falla è nel sito (di solito testi, qualità delle foto, prezzo o segnali di fiducia). Ferma la spesa pubblicitaria su quella pagina finché non hai risolto il problema di conversione
Perdi clienti inizialmente attratti: Attriti nel customer journeyMettiti nei panni di un visitatore al primo ingresso. Il percorso verso l’acquisto è fluido o presenta intoppi? Una navigazione confusa, una CTA poco visibile o un checkout troppo lungo sono le cause principali di abbandono
Traffico insufficiente: troppo poche visiteIl tuo marketing non intercetta abbastanza persone o il target non è corretto. Non aprire nuovi canali, ma intensifica gli sforzi su quello che mostra qualche segnale di interesse
Mancato ritorno dei clienti: i clienti non aprono le email post-acquistoPotrebbe essere ancora presto per acquisti ripetuti, ma puoi rivedere i flussi se i clienti non aprono nessuna delle tue mail. Con i dati alla mano, sperimenta nuovi oggetti, cambia i tempi di invio o verifica se il contenuto offre un reale valore aggiunto dopo la transazione.
Social senza interazioniPrima di cambiare piattaforma, verifica se il formato è corretto. TikTok richiede video immediati e personali, Pinterest richiede estetica curata, LinkedIn richiede competenza. Adatta il registro prima di abbandonare il canale.

Controlla le analytics del tuo store con cadenza settimanale. Ricorda sempre che il successo è relativo al tuo modello: una richiesta a settimana per un prodotto di lusso da 500 € può essere un risultato eccellente, mentre lo stesso numero per un prodotto digitale da 10 € indica una strategia da rivedere completamente. Usa i tuoi obiettivi (stabiliti in Fase 2), non quelli dei tuoi competitor, come metro di paragone.

Coinvolgi i tuoi clienti e ottieni feedback

Per capire meglio cosa guida le decisioni dei tuoi clienti, invia un breve sondaggio ai tuoi primi acquirenti. Mantieni il questionario asciutto, limitandoti a 3-5 domande:

  • Cosa ti ha convinto ad acquistare?
  • C’è stato qualcosa che ti ha quasi fatto cambiare idea?
  • Come descriveresti questo prodotto a un amico?
  • Cosa vorresti che aggiungessimo o migliorassimo?

Offri un piccolo codice sconto come ringraziamento per il tempo dedicato. Archivia e conserva queste risposte, che rappresentano il punto di vista del tuo mercato reale.

Testa con il metodo A/B

In questa fase, per testare è bene variare un singolo elemento, osservare la reazione e correggere il tiro. Mantieni un approccio lineare:

  • Invia due diverse righe oggetto nelle email consecutive per vedere quale ottiene più aperture.
  • Cambia l’immagine principale sulla pagina del tuo prodotto best-seller per verificare se influisce sul comportamento d’acquisto.
  • Pubblica due stili di contenuto diversi sullo stesso canale nella stessa settimana per misurare l’engagement.

Modifica un solo aspetto alla volta, concedigli il tempo necessario per generare dati significativi e annota i cambiamenti. Piccoli aggiustamenti costanti producono risultati cumulativi importanti.

Se disponi di un budget, questo è anche il momento ideale per accelerare ciò che mostra già una trazione organica con degli annunci a pagamento. Un post che ha performato bene, una scheda prodotto che riceve traffico o un’offerta che ha generato click sono candidati perfetti per una piccola spesa pubblicitaria. Non investire mai in ciò che non ha ancora dato segnali di vita.

💡 Consigli per lavorare in modo più efficiente 🚀
Per ottimizzare i tempi, usa l’intelligenza artificiale per generare variazioni da testare. Invece di riscrivere daccapo descrizioni o email, inserisci il testo originale e chiedi cinque alternative, testando la più promettente. 
L’AI è anche uno strumento prezioso per decodificare i dati: descrivi in modo semplice ciò che osservi nelle analytics e chiedi al sistema di aiutarti a individuare pattern o definire le priorità d’azione. Se utilizzi SiteGround, l’accesso a strumenti di AI integrati nel tuo spazio di lavoro Ecommerce rende questo processo immediato, permettendoti di testare e iterare le tue strategie senza dover saltare da una piattaforma all’altra.

Fase 4: Come pubblicizzare un ecommerce in fase di crescita

Hai validato la tua offerta, il mercato ha confermato che il tuo prodotto risponde a un bisogno reale. Ora si tratta di scalare. Questa fase, che può durare da un trimestre a un anno intero, è dedicata a intensificare ciò che produce risultati e ad abbandonare ciò che non porta valore. Al termine di questo periodo, dovresti raggiungere:

  • Espansione multicanale: Trazione su canali social aggiuntivi a quelli iniziali. Segnali di interesse iniziale (follower, click o richieste) confermano che la tua presenza si sta consolidando. Se dopo settimane di attività la curva resta piatta, valuta un cambio di strategia editoriale o abbandona il canale.
  • Profondità di engagement: Un aumento misurabile dell’interazione sul tuo canale principale e nelle campagne email. Il traffico e le conversioni dovrebbero crescere organicamente grazie alle azioni potenziate.
  • Crescita costante: Trend mensile positivo. Che tu stia misurando fatturato, richieste di preventivo, prenotazioni o la crescita della tua mailing list, il parametro scelto deve mostrare una progressione costante verso l’alto.

Applica ciò che hai imparato dai clienti

Ripesca il feedback raccolto dai clienti in fase di validazione (Fase 3) e usalo per migliorare:

  • Abbatti le barriere all’acquisto: Se più clienti hanno sollevato la stessa esitazione, rispondi direttamente nel testo della scheda prodotto o nella pagina FAQ. Crea un video, per Instagram o TikTok, che affronti apertamente quel dubbio e rassicurare chi è ancora indeciso.
  • Adotta il linguaggio del cliente: Usa le stesse parole con cui i tuoi acquirenti descrivono il tuo prodotto per rispecchiare i loro valori e bisogni.
  • Ascolta le richieste di espansione: Se i clienti esprimono il desiderio di una variante o di un prodotto complementare, hai tra le mani una roadmap di sviluppo basata sulla domanda reale.
  • Punta sul Customer Lifetime Value (CLV): il valore totale che un cliente genera nel tempo è superiore al guadagno di una singola transazione. In questa fase, investire nella fedeltà ripaga più che rincorrere continuamente nuovi utenti. Rendi semplice per il primo acquirente tornare, lasciare una recensione o consigliare il tuo shop a un amico.
  • Stimola i contenuti generati dagli utenti (UGC): Non avere timore di chiedere una foto o un tag. L’autenticità di un cliente reale che mostra il tuo prodotto è una riprova sociale che nessun annuncio a pagamento potrà mai eguagliare.
screenshot della sezione Domande Frequenti della pagina ecommerce di SiteGround, dove si punta a rispondere ai dubbi più comuni degli utenti

Investi in ciò che funziona nei social, email marketing e prodotti

A questo punto possiedi dati sufficienti sul comportamento dei tuoi clienti per muoverti con metodo. Ecco come far fruttare le tue analisi:

  • Massimizza i canali vincenti: Identifica il canale social che porta traffico effettivamente convertibile. Aumenta la frequenza di pubblicazione e destina budget a questo canale, deprioritizzando o eliminando quelli che offrono rendimenti costantemente inferiori.
  • Modella le tue campagne: Prendi l’email che ha ottenuto più click o ricavi e replicala. Analizza cosa ha funzionato (offerta, tono, formato dell’oggetto) e usalo come schema per le comunicazioni future.
  • Punta sul prodotto di punta: Identifica l’articolo che genera maggiore trazione. Rendilo il fulcro della tua strategia (mettilo in risalto nelle inserzioni, nelle newsletter e nei contenuti social). Valuta se creare bundle o percorsi di upsell attorno ad esso.
  • Incrementa il valore medio dell’ordine (AOV): Implementa soglie per la spedizione gratuita o crea pacchetti e offerte per aumentare lo scontrino medio senza dover necessariamente cercare nuovi clienti.
  • Taglia i rami secchi: Se un’attività non mostra segni di vita dopo 60 giorni, interrompila. Il tempo e le risorse liberate saranno investiti meglio nel potenziare ciò che sta già dando risultati.

Includi più canali e cresci sui social

Se finora hai operato solo organicamente, inizia a dare una spinta ai tuoi contenuti migliori con un piccolo budget pubblicitario sulla piattaforma che sta già performando. Quando ti senti su basi più solide, puoi espanderti:

  1. Presidia le community: Se noti interesse da parte di una nicchia, entra nel gruppo Facebook, nel subreddit o nella newsletter dove i tuoi clienti si incontrano. Non limitarti a pubblicare, ma partecipa attivamente alla conversazione.
  2. Sperimenta un nuovo canale: Riprendi le opzioni scartate nella Fase 1 e scegli una piattaforma nuova. 
  3. Impegnati sulla nuova piattaforma social per un mese e poi valuta i risultati con gli stessi KPI usati per i primi due canali. 
  4. Se la nuova piattaforma funziona, prosegui, in caso contrario, abbandonala e passa alla successiva.

Esplora collaborazioni e PR per crescita organica

In questa fase, una parte importante della crescita proviene dall’arrivo di segmenti nuovi. Per raggiungerli, cerca di collaborare con altri brand o collaboratori esterni:

  • Micro-influencer: Contatta creator nella tua nicchia con un seguito compreso tra i 1.000 e i 10.000 follower. Una raccomandazione autentica vale spesso più di un annuncio a pagamento.
  • Brand complementari: Trova brand che si rivolgono al tuo stesso target, ma che non sono tuoi concorrenti. Promozioni incrociate, giveaway o bundle condivisi possono farti scoprire da un pubblico altamente profilato, godendo dell’avallo del brand partner.
  • PR e stampa: Offri la tua storia a testate locali, blog di settore o newsletter con una proposta pensata su misura. Le storie aziendali sono spesso ben accolte, soprattutto per realtà piccole. Se non trovi un contatto diretto, non esitare a inviare un messaggio privato su Instagram o LinkedIn: per molti giornalisti di cronaca è un canale di ricerca primaria.

Fase 5: Come seguire il marketing del tuo ecommerce in fase di mantenimento

Superata la fase di crescita rapida, entri nel periodo di mantenimento, che sarà a sua volta seguito da un nuovo periodo di crescita quando vorrai lanciare nuovi prodotti o espanderti. Questo significa che in questa fase vorrai consolidare il ritmo operativo per rendere il tuo business sostenibile nel lungo periodo. L’obiettivo è l’ottimizzazione costante, la manutenzione della routine e la rifinitura dei processi che hai validato nelle fasi precedenti.

Analizza la tua SEO e migliora le aree che ne hanno bisogno

Ogni mese, dedica del tempo a una revisione sistematica della tua visibilità organica:

  • Analisi della visibilità: Usa Google Search Console per monitorare quali termini di ricerca portano visitatori al tuo sito e quali pagine prodotto o categorie sono effettivamente indicizzate. Identifica le aree in cui il posizionamento è debole e necessita di ottimizzazione.
  • SEO per AI search: Come appare il tuo store nei motori di ricerca generativi basati sull’intelligenza artificiale (AI Overviews di Google o le risposte generate da modelli come ChatGPT, per capirci)? Ricorda che i contenuti ben strutturati e descrittivi sono quelli che le macchine leggono più facilmente e selezionano come autorevoli.
  • Revisione dei contenuti SEO: Rileggi schede prodotto, titoli e meta description. Usano lo stesso linguaggio che cercano i tuoi clienti? Sono interessanti abbastanza per guadagnarsi un click? Fai un audit SEO. 

💡 Consigli per lavorare in modo più efficiente 🚀
Per velocizzare i tempi, puoi utilizzare l’Agente Esperto SEO di SiteGround AI Studio per eseguire un audit completo del sito. Questo strumento ti fornisce raccomandazioni concrete, dai gap nelle parole chiave ai miglioramenti necessari a livello di singola pagina, senza che tu debba perdere ore in analisi manuali.

Controlla i tuoi KPI regolarmente e aggiusta di conseguenza

Con il tempo, mentre il tuo set di dati si arricchisce, oltre a continua a monitorare i KPI base, puoi integrare l’analisi di altre metriche per la redditività del tuo ecommerce:

  • CPL (Costo per Lead): Quanto costa ogni nuovo contatto acquisito.
  • ROAS (Return on Ad Spend): Ritorno effettivo sulla spesa pubblicitaria.
  • AOV (Average Order Value): Valore medio dello scontrino.
  • Tasso di acquisto ripetuto: Percentuale di clienti che tornano ad acquistare.
  • CLV (Customer Lifetime Value): Valore totale generato da un cliente nel corso della sua relazione con il brand.

💡 Consigli per lavorare in modo più efficiente 🚀
Con l’Ecommerce di SiteGround, puoi tenere traccia di tutte queste metriche direttamente dalla piattaforma. E se i dati sembrano complessi o non sai come interpretarli, puoi chiedere a AI Studio di analizzarli per te: riceverai una sintesi chiara e indicazioni pratiche su dove intervenire per migliorare le performance. Meno tempo passi a interpretare grafici, più tempo dedichi a far crescere la tua attività.

Analizza la tua reputazione e migliorala

La reputazione del tuo brand definisce come vieni percepito dal mercato. È un elemento cardine dell’ecommerce marketing, poiché influenza direttamente il modo in cui i motori di ricerca e i sistemi basati sull’intelligenza artificiale indicizzano e propongono la tua attività. Iniziare a gestire questo aspetto già da subito semplifica il lavoro di consolidamento futuro.

  • Monitora la percezione: Cerca regolarmente il nome del tuo brand e dei tuoi prodotti. Cosa emerge? Esistono recensioni, menzioni o post sui social media a cui devi rispondere?
  • Valorizza il feedback positivo: Ringrazia e dai risalto alle recensioni entusiaste, che fungono da magneti per nuovi potenziali clienti.
  • Correggi le inesattezze: Se circolano informazioni errate sulla tua attività, i tuoi prodotti o i tuoi servizi, intervieni tempestivamente per rettificarle.
  • Trasforma le critiche in opportunità: Di fronte a una critica legittima, lavora per risolvere il problema alla radice e comunica la soluzione proprio dove la critica è apparsa (un commento su Reddit, una pagina Facebook, ecc.). 
screenshot della chat iniziale con il Reputation Manager di SiteGround AI Studio

💡 Consigli per lavorare in modo più efficiente 🚀
Per evitare di setacciare il web manualmente, puoi affidarti al Reputation Manager di SiteGround AI Studio. Questo Agente AI scansiona attivamente la rete per segnalarti cosa viene detto sul tuo brand. Avere un quadro chiaro della tua reputazione ti permette di intervenire con precisione prima di scalare, moltiplicando l’efficacia del tuo lavoro anche con un team ridotto.

Coltiva una community

Coltivare una community rigogliosa aiuta enormemente a fidelizzare i clienti, trasformandoli da semplici acquirenti in sostenitori del tuo brand. Le colonne portanti delle community sono:

  • Engagement digitale: Pubblica regolarmente contenuti vari, lancia sfide, organizza giveaway e rispondi a ogni commento o domanda. Dai valore ai contenuti generati dagli utenti (ovvero lo User Generated Content, o UGC), in quanto testimonianze autentiche.
  • Partecipazione dal vivo: Fiere, conferenze, meetup o incontri locali sono occasioni in cui il tuo brand prende corpo e incontra le persone.
  • Sponsorizzazioni mirate: Supporta eventi locali o di settore. Associare il nome della tua attività a iniziative vicine ai valori del tuo target aumenta esponenzialmente la tua autorevolezza sul territorio.
  • Eventi online: Organizza sessioni di Q&A o webinar dimostrativi per rispondere ai dubbi della tua community e mostrare il potenziale reale dei tuoi prodotti.

Inizia il tuo percorso di marketing per ecommerce

Tra tre mesi potresti avere un negozio online attivo, testato e in fase di crescita, forte di dati reali e di una strategia chiara. Tra sei mesi, il tuo ecommerce potrebbe essere una macchina ben oliata che si avvia già ad entrare in fase di mantenimento.

Non attendere di sentirti pronto al cento per cento: il momento migliore per iniziare è non appena hai tutte le pedine al posto. Definisci il tuo budget, prepara la vetrina, imposta i flussi email e parti. Se cerchi una piattaforma che integri tutto – dalla gestione tecnica al marketing evoluto – SiteGround Ecommerce ti offre in un unico spazio gli strumenti per costruire, promuovere e far crescere il tuo store. Con il supporto integrato di AI Studio, avrai a disposizione un partner per la crescita che elimina la complessità della gestione multi-strumento, lasciandoti libero di concentrarti solo su ciò che conta davvero: il successo della tua impresa.

FAQ sul marketing per ecommerce 

Quali sono le principali strategie di marketing per ecommerce?

Dipendono sempre dalla fase in cui ci si trova, ma si basano generalmente sulla combinazione di traffico organico (SEO, contenuti social, email marketing) e traffico a pagamento (ads su social e motori di ricerca). La strategia vincente consiste nel sincronizzare questi canali lungo il funnel di vendita per attrarre con i contenuti, convertire con pagine ottimizzate e fidelizzare tramite automazioni email.

Quali sono le 4 P, le 7 P e le 5 P del marketing?

Sono modelli teorici per definire gli elementi che contribuiscono al marketing.
Le 4 P sono Prodotto, Prezzo, Posto (i canali su cui è reso disponibile il prodotto), Promozione.
Le 5 P spesso integrano le Persone (sia il pubblico che coloro che sono a contatto con esso).
Le 7 P, invece, aggiungono Processi (le procedure e meccanismi che rendono possibile il funzionamento del servizio) e Prova fisica (elementi tangibili che confermano la qualità del servizio). 
Per un ecommerce, concentrati su Prodotto, Prezzo, visibilità (Posto) e Promozione efficace.

Quanto costa pubblicizzare un ecommerce?

Il costo è estremamente variabile e dipende dal tuo obiettivo. Puoi iniziare con 200€ al mese puntando su canali organici e piccoli boost, oppure investire intorno ai 500 € per campagne più strutturate. 
La metrica fondamentale da monitorare sul lungo termine è il CAC (Costo di Acquisizione Cliente): se investi 10 € per acquisire un cliente che ne spende 50, la spesa è sostenibile.

Come posso pubblicizzare il mio sito ecommerce?

Parti dalla base, ottimizzando la SEO del sito per farti trovare. Scegli due canali social presidiati dal tuo target e pubblica costantemente contenuti di valore. Usa l’email marketing per recuperare i carrelli abbandonati e fidelizzare i clienti acquisiti. Solo dopo aver validato il sito, aggiungi inserzioni a pagamento per scalare i risultati.

Quali sono le strategie più efficaci per la pubblicità online per l’ecommerce?

Retargeting, influencer marketing e contenuti creati dagli utenti stessi (UGC). Il retargeting consiste nel mostrare annunci a chi ha già visitato il tuo sito o aggiunto prodotti al carrello. L’influencer marketing sfrutta la portata e la rete degli influencer di nicchia per generare fiducia immediata. Gli UGC possono essere utilizzati per mostrare il prodotto in uso reale e fare advertising mirato su piattaforme dove il pubblico target è più attivo.

ROI Email Marketing: Strategie concrete per far crescere davvero i risultati

illustrazione astratta di una newsletter con attorno icone che rappresentano guadagni, crescita e investimenti

Se gestisci un’attività, sai bene che ogni investimento che esce dal tuo conto deve tornare indietro accompagnato da un discreto numero di amici. L’email marketing è uno di questi investimenti. Molte fonti online ti diranno che il ROI medio dell’email marketing oscilla tra 36:1 e 42:1. Ma quella è, appunto, una media calcolata prendendo come riferimento grandi aziende con centinaia di impiegati. 

Questo significa che la tua piccola impresa che hai appena lanciato non avrà magicamente quel ritorno dal primo giorno. Questo non vuol dire che il potenziale di ritorno dell’email marketing non sia altissimo – lo è! – ma bisogna sapere dove mettere le mani e avere pazienza. 

In questo articolo impareremo come migliorare il ROI del tuo email marketing (e quindi della tua attività in generale) con tecniche e benchmark che siano davvero raggiungibili per lo stadio in cui si trova il tuo business. Analizzeremo scenari specifici per capire come trasformare questo canale nel motore della tua crescita complessiva con strategie che generano profitto

Punti chiave:

  • Definizione ROI nell’email marketing: è il ritorno sui tuoi investimenti specifici all’email marketing, espresso in percentuale. Si calcola dividendo i guadagni netti attribuibili alle mail per i costi totali dell’email marketing.
  • Metriche che influiscono maggiormente sul ROI delle email: Tasso di crescita della lista email + Ricavo attribuito alle email + Costi mensili
  • Come tracciare il ROI dell’email marketing della tua attività:
    • Calcola il tuo ROI di partenza (valori di riferimento)
    • Individua i trend complessivi e scarta le fluttuazioni passeggere
    • Stabilisci i tuoi benchmark in modo realistico a seconda della fase di sviluppo in cui ti trovi e della tua situazione di partenza
  • Per migliorare il ROI:
    • In fase di sviluppo del business, concentrati sulla crescita della lista email (sperimenta con moduli di iscrizione, cold email, diversi oggetti email e tipi di contenuto per trovare cosa funziona)
    • In fase di crescita, devi trovare pattern e segmentare in modo più dettagliato, tagliare i formati che non funzionano, e iniziare ad automatizzare
    • In fase di maturità, espandi ciò che hai sperimentato basandoti sui dati che possiedi e traccia le metriche per mantenere un ritmo stabile
  • Segnali di allarme: nessuna crescita della lista email, tasso di apertura email stagnante per più di un trimestre, poche/nessuna vendita dalle ultime campagne

Cos’è il ROI nell’email marketing

Il ROI, cioè il Return on Investment o ritorno sull’investimento in italiano, è la misura di quanto riesci ad avere nelle tue casse per ogni euro che decidi di investire. Quindi, il ROI dell’email marketing è relativo agli investimenti in questo canale e gli introiti che ne ricavi. Se il tuo ROI è del 400%, per esempio, significa che ogni singolo euro speso te ne ha fatti incassare 4 di ritorno. 

Se il ROI è positivo e stabile nel tempo, questo vuol dire che la tua strategia sta funzionando. Se è basso oppure oscilla in modo molto drammatico nei mesi, è segno che le tue email non sono molto efficienti nel convertire o che non hai ancora trovato la strategia giusta.

La formula matematica è questa: 

ROI email marketing = (Entrate generate dalle email – Costi totali dell’email marketing) / Costi totali dell’email marketing x 100

  • Costi totali: sii onesto con te stesso, includi tutto ciò che esce dal portafoglio, come l’abbonamento a una piattaforma di email marketing , il tempo che tu o i tuoi collaboratori dedicate a scrivere il copy delle email, i costi per la grafica ed eventuali strumenti per la pulizia delle liste. 
  • Entrate: comprendono sia le vendite dirette generate dai click sui link nelle newsletter e mail promozionali, che gli acquisti ricorrenti stimolati da sequenze di benvenuto, il recupero di carrelli abbandonati e il valore dei clienti che restano fedeli alla tua insegna grazie alle tue comunicazioni.

Mettiamolo in pratica con un esempio: Diciamo che mensilmente spendi 30€ per la piattaforma e 120€ in tempo impiegato per le campagne, con entrate mensili riconducibili alle email di 1200. 

ROI = (1.200 – 150) / 150 = 7 x 100 = 700%

In questo scenario, ogni euro investito ne ha generati 7 di profitto.

Come tracciare il ROI nell’email marketing

Monitorare il ROI è un controllo da portare avanti in modo costante per capire se la tua comunicazione porta soldi in cassa. Spesso sentirai citare statistiche globali impressionanti, con un ROI di email marketing medio che oscilla tra 36:1 e 42:1. Tuttavia, bisogna essere realistici e riconoscere che questi numeri non sono immediatamente raggiungibili per una piccola impresa che ha appena mosso i primi passi e sta ancora costruendo la sua lista. 

Vediamo come tracciare i dati nel modo giusto e iniziare a usare i numeri per guidare le tue scelte tecniche e commerciali, partendo dalla tua situazione reale per poter arrivare veramente, a suo tempo, a quel ROI di 36:1.

1. Trova i tuoi valori ROI di riferimento

Il primo passo è stabilire una baseline, ovvero il punto di partenza e valore di riferimento contro cui misurare ogni progresso. Scegli un mese dove hai fatto invii costanti e calcola il ROI con la formula che abbiamo visto. Non importa se il numero è basso o addirittura negativo, l’importante è avere un termine di paragone reale per tracciare l’andamento delle tue azioni.

Facciamo un esempio con un’attività di bigiotteria appena partita. Diciamo che le spese del primo mese sono di 30 € di piattaforma + 300 € di tempo investito nelle email (totale 330 €).  Il ricavo tracciato dalle email  è di 580 €.

ROI email marketing = (580 – 330) / 330 x 100 = 75% 

In questo caso il ROI è del 75%, quindi nulla di spettacolare. L’importante è però che ora l’imprenditore sa che per i mesi successivi l’obiettivo minimo è pareggiare i conti, agendo magari sulla qualità dei testi o sulla segmentazione della lista.

2. Traccia mode e trend

Soprattutto per una piccola impresa con una lista contatti contenuta, è normale avere oscillazioni quotidiane o settimanali. Proprio per questo, i numeri delle singole settimane dicono poco o possono portarti a conclusioni errate. Quello che devi guardare è il movimento complessivo, i trend mensili. L’obiettivo è vedere la curva delle entrate che sale e quella del tempo investito che scende grazie all’esperienza e all’automazione.

Facciamo un esempio con un ROI ipotetico di 60% nel primo mese. Nel secondo scende al 45% (bassa stagione post festività, solo 8 ore investite), poi nel terzo mese salta al 110% (festività varie, 10 ore investite) e nel quarto mese si attesta al 95%. 

L’andamento dei tre mesi mostra 60% → 45% → 110% → 95%, ovvero un movimento complessivo al rialzo, con investimento di tempo in diminuzione. Questo è ciò che conta. Nonostante l’inizio faticoso, la direzione è quella giusta e l’investimento sta iniziando a fruttare in modo scalabile.

3. Stabilisci dei benchmark ROI adatti per il tuo business

Veniamo al punto che avevamo suggerito proprio all’inizio dell’articolo. Le aspettative devono sempre riflettere la realtà della tua azienda. Inutile paragonarsi a colossi multinazionali ben stabiliti nel proprio settore con un email marketing ROI di 42:1. Il tuo vero parametro di riferimento è il miglioramento costante trimestre su trimestre rispetto alla tua situazione specifica.

Ecco una guida di massima basata sullo stadio di maturità del tuo business:

Stadio di maturità businessROI obiettivo
Anno 1ROI tra il 100% e il 200%Un pareggio o leggero utile è un ottimo traguardo. In questa fase stai ancora imparando cosa interessa davvero al tuo pubblico e come costruire fiducia
Anno 2ROI del 300-500%Hai affinato l’approccio, la tua lista è più profilata e sai quali offerte funzionano meglio
Anno 3ROI del 1000%Per programmi email ben gestiti, ora che hai dei clienti fidelizzati, puntare a un rapporto 10:1 o superiore, è un benchmark realistico

4. Traccia le metriche più importanti

Ci sono chiaramente moltissime metriche di email marketing che influiscono sul ROI, ma se vuoi veramente concentrarti sull’ottenere risultati senza venire sopraffatto, è meglio monitorare i tre pilastri che influenzano più direttamente il risultato finale:

Tasso di crescita della lista

Il tasso di crescita della lista, o list growth rate è la percentuale di nuovi iscritti rispetto al totale. Se all’inizio del mese avevi 230 iscritti e a fine mese ne hai 253, ne hai guadagnati 23, il tasso di crescita è dunque del 10%. 

Tasso di crescita = [Nuovi iscritti + (Disiscritti + Email non valide)] / Totale iscritti x 100

Se la tua lista ristagna o si restringe, il tuo ROI prima o poi si fermerà. Controlla questo dato all’inizio di ogni mese per assicurarti che il ricambio sia positivo.

Ricavo attribuito alle email

Il ricavo attribuito alle email (email-attributed revenue) sono le vendite tracciabili direttamente dai tuoi invii, attribuendo il merito delle conversioni a uno specifico invio, click o apertura. 

Puoi verificarle tramite i dati di analisi disponibili sulla tua piattaforma o, per maggiore precisione, usando codici sconto univoci per ogni campagna. Per esempio, una mail di benvenuto che offre un codice sconto BENVENUT310. Più in generale, i picchi di vendita nei giorni di invio sono la riprova dell’efficacia del canale.

Costi mensili

I costi mensili includono innanzitutto l’abbonamento alla piattaforma email e una stima realistica del tempo che dedichi alla creazione delle campagne, più qualsiasi costo extra dovuto alle campagne email. Molti imprenditori sottovalutano il valore del proprio tempo, facendo apparire il ROI artificialmente alto.

💡 Un consiglio pratico: Meno tempo impieghi a creare una campagna, più basso è il tuo costo operativo e più alto sarà il tuo ROI. Usare una piattaforma intuitiva come SiteGround Email Marketing semplifica drasticamente il lavoro grazie al builder no-code, i template pronti all’uso e le funzionalità AI. 

E se poi vuoi accelerare ancora di più, all’interno del SiteGround AI Studio trovi l’Email Marketer, un Agente IA specializzato che crea intere campagne (testi, layout e immagini) e le carica direttamente nello strumento di invio. In questo modo, passi dal brainstorming al cliccare invio in pochi minuti, abbattendo i costi e massimizzando il ritorno.

Come migliorare il ROI del tuo email marketing a seconda della situazione

Per migliorare il ritorno sull’investimento non esiste una formula fissa. Esistono però soluzioni e percorsi che si adattano ed evolvono insieme alla tua attività. Il segreto per non sprecare budget è riconoscere in quale fase ti trovi e agire sulle leve giuste per quel momento specifico. 

Così come cercare l’automazione estrema se non hai ancora una lista è uno spreco di risorse, lo è anche il voler gestire manualmente ogni invio quando il tuo database inizia a contare varie centinaia di nomi.

Stadio di esplorazione

Nella fase iniziale di sviluppo della tua attività, il tuo obiettivo principale è la costruzione della lista email, solitamente tramite i moduli di iscrizione email o addirittura cold email (soprattutto quando si parla di email marketing per il B2B). 

In questa prima fase devi ancora individuare cosa faccia scattare l’interesse del tuo pubblico. Non ossessionarti se il ROI non è ancora stellare e non preoccuparti di segmentare la tua lista in dettaglio.

Metriche da monitorare in stadio di esplorazione
Tasso di iscrizione (Conversion Rate del form)Quante persone che visitano il tuo sito lasciano l’email
Tasso di apertura (Open Rate)Indica se i tuoi oggetti catturano l’attenzione
Tasso di click (CTR)Misura quanto il contenuto sia effettivamente rilevante per chi legge

In questo momento stai investendo per capire come parlare ai tuoi clienti, quale linguaggio riesce a comunicare meglio e a stabilire una connessione.

📈 Per massimizzare il ROI in questa fase, devi tracciare cosa spinge l’utente a cliccare:
– Testa diversi oggetti per le tue email: Prova a variare tra un approccio diretto e uno più misterioso per vedere cosa genera più aperture.
– Sperimenta vari formati di contenuto: Offri consigli educativi legati al tuo settore, prova liste di fatti interessanti, racconta il dietro le quinte della tua attività o proponi quiz che aiutino i tuoi iscritti ad individuare i loro bisogni. 

Stadio di crescita

Una volta superata la fase dei primi test, devi iniziare a ottimizzare basandoti sui pattern che hai isolato e trovarne di altri ancora più specifici. 

Metriche da monitorare in stadio di crescita
Tasso di conversione per segmentoTi aiuta a capire quali gruppi di clienti sono più redditizi e quali comunicazioni funzionano nei diversi stadi del customer journey
Valore medio dell’ordine da email (AOV)Misura se le tue promozioni spingono a spendere di più
Tasso di re-engagementMisura quanti utenti dormienti riesci a risvegliare

In questo stadio, vogliamo iniziare a segmentare e migliorare. 

📈 Per massimizzare il ROI in questa fase, devi:
– Dividere e segmentare la tua lista per dati demografici (età, genere, posizione geografica) o specifici come cronologia di acquisto, livello di interazione o interessi specifici. 
– Tagliare i formati che hanno generato disiscritti o poco interesse.
– Raffinare e automatizzare ciò che ha portato incassi. Per gestire questo volume di lavoro senza raddoppiare le ore, imposta automazioni email che si attivano quando un contatto entra in un gruppo specifico. Così puoi inviare sequenze di benvenuto, percorsi di onboarding o per presentare i tuoi contenuti migliori spalmati su più giorni, garantendo un flusso costante senza interventi manuali.

Stadio di business maturo

Quando il tuo business è consolidato, devi espandere le campagne che hanno già dimostrato di funzionare. Se una sequenza di lancio ha portato ottimi risultati l’anno scorso, riprendi quel modello e adattalo. In questa fase, il targeting si raffina grazie a anni di dati comportamentali accumulati.

È qui che il famoso ROI di 10:1 (o superiore) diventa un obiettivo raggiungibile. Per mantenere questa macchina in salute, devi dedicare pochi minuti al mese a un controllo rigoroso dei tuoi numeri.

Ecco la tua lista di controllo mensile:

TaskTempoCosa fare
Traccia i numeri2 minTasso di crescita lista: ___
Entrate attribuite alle email: ___ €Costi mensili: ___ € 
Calcola il ROI2 min(Entrate − Costi) ÷ Costi × 100 = ___%
Confronta1 minTrend rispetto al mese scorso: ☐ Su ☐ Giù ☐ Stabile
Pianifica10 minCosa ha funzionato bene: ___ Una cosa da testare il prossimo mese: ___ 

Come capire quando sei sulla strada giusta

Per capire se il tuo marketing via mail sta funzionando basta saper leggere i segnali che il tuo database ti propone ogni giorno. Vediamo quali sono gli indicatori chiari che ti dicono di accelerare e le spie d’allarme che suggeriscono di fermarti a controllare gli ingranaggi.

Segnali positivi

Se riscontri questi semafori verdi, significa che la tua strategia sta dando frutti:

  • Le entrate mostrano un trend positivo: Anche una crescita lenta è un successo. Se nell’arco di tre o sei mesi vedi un movimento verso l’alto, le tue email stanno contribuendo alle vendite. Un aumento di 200 € un mese e 150 € quello successivo è comunque un progresso tangibile.
  • La tua lista cresce in modo costante: Nuovi iscritti che si aggiungono regolarmente (anche solo 10-20 al mese per le piccole imprese) segnalano che le persone vogliono ascoltarti. La crescita non deve essere necessariamente esplosiva per essere sana.
  • L’engagement è stabile: Il tasso di apertura e di click non deve salire ogni singolo mese. Se mantieni una costanza, ad esempio un tasso di apertura del 20-25% mese dopo mese, è un ottimo segno di salute del database.

Quando vedi questi segnali, resisti all’entusiasmo e alla tentazione di sperimentare su tutti i fronti. Piccoli aggiustamenti vanno bene, ma cambiamenti radicali possono interrompere ciò che sta già portando valore.

🧪 Il test più semplice di tutti
Stai guadagnando dalle email più di quanto spendi per gestirle?
Se la risposta è sì, il sistema funziona. Non ti serve un ROI di 42:1 per giustificare l’impegno. Anche un rapporto di 3:1 o 2:1 nel primo anno significa che l’email sta facendo il suo dovere rispetto ad altri canali. Continua a imparare e lascia che l’effetto composto dei risultati costruisca il tuo successo nel tempo.

Spie di allarme

Se invece noti questi fenomeni, è il momento di intervenire prima che il ROI ne risenta pesantemente:

  • Tasso di apertura stagnante per più di 3 mesi: Se le aperture sono piatte o in calo costante, i tuoi oggetti potrebbero aver perso mordente o stai inviando negli orari sbagliati. Testa approcci diversi prima di dare per scontato che il pubblico non sia più interessato.
  • Nessuna vendita dalle ultime campagne: Se hai inviato cinque email promozionali di fila con zero conversioni, qualcosa non va. Forse le tue offerte non corrispondono ai bisogni del target, o c’è troppo attrito nel passaggio dall’email alla pagina di vendita, forse puoi migliorare le mail da carrello abbandonato.
  • La crescita della lista si è fermata: Se non aggiungi nuovi contatti da settimane, i tuoi moduli di iscrizione o i tuoi incentivi (cioè i lead magnet) potrebbero aver bisogno di una rinfrescata.

Pronto a migliorare il ROI delle tue email?

Hai la formula, sai cosa monitorare e hai capito come monitorare i risultati del terzo mese rispetto a quelli del terzo anno. Ora è il momento di passare all’azione. Bastano quindici minuti al mese per capire se la direzione è quella giusta. 

Un buon ROI nasce dalla costanza nell’invio e dal tracciamento di iscritti, entrate e costi. E ricorda che ridurre i tempi operativi riduce i costi e quindi aumenta il ROI. Le aziende che raggiungono numeri impressionanti al terzo anno sono quelle che hanno monitorato i loro successi, hanno continuato a investire e hanno trovato modi per lavorare in modo più efficiente.

SiteGround Email Marketing è costruito esattamente per questo. Il builder no-code e gli strumenti AI per i testi e immagini riducono drasticamente il tempo dedicato a ogni campagna, la dashboard ti mostra i dati di coinvolgimento a colpo d’occhio e le sequenze automatizzate non richiedono competenze tecniche per darti ottimizzazione avanzata.

Meno tempo speso significa costi più bassi e un ROI migliore. Il tuo metodo funzionerà, a patto che tu gli dia il tempo di farlo

FAQ riguardo l’email marketing ROI

Cos’è il ROI nel marketing?

Il ROI, o Ritorno sull’Investimento, è un indicatore di redditività che misura il profitto generato da una specifica attività di marketing rispetto al suo costo. In termini semplici, ti dice se i soldi che stai spendendo per promuovere la tua attività stanno tornando indietro sotto forma di guadagno o se stai subendo una perdita. Si calcola sottraendo i costi dai ricavi e dividendo il risultato per i costi stessi.

Quanto deve essere un buon ROI?

Non esiste una cifra universale, poiché un buon ROI dipende dal settore, dall’area che stai osservando (email marketing, Ads, social media marketing, ecc.) e dalla maturità del tuo business. 
Tuttavia, nell’email marketing, un rapporto di 10:1 (ovvero 10 € incassati per ogni euro speso) è considerato un eccellente traguardo per programmi ben avviati. Per una piccola impresa agli inizi, anche un ROI che copre i costi o genera un piccolo margine del 100-200% è un segnale positivo di crescita. Le aziende già avviate arrivano a ROI di email marketing di 36:1 o addirittura 42:1.

Quale KPI sono più importanti per il ROI?

Per proteggere e migliorare il tuo ROI, devi monitorare tre metriche fondamentali:
– Tasso di crescita della lista, per assicurarti che il tuo database di potenziali clienti si rinnovi costantemente.
– Entrate attribuite alle email, per tracciare con precisione quanti acquisti derivano direttamente dai tuoi invii.
– Costi mensili totali, che devono includere sia le spese vive per le piattaforme sia il valore del tempo impiegato per creare le campagne.

La scheda prodotto perfetta: Cosa includere e come ottimizzarla

illustrazione di un mockup di una scheda prodotto per un ecommerce

Anche se hai fatto un lavorone per portare traffico al tuo negozio online, i clienti escono senza aver acquistato niente. Cos’è che non va? Probabilmente qualcosa nella tua scheda prodotto. È un po’ triste? Un po’ poco sfiziosa? Un po’ scialba? 

In un ecommerce, questa pagina deve rispondere ai dubbi, rassicurare sulla qualità e spingere l’utente a cliccare sul fatidico “Aggiungi al carrello”. Chi commette l’errore di sottovalutare l’importanza della scheda prodotto, finisce per pubblicare pagine scarne o, peggio, confuse. In questo articolo vedremo esattamente come costruire la scheda prodotto perfetta, analizzando gli elementi indispensabili e le best practice per ottimizzare l’esperienza d’acquisto e la tua visibilità sui motori di ricerca.

Che cos’è una scheda prodotto?

La pagina prodotto è l’ambiente digitale che racchiude ogni dettaglio rilevante su un singolo bene o servizio. La sua funzione primaria è quella di eliminare ogni dubbio e infondere sicurezza nel potenziale acquirente, fornendogli tutti gli strumenti per compiere una scelta informata. Gli elementi che la compongono sono:

  • Immagini ad alta risoluzione
  • Descrizioni testuali
  • Specifiche tecniche
  • Prezzi chiari
  • Recensioni di altri utenti
  • CTA, ovvero il tasto “Aggiungi al carrello”
screenshot di una scheda prodotto su un sito ecommerce

Chiariamo anche una confusione comune tra la scheda prodotto e la product listing page, o pagina di elenco categoria. La pagina di elenco è una vetrina che permette di scorrere rapidamente tra diverse opzioni, confrontando i modelli o i colori disponibili. È ottima per la navigazione e la scoperta. La scheda prodotto, invece, è l’approfondimento verticale.

screenshot di una pagina elenco categoria su un sito ecommerce

Cosa includere in una scheda prodotto ecommerce: La checklist

Lo abbiamo appena menzionato, una scheda prodotto che funziona segue una checklist precisa di elementi che guidano l’utente dalla curiosità alla transazione, senza lasciare spazio alle esitazioni. Ecco i componenti essenziali da spuntare.

riassunto visivo della checklist dei paragrafi seguenti

Usa immagini di qualità per i tuoi prodotti

La base di partenza sono foto ad alta risoluzione. Opta per:

  • Scatti nitidi
  • Illuminazione naturale
  • Sfondo neutro che non distragga dall’oggetto
screenshot delle foto di alta qualità in una scheda prodotto su un sito ecommerce

Non limitarti a una sola angolazione: mostra il prodotto di fronte, di profilo e il retro. Ricorda anche che nell’ecommerce l’immagine è l’unico sostituto del tatto, quindi mostra i dettagli ravvicinati delle texture o delle finiture. Se le tue foto sono sgranate o poco chiare, il cliente percepirà la tua azienda come approssimativa e addirittura il prodotto come poco affidabile.

🌟 Vuoi fare un passo in più?
Per migliorare l’esperienza utente, puoi integrare elementi interattivi: 
– Visualizzazione a 360° o brevi video dimostrativi che permettono di capire il dinamismo, soprattutto nel settore dell’arredamento.
– Selezionare foto generate dagli utenti o permettere ai clienti di caricare i propri scatti che aumentino la fiducia nell’autenticità del prodotto. L’integrazione di user-generated content riduce drasticamente il tasso di resi, soprattutto nell’abbigliamento, dove un capo può apparire molto diversamente su un modello. 

Scrivi una descrizione e una scheda tecnica chiare

La descrizione del prodotto deve prima di tutto rispondere alle domande latenti del cliente. Deve contenere:

  • Caratteristiche essenziali
  • Dettagli e specifiche
  • Benefici concreti
screenshot della descrizione in una scheda prodotto su un sito ecommerce

Per esempio, se la specifica di un prodotto è che ha un’unità SSD da 1TB, il beneficio è il fatto che il cliente possa salvare anni di fotografie di famiglia senza rallentamenti.

🌟 Vuoi fare un passo in più?
Cerca di calibrare i dettagli in base al tuo interlocutore. Per esempio:
Se vendi abbigliamento per neonati, un genitore cercherà rassicurazioni sulla morbidezza delle cuciture, sulla sicurezza dei materiali e, pragmaticamente, sulla facilità di lavaggio in lavatrice. 
Se il tuo target è un pubblico attento all’ambiente, la descrizione dovrà concentrarsi sulla sostenibilità dei tessuti, sull’impronta di carbonio e sulle condizioni etiche di produzione. 
Per un acquirente di beni di lusso, invece, dovrai scendere in dettagli tecnici: il tipo di fodera, la provenienza specifica della fibra, il taglio e le tecniche di sartoria utilizzate.

Fornisci variabili e prezzi semplici

Poche cose irritano un utente quanto l’incertezza sul prezzo finale. Il costo deve essere:

  • Visibile, scritto in caratteri chiari e posizionato vicino al tasto di acquisto
  • Sconti o promozioni temporanee evidenziate accanto al prezzo originale barrato (specifica la percentuale di risparmio)
  • Se il prodotto prevede diverse varianti (come taglie o colori), assicurati che la selezione sia fluida e che il prezzo si aggiorni in tempo reale se cambiano le configurazioni.
screenshot delle variabili di taglia su una scheda prodotto di un ecommerce

🌟 Vuoi fare un passo in più?
Cerca sempre di integrare la spedizione gratuita: I costi di consegna inaspettati sono la prima ragione di abbandono durante il checkout. Spesso è strategicamente più vantaggioso incorporare il costo della spedizione nel prezzo totale del prodotto piuttosto che aggiungerlo alla fine. Il cliente percepisce un valore maggiore nel trasporto incluso rispetto a un prezzo base più basso seguito da un rincaro per la consegna.

Inserisci pulsanti e CTA prominenti

Un tasto “Aggiungi al carrello” o “Compra ora” deve essere il capolinea di tutto il lavoro di persuasione fatto nella pagina.

  • Rendi il pulsante impossibile da ignorare: usa colori che staccano nettamente rispetto alla palette del sito e posizionalo in un’area visibile
  • Usa un testo diretto: “Acquista ora”, “Aggiungi al carrello”, “Compra subito”, “Vai al checkout”.
screenshot della CTA in una scheda prodotto su un ecommerce

🌟 Vuoi fare un passo in più?
Un trend interessante che sta prendendo piede negli ecommerce è il one-step checkout o acquisto rapido. Ridurre i passaggi tra il click sulla scheda prodotto e la conferma del pagamento abbassa drasticamente la probabilità che il cliente ci ripensi e aumentano le conversioni.

Incorpora recensioni e rating

Quando non possiamo toccare con mano ciò che vediamo, come è il caso negli acquisti online, ci fidiamo di chi lo ha già fatto. Le recensioni infatti, servono sì a dare credibilità ad un acquisto (pensiamo all’insicurezza di acquistare da un brand online per la prima volta), ma aiutano anche a prendere decisioni più informate (pensiamo a dettagli non presenti nella descrizione, casi d’uso inaspettati o bisogni particolari non previsti dal commerciante). 

È successo anche a me giusto qualche settimana fa, quando stavo cercando degli organizzatori per il mio armadio. Ero indeciso tra un paio opzioni, finché non ho iniziato a spulciare le recensioni. In un commento, un utente spiegava che un modello specifico era particolarmente comodo perché impilabile a incastro, in modo simile ad un altro modello di cassettiera modulare a scorrimento. Risultato? Non ho comprato nessuna delle due opzioni iniziali e ho comprato invece per la cassettiera modulare a scorrimento menzionata dall’utente, che faceva al caso mio, anche se inizialmente non lo sapevo.

screenshot dei rating che appaiono sotto ad ogni prodotto di un sito ecommerce

🌟 Vuoi fare un passo in più?
Non cadere nella tentazione di cancellare i commenti negativi. Evidenziare sia i feedback entusiasti che quelli costruttivi offre una prospettiva equilibrata e fa percepire la tua onestà. 

Aggiungi dettagli utili

L’ultimo spunta da fare sono le risorse che risolvono i dubbi logistici o tecnici o arricchiscono con informazioni aggiuntive. 

  • Guide alle taglie
  • Manuali d’uso in PDF/video
  • Sezione FAQ specifica al prodotto
  • Informazioni logistiche su consegna, policy di reso o altro
  • Suggerimenti di prodotti correlati o versioni superiori per fare cross-selling o up-selling e aumentare il valore medio dell’ordine senza risultare invadente
screenshot dei dettagli in una scheda prodotto di un ecommerce di abbigliamento, tra cui la guida alle taglie, i materiali e le indicazioni per il lavaggio

🌟 Vuoi fare un passo in più? O magari no
Il troppo stroppia. Se la scheda prodotto diventa un’enciclopedia, l’utente si confonde e se ne va. Non tutte le pagine hanno bisogno di informazioni extra.
Analizza il tuo catalogo e aggiungi solo ciò che realmente facilita la vendita o riduce il carico di lavoro del tuo servizio clienti. L’obiettivo è la chiarezza, non il volume di testo.

Come fare una scheda prodotto veramente buona: Best practice + esempi

Per fare una scheda prodotto veramente efficace devi combinare una navigazione intuitiva, un copywriting che trasformi le caratteristiche in benefici e un’ottimizzazione tecnica che renda la pagina veloce e visibile sui motori di ricerca. 

Seguendo queste best practice potrai costruire un percorso di fiducia che guidi l’utente dal primo sguardo al click sul tasto di acquisto, eliminando ogni possibile attrito o dubbio.

Navigazione che facilita l’UX

Una navigazione pulita toglie gli ostacoli e indica con precisione dove si trova la cassa. Se l’architettura del tuo sito è confusa, l’attrito tecnologico danneggia la vendita. La struttura della scheda prodotto deve fornire quindi un percorso guidato, non un labirinto. 

Usa una gerarchia visiva chiara: tutto ciò che è assolutamente essenziale deve stare above the fold, ovvero nella parte di schermo visibile senza dover scorrere. Foto, titolo, prezzo e tasto di acquisto devono dominare la prima visuale. Quello che aiuta o completa le informazioni, come I dettagli tecnici e le recensioni, va nella parte sottostante, cioè below the fold.

Per garantire un’esperienza fluida, è necessario curare questi aspetti strutturali:

  • Menu e funzioni di ricerca devono essere sempre rintracciabili, preferibilmente in una barra di navigazione fissa o con un’icona ben visibile. 
  • Design accessibile e responsive. La tua scheda prodotto deve essere perfetta su uno schermo da 6 pollici quanto su un monitor da 27, con testi leggibili e bottoni facili da cliccare con il pollice o con un lettore schermo.
  • Gestione degli spazi: Usa paragrafi brevi, elenchi puntati e icone per le caratteristiche tecniche. Evita i muri di testo e l’ammucchiarsi di troppi elementi. 
  • Categorizzazioni, tag ed etichette chiare. Troppe categorie o etichette ambigue confondono l’utente.

Copywriting persuasivo

Non ci sono dubbi che il testo di una scheda prodotto debba vendere, ma come?

  • Evita l’elenco arido di specifiche
  • Scegli con cura il registro linguistico, parla la lingua del tuo cliente. Se vendi attrezzatura da giardinaggio a hobbisti, usa parole che evocano il piacere di vedere il proprio prato fiorire ed evita termini eccessivamente tecnici senza contesto.
  • Anticipa le obiezioni. Se sai che il prezzo del tuo prodotto è superiore alla media perché usi materiali pregiati, spiegalo subito. 
  • Trasforma ogni caratteristica in un beneficio tangibile. Per esempio: “la suola in gomma vulcanizzata ti garantisce una tenuta perfetta anche sulla roccia bagnata, evitandoti scivoloni pericolosi”. 
  • Aiuta l’utente a visualizzare il prodotto nella propria quotidianità, dai spazio alle emozioni.
screenshot di un'altra descrizione nella scheda prodotto di un ecommerce

Se scrivere non è il tuo mestiere o se la mole di prodotti nel tuo catalogo è troppa per un team ristretto, sfrutta l’IA per superare il blocco o per velocizzare la creazione di bozze efficaci. All’interno di SiteGround AI Studio, ad esempio, hai a disposizione un Agente specializzato nel copywriting pronti a generare descrizioni calibrate sul tuo target partendo da semplici note tecniche. È lo strumento ideale per chi non ha un intero team editoriale alle spalle ma non vuole rinunciare a una comunicazione professionale. 

💡Consiglio
Ricorda che l’IA ti fornisce l’ossatura, ma il tocco finale deve essere il tuo. Intervieni sempre per umanizza il contenuto: personalizza i testi, aggiungi quei dettagli che solo chi conosce il prodotto può sapere e parla al pubblico che conosci. La tecnologia serve ad accelerare il lavoro, ma è la tua voce autentica a chiudere la vendita.

Non dimenticare la SEO

Ottimizzare una scheda prodotto per i motori di ricerca è una necessità pratica: se Google non capisce o non si fida di cosa vendi, non lo mostrerà a chi lo sta cercando. La SEO per l’ecommerce inizia da:

screenshot dei rich snippet in una SERP, dove appaiono titolo, immagine, prezzo e recensioni
  • Parole chiave strategiche: Includi nel titolo e nella descrizione i termini che i tuoi clienti usano realmente, come il colore, il materiale o l’uso specifico del prodotto. Per esempio “Scarpa da trekking ed escursione impermeabile: Modello XF-89”.
  • Dati strutturati e Rich Snippet: Implementa il markup dei dati strutturati permette ai motori di ricerca di visualizzare informazioni preziose direttamente nei risultati di ricerca, come il prezzo, la disponibilità e le stelline delle recensioni. Questo aumenta drasticamente la probabilità che un utente clicchi sul tuo link rispetto a uno spoglio e privo di dettagli.
  • Performance tecniche: Google penalizza i siti lenti. Se una pagina impiega troppo tempo a caricare immagini ad alta risoluzione, scivola in fondo alle classifiche di ricerca.

La velocità e la fluidità sono pilastri fondamentali della SEO moderna. Per questo motivo, la scelta dell’infrastruttura non è un dettaglio tecnico secondario. Sfruttare un ambiente ottimizzato come quello dell’Ecommerce Builder di SiteGround ti da un vantaggio in partenza. Grazie a un’infrastruttura di hosting ultraveloce e sicura, le tue pagine caricheranno istantaneamente, garantendo quella reattività che sia gli utenti che i motori di ricerca pretendono oggi. Per quanto riguarda le complessità tecniche, abbiamo integrato gli strumenti che le gestiscono tutte al posto tuo, permettendoti di concentrarti solo sulla vendita e sulla crescita del tuo brand.

Sfrutta al meglio le tue schede prodotto

Le tue schede prodotto meritano un ecommerce non solo bello, ma che sia montato su un’impalcatura d’acciaio. Costruisci un’esperienza d’acquisto impeccabile, supportata dalla sicurezza e dalla potenza di chi mastica il web ogni giorno da vent’anni. Con l’Ecommerce Builder di SiteGround, pensiamo noi alle difficoltà tecniche:

  • Velocità che converte: Grazie a un’infrastruttura hosting tra le più veloci in Europa, le tue schede prodotto caricano in un lampo, soddisfacendo sia l’impazienza dei clienti che i requisiti di Google.
  • Semplicità operativa: Non serve essere un programmatore per creare una scheda perfetta. Il nostro builder drag-and-drop ti permette di trascinare gli elementi, gestire le varianti e impostare i prezzi facilmente.
  • Crescita assistita dall’IA: Con le funzionalità AI incorporate e AI Studio, hai un collaboratore instancabile che genera contenuti in pochi secondi, lasciandoti il tempo di concentrarti sulla strategia e sul tocco umano.

Vuoi vedere come trasformare la tua idea in un negozio online attivo oggi stesso? Dai un’occhiata a come funziona il nostro Ecommerce Builder e inizia a costruire l’online store perfetto per te.

FAQ riguardo le pagine prodotto

Come si fa una scheda prodotto efficace?

Una scheda prodotto efficace è un equilibrio tra tre elementi fondamentali: informazione,  persuasione e riduzione dell’attrito. Descrive il prodotto, rassicura l’utente sulla validità della sua scelta e rende l’acquisto facile. 
Per farlo devi conoscere il tuo cliente, parlare la sua lingua e rispondere preventivamente ai suoi dubbi. Visivamente, deve essere pulita, con il tasto di acquisto e il prezzo immediatamente identificabili senza dover scorrere la pagina.

Quali elementi non possono mancare in una scheda prodotto ecommerce?

Esistono dei componenti non negoziabili che costituiscono l’ossatura di ogni vendita online:
– Immagini di alta qualità scatti da più angolazioni che permettano di capire il prodotto.
– Titolo chiaro e prezzo visibile, senza ambiguità su cosa si sta comprando e a che costo.
– Descrizione orientata ai benefici
– CTA prominente
– Recensioni e valutazioni degli utenti per costruire fiducia istantanea.
– Informazioni logistiche come tempi di consegna e politiche di reso ben spiegate.

Come ottimizzare la scheda prodotto per i motori di ricerca?

L’ottimizzazione SEO di una pagina prodotto richiede un approccio sia testuale che tecnico.
Contenuto: usa parole chiave specifiche nel titolo e nelle descrizioni.
Tecnicità: Utilizzare i dati strutturati (Schema markup) per apparire nei risultati di ricerca con i rich snippet. Scegli un’infrastruttura hosting performante per caricamento veloce e buona  reputazione.

Come fare un lancio di prodotto: Strategie per tutte le fasi

illustrazione di un mockup di pagina ecommerce circondata da icone di metriche. L'immagine di un razzo rappresenta metaforicamente il lancio del prodotto

Hai passato mesi a perfezionare un’idea, a limare i costi e a litigare con i fornitori. Ora il prodotto è lì, pronto sul tavolo, ma ti accorgi che devi superare un altro monte. Come lo porti sul mercato senza che finisca nel dimenticatoio? Non basta mettere qualcosa online per garantire che venda da sé, ma non servono neanche budget da multinazionale per fare un lancio che lasci il segno.

Il lancio di un prodotto è un processo che parte dalla definizione del DNA di ciò che vendi e arriva fino alla misurazione dell’ultimo centesimo incassato. In questa guida non troverai teorie astratte, ma un percorso operativo in cinque fasi per costruire un debutto solido, creativo e, soprattutto, sostenibile per le tue tasche. Dalle strategie per creare hype a basso costo fino all’uso dello User Generated Content per promuovere i prodotti a lungo andare, vedremo come trasformare la tua novità in un asset per la tua azienda. Al lavoro.

Punti chiave:

  • A cosa serve il lancio di un prodotto: Introduce una novità sul mercato, validandone il valore. Definisce l’identità del prodotto, fa acquisire nuovi clienti intercettando segmenti inediti e riattiva vecchi clienti attraverso la novità.
  • Le cinque fasi del lancio di un prodotto:
    • Definire la product identity (storia, posizionamento e tono di voce)
    • Scelta dei canali e delle tempistiche del lancio
    • Esecuzione di una campagna teaser
    • Avvio della campagna di lancio vera e propria
    • Gestione del post-lancio per mantenere l’inerzia commerciale.
  • Strategie per creare hype nel pre-lancio: Per generare attesa si possono utilizzare contenuti interattivi (sondaggi e contest), countdown visivi per creare urgenza, contenuti dietro le quinte per umanizzare il brand, sequenze di email marketing informative e l’apertura di preordini per misurare l’interesse e finanziare la produzione.
  • Tattiche per un lancio di successo: Per soft launch, puoi offrire un accesso anticipato ai clienti VIP o effettuare rilasci a tempo o quantità limitate. Per hard launch puoi convogliare il traffico su una landing page dedicata, collaborare con micro-influencer, inviare annunci diretti via email e SMS, e fornire prove tangibili tramite dimostrazioni, webinar, unboxing e condivisione di testimonianze reali.

Cos’è il lancio di un prodotto?

Il lancio di un prodotto è un processo coordinato che serve a introdurre una novità nel mercato e validare questa nuova proposta di valore agli occhi del pubblico. Questa prima introduzione nel mercato definisce l’identità del prodotto, il posto che questo occuperà nell’immaginario comune. Quando fatto con successo, quindi, un lancio presenta una soluzione adatta e funzionale ad un problema ben definito e sentito dal pubblico. 

Guardando oltre il singolo prodotto, il lancio costituisce anche una leva per l’acquisizione di nuovi clienti, intercettando chi non ti conosce ancora, o per fare re-engagement di una clientela dormiente attraverso una novità. 

Come lanciare un prodotto: 5 fasi

Articolare il lancio di un nuovo prodotto richiede pianificazione e coordinazione rigorosa tra vari dipartimenti. non basta l’intuizione, serve una struttura che trasformi l’idea in un asset commerciale solido.

Nei prossimi paragrafi analizzeremo l’intero percorso logico e operativo, suddiviso in cinque fasi. Ogni fase è un ingranaggio di un meccanismo che, se ben oliato, garantisce al tuo prodotto la spinta necessaria per restare sul mercato a lungo.

schema riassuntivo dei seguenti paragrafi su come lanciare un prodotto

1. Definisci la product identity

Costruire la product identity significa decidere quale storia racconterai al mercato e assicurarti che questa narrazione non subisca cortocircuiti tra un canale e l’altro. Questa identità deve essere scolpita e comunicata chiaramente a ogni membro del tuo team, in modo che possa essere trasmessa con coerenza su tutti i canali e tutte le piattaforme seguendo lo stesso spartito.

Per iniziare a definire la product identity, devi avere molto chiari questi tre aspetti:

  • Posizionamento: Per chi è il prodotto? Quali problemi risolve? Dove si colloca nella scaffalatura mentale del cliente? È un bene di prima necessità, un lusso accessibile, una soluzione tecnica specifica?
  • Tono di voce: Che carattere ha il prodotto e la conversazione che lo circonda? Vuoi che venga percepito come autorevole e serio, oppure approccio leggero, dissacrante, spiritoso?
  • Adattabilità: Il messaggio deve restare identico o può sfumare leggermente in base al pubblico?

La descrizione

Le descrizioni servono a comunicare praticamente al pubblico quello che hai definito teoricamente in quanto a personalità e identità del prodotto. Ricordati di non limitarti a un elenco di caratteristiche tecniche, ma di trasmettere sempre il valore attraverso vantaggi concreti per i clienti.

E attenzione alla forma: le descrizioni testuali devono essere coerenti con il branding del tuo business, dettagliate e ottimizzate per SEO sul sito ecommerce, mentre sui canali social devono essere sintetiche, d’impatto e immediate.

Le immagini

Una volta definito il copy, completa il quadro con le immagini. Che tu decida di scattarle in autonomia o di affidarti a un professionista, ricorda che quelle immagini sono il primo punto di contatto visivo, e devono trasudare la qualità che dichiari a parole e le caratteristiche che hai definito.

2. Determina canali e data di lancio

Senza una scadenza precisa, il lancio di un prodotto rischia di perdere inerzia nella ricerca del perfezionismo. La data di lancio deve essere un metronomo che dà ritmo al lavoro del team. Certo, non è un dogma: se durante lo sviluppo incontri un ostacolo tecnico serio, meglio slittare di una settimana che debuttare con un sistema che fa acqua. 

Ma attenzione, spostare continuamente il traguardo dissipa l’entusiasmo, sia il tuo che quello dei potenziali acquirenti.

Parallelamente dovrai anche decidere il “dove”. Come sempre, devi presidiare gli spazi dove hai individuato che si trova la tua audience. Da lì, già sai che ogni canale ha una sua grammatica e si presta a obiettivi diversi:

  • Email: Ideale per lanci che richiedono una narrazione più approfondita o per offrire un accesso privilegiato ai clienti storici. Qui hai l’attenzione di lettori già interessati senza le distrazioni di un feed pubblico.
  • Social Media: Perfetti per far circolare il nome del prodotto sia tra gli utenti che ti seguono che nuovi segmenti, attraverso post organici e Ads. Questi sono i canali dell’immediatezza, ottimi per contenuti visivi, dinamici e per mostrare il prodotto in azione.
  • SMS: Da usare con estrema parsimonia, solo per l’annuncio del “via” ufficiale o per offerte a tempo limitatissimo.
  • Eventi: Gli eventi fisici (nel tuo punto vendita o altri spazi) sono ottimi per umanizzare il lancio e per creare un senso di comunità attorno alla novità, mentre gli eventi digitali (come un webinar) sono ideali per prodotti complessi che hanno bisogno di una dimostrazione pratica.

3. Inizia una campagna teaser per creare curiosità

La campagna teaser, ovvero la campagna d’anteprima, serve a costruire tensione narrativa, quel buzz che trasforma un oggetto sconosciuto in un desiderio latente. In altre parole, lo scopo in questa fase è generare hype. 

Puoi farlo generando aspettative precise che spingono l’utente a farsi un appunto sul calendario mentale o a lasciarti la sua email pur di non restare fuori. Oppure puoi solleticare la curiosità senza svelare troppo, dare un assaggio sfizioso per spingere lo spettatore ad avvicinarsi. Vediamo quali strategie puoi adottare.

Contenuti interattivi sui social

I contenuti interattivi sono uno strumento efficace per coinvolgere il pubblico:

  • Puoi renderlo partecipe fin dalle prime fasi di gestazione nello sviluppo del prodotto stesso offrendo di scegliere tra due varianti di colore per il packaging, lanciando un contest per selezionare un design vincente o per selezionare ristretto gruppo di tester che provino il prodotto in anteprima (una sorta di soft launch molto controllato).
  • Puoi puntare alla gamification per raggiungere più organicamente i non-follower attraverso quiz o contest.

Perché funziona: Quando una persona sente di essere coinvolto da chi produce un prodotto o di aver contribuito, anche minimamente, alla sua creazione, questo crea fiducia, simpatia e associazione positiva al brand e al prodotto. In secondo luogo, gli algoritmi dei social premiano l’interazione: più persone rispondono ai tuoi sondaggi, più i tuoi contenuti avranno copertura organica gratuita.

Quando usarli: Questa strategia è l’ideale per prodotti che hanno una forte componente estetica o esperienziale e per il pubblico, soprattutto se questo si basa su un forte senso di community. È particolarmente efficace quando ti rivolgi a un target giovane e abituato all’interattività.

🛠️ Strumenti 🧰
Gestire questo flusso di contenuti può essere oneroso per una piccola impresa. È per questo che in SiteGround AI Studio abbiamo messo a disposizione tre agenti specializzati in social media management (per Instagram, LinkedIn e Facebook). Questi strumenti sono addestrati per fare brainstorming di idee creative, stendere bozze di post che stimolino la conversazione e aiutarti a gestire commenti e interazioni, mantenendo il tuo brand sempre presente senza che tu debba passare ore davanti allo schermo.

Countdown

Il countdown è la visualizzazione grafica del tempo che manca al momento del lancio e serve a concretare la scadenza imminente, aumentare il senso di attesa e la desiderabilità del prodotto. Hai diversi modi di metterlo in pratica: 

  • Un orologio digitale sulla tua home page
  • Uno sticker nelle storie di Instagram
  • Un riferimento testuale/grafico nelle email

Perché funziona: La sua efficacia fa leva sull’attesa, facendo percepire un prodotto come qualcosa di alto valore. 

Quando usarlo:

  • In lanci a edizione limitata: Se produci pochi pezzi o pianifichi di fare un lancio soft, offrendo il servizio ad un numero ristretto di persone, il timer sottolinea che la velocità è un fattore critico.
  • In offerte Early Bird: Ideale se prevedi uno sconto particolare o un bonus per chi acquista nelle prime ore dal lancio.

Ricorda però di non abusarne, se ogni tua iniziativa ha un countdown, l’effetto urgenza svanisce.

Dietro le quinte

Questa strategia narrativa che consiste nel documentare la genesi e il processo del prodotto invece del solo risultato finale. Dalla scelta delle materie prime ai test di laboratorio, fino al momento in cui l’oggetto viene inscatolato, puoi scegliere cosa e quanto svelare.

  • Svelamento parziale: Se vendi abbigliamento, potresti mostrare dei macro-dettagli delle trame o dei bottoni senza far vedere il taglio del capo. Se ti occupi di cosmetica, puoi mostrare la texture di una crema senza rivelarne il colore finale.
  • Svelamento concettuale: Se stai lanciando una linea di ceramiche, potresti non mostrare affatto i pezzi, ma documentare la ricerca dei materiali, le palette o le ispirazioni dietro la collezione.
  • Trasparenza totale: Ideale per prodotti tecnici o artigianali (un software o un prodotto di cucina artigianale) dove il “come è fatto” è parte integrante del valore.

Perché funziona: La tecnica umanizza il business e crea un legame di fiducia. Mostrare il lavoro e la fatica che stanno dietro a un prodotto giustifica il prezzo e dimostra competenza e l’acquisto si trasforma in un atto di sostegno verso un progetto che si è visto “nascere”.

Quando usarlo: 

  • Per artigianato e manifattura, dove la manualità costituisce il vero valore.
  • Per prodotti di alta gamma, per giustificare un posizionamento di prezzo premium attraverso la cura dei dettagli.
  • Per brand con una community fedele, perché i tuoi clienti saranno entusiasti di vedere i progressi del tuo lavoro.

Email marketing

L’email marketing è il canale dove puoi rendere la conversazione più privata e personalizzata per accompagnare il potenziale cliente per mano fino al giorno del lancio. Una campagna efficace dovrebbe iniziare almeno 1 o 2 settimane prima del debutto ufficiale. 

Potresti strutturarla così: una prima email che accenna a una novità in arrivo senza svelare tutto, una seconda che presenta il problema che il prodotto risolve, e una terza che offre un dettaglio esclusivo o un vantaggio per chi si iscrive a una lista d’attesa.

Perché funziona: Quando invii una newsletter, arrivi direttamente nella casella di posta di una persona che ha già espresso interesse per il tuo brand. È un ambiente che permette di sviluppare argomentazioni più segmentate, più profonde e più tecniche, ideali per convincere chi è ancora indeciso. 

Quando usarlo:

  • Per prodotti ad alto valore: Se il tuo prodotto costa molto o è complesso, hai bisogno di spazio e tempo per spiegarne i benefici.
  • In email B2B e servizi professionali, dove le decisioni d’acquisto sono meno impulsive e più razionali.
  • Per un target fedele, quando vuoi premiare la tua community con un accesso anticipato o un prezzo speciale dedicato solo agli iscritti.

🛠️ Strumenti 🧰
Perché tutto questo funzioni, è fondamentale scegliere una piattaforma solida. Il tool di Email Marketing di SiteGround è pensato proprio per questo: ti permette di disegnare email dall’aspetto professionale con un builder intuitivo che integra già criteri di accessibilità, funzionalità di intelligenza artificiale per supportarti nella generazione di testi e immagini e una deliverability del 98.80%. Per chi poi vuole delegare maggiormente, c’è l’integrazione diretta con gli Agenti AI specializzati di AI Studio. L’Agente di Email Marketing, per esempio, può gestire la stesura di testo, immagini e design per te, mantenendo coerenza e professionalità.

Preordini

Con i preordini vendi i prodotti prima che siano effettivamente disponibili in magazzino o pronti per la spedizione. Esistono due strade principali per approcciare questa strategia: quella classica, con una finestra temporale estesa, o quella più aggressiva e tattica. 

Quest’ultima consiste nell’aprire le vendite per un lasso di tempo brevissimo, ad esempio un’ora o un solo giorno, producendo esattamente il quantitativo ordinato in quel frangente. 

Perché funziona: Da un punto di vista finanziario, il preordine ti permette di incassare prima di sostenere i costi di produzione o di spedizione su larga scala, riducendo a zero il rischio di invenduto. Da un punto di vista psicologico, agisce sulla scarsità temporale e materiale. Sapere che un acquisto sarà disponibile solo per sessanta minuti trasforma l’acquisto in un evento adrenalinico. Inoltre, ti aiuta a misurare con certezza la temperatura del tuo pubblico.

Quando usarlo: 

  • Per prodotti artigianali e tirature limitate, dove la capacità produttiva è limitata e il cliente accetta volentieri un’attesa più lunga in cambio dell’esclusività.
  • Per brand con una community estremamente attiva, dove magari hai passato settimane a fare teaser e dietro le quinte, dove il pubblico è carico e pronto a scattare non appena apri i preordini.

4. Avvia la campagna di lancio

Dopo aver seminato curiosità con i teaser, dovrai aprire le porte al pubblico con un lancio ufficiale. Non esiste una formula univoca, ma hai due approcci principali, che dipendono dal tipo e dalla maturità del prodotto.

  • Soft launch, cioè un rilascio controllato, destinato a un segmento ristretto del tuo pubblico. Questo tipo di lancio serve a raccogliere dati sull’esperienza d’uso, correggere eventuali problemi, bug o attriti nel processo d’acquisto e, con la sicurezza dei numeri alla mano, aprirsi al mercato globale.
  • Hard launch, con cui il prodotto viene reso disponibile a chiunque nello stesso istante, supportato da una spinta comunicativa massima. È un rilascio che punta a generare il picco di vendite immediato e a dominare la conversazione di settore.

Qualunque sia la tua scelta, per sostenere l’attenzione puoi attingere alla cassetta degli attrezzi ricca di soluzioni pratiche che analizzeremo nei prossimi paragrafi.

Dai l’accesso anticipato ai clienti esistenti o VIP

Questa strategia di soft launch consiste nel rendere disponibile il prodotto a una cerchia ristretta di clienti — possono essere i tuoi clienti VIP per volume di acquisto, un segmento specifico interessato a quella categoria, o chi ha interagito di più con i tuoi teaser — prima del lancio globale.

Tecnicamente, puoi gestire il tutto creando una pagina protetta da password sul tuo sito o rendendo il prodotto visibile solo agli utenti loggati che appartengono a quel gruppo.

Perché funziona: Dal punto di vista psicologico, il cliente si sente parte di un’élite riconosciuta dall’azienda e questo cementa la fedeltà. Per il business, questa fase funge da cuscinetto di sicurezza. Ricevere feedback da un gruppo amico ti permette di affinare il prodotto e il processo di vendita in un ambiente protetto, riducendo drasticamente il rischio durante il lancio ufficiale e dandoti il tempo di correggere il tiro. 

Quando usarlo:

  • Se offri servizi complessi o software, dove il rischio di bug o incomprensioni tecniche è alto.
  • In settori ad alta fedeltà, dove il parere dei super-fan conta più delle pubblicità.

Fai un rilascio a tempo o quantità limitate

Il rilascio a tempo limitato (o a lotti) consiste nel mettere in vendita il prodotto solo per un periodo brevissimo o in quantità molto ridotte, dichiarate fin dall’inizio. Una volta finiti i pezzi o scaduto il tempo, le vendite si chiudono, indipendentemente dalla domanda residua, e si punta quindi a esaurire lo stock nel minor tempo possibile. Questa strategia di solito viene utilizzata in concomitanza con un countdown nella fase teaser.

Perché funziona: Le leve sono urgenza e scarsità, ovvero far percepire al pubblico che una finestra di opportunità si sta chiudendo. Questo spinge a prendere una decisione rapida per evitare il rimpianto di aver perso l’occasione. 

Quando usarlo:

  • Se l’hype è massimo, ovvero quando sai che la domanda supererà l’offerta. Il sold out diventa un formidabile strumento di marketing per il lotto successivo e aumenta la desiderabilità.
  • Con produzioni artigianali: Se la tua struttura non ti permette di produrre grandi volumi, trasformare questo limite in una scelta strategica che comunica attenzione al dettaglio e produzione artigianale giustifica l’esclusività e anche un prezzo più alto.

Crea una landing page

Una landing page è una pagina web isolata dal resto del tuo sito, progettata con l’unico obiettivo di conversione. Se il tuo sito web è la sede centrale dell’azienda, la landing page è lo stand immancabile per il nuovo prodotto di punta, a cui possono rinviare tutti i tuoi Ad su social e email marketing.

Non ci sono menu di navigazione dispersivi o link ad altri servizi. Tutto, dal titolo alla call to action, è focalizzato a convincere l’utente a compiere l’acquisto o l’iscrizione a una lista d’attesa.

Perché funziona? Elimina le distrazioni e fornisce chiarezza riguardo il prodotto con un percorso guidato. Puoi strutturare il contenuto seguendo una logica di vendita precisa, solitamente problema → soluzione (il tuo prodotto) → benefici → testimonianze → chiusura. Inoltre, avere una pagina dedicata ti permette di tracciare con precisione l’efficacia delle tue campagne pubblicitarie.

Quando usarla:

  • Se investi in pubblicità a pagamento (Ads): Non sprecare budget mandando traffico su una pagina generica.
  • Se il prodotto ha una proposta di valore specifica: Se il nuovo prodotto si rivolge a un target diverso dal solito, la landing page ti permette di usare un linguaggio e una grafica su misura per quel pubblico.
  • Se vendi pochi prodotti scelti.

Collabora con brand e influencer

Collaborare con brand complementari o influencer significa appoggiarsi alla fiducia che qualcun altro ha già costruito con il proprio pubblico. Nello specifico, per una PMI italiana, i micro-influencer, cioè esperti di nicchia con un seguito fedele, sono spesso molto più efficaci e credibili.

Questa strategia può iniziare già nella fase di pre-lancio, inviando il prodotto a persone influenti nel tuo settore affinché possano testarlo e parlarne in anteprima oppure per coordinare un lancio doppio.

Perché funziona: Grazie al principio della riprova sociale. Se un esperto di cui mi fido dice che il tuo nuovo prodotto è valido, la mia resistenza all’acquisto crolla drasticamente. Inoltre, ti permette di raggiungere fette di mercato a cui non arriveresti con solo i tuoi canali. Se invece collabori con un brand affine ma non concorrente, crei un’associazione di valori che arricchisce l’immagine del tuo prodotto.

Quando usarlo:

  • Per prodotti lifestyle o esperienziali, come oggetti di design, moda o bellezza dove il parere estetico e l’uso pratico sono fondamentali.
  • Per prodotti tecnici, dove la recensione di un esperto può aiutare a spiegare meglio il funzionamento del prodotto.
  • Per entrare in nuovi mercati: Se sei un brand consolidato ma lanci un prodotto per un target che almeno parzialmente non ti conosce, l’influencer funge da ponte e garante.

Annuncia il lancio su email e SMS

Le email e gli SMS sono comunicazioni che devono contenere un senso di urgenza e CTA inequivocabili.

Perché funzionano: Sfruttano canali diretti e non mediati. Una notifica SMS o un’email hanno tassi di attenzione molto più elevati di una pubblicità o post sui social. Inoltre, questi strumenti permettono di personalizzare l’offerta, chiamando il cliente per nome e adattando il messaggio apposta per lui.

Quando usarlo: 

  • Le email di lancio sono presenti in quasi tutte le campagne, inizialmente con una o più email di presentazione del prodotto, poi integrando queste comunicazioni al normale customer journey. 
  • Gli SMS, invece, sono solitamente usati in lanci che hanno una forte componente temporale e con segmenti altamente interessati, per non risultare invasivi.

🛠️ Strumenti 🧰
Perché la riuscita di questa strategia, la consegna deve essere impeccabile e utilizzare una piattaforma professionale come lo Strumento di Email Marketing di SiteGround ti da la certezza che le email arrivino a destinazione, protette dai filtri anti-spam. 

Fornisci dimostrazioni interattive

Una dimostrazione interattiva dà al potenziale cliente un’esperienza in cui può vedere il prodotto in azione o come personalizzarlo. Un artigiano può per esempio mostrare come un mobile può essere configurato in base a diversi spazi o addirittura permettere di vedere, tramite realtà aumentata (AR), come un oggetto d’arredo starebbe nel proprio salotto. 

Oppure un produttore di attrezzature per il giardinaggio che partecipa ad un evento per mostrare come il un suo prodotto semplifichi drasticamente il lavoro. È lo spazio perfetto per rispondere alle domande dal vivo e dissipare gli ultimi dubbi tecnici.

Perché funziona: Abbatte l’incertezza, mostra come risolvere un problema specifico, elimina i dubbi tecnici. Questo sposta il focus dalle caratteristiche astratte ai benefici concreti.

Quando usarlo:

  • Per prodotti innovativi o complessi, dove la sola descrizione testuale non basta a spiegarne l’utilità.
  • Articoli di design o arredamento, dove la componente visiva e spaziale è determinante.

Offri webinar

Un webinar è un evento formativo o informativo trasmesso in diretta streaming, dove interagisci con il tuo pubblico in tempo reale. Per esempio, un produttore di software può offrire una prova guidata in tempo reale e introdurre il pubblico alla nuova interfaccia.

Perché funziona: Lavora sulla costruzione dell’autorevolezza. Dimostra che sei un esperto della materia che mette la propria faccia e le proprie competenze a disposizione del cliente. Crea una connessione umana in un mondo digitale che può risultare freddo. La diretta permette di gestire obiezioni e dubbi all’istante, fornendo la spinta definitiva all’acquisto dove necessario.

Quando usarlo:

  • Servizi digitali SaaS, per permettere all’utente di testare l’interfaccia e la facilità d’uso.
  • Prodotti che richiedono un cambio di abitudini da parte dell’utente, complessi o costosi.
  • Mercato B2B o servizi di consulenza.

Campagne unboxing

L’unboxing è l’esperienza di spacchettamento del prodotto, documentata tramite video. Puoi realizzarla in tre modi: 

  • Inviando il prodotto a influencer che lo aprono davanti alla telecamera.
  • Stimolando i clienti a filmare il proprio unboxing (usando quindi lo User Generated Content, o UGC).
  • Facendo un unboxing al contrario, mostrando tu stesso la cura millimetrica con cui prepari le confezioni e le chiudi prima della spedizione.

Perché funziona: Sfrutta l’anticipazione del piacere e riduce l’ansia da acquisto online. Vedere che l’oggetto arriva integro e presentato con cura, dimostra infatti che la promessa fatta sul sito viene mantenuta fino a casa del cliente, comunicando la qualità del packaging e la sicurezza della spedizione.

Quando usarlo:

  • Per tutti i prodotti fisici dove l’esperienza sensoriale conta (design, tech, cosmetica, o addirittura food).
  • Lanci legati a ricorrenze festive, dove il regalo e la confezione sono parte integrante del valore del prodotto.

Condividi le testimonianze dei clienti

Anche qui si tratta di UGC. Quando condividi le testimonianze, dai voce a chi ha già provato il prodotto, specialmente durante una fase di accesso anticipato o un soft launch. 

Puoi usare video-recensioni spontanee, screenshot di messaggi di ringraziamento o brevi interviste scritte o video, l’importante è la genuinità. Una recensione con un piccolo difetto trascurabile risolto bene è più credibile di un elogio sperticato.

Perché funziona: Tendiamo a fidarci più del giudizio dei nostri simili che della pubblicità del brand. Secondo lo Spiegel Research Centre, le recensioni possono addirittura aumentare i tassi di conversione fino al 270%.

Quando usarlo:

  • Nella fase centrale del lancio, quando l’effetto novità del teaser inizia a scemare e hai bisogno di prove concrete per convincere chi sta ancora valutando. 
  • Per convincere un pubblico pragmatico, attento al rapporto qualità-prezzo e che non si fida di un prodotto non ampiamente testato.

5. Dopo il lancio del prodotto

Anche il post-lancio è una fase che va preparata, per evitare che il tuo prodotto sia una meteora e diventi invece un asset duraturo. L’obiettivo è mantenere l’inerzia, trasformando il picco di attenzione iniziale in una crescita costante. Per farlo, ci sono tre aspetti a cui devi prestare attenzione.

Produci contenuti che promuovano il prodotto

Alimenta costantemente i tuoi canali con contenuti che esplorino il prodotto da angolazioni diverse, ma in modo sempre coerente con la sua identità. 

  • Social media marketing: Passa dai teaser alle guide d’uso, ai caroselli che risolvono dubbi comuni o ai video che mostrano i benefici a lungo termine.
  • Sul blog: Scrivi articoli di approfondimento che contestualizzino il prodotto all’interno di un problema più ampio (come stiamo facendo proprio in questo articolo per i nostri prodotti).
  • Via email: Invia casi studio, storie di successo, articoli blog, e inviti a eventi.
  • Integrazione nel catalogo: Inserisci il nuovo arrivato nei pacchetti offerta con prodotti già esistenti o suggeriscilo come prodotto correlato nel carrello.

Offri workshop per continuare la promozione

Il workshop è l’evoluzione del webinar e degli eventi con meno teoria e più pratica. Organizza queste sessioni operative per educare il cliente e ridurre la frizione all’uso. Questi eventi mantengono alta l’attenzione e coltivano una community di utenti esperti che diventeranno i tuoi primi ambassador.

Ad esempio, un produttore di farina artigianale potrebbe lanciare un workshop online su come gestire l’idratazione del nuovo preparato oppure un negozio di fotografia che lancia una nuova linea di filtri potrebbe organizzare un’uscita fotografica o una demo live di post-produzione. 

Misura i risultati

Come sempre, le ultime fasi coinvolgono la misurazione. Per capire se il lancio è stato un successo, devi analizzare i dati e non solo il fatturato totale, ma scendere nel dettaglio con metriche email e KPI di marketing. Qual è stato il tasso di conversione della landing page? Quale canale (email, social, ads) ha portato più vendite? Quanti dei nuovi clienti avevano già acquistato da te in passato?

🛠️ Strumenti 🧰
Se gestisci il tuo business con l’Ecommerce Website Builder e l’Email Marketing di SiteGround, hai già a disposizione le dashboard integrate che semplificano enormemente questa analisi. Puoi monitorare le prestazioni del negozio e delle campagne in tempo reale, osservare il comportamento di visitatori e iscritti e capire esattamente dove si interrompe il percorso d’acquisto. Misurare significa avere la bussola per il prossimo passo: se i dati dicono che le email hanno convertito bene ma la landing page no, saprai dove investire il budget per il prossimo lancio. 

Pronto al lancio?

La verità è che non ci si sente mai pronti al 100%, ma arriva sempre il momento in cui la pianificazione deve lasciare il posto all’esecuzione. Se hai definito l’identità, tracciato la rotta tra i canali e preparato il terreno con i teaser, sei già avanti. 

Quello di cui non puoi fare a meno però, è l’infrastruttura giusta per non inciampare sul più bello: un’infrastruttura sicura, in grado di reggere i picchi di traffico, i pagamenti sicuri, gli attacchi alla sicurezza, il mantenimento del sito e l’email marketing. Preferibilmente tutto senza dover gestire mille abbonamenti diversi.

La risposta a tutto questo è l’ecosistema SiteGround. Il nostro Ecommerce Builder ti permette di mettere online un negozio professionale e veloce, totalmente customizzabile e già pronto per un lancio in totale sicurezza, sia per te che per i tuoi clienti.

Per colpire nel segno con le tue comunicazioni dirette, il nostro strumento di Email Marketing ti assicura che i tuoi annunci arrivino a destinazione e non nel dimenticatoio dei filtri antispam, offrendoti dati certi su chi ha aperto e chi ha cliccato.

E non ci siamo scordati neanche della parte creativa e di gestione! Per questo puoi appoggiarti agli Agenti di AI Studio, specialisti dedicati che possono analizzare il mercato, generare le descrizioni dei prodotti, pianificare i post sui social, rispondere ai commenti e scrivere le sequenze di email marketing al posto tuo, garantendo che il tono di voce rimanga coerente su ogni fronte.

Il mercato non aspetta i ritardatari. Se hai la soluzione a un problema, è il momento di farla conoscere. Noi ti diamo gli attrezzi, tu ci metti il prodotto. Buon lancio 🚀

FAQ sul lancio dei prodotti

Quanto costa lanciare un prodotto?

Non esiste una cifra base universale, perché l’investimento dipende dalla complessità della filiera e dal settore.
Per cosmesi e skincare, considerando le certificazioni obbligatorie e il packaging, un lancio serio costerà almeno 15.000 €.
In abbigliamento, il costo è legato alla confezione di prototipi e lotti, quindi per una piccola collezione, l’investimento può oscillare tra i 5.000 € e i 10.000 €.
Per i prodotti artigianali, invece, l’investimento principale è l’acquisto delle materie prime, chè è quindi molto variabile, dai 2.000 € per prodotti semplici (come candele e bigiotteria) fino ai 10.000 € (per produzioni più intensive) .

Quali sono i KPI per il lancio di nuovi prodotti?

I KPI più importanti per il lancio di un nuovo prodotto sono il tasso di conversione, il costo di acquisizione, il customer lifetime value, e il tasso di abbandono. Eccoli più in dettaglio:
Il tasso di conversione : percentuale di visitatori che acquistano effettivamente il prodotto rispetto al totale di chi approda sulla landing page.
Il costo di acquisizione (CAC): Quanto hai speso in marketing per ottenere un singolo nuovo cliente. Se il CAC è superiore al margine del prodotto, hai un problema di sostenibilità.
Il customer lifetime value (CLV): La stima del valore che un cliente porterà alla tua azienda nel tempo. Un lancio è vincente se attira clienti che torneranno a comprare.
Il tasso di abbandono: Ti indica se ci sono attriti tecnici o psicologici (come spese di spedizione troppo alte) nell’ultimo miglio dell’acquisto.

Perché il lancio di un prodotto è importante?

Il lancio è fondamentale perché agisce come un catalizzatore di attenzione del pubblico verso un nuovo prodotto. Permette di posizionare il prodotto per la prima volta (e a volte riposizionare il brand stesso) e di testare la reattività del mercato. Un buon lancio genera, oltre al fatturato immediato, anche una base di dati e di contatti (lead) nuovi che alimenterà le vendite dei mesi successivi.

Come capisco se sono pronto per il lancio?

Sei pronto al lancio di un prodotto nuovo quando:
– Il prodotto risolve un problema reale e sentito da un target specifico.
– Hai testato il funzionamento e la logistica: sai che il prodotto funziona come dovrebbe.
– L’identità e il posizionamento sono chiari: sai cos’è, cosa fa, e perché è diverso dalla concorrenza.
– Hai un piano d’azione che copre non solo il giorno del debutto, ma anche le settimane di teaser precedenti e la strategia di mantenimento successiva.

Come creare un sito web con ChatGPT partendo da zero

illustrazione che mostra la creazione di un sito web con un builder drag-and-drop e l'icona di messaggio di ChatGPT aperta

L’intelligenza artificiale è capace di fare ogni giorno di più, e oggi vediamo come ChatGPT e gli altri modelli di IA possono aiutarci nella creazione di siti web. Questa è un’attività che, fino a poco tempo fa, significava ore di lavoro su testi, struttura, immagini e strategia. Ora, grazie all’AI, tutto questo può diventare molto più semplice e veloce.

In questa guida ti spiegheremo passo dopo passo come usare ChatGPT per pianificare, impostare e scrivere il tuo sito in modo professionale, anche se non hai competenze tecniche o esperienza nel web design. E no, non parleremo di come generare codici HTML che poi non sai dove copiare e incollare, o di creare un sito di prova super basilare che ha un po’ questo aspetto:

Al contrario, questa guida è per piccole attività che vogliono realizzare un sito completo, curato e pronto a funzionare davvero, non solo a livello estetico, ma anche strategico. Scoprirai cosa può fare ChatGPT (e cosa no), e come sfruttarlo al meglio per:

  • Scegliere un nome di dominio efficace
  • Trasportare la tua identità visiva al sito
  • Organizzare struttura e contenuti
  • Lanciare il sito in tempi record

Se vuoi imparare a scrivere prompt per ChatGPT che ti diano esattamente i risultati che cerchi, scarica la nostra guida gratuita:

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Con l’approccio e i prompt giusti vedrai che anche se ChatGPT non può sostituire completamente il tuo lavoro, lo può semplificare esponenzialmente. Ti aiuta a pensare, progettare e scrivere più velocemente, lasciandoti la parte più importante, cioè prendere decisioni intelligenti per il tuo brand e mettere in piedi un sito completo in meno di una giornata.

Punti Chiave:

  • Cosa può fare ChatGPT: Agire come un assistente strategico e creativo durante il processo di progettazione (generare idee per il nome del dominio, suggerire palette di colori e font, pianificare sitemap e scrivere bozze per testi, titoli e call-to-action efficaci).
  • Cosa non può fare ChatGPT: Creare, mettere online e mantenere un sito web in autonomia, sostituire i servizi di hosting o i website builder, generare e implementare codice indipendentemente.
  • Come creare un intero sito con ChatGPT:
    • Scelta del dominio: Usa ChatGPT per generare alternative creative basate sul tipo di business.
    • Identità visiva: Usa ChatGPT per definire colori, font e moodboard coerente.
    • Pianificazione struttura: Usa ChatGPT per definire le pagine necessarie e individuare le pagine necessarie nel layout.
    • Scrittura contenuti: Usa ChatGPT per elaborare la Value Proposition e i testi di vendita.
    • Risoluzione problemi: Usa ChatGPT per avere suggerimenti riguardo al debugging o a piccoli errori di stile/configurazione.

Cosa puoi fare davvero con ChatGPT?

Definiamo subito le aspettative: ChatGPT non può creare e mettere online siti web completi con “pochi click” come sembrano promettere in molti. Quello che può fare, però, è rendere ogni fase del processo, dalla pianificazione alla scrittura dei contenuti, molto più rapida e produttiva. 

ChatGPT può diventare un assistente nella fase di progettazione, fornendoti idee, proponendo strutture, creando immagini e scrivendo testi che altrimenti richiederebbero giorni di brainstorming e lavoro. In altre parole, non costruisce il sito per te, né lo mantiene (per questo ci sono strumenti specializzati che vedremo), ma ti aiuta a costruirlo bene.

Tutto ciò è utile perché rimane verificabile da te. Puoi leggere, correggere, scegliere cosa tenere e cosa cambiare. Così hai flusso di lavoro in cui l’IA accelera le parti più ripetitive e ti lascia concentrare sulle decisioni creative e strategiche.

Certo, ChatGPT può anche scrivere righe di HTML o CSS. Ma questo serve solo se sai già programmare e sai cosa fare con quelle righe di codice, dove cercare errori e come far funzionare il sito come vuoi tu. In altre parole, anche per uno sviluppatore, ChatGPT serve semplicemente per velocizzare piccoli compiti e ragionare sulla risoluzione problemi. Pensare che possa produrre un sito professionale pronto all’uso sarebbe come pretendere che un manuale di cucina possa cucinare da solo.

L’approccio realistico è usare ChatGPT per pianificare il tuo sito in modo professionale, dai testi alla struttura, e poi affidarti a una piattaforma intuitiva per costruirlo davvero. Tra ChatGPT e un website builder facile da usare, puoi mettere online un sito curato, coerente e veloce anche in un giorno solo.

Come creare un sito con ChatGPT

1. Scegli un dominio

Prima di pensare al sito, serve il suo indirizzo, quello che le persone digiteranno per trovarti online: il nome di dominio. Deve essere breve, facile da scrivere, rappresentativo del brand e unico. E con milioni di domini già registrati, acquistare un dominio può essere più complicata di quanto non sembri.

Se ne hai già uno, perfetto. Se invece stai partendo da zero, ChatGPT può darti una mano. Ti basta descrivere la tua attività, il pubblico a cui ti rivolgi e il tono che vuoi comunicare. In pochi secondi, ChatGPT può restituirti una lista di proposte coerenti e creative. Ecco un template per un prompt che funziona bene in questo caso:

Sto avviando un’attività di [tipo di business] in [città o settore], focalizzata su [valore chiave o elemento distintivo]. L’azienda si chiama “[Nome del brand]”. Puoi suggerirmi [numero] alternative di domini creativi che includano il nome “[Nome del brand]”?

Quando trovi un nome che ti convince, verifica la disponibilità del dominio. Puoi farlo direttamente tramite un registrar come SiteGround: basta digitare il nome e vedere cosa è libero. Se la tua prima scelta è occupata, puoi chiedere a ChatGPT di generare variazioni intelligenti, aggiungere una parola chiave, cambiare l’estensione (.it, .com, .net, ecc.), o trovare una formula ancora più originale ma coerente con l’identità del brand.

Oppure puoi saltare tutti questi tentativi e usare il Domain Name Generator di SiteGround. Scrivi una frase che descrive la tua idea e il generator ti propone decine di idee creative e disponibili in tempo reale, senza dover saltare da una scheda all’altra o cercare di indovinare quali nomi sono liberi e quali no. 

screenshot del registrar di SiteGround, dove vengono suggerite decine di nomi di dominio disponibili e rilevanti dopo aver dato il prompt "centro estetico di lusso"

Una volta scelto il nome giusto, registra e acquista subito il dominio per evitare che qualcun altro lo prenda. Una dritta: se attivi un piano di web hosting con SiteGround, il dominio (con protezione privacy inclusa) è gratis per il primo anno, insieme all’accesso gratuito al Website Builder integrato, che renderà la creazione del tuo sito estremamente semplice (tra poco vediamo come).

2. Sviluppa l’identità visiva

L’identità visiva è l’insieme di elementi che determina come appare il tuo branding e come lo percepisce chi visita il sito. Se ben fatta, trasmette fiducia, rende la navigazione intuitiva e imprime il tuo brand nella memoria degli utenti. 

Scegli la palette di colori

I colori definiscono immediatamente l’atmosfera del tuo brand. Toni vivaci e contrastati comunicano energia e innovazione, mentre palette più neutre e bilanciate evocano calma e professionalità. Se non sai da dove partire, puoi chiedere a ChatGPT di suggerirti combinazioni cromatiche coerenti con la personalità del tuo business. Ecco un prompt di partenza efficace:

Suggerisci una palette di colori [tono o stile: es. “moderna e professionale”] per un sito di [tipo di attività]. Dovrebbe piacere a [target di riferimento] e rispecchiare valori come [es. fiducia, innovazione, benessere].

Otterrai una selezione di colori principali e complementari, con spiegazioni sul tipo di emozione che trasmettono. Da lì, puoi raffinarli e testarli nel tuo builder o con un tool grafico.

screenshot di una conversazione dove si chiede a chatGPT di fornire una palette di colori per una scuola pomeridiana di arte per adulti. per ogni colore viene fornito il codice HEX, la descrizione e l'uso

Crea una moodboard

Una moodboard ti aiuta a riassumere colori, texture, fotografie e stile grafico in una tavola visiva unica. Anche qui, ChatGPT può fornirti spunti per la moodboard ideale che ti aiuti a mantenere coerenza visiva:

Suggerisci una moodboard dal tono [descrivi il tono: es. “sofisticato ma accogliente”] per un sito di [tipo di business]. Includi immagini, foto, pattern e dalle forme e colori coerenti con il brand.

Ispirazione per i font

La tipografia ha un impatto diretto sulla leggibilità e sulla professionalità trasmessa. ChatGPT può suggerirti abbinamenti di font che bilanciano personalità e chiarezza. Prova con un prompt come:

Puoi suggerirmi delle combinazioni di font per un sito [tipo di brand o attività] che trasmetta un tono [es. moderno, elegante, creativo]? Devono essere [aggiungi specifiche: font leggibili, preferibilmente da Google Fonts, adatti al web, professionali, insoliti, etc].

3. Scegli una piattaforma di hosting e come sviluppare il sito

Questo è qualcosa che ChatGPT non può fare per te, o almeno non ancora. Prima di costruire il sito, serve iscriversi al servizio che lo alimenterà, garantendo che resti online, sicuro e veloce, cioè l’hosting

Con l’hosting di SiteGround ti assicuri performance elevate, tempi di caricamento rapidi, sicurezza integrata e backup automatici giornalieri. In più, il dominio è incluso nella registrazione e gratuito per il primo anno, mentre il Website Builder è incluso per sempre.

Per quanto riguarda invece come costruire il sito, puoi prendere tre strade:

  1. Usare un website builder, ovvero la soluzione più rapida e intuitiva per chi non ha competenze tecniche
  2. Usare un CMS come WordPress o Joomla!, che sono flessibili ma possono essere complessi da configurare
  3. Scrivere il codice (viabile solo per chi sa programmare)

Crea il tuo sito con un builder

Se non hai esperienza di sviluppo o sei un principiante, raccomandiamo la prima opzione. Il Website Builder di SiteGround è una scelta estremamente pratica per portfolio, siti personali, blog, servizi, mentre per chi vuole un online store, consigliamo l’Ecommerce Builder.

Per entrambi, l’interfaccia è drag-and-drop, quindi basta trascinare elementi per modificare il layout, i template sono completamente responsive (desktop e mobile) e seguono le migliori pratiche di design e accessibilità web. In più, il builder include gallerie di immagini gratuite, SEO integrata, una struttura leggera e veloce e la possibilità di creare contenuti con l’IA direttamente in piattaforma.

screenshot di una selezione di template per siti web disponibili sul Website Builder di SiteGround

Puoi iniziare scegliendo un template già pronto che rifletta il tono del tuo brand – qua sopra ne vedi alcuni. Professionale, minimal, creativo, istituzionale…c’è di tutto. Oppure, se preferisci personalizzare ogni dettaglio, puoi partire da zero e creare il tuo layout. In entrambi i casi, puoi modificare i colori per allinearli alla tua palette, selezionare i font coerenti con il tuo stile, e aggiungere logo e icone per completare l’identità visiva.

Crea un sito su un CMS con l’aiuto di ChatGPT

Se sei già pratico di CMS e ne scegli uno come WordPress, ChatGPT può farti da guida durante tutto il processo di configurazione e creazione.

Per iniziare, dovrai installare WordPress tramite il tuo provider di hosting (o, ancora meglio, se scegli l’Hosting per WordPress di SiteGround, lo troverai già installato). Una volta installato WordPress, puoi usare ChatGPT per:

  • Generare testi per contenuti come pagine e articoli
  • Farti guidare nella personalizzazione di temi e layout di WordPress
  • Farti guidare nella risoluzione di problemi relativi a plugin, design o temi

Questo approccio ti offre maggiore flessibilità e controllo rispetto a un semplice website builder, mantenendo comunque il processo lineare, anche se non sei uno sviluppatore.

🔥 STRUMENTO RACCOMANDATO 🔥
L’AI Studio di SiteGround include un Agente AI per WordPress. Si trova gratuitamente all’interno della tua bacheca di WordPress e fa molto più di una semplice chat che suggerisce soluzioni come ChatGPT. Questo Agente AI per WordPress ti aiuta direttamente nella gestione, manutenzione e risoluzione di tutti gli aspetti del sito, dalla sicurezza al catalogo. Basta chiedergli di modificare, installare, o eliminare qualcosa per te, e l’Agente WP lo fa per te. 

Crea un sito HTML con ChatGPT

Se invece sai già programmare puoi usare ChatGPT come supporto tecnico per scrivere frammenti di HTML o CSS. Tuttavia, questo approccio richiede competenze di sviluppo, altrimenti ti ritrovi con un sito non funzionante e dall’aspetto pessimo, definitivamente non pronto per ospitare un’attività online. 

ChatGPT può velocizzarti il lavoro ma non sostituire le capacità di un web developer o di un designer esperto. Per esempio, se sai cosa chiedere e come chiederlo, ChatGPT può aiutarti a:

  • Generare codice e modelli completi di pagine HTML
  • Creare stili CSS coordinati
  • Aiutarti a modificare o eseguire il debug del codice

In definitiva, la scelta dipende dalle tempistiche, dal tuo livello tecnico e da quanto desideri personalizzare. Se cerchi un ambiente di lavoro più completo, la chat generica inclusa in SiteGround AI Studio ti permette di consultare tutti i principali modelli di intelligenza artificiale, tra cui ChatGPT, Claude, Gemini, Nano Banana e Imagen. Questa flessibilità è fondamentale per confrontare i risultati e scegliere la soluzione tecnica più precisa per il tuo progetto, eliminando la necessità di diversi abbonamenti separati e potendo gestire tutto all’interno della stessa piattaforma.

4. Pianifica la struttura e il layout del sito

Decidere quali pagine servono e come saranno organizzate influisce direttamente sull’esperienza utente, sull’indicizzazione nei motori di ricerca e sulla facilità di gestione nel tempo. E in questa fase ChatGPT può fungere da eccellente consulente di architettura digitale.

Crea una struttura logica

Inizia fornendo a ChatGPT qualche dettaglio chiave: di cosa si occupa la tua attività, quali prodotti o servizi offri, chi è il tuo pubblico e quali obiettivi vuoi raggiungere. Con queste informazioni, il modello può suggerirti una mappa del sito coerente e intuitiva. Un prompt utile può essere:

Sto creando un sito per un’attività di [tipo di business] che offre [descrizione breve di prodotti o servizi]. Il target è [descrivi il pubblico]. Puoi suggerirmi una struttura logica del sito, con le pagine principali e una breve spiegazione di cosa inserire in ognuna?

Se la proposta non ti convince, puoi affinare il risultato chiedendo a ChatGPT di aggiungere o eliminare sezioni, modificare la gerarchia delle pagine o riorganizzare i contenuti. La forza dell’IA sta proprio in questo dialogo che ti permette di perfezionare la struttura fino a ottenere quella più funzionale per il tuo obiettivo.

Pianifica i layout delle pagine

Il layout di ogni pagina deve riflettere il suo scopo specifico. Una homepage deve incuriosire e orientare, una pagina Chi siamo deve rassicurare, una pagina Servizi deve convertire. ChatGPT può aiutarti a progettare ogni layout suggerendo le sezioni più efficaci da includere, basta porre le domande giuste con prompt come:

Sto lavorando sulla pagina [nome della pagina: Homepage, Chi Siamo, Landing] di un sito di [tipo di attività]. Lo scopo di questa pagina è [es. presentare il brand, generare contatti, vendere un servizio]. Quali sezioni dovrei includere e in che ordine per garantire chiarezza e un buon flusso di lettura?

ChatGPT ti restituirà un diagramma testuale del layout. Per esempio, se hai chiesto consigli per una Landing page, potresti avere suggerimenti riguardo la Hero section per la UVP e la call-to-action, una sezione per la prova sociale con recensioni o loghi clienti, i blocchi di contenuti informativi e la CTA finale.

Una volta definito tutto, puoi iniziare a pianificare la navigazione necessaria affinchè gli utenti possano orientarsi nella struttura. Questo significa creare il menu principale, collegare le pagine e organizzare i link interni.

Con il Website Builder di SiteGround, questa fase è semplicissima: puoi aggiungere nuove pagine ad ogni template, trascinarle per ordinarle nel menu e assegnare sezioni predefinite già ottimizzate per ogni layout (Homepage, Servizi, Contatti, Blog). Tutto ciò senza nemmeno una riga di codice.

screenshot di 3 proposte di layout per la sezione "Il nostro team" sul website builder di SiteGroud

Per dirla in altri termini, ChatGPT ti aiuta ad architettare il tuo sito, mentre il Website Builder ti consente di passare dall’idea alla realtà in modo visivo e immediato.

5. Riempi il sito di contenuti

Hai progettato la struttura, ora è il momento di inserire i contenuti – testi, titoli, call to action – la sostanza del sito. Ed è proprio nella scrittura che ChatGPT mostra un’altra delle sue migliori aree di competenza.

Definisci la tua Value Proposition

Come sempre, prima di iniziare a scrivere vogliamo una base solida, cioè la value proposition. Definendola inquadri chi sei, cosa offri, perché gli utenti dovrebbero scegliere proprio te. In altre parole il punto d’arrivo di tutte le domande che un visitatore si pone nei primi secondi sul tuo sito.

Per definirla, rispondi a queste domande:

  • Chi aiuti e a chi ti rivolgi?
  • Cosa rende unica o migliore la tua offerta?
  • Qual è la personalità del tuo brand (professionale, amichevole, ironica, coraggiosa…)?

Poi lascia che ChatGPT trasformi le tue risposte in una frase d’impatto che riassuma tutto, per esempio:

Aiutami a scrivere una value proposition breve e incisiva per il mio [tipo di attività o progetto]. Mi rivolgo a [target di riferimento] e ciò che mi rende diverso è [elemento distintivo]. Il tono del mio brand è [tono: amichevole, professionale, audace, ecc]. Puoi propormi alcune opzioni tra cui scegliere?

Ricorda che puoi richiedere modifiche, rettifiche e combinazioni finchè non senti di essere arrivato alla formula perfetta.

Scrivi titoli e call to action efficaci

Anche per titoli e call-to-action, ChatGPT ti è alleato. Per creare headline persuasive e pulsanti convincenti, il tutto perfettamente in linea con il tono e l’obiettivo del tuo sito, prova con questo prompt:

Puoi suggerirmi [numero] combinazioni di titoli e call to action per una [tipo di pagina o attività: homepage, pagina servizi, landing page] che ha come obiettivo [es. incoraggiare le iscrizioni, promuovere un prodotto, invitare alle prenotazioni]? Il tono del mio brand è [tono: amichevole, sicuro, professionale, creativo, ecc], la value proposition è [inserisci la value proposition].

Lascia che ChatGPT scriva la prima bozza del testo

Qui puoi davvero accelerare il processo. Dai a ChatGPT le giuste indicazioni, come il tipo di pagina, obiettivo, il tono di voce, la lunghezza e i punti chiave da includere e lascia che scriva la prima versione del testo per te. Adattarla, renderla più personale e modificarla rimane a te.

Puoi scrivere il testo per una [tipo di pagina: homepage, pagina Chi siamo, pagina Servizi, ecc] per il mio [tipo di attività o progetto]?
Lo scopo della pagina è [obiettivo: presentare il brand, generare contatti, creare fiducia, ecc]. Il tono deve essere [tono: amichevole, professionale, brillante, sicuro, ecc]. Includi [punti chiave, caratteristiche, benefici o sezioni da trattare]. La lunghezza ideale è di circa [numero di parole o sezioni].

Tieni a mente che più specifico e dettagliato sarà il prompt, migliori saranno le risposte. Se vuoi imparare come scrivere prompt che ti diano risultati migliori puoi leggere il nostro articolo su come scrivere prompt per ChatGPT e scaricare la nostra guida.

Bonus: Risoluzione problemi

Anche con la migliore pianificazione, costruire un sito può presentare qualche imprevisto. Magari un’immagine non si allinea, una pagina non si carica, o un plugin decide di fare di testa sua. La buona notizia è che ChatGPT può aiutarti a individuare e risolvere velocemente molti di questi problemi.

Se stai creando un sito personalizzato

  • Se qualcosa nel layout o nel design del tuo sito non appare come dovrebbe, magari testi che si sovrappongono, spaziatura sballata oppure layout mobile disordinato e non sai cosa potrebbe essere sbagliato, basta descrivere il problema a ChatGPT. Per esempio

Il testo della mia homepage si sovrappone all’immagine di intestazione. Come posso sistemarlo?

ChatGPT può suggerirti le modifiche CSS o gli aggiustamenti di layout necessari, passo dopo passo.

Individua e correggi errori nel codice
Lavorando direttamente con HTML, CSS o JavaScript, puoi anche incollare il frammento di codice che ti dà problemi e chiedere spiegazioni. L’IA analizzerà il codice, identificherà la causa e ti spiegherà come risolvere.

Questo codice non mostra le immagini come previsto, puoi aiutarmi a capire cosa non funziona e come correggerlo? [Copia e incolla il codice che fa difetto]

Se stai lavorando con WordPress

Puoi gestire errori e problemi causati da conflitti di plugin chiedendo all’IA di aiutarti a capire da dove nasce l’errore e cosa fare per risolverlo. Puoi chiedere a ChatGPT, ma se usi SiteGround, puoi chiedere direttamente all’Agente WordPress incluso nei nostri servizi. 

Il nostro Agente va molto oltre al ricevere semplici consigli riguardo la risoluzione di problemi: puoi chiedere all’Agente WP di sistemare malfunzionamenti, eliminare plugin in conflitto, trovare le cause del rallentamento web e implementare soluzioni. E come? Semplicemente chiedendo qualcosa come: 

Il mio sito WordPress mostra “500 Internal Server Error” dopo l’installazione di un plugin. Puoi aiutarmi a individuare la causa e la soluzione?

Se vuoi conoscere quali ottimizzazioni puoi implementare in un sito WordPress con il nostro Agente AI, puoi leggere l’articolo.

Evita tutti questi problemi con un Website Builder

Se preferisci saltare completamente la parte di troubleshooting, la soluzione più semplice è usare un site builder come quello di SiteGround, in quanto non incontrerai nessuno di questi problemi:

  • Non c’è alcun codice da toccare: tutto è visuale e intuitivo, senza HTML o CSS che si rompono.
  • Prestazioni già ottimizzate: il sito è veloce e stabile grazie all’infrastruttura ultra-sicura di hosting di SiteGround.
  • Sicurezza integrata: include protezioni avanzate e backup automatici giornalieri, senza dover configurare nulla.
  • Design ottimizzato: il sistema mantiene coerenza tra font, colori e layout uniformi, evitando errori di stile.
  • Funzionalità eCommerce: Se hai intenzione di aprire un negozio online, puoi creare pagine prodotto, gestire l’inventario e accettare pagamenti senza dover installare plugin o strumenti aggiuntivi con l’Ecommerce Builder. Tutto è integrato nella stessa interfaccia, rendendo semplice il lancio e la gestione di uno store online.
  • AI Studio: Puoi beneficiare di uno spazio di lavoro AI integrato che riunisce i modelli leader del settore (come ChatGPT, Claude, Gemini e altri) e Agenti AI specializzati, addestrati per gestire reali attività aziendali (dalle creazione di contenuti e gestione SEO, fino al marketing e alla reputazione del brand) tutto in un unico posto.

In sintesi, ChatGPT può sicuramente aiutarti a risolvere i problemi se qualcosa va storto, ma con il Website Builder di SiteGround ed AI Studio puoi gestire tutto da una stessa piattaforma e concentrarti su ciò che conta davvero, cioè costruire e lanciare il tuo sito, non aggiustarlo.

Ultimi consigli sull’uso di ChatGPT per creare un sito senza stress

Creare un sito non deve essere un’esperienza snervante, soprattutto se hai l’intelligenza artificiale al tuo fianco. Pensa che sia come avere un consulente web sempre disponibile, pronto a darti idee, correggere testi, suggerire layout o risolvere dubbi tecnici in pochi secondi. Che tu stia partendo da zero o voglia dare una rinfrescata a un sito già esistente, ChatGPT può aiutarti a semplificare ogni passaggio, stimolare la creatività e farti procedere con sicurezza.

Per rendere il processo più fluido, la soluzione ideale è l’integrazione diretta nel tuo spazio di lavoro. Con SiteGround AI Studio, non devi saltare da una piattaforma all’altra o gestire dieci abbonamenti diversi: hai a disposizione tutti i principali modelli AI, non solo ChatGPT, ma anche altri come Claude e Gemini, direttamente nella tua soluzione hosting. È un ecosistema pensato per chi deve gestire un business e non ha tempo da perdere in configurazioni.

E se vuoi rendere il processo ancora più semplice, affidati al Website Builder di SiteGround. Tutti i consigli, le idee e i contenuti che sviluppi con ChatGPT trovano subito applicazione concreta in un ambiente intuitivo e visivo, senza scrivere una riga di codice. Con il drag-and-drop, i template professionali e l’infrastruttura hosting super veloce di SiteGround, puoi lanciare un sito dall’aspetto curato e performante in poche ore. E se vuoi mettere su un online store, c’è la versione Ecommerce Builder.In breve, usa l’IA per ispirarti e guidarti, e SiteGround per trasformare le idee in realtà senza intoppi e, soprattutto, senza perdere tempo.

banner promozionale per il website builder di SiteGround: Crea il sito web dei tuoi sogni con facilità, template professionali, assistente IA, strumenti marketing e SEO. Il bottone indica: Crea il tuo sito ora

Nota: Questo articolo era stato originalmente scritto nel novembre del 2025 e successivamente aggiornato a marzo 2026

Come scrivere l’oggetto email perfetto e smettere di essere ignorato

illustrazione di un mockup di una newsletter, con in evidenza l'oggetto email

C’è qualcosa di profondamente frustrante nel rito dell’email marketing. Passi ore a selezionare offerte interessanti, a rifinire il testo perfetto, a creare con cura il design, a scegliere le immagini con gusto. Poi premi invio e aspetti. E che succede? Spesso, niente. Solo tassi di apertura bassi. Il problema, caro imprenditore, sta molto spesso (quasi sempre) in quella manciata di parole che compongono l’oggetto della mail.

Molti continuano a trattare questa riga di testo come un dettaglio dell’ultimo minuto, scrivendo frasi generiche o poco sfiziose. Ma l’oggetto delle email deve annunciare il tuo arrivo, deve incuriosire, deve intrigare. 

In questa guida ti spiegherò, dandoti esempi concreti, regole ed errori da evitare, come trasformare quella stringa di testo in un magnete per i click. Vedremo cosa fare, cosa non fare e come sfruttare la tecnologia per far sì che le tue mail smettano di essere invisibili e inizino finalmente a produrre risultati.

Punti chiave:

  • Impatto dell’oggetto email: L’oggetto determina circa il 47% delle aperture e il 69% delle segnalazioni spam, agendo come fattore determinante per il tasso di apertura delle mail.
  • Best practice di scrittura per l’oggetto email: Punta su una lunghezza tra le 6 e le 10 parole, posiziona le parole chiave all’inizio e usa verbi d’azione che gestiscano correttamente le aspettative.
  • Tecniche di engagement nell’oggetto email: Personalizzando l’oggetto, stimola la curiosità del lettore con domande e teaser, utilizza dati numerici per aumentare la credibilità e sfrutta il senso di urgenza o scarsità. Ottimizza il pre-header (40-80 caratteri) per espandere il messaggio dell’oggetto senza appesantirlo.
  • Errori da evitare: Scarta l’uso del tutto maiuscolo e troppi punti esclamativi, l’eccesso di emoji e le spam trigger words. Evita mittenti generici no-reply e titoli clickbait.

Perchè è importante l’oggetto delle mail?

L’oggetto è il fattore che determina, da solo, il 47% delle aperture email e il 69% delle denunce spam da parte dei destinatari. Queste due metriche di email marketing ci indicano quanto sia importante (o colpevole) l’oggetto delle nostre mail per far anche solo arrivare il nostro messaggio a destinazione. Basicamente, l’oggetto funge da insegna digitale nei nostri messaggi. Se è sciatta o poco visibile, nessuno si interesserà in cosa abbiamo da offrire.

Ricordiamoci poi anche del restante 53%, dove giocano un ruolo sia oggetto email che deliverability e filtri spam:

  • Se il tuo oggetto è ingannevole o scritto male, i clienti non avranno neanche modo di decidere se leggere o meno le tue email, perché verranno scartate come spam prima ancora che il destinatario possa riceverle.
  • Se il tuo provider non ha una struttura solida a sostegno, le tue mail avranno una bassa deliverability bassa

Quindi, insieme a scrivere buoni oggetti email, è bene utilizzare strumenti professionali come la piattaforma di Email Marketing di SiteGround che, con un’eccellente infrastruttura del server, alta ridondanza, reputazione e punteggio mittente impeccabili, protocolli SPF, DKIM e DMARC ti garantisce affidabilità e un tasso di consegna del 98,80%.

Come formulare oggetti email che funzionano sempre (con esempi!)

Prima di passare agli esempi e alle formule per scrivere oggetti email, facciamo un preambolo necessario. Qualsiasi sforzo di email marketing deve iniziare da un pubblico ben segmentato e una mailing list pulita. 

Dividere i tuoi contatti in gruppi omogenei (per interessi, comportamento d’acquisto, posizione geografica o ruolo lavorativo, a seconda di quello che vendi) e assicurati che siano iscritti tramite double opt-in. Una volta che sai bene a chi stai parlando, devi applicare le buone pratiche del marketing per definire lo scopo della tua comunicazione:

screenshot di una mail appena ricevuta nell'inbox, dove sono evidenziati il nome del mittente, l'oggetto email e la pre intestazione
  • Stabilisci l’obiettivo: Vuoi vendere, informare o recuperare un carrello abbandonato?
  • Individua il problema specifico che stai risolvendo per il tuo utente. Il destinatario ha poco tempo per completare un task? Spende troppo per un prodotto? Non sa come gestire un processo? L’oggetto deve evidenziare questo beneficio immediato (cosa si ottiene con il tuo prodotto o servizio).
  • Passa al beneficio a lungo termine, la soluzione che migliora la vita dei tuoi clienti.  Spiega questo beneficio con un’esperienza reale e concreta. Risparmia denaro che può spendere in ciò che gli interessa? Avrà più tempo libero? Possibilità di scalare?

Una volta che avrai stabilito questo, si tratta di saper usare le regole del copywriting per email e applicarle ai tuoi oggetti. Nei prossimi paragrafi vediamo come applicare questi principi con un mucchio di esempi utili. 

1. Scrivi un oggetto email breve e diretto

La maggior parte dei tuoi destinatari consulterà la mail da uno smartphone mentre sta facendo altro, quindi la brevità non è un optional.

  • Trova la lunghezza ideale: L’ideale per un oggetto email è tra le 6 e le 10 parole. Se ne usi meno di 5, rischi di essere vago o di sembrare uno spammer; se ne usi più di 10 (superando i 50 caratteri circa), il testo verrà troncato e il destinatario perderà il contesto del messaggio.
  • Sfrutta il front-loading: Posiziona la parola chiave o l’informazione più importante all’inizio della frase. Il lettore deve capire di cosa si tratta nelle prime due o tre parole, prima ancora di scorrere il resto della lista.
  • Usa verbi d’azione: Un oggetto efficace deve spingere a fare qualcosa. Preferisci verbi che descrivano un’azione concreta e immediata invece di sostantivi astratti o frasi passive.
  • Gestisci le aspettative: L’oggetto è una promessa. Assicurati che il contenuto della mail rispecchi esattamente ciò che hai scritto nell’oggetto. 
TecnicaEsempi
Lunghezza ideale❌ Ordine (Troppo corto)
❌ L’ordine n. #7493055000KY58ZP è in fase di elaborazione nel nostro magazzino (Troppo lungo)
✅ Il tuo ordine è in elaborazione
Front-loading❌ Disponibile oggi per te lo sconto del 20%
✅ 20% di sconto solo per oggi
Verbi d’azione❌ Pasto in un prestigioso ristorante locale
✅ Cena al tavolo di Massimo Bottura
Aspettative chiare❌ Qualcosa per te
✅ Il tuo ebook sugli errori WordPress è pronto da scaricare

2. Personalizza l’oggetto delle mail

La personalizzazione nel marketing si appella alla psicologia per far scattare un senso di vicinanza, appartenenza o addirittura esclusività che abbatte le barriere di diffidenza e aumenta la lealtà verso il brand. Quando un cliente legge il proprio nome o un riferimento alla sua città, si sente riconosciuto come più di un semplice numero in un database. Questo approccio è ottimo soprattutto nel B2B, dove la relazione personale conta ancora di più. 

Per implementare la personalizzazione in modo efficace, puoi muoverti su diversi livelli:

  • Inserisci il nome del destinatario: È la forma più semplice e conosciuta di personalizzazione. Vedere il proprio nome tra decine di oggetti generici cattura immediatamente l’attenzione visiva.
  • Localizza l’oggetto: Se hai un’attività locale o gestisci eventi, citare la città o la zona del destinatario crea una connessione immediata.
  • Usa dati comportamentali o demografici: Sfrutta le informazioni che hai (età, interessi specifici o la partecipazione a un evento di settore) per dimostrare che conosci davvero chi hai di fronte.

Ecco alcuni esempi pratici per capire la differenza:

TecnicaEsempi
Nome proprio❌ Il tuo biglietto
✅ Giulia, pronta per stasera? Ecco il tuo biglietto
Localizzazione❌ Nuovi sconti nel nostro negozio
✅ Weekend piovoso a Livorno? Tirati su con i nostri sconti
Interessi/Eventi❌ Guida pratica per professionisti
✅ Visto che eri al Web Marketing Festival: una guida ebook per te

3. Stimola la curiosità

Siamo esseri curiosi per natura e quando percepiamo un vuoto di informazioni, il nostro cervello ci spinge a colmarlo. Se gli oggetti delle tue email offrono un modo incoraggiante per approfondire un argomento appena accennato, i tuoi lettori vorranno togliersi la soddisfazione e apriranno il messaggio. Questa tecnica è ideale per le email informative o per il nurturing dei lead, ovvero quando vuoi educare il tuo potenziale cliente prima di portarlo all’acquisto.

Ecco come stuzzicare l’interesse senza cadere nel banale:

  • Poni delle domande: Una domanda diretta interrompe il flusso passivo di lettura e costringe il destinatario a cercare una risposta, che si trova, guarda caso, dentro la mail.
  • Lancia teaser per guide “How-to”: Non limitarti a dire cosa offri, ma suggerisci che esiste un metodo esperto per farlo. Sapere come i professionisti risolvono un problema è un ottimo amo.
  • Usa titoli provocatori (con cautela): Un’affermazione forte, inaspettata o leggermente controversa può scuotere l’utente, a patto di non risultare offensivi. L’obiettivo è sfidare un luogo comune per poi offrire una soluzione.
  • Offri piccoli sneak-peak: Promettere una sorpresa o un contenuto esclusivo crea un’aspettativa positiva. 
TecnicaEsempi
Domanda diretta❌ Segreti per una buona email
✅ Sara, conosci il segreto di ogni buona email?
Teaser How-to❌ Guida alla scelta del coltello da cucina
✅ 3 Chef ti insegnano come scelgono i loro coltelli
Provocazione❌ Consigli sulla gestione del tempo
✅ Ecco perché il tuo time management fa schifo
Sneak-peak❌ Gadget regalo con il prossimo acquisto
✅ Ti sei meritato un regalino

4. Appellati ai dati numerici

Quanto più preciso un messaggio, tanto più interessante apparirà. Numeri e statistiche forniscono specificità e ancoraggio, rendono l’informazione facile da visualizzare e, soprattutto, ti proiettano come fonte autorevole e credibile. 

Integrare i numeri nei tuoi oggetti email ti permette di:

  • Fornire un perimetro chiaro con le liste: Dichiarare il numero esatto di punti trattati in una mail listicle incoraggia la lettura e aiuta a capire subito quanto tempo richiederà.
  • Sfruttare percentuali e statistiche: I dati statistici attirano l’occhio perché promettono un’analisi basata sui fatti. Dire “68%” risulta molto più potente che dire “la maggior parte”.
  • Mostrare il valore numerico delle risorse: Quantificare il successo, la partecipazione, l’efficienza crea riprova sociale e rende i vantaggi che offri tangibili.

Ecco come trasformare un oggetto vago in uno basato sui dati:

TecnicaEsempi
Liste numerate❌ Alcune cose che dovresti sapere sulla vitamina B12
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Statistiche❌ Come i nostri clienti hanno migliorato i loro risultati
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Riprova sociale❌ Partecipa anche tu al nostro prossimo evento!
✅ Unisciti a oltre 850 professionisti per questo evento

5. Crea urgenza, senso di scarsità o FOMO

Il non voler perdere un’occasione vantaggiosa è una delle leve più usate nel marketing, quindi non poteva mancare dalla nostra lista. Tuttavia, facciamo un appunto: se gridi al lupo ogni giorno, i tuoi clienti smetteranno di crederti. Usa l’urgenza e la FOMO (Fear Of Missing Out, la paura di restare esclusi o perdersi un’occasione) solo quando l’occasione è reale. Se abusi di queste tecniche, erodi la fiducia nel tuo brand.

  • Scadenza dell’offerta: Fissa un limite temporale chiaro. Sapere che un vantaggio ha le ore contate spinge il cervello a decidere subito invece di rimandare.
  • Scarsità reale: Se i posti per un webinar o i pezzi di un prodotto sono limitati, dillo. La scarsità aumenta il valore percepito di ciò che offri.
  • FOMO: Nessuno vuole restare indietro rispetto alla concorrenza. Sottolineare cosa stanno facendo gli altri o quali sono gli ultimi trend spinge all’apertura per non sentirsi fuori dai giochi.
TecnicaEsempi
Scadenza❌ Sconto disponibile sui nostri servizi
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Scarsità❌ Iscriviti al nostro workshop gratuito
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FOMO❌ Leggi le ultime novità del settore
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6. Sfrutta la pre-intestazione

Se l’oggetto è il titolo di un libro, la pre-intestazione, o pre-header, è la quarta di copertina, quella riga di testo che appare subito dopo l’oggetto nell’anteprima della posta in arrivo. È uno spazio preziosissimo perché ti permette di espandere il messaggio senza appesantire l’oggetto, fornendo quel contesto extra che convince l’utente a cliccare. 

screenshot dell'editor email dello strumento Email Marketing di SiteGround, dove è possibile impostare il pre header nel campo pre intestazione

In generale, un buon pre-header segue le stesse regole viste finora: diretto, con verbi d’azione, stimola la curiosità, crea urgenza e fa solo promesse che verranno mantenute.

  • Lunghezza ideale: Punta a un testo tra i 40 e gli 80 caratteri. Anche se il limite teorico è più alto (130 caratteri), molti dispositivi mobili tagliano tutto ciò che supera i 50 caratteri.
  • Includi le emoji, se serve a rafforzare visivamente il concetto (senza esagerare).
  • Usalo in tandem con l’oggetto: 
TecnicaEsempi
EspansioneOggetto: Conosci artisti in erba?
Pre-header: Mandali al nostro ritiro sperimentale!
Rinforzo visivoOggetto: -20% sul pack consulenza ancora per poco
Pre-header: Affrettati, manca pochissimo ⏳ per la fine della promozione

Errori da evitare nell’oggetto email

Nella maggior parte dei casi, quando si sbaglia un oggetto, l’errore è apparire poco autentici. In questa sezione, vediamo come evitare di suonare forzati, eccessivamente promozionali o robotici. 

1. Uso smodato di maiuscole

Scrivere oggetti aggressivi è una direttissima per farsi ignorare o farsi segnalare come spam. Copy in maiuscolo o pieni di punti esclamativi come questi non funzionano mai:

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  • Sconto 50% solo oggi!!!!!!!!” 

Alle persone non piace che gli si urli in faccia. L’uso di maiuscole ed esclamazioni sono percepite come un segnale d’allarme fastidioso e intrusivo. Invece di creare urgenza, trasmettono un senso di dilettantismo e aggressività che allontana il cliente.

2. Troppe emoji

Le icone possono aiutare a comunicare un’emozione o un concetto al volo senza sprecare parole. Tuttavia, una catena infinita di emoji ti fa apparire poco serio o come qualcuno che sta cercando troppo disperatamente di risultare simpatico. Usale con il contagocce: devono servire a rafforzare il messaggio, non a decorarlo eccessivamente.

3. Parole spam

Esistono termini che evocano immediatamente diffidenza perché abusati da chi fa spam o comunicazioni iper-promozionali, perciò stanne alla larga:

  • Espressioni che richiamano disperazione: “bisogno di aiuto”, “urgente”, “emergenza”, “non cancellare”, “​​agisci subito”.
  • Riferimenti a pagamenti fuori contesto: tutto quello che menzioni “PayPal”, “cash” o cifre monetarie se l’argomento non è strettamente una transazione attesa dal cliente, così come troppi simboli monetari (€€€, $$$).
  • Promesse di guadagno facile: “gratis”, “guadagna da casa”, “premio”, “lotteria”.
  • Termini legati a salute o estetica fuori contesto: “cellulite”, “calvizie” o “sovrappeso”.

4. Mittente no-reply

La maggior parte delle persone esita ad aprire mail da mittenti sconosciuti per paura dello spam. Usare un indirizzo come “noreply@azienda.it” è dunque un errore che ti fa sembrare impersonale, generico. Chi ti riceve penserà che le tue email sono state inviate da un robot che non vuole sentire la sua opinione.

screenshot dell'editor email dello strumento Email Marketing di SiteGround, dove è possibile impostare un indirizzo di risposta diverso a quello di invio nel campo "Rispondi all'indirizzo"

Invece di utilizzare email no-reply, utilizza un indirizzo conosciuto che inviti al dialogo e costruisca una relazione di fiducia. Se non vuoi che le mail ritornino allo stesso indirizzo di invio, imposta un indirizzo di ritorno diverso, come in questo screenshot dallo strumento di Email Marketing di SiteGround.

5: Oggetto email clickbait e promesse non mantenute

L’oggetto di una mail è la promessa di offrire valore in cambio del tempo del lettore. Se scrivi un titolo clickbait per “ingannare” l’utente e portarlo ad aprire, ma poi il contenuto non c’entra nulla, hai rotto quel contratto:

  • È successo l’irreparabile
  • Hai vinto! (leggi dentro)
  • Il tuo account verrà sospeso tra 2 ore

Questo atteggiamento irrita il pubblico, che imparerà presto a non fidarsi più delle tue mail. Il risultato sarà un crollo dell’open rate e un’impennata delle disiscrizioni e delle segnalazioni.

Scrivi oggetti email che faranno decollare le tue campagne

Scrivere un oggetto che funziona non è un colpo di fortuna. Una mail che converte e rimane alla larga dalla lista spam richiede di esercitare precisione, onestà, di stimolare la curiosità e di dedicarci tempo.

Tuttavia, in SiteGround sappiamo bene che i piccoli imprenditori hanno mille altre faccende di cui occuparsi oltre a contare i caratteri degli oggetti email. Per questo, la soluzione non è lavorare di più, ma lavorare in modo più intelligente, affidandoti a un ecosistema che faccia il lavoro per te.

Se vuoi che i tuoi sforzi non vadano sprecati, devi assicurarti che le tue mail non solo siano belle, ma che arrivino effettivamente a destinazione. Con lo strumento di Email Marketing di SiteGround, hai a disposizione un’infrastruttura server di alto livello che garantisce una deliverability impeccabile. Grazie alla reputazione del mittente protetta e a protocolli di sicurezza avanzati (SPF, DKIM e DMARC), le tue comunicazioni passano i filtri spam per atterrare esattamente dove devono, agli occhi dei tuoi clienti.

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Ma c’è di più. Abbiamo integrato la potenza dell’intelligenza artificiale direttamente dove ti serve. Con SiteGround AI Studio, non devi più usare 5 strumenti AI diversi o scrivere prompt chilometrici. Tra i 15 Agenti disponibili, hai:

  • L’Agente Copywriter, il tuo esperto di scrittura personale, per generare oggetti e testi ottimizzati secondo le migliori pratiche di marketing che abbiamo appena visto.
  • L’Agente Email Marketer, che può creare le tue campagne direttamente all’interno dello strumento di Email Marketing. Gli dai l’ordine in linguaggio naturale e lui prepara il lavoro per te, già addestrato per operare sulla nostra piattaforma.

Se non sai da dove iniziare, la nostra Prompt Library, un catalogo di comandi preparati da noi ti guida nello scrivere prompt email migliori e ottenere risultati professionali in pochi secondi.

Non lasciare che una riga di testo scritta male freni la crescita della tua azienda. Trasforma il tuo modo di lavorare sapendo che al tuo fianco c’è una tecnologia pensata per farti scalare senza complicazioni.

FAQ sugli oggetti email

Cosa si intende per oggetto in una email?

L’oggetto di una mail è la riga di testo che compare nell’anteprima della posta in arrivo, subito dopo il nome del mittente. Tecnicamente è un campo dell’header del messaggio che serve a riassumere il contenuto della comunicazione, permettendo al destinatario di capire di cosa si tratta senza dover aprire la mail.

Cosa scrivere nell’oggetto mail?

Devi scrivere una frase che sia rilevante per il destinatario, preferibilmente tra le 6 e le 10 parole. Fai trasparire il beneficio principale o la soluzione a un problema, usa verbi d’azione e, se possibile, personalizzalo con il nome del cliente o riferimenti specifici ai suoi interessi.

Perché è importante scrivere l’oggetto nelle mail?

Perché è il primo (e spesso unico) elemento che determina se la tua mail verrà aperta o cestinata. Un oggetto ben scritto migliora l’open rate, aiuta a superare i filtri spam e stabilisce fin da subito un rapporto di fiducia e professionalità con il tuo pubblico.

Cosa bisogna evitare nell’oggetto email?

Evita il tutto maiuscolo, l’abuso di punti esclamativi e una quantità eccessiva di emoji. Stai lontano dalle spam trigger words (come “gratis” o “urgente”) e non usare mai titoli clickbait che promettono qualcosa che non manterrai nel corpo del testo.

Come creare la struttura perfetta per il tuo sito web in 25 best practice

illustrazione astratta che rappresenta i vari elementi della struttura di un sito web

Se hai mai provato a cercare come organizzare il tuo sito, probabilmente ti sarai imbattuto in una sfilza di consigli vaghi che ti dicono che la struttura dei siti web è importante, ma poi ti lasciano lì senza spiegarti su cosa devi puntare davvero per non sparire nel mare magnum di contenuti che affolla il web.

Il problema oggi è che molti sottovalutano come si è evoluto il modo in cui cerchiamo le informazioni. Oggi non ci sono più solo gli utenti in carne e ossa che scorrono il tuo menu. Ci sono sistemi di intelligenza artificiale e crawler che devono interpretare chi sei e cosa offri in una frazione di secondo. Se la tua architettura non è funzionale, l’AI ti ignora e gli utenti neanche ti trovano.

In questo articolo scendiamo al dettaglio e capiamo esattamente come deve essere fatto un sito che funziona, con esempi concreti per darti un modello reale da replicare. Vedremo come gli strumenti basati sull’IA operano e quali aspetti della struttura ti fanno distinguere dalla massa e guidano i tuoi utenti verso l’acquisto o il contatto. Pronto a trasformare il tuo sito in una macchina da conversione perfettamente oliata?

Punti chiave:

  • Su cosa si basa la struttura di un sito: Gerarchia chiara tra pagine e categorie, navigazione intuitiva e link interni strategici che rendano ogni pagina facilmente raggiungibile, URL coerenti che riflettono le categorie.
  • Le strutture web più comuni: Gerarchica (ad albero, ideale per siti aziendali), a matrice (contenuti interconnessi), a database (contenuti dinamici e filtrabili su larga scala), sequenziale (percorso guidato passo dopo passo).
  • Cosa impatta l’architettura del sito web: SEO e visibilità nelle SERP, comprensione semantica da parte delle AI (GEO), esperienza utente, fiducia e conversioni, scalabilità futura.
  • Aree a cui prestare attenzione nello strutturare un sito web: Percorsi utente chiari, organizzazione coerente, gerarchia logica delle pagine, categorie e tag ben distinti, URL stabili, link interni con anchor descrittivi, design responsive e accessibile, pianificazione della crescita per evitare ristrutturazioni drastiche.

Cos’è la struttura di un sito e quali sono i componenti di un sito web?

La struttura di un sito è il modo in cui le sue pagine sono organizzate e collegate tra loro. Immaginala come la pianta architettonica di un edificio: definisce dove si trova l’ingresso principale, cioè la homepage, come sono distribuite le stanze, cioè le categorie e le sottopagine, e quali corridoi permettono di passare da un ambiente all’altro.

Una struttura ben progettata si basa su alcuni componenti fondamentali che lavorano in sinergia per guidare l’utente:

  • Gerarchia dei contenuti: l’organizzazione logica che stabilisce quali sono le pagine pilastro (top-level) e quali sono i contenuti di approfondimento (sotto-categorie e tag all’interno di quelle sezioni top-level).
  • Navigazione e link interni: i percorsi che permettono a chi naviga di muoversi agilmente tra le sezioni senza perdersi.
illustrazione schematica della struttura di un sito web: dalla homepage partono le categorie, da ognuna di queste le sottocategorie che a loro volta si aprono nelle pagine individuali

Con una struttura chiara, la gerarchia e la navigazione saranno immediate e l’utente percepirà intuitivamente l’ordine logico. Questa architettura sarà anche riflessa negli URL: in un sito aziendale, per esempio, la categoria principale “Servizi” conterrà naturalmente la sottopagina “Consulenza”, e l’URL rifletterà questa nidificazione, apparendo come www.nomeazienda.com/servizi/consulenza.

Quale struttura scegliere per un sito web a seconda del bisogno: 4 tipologie

È chiaro che non esiste un modello unico o una struttura web universale. La struttura di ogni sito web deve adattarsi agli obiettivi di business e al modo in cui si vuole che i clienti interagiscano. Esistono però quattro architetture principali che possiamo adattare ai nostri bisogni.

Gerarchica: la più comune per i siti aziendali 

CARATTERISTICHE: La struttura gerarchica organizza i contenuti dall’alto verso il basso. Possiamo visualizzarla come un albero che si ramifica partendo da un unico tronco, la homepage, per dividersi in rami principali (le categorie) e poi in ramoscelli più sottili (le sottopagine). 

VANTAGGI: È il modello più intuitivo, sia per le persone che per i motori di ricerca, perché rispecchia il modo in cui categorizziamo naturalmente le informazioni.

PER CHI È IDEALE: Aziende che offrono una serie definita di servizi o un catalogo prodotti non sterminato.

screenshot di un esempio di struttura gerarchica per un sito di ceramiche, dove la categoria "collezioni" si dirama in tre pagine diverse, una per collezione stagionale

Nell’esempio qui sopra, un’agenzia di marketing digitale ha una homepage che porta alla sezione “Servizi”. Da qui, l’utente può scendere nel dettaglio verso “SEO”, “PPC” o “Social Media”. Questa chiarezza rende l’esplorazione immediata e professionale.

Matrice: ideale per contenuti correlati

CARATTERISTICHE: In una struttura a matrice, le pagine sono collegate tra loro in modo libero, offrendo all’utente molteplici percorsi per raggiungere i contenuti. Non c’è un sentiero obbligato, ma una rete di collegamenti che permette di saltare da un argomento all’altro.

VANTAGGI: è un approccio complesso ma estremamente efficace per creare una rete di temi informativi interconnessi.

PER CHI È IDEALE: Portali di documentazione tecnica o centri assistenza dove un articolo guida può rimandare a FAQ, tutorial o approfondimenti trasversali a diverse categorie.

screenshot della Knowledge Base di SiteGround, che usa una struttura a matrice

Database: per siti con molti contenuti dinamici

CARATTERISTICHE: Qui la struttura è dettata dal database sottostante. Le pagine non sono sempre statiche, ma vengono generate dinamicamente in base alle query o ai filtri impostati dall’utente. Il cuore dell’esperienza non è il menu, ma la funzione di ricerca e ordinamento.

VANTAGGI: Questo modello permette efficienza e scalabilità nel gestire enormi volumi di dati senza creare manualmente ogni singola pagina, poiché i contenuti vengono richiamati dinamicamente dal database solo quando l’utente applica un filtro o effettua una ricerca.

PER CHI È IDEALE: Siti di annunci (di lavoro, di vendita beni, immobiliari, ecc.), piattaforme di prenotazione (per esempio alberghiera) o portali ecommerce con grandi volumi di prodotti dove l’utente deve filtrare migliaia di risultati per posizione, prezzo o categoria.

Sequenziale: per guidare l’utente passo dopo passo

CARATTERISTICHE: La struttura sequenziale accompagna l’utente attraverso un percorso predefinito, un passo alla volta. Molte delle singole pagine potrebbero non essere raggiungibili se non attraverso l’ordine pre-stabilito (per esempio, la pagina “Lezione 2” non è raggiungibile se non dopo aver completato la “Lezione 1”).

VANTAGGI: È un’architettura ottima per guidare gli utenti al raggiungimento di un obiettivo in un ordine specifico. 

PER CHI È IDEALE: Corsi online, tutorial, flussi di onboarding o singole landing page strutturate per portare l’utente verso un’unica azione finale, come un acquisto o un’iscrizione.

Perché è così importante la struttura di un sito web

Come abbiamo già detto, la struttura del tuo sito, oltre a darti ordine interno, è il modo in cui i visitatori e i motori di ricerca decodificano la tua attività. Un’architettura studiata a tavolino agisce su diversi livelli tecnici e strategici che determinano il successo del tuo progetto online, vediamo esattamente quali.

  • SEO e Autorità: Una corretta suddivisione in categorie segnala a Google e agli altri motori la tua competenza in settori specifici. Se organizzi i contenuti in modo logico, dimostri di coprire determinati argomenti in modo approfondito, costruendo quella che in gergo si chiama autorità. Inoltre, un sistema di link interni coerente assicura che le tue pagine più preziose siano facilmente visibili e “scansionabili” dai crawler. Il risultato? Un posizionamento più alto nelle pagine dei risultati (SERP).
  • GEO: Oggi non ottimizziamo più solo per la ricerca classica (SEO), ma anche per la Generative Engine Optimization e l’ottimizzazione per AI. Una struttura ben definita aiuta i sistemi di Intelligenza Artificiale a comprendere le relazioni semantiche tra le tue pagine e i tuoi argomenti. Questo aumenta drasticamente le possibilità che il tuo sito venga citato nelle panoramiche AI, nelle raccomandazioni degli assistenti AI e in altre funzionalità guidate dall’intelligenza artificiale sul web.
  • User Experience (UX) e fiducia: Strutture pulite, con categorie appropriate e link descrittivi, guidano l’utente per mano. Navigare in un sito organizzato è un’esperienza piacevole e senza sforzo, che aumenta la fiducia nel brand, riduce il tasso di abbandono e predispone positivamente all’acquisto.
  • Percorsi di conversione fluidi: Un sito ben progettato crea un percorso naturale che accompagna il visitatore dalla semplice curiosità all’azione finale, che sia un acquisto, una prenotazione o l’iscrizione a una newsletter. 
  • Scalabilità: Un’architettura flessibile ti permette di aggiungere nuovi prodotti, servizi o articoli del blog senza dover stravolgere l’intera organizzazione del sito mano a mano che la tua attività cresce.

Va da sé che per supportare esperienza utente, SEO/GEO e crescita, un sito ben strutturato ha bisogno di appoggiarsi anche a fondamenta solide. Un ecosistema come quello di SiteGround ti fornisce non solo un hosting, ma un sistema di supporto a tutto tondo che garantisce velocità, sicurezza e tecnologie all’avanguardia per rendere la tua struttura sempre accessibile e performante.

Come deve essere fatto un sito web: 25 Regole

Abbiamo visto quali sono le strutture fondamentali che puoi usare per il tuo sito a seconda dei tuoi obiettivi, abbiamo visto perché l’architettura sul web è così importante, ma quali sono i canoni e criteri da seguire? Lo scopriamo in questa sezione dove vedremo finalmente le regole pratiche per dare forma al tuo progetto, partendo dai pilastri della navigazione.

Percorsi e gerarchie

Per indicare a qualcuno come raggiungere un punto in città, devi avere ben chiaro il punto di partenza, di arrivo e quali sono i punti di riferimento principali da segnalare con chiarezza per aiutare l’orientamento. Puoi tradurre questo concetto al web quando si tratta di stabilire user path (percorsi utente), cioè come i tuoi visitatori arrivano alle pagine attraverso i menu, e di definire le gerarchie, ovvero quali pagine contano in qual misura.

RegoleNella praticaAree di impatto
#1 Priorità assoluta ai contenuti chiaveLe tue pagine più importanti (servizi principali, prodotti di punta) devono essere raggiungibili in massimo 1 o 2 clic. Per capire quali sono queste pagine, pensa all’obiettivo del tuo sito, a cosa ha bisogno di fare chi entra. Una volta stabilito ciò, metti in primo piano questi tuoi pilastri.SEO, UX, Conversione
#2 Disegna il percorso di conversioneProgetta una sequenza logica per il percorso dell’utente (es. scoperta → dettagli → checkout). Usa diagrammi di flusso prima dello sviluppo per visualizzare.Conversione, UX
#3 Menu leggibile e sinteticoUsa etichette descrittive standard ed evita nomi “creativi” che confondono l’utente e i motori di ricerca.SEO, GEO, UX
#4 Limite 5–7 voci nel menuRiduci il carico cognitivo limitando le opzioni principali per facilitare una scelta rapida e chiara.UX, Conversione

💡 Il consiglio dell’esperto
Usa la Sitemap: una Sitemap XML è la lista completa delle tue pagine che invii a Google Search Console per facilitare il crawling. Per i siti molto grandi, aggiungi anche una sitemap HTML nel footer per supportare la navigazione.

Errori da evitare negli user path e gerarchie di un sito

  • Menu affollati: Un menu principale con troppe voci confonde l’utente e disperde il valore SEO. Mostra solo i pilastri.
  • Contenuti sepolti: Se una pagina fondamentale è a 5 clic di distanza dalla homepage, per Google e per l’utente quella pagina non esiste. Per questo motivo evita troppi sotto-livelli, evitando che qualsiasi pagina sia a più di 3 click di distanza dalla homepage.
  • Navigazione incoerente: Evita di mescolare argomenti non correlati nello stesso menu o di cambiare le etichette mentre l’utente naviga.
  • Affidarsi solo al footer: Il menu a fondo pagina è un supplemento, non deve mai sostituire la navigazione principale.

🔧 Se il tuo sito è già online:
Inizia con un audit. Mappa le pagine esistenti e identifica quelle che generano più traffico. Se decidi di riorganizzare la struttura o cambiare gli indirizzi delle pagine, ricordati di impostare i redirect. Il redirect è un comando che indirizza automaticamente utenti e motori di ricerca dal vecchio URL a quello nuovo, evitando l’errore 404 e preservando il posizionamento che hai faticosamente guadagnato.

Se hai un sito WordPress, puoi usare un Agente AI specializzato per WordPress per chiedere suggerimenti sulle modifiche direttamente in chat e poi farle eseguire, risparmiandoti ore di lavoro. Per esempio, l’Agente AI per WordPress di SiteGround AI Studio può per creare la struttura delle tue nuove pagine pilastro, per sistemare i menu secondo la nuova gerarchia o per configurare correttamente i permalink e assicurandosi che i redirect funzionino correttamente.

Organizzazione delle pagine

L’organizzazione delle pagine ha a che vedere con il modo in cui queste pagine sono raggruppate in sezioni e categorie, come sono connesse da tag e link. Vediamo i principi guida per raggruppare i contenuti in modo strategico.

RegoleNella praticaAree di impatto
#5 Raggruppamento logicoOrganizza prodotti e servizi sotto categorie e sottocategorie chiare. Questo metodo, chiamato cluster di argomenti, permette di capire immediatamente la tua profondità tematica. (es: se vendi attrezzatura sportiva, crea una sezione pilastro Running che includa scarpe, abbigliamento e accessori).SEO, GEO, UX, Scalabilità
#6 Titoli descrittiviUsa titoli precisi che segnalino esattamente il contenuto della pagina come “Consulenza Fiscale per Startup” invece di etichette generiche come “Servizio 1”.SEO, GEO, UX
#7 Connessioni interneInserisci link tra pagine correlate (es. dall’articolo sulle scarpe alle calze tecniche) per guidare l’utente senza interruzioni.UX, Conversione
illustrazione che rappresenta il cluster di argomenti: un topic/contenuto portante al centro, collegato tramite hyperlink a molti contenuti cluster

Errori da evitare quando organizzi le pagine del tuo sito

  • Contenuti dispersi: Evita di creare pagine orfane che non appartengono a nessuna categoria o che non hanno link interni che le puntano. 
  • Duplicazione: Non creare pagine quasi identiche per varianti minime di un prodotto. Confondi l’utente e disperdi il valore SEO (cannibalizzazione).
  • Etichette vaghe: Una categoria “Attrezzatura” è troppo generica. Meglio specificare se si tratta di “Attrezzi da palestra” o “Accessori yoga”.

🔧 Se il tuo sito è già online:
Individua le pagine orfane e riassegnale a una categoria logica. Se hai contenuti troppo simili o troppo sottili, uniscili in una pagina pilastro più autorevole e completa.

Categorie e tag

Spesso si fa confusione, ma categorie e tag hanno ruoli diversi. Le categorie sono le fondamenta della navigazione e influenzano la struttura degli URL (come nell’esempio in foto, siteground.com/blog/email-marketing/). I tag sono invece etichette trasversali che collegano argomenti affini tra diverse categorie, aiutando l’AI a comprendere le relazioni tra i post.

screenshot di un url nel Blog di SiteGround che riflette la categoria sull'Email Marketing

Regole per una tassonomia web impeccabile:

RegoleNella praticaAree di impatto
#8 Categorie per temi portantiUsale per le sezioni principali e strutturali del sito (es. /blog/tutorial/). Devono essere poche, solide e pensate per crescere con te.UX, SEO, Scalabilità
#9 Usa i tag per i dettagliUsali per raggruppare contenuti trasversali specifici (es. In un sito di cucina, una categoria “Ricette” e tag “Senza Glutine” o “Veloce”). Aiuta a trovare le relazioni non ovvie.GEO, SEO, UX
#10 Coerenza terminologicaScegli un unico termine per concetto (es. o “Corsa” o “Running”) per evitare caos semantico e ridondanze.SEO, GEO, UX

Errori da evitare nel creare categorie e tag

  • Scambiare categorie e tag: Non trattarli come sinonimi. Le categorie sono gerarchiche, i tag sono puramente descrittivi.
  • Creazione eccessiva: Non creare un nuovo tag per ogni post, se un tag ha un solo articolo, non serve a nulla.
  • Etichette senza intent: Evita categorie che non corrispondono a ciò che gli utenti cercano davvero.
  • Aspettare troppo per definire tag e categorie: La ristrutturazione di categorie e tag diventa più complessa se aspetti di aver pubblicato molti contenuti e non organizzi mentalmente quali sono i topic che hanno bisogno di categorie e tag propri.

🔧 Se il tuo sito è già online:
Fai pulizia. Consolida le categorie che si sovrappongono e rinomina i tag incoerenti. Una struttura snella è una struttura che converte.

Se hai accumulato troppi tag incoerenti negli anni, non devi sistemarli uno ad uno. Anche in questo caso l’Agente WordPress di AI Studio è in grado di gestire la ristrutturazione della tassonomia, unendo categorie simili, rinominando i tag in blocco e riassegnando tutti i post esistenti ai nuovi raggruppamenti logici con un unico comando.

Struttura URL

L’URL, l’indirizzo preciso di ogni pagina, è un’etichetta che anticipa a utenti e motori di ricerca cosa troveranno all’interno. Ne consegue che un URL pulito comunica professionalità e chiarezza.

Ecco come rendere i tuoi URL parlanti e coerenti.

RegoleNella PraticaAree di Impatto
#11 Usa parole chiaveIncludi termini rilevanti nell’URL (es. /abbigliamento-sci-donna) per anticipare il contenuto della pagina.SEO, UX
#12 Semplicità e separatoriMantieni gli URL brevi. Usa il trattino medio (-) per separare le parole, mai il trattino basso (_) o spazi. I motori di ricerca leggono i trattini come spazi tra le parole, facilitando la comprensione semantica.SEO, GEO, UX
#13 Rifletti la gerarchiaUsa le cartelle per mostrare il percorso logico (es. /donna/camicie/camicia-cotone). Le cartelle intermedie riflettono le tue categorie e aiutano a distribuire l’autorità del sito in modo ordinato.SEO, UX, Scalabilità
screenshot della struttura url di un indirizzo della Knowledge Base di SiteGround: nella categoria AI Studio, una sottocategoria Agenti raccoglie tutte le pagine individuali sull'argomento

Errori da evitare negli URL

  • ID generici: Evita URL come /page?id=2345. Non dicono nulla a nessuno e sono un’occasione sprecata per il posizionamento.
  • Parametri superflui: Elimina articoli, preposizioni e caratteri inutili che allungano l’URL senza aggiungere valore.
  • Incoerenza stilistica: Non mischiare mai maiuscole e minuscole o convenzioni diverse. Scegli il tutto minuscolo e mantienilo.
  • Cambi continui: Non cambiare URL frequentemente. Link rotti o redirect eccessivi possono confondere gli utenti e impattare la SEO negativamente.

🔧 Se il tuo sito è già online:
Revisiona gli URL esistenti, ma non cambiare troppi URL insieme per puro gusto esteticoSe decidi di farlo per migliorare la SEO, agisci prima sulle pagine con più trafficoImposta sempre un redirect 301 verso il nuovo indirizzo per non perdere visitatori.

Spesso gli utenti atterrano su pagine specifiche tramite i social o le ricerche, ignorando la homepage. In questi casi, i link interni sono le briciole di pane che permettono loro di orientarsi e scoprire il resto del tuo sito e delle tue offerte.

screenshot da un articolo su SiteGround dove appaiono 3 diversi articoli linkati nel testo

Regole per collegare le pagine in modo strategico:

RegoleNella praticaAree di impatto
#14 Crea percorsi di conversioneInserisci link che guidino verso pagine ad alto valore (es. listini, contatti, prodotti di punta, moduli di contatto o contenuti portanti) per trasformare la lettura in azione.Conversione, UX
#15 Linka contenuti correlatiCollega pagine che approfondiscono lo stesso tema per permettere all’utente di trovare più info senza interruzioni.UX, SEO, GEO
#16 Anchor text descrittiviUsa testi cliccabili chiari (es. “Guida al lancio” invece di “clicca qui”), per spiegare a utenti e motori cosa troveranno.SEO, GEO, UX
#17 Prioritizza qualità sopra quantitàCollega solo contenuti realmente correlati. Linkare troppe pagine diluisce il valore della pagina stessa.SEO, UX
  • Link interrotti: Un link che porta a un errore 404 danneggia la fiducia dell’utente e la credibilità agli occhi di Google.
  • Anchor text ripetitivi: Non usare lo stesso anchor text per puntare a pagine diverse. Confondi i motori di ricerca che non capiranno più quale sia la pagina di riferimento per quel termine. Questo è un altro motivo per evitare gli anchor text generici come “clicca qui”.
  • Isolamento delle pagine: Assicurati che anche le pagine più specifiche siano collegate tra loro.

🔧 Se il tuo sito è già online:
Fai un controllo dei link interrotti e assicurati che non ci siano pagine isolate o orfane. Per esempio, aggiungere un link interno da un articolo del blog molto letto verso una pagina prodotto può dare una spinta immediata alle tue vendite.

Design responsive e mobile-friendly

L’accessibilità web è più importante che mai. E non si tratta di pochi casi: in Italia, circa il 5,2% convive con disabilità e la stragrande maggioranza degli utenti naviga da smartphone mentre sta facendo altro o con una mano sola. Se il tuo sito costringe a zoomare per leggere o i pulsanti sono difficili da cliccare, hai un problema. Un design accessibile e mobile-friendly è la base della tua credibilità digitale.

RegolaNella praticaAree di impatto
#18 Design responsiveLa struttura deve adattarsi automaticamente a qualsiasi dimensione del display, livello di zoom e screen reader. Google premia i siti che offrono un’esperienza fluida su ogni dispositivo.UX, SEO 
#19 Elementi touch-friendlyEvita tasti piccoli o troppo vicini tra loro che portano a click errati e frustrazione quando si usa un touch screen.UX, Conversione
#20 Gerarchia visiva immediataPosiziona le informazioni e le azioni più importanti nella parte superiore della pagina (above the fold).UX, Conversione
#21 Media ottimizzatiUtilizza immagini leggere e font che si ridimensionano correttamente per garantire velocità di caricamento e leggibilità.SEO, UX
#22 Accessibilità universaleGarantisci contrasto elevato tra testi e sfondi, alt-text per le immagini e navigabilità da tastiera per includere ogni tipo di utente.UX, GEO

Con il SiteGround Website Builder e con l’Ecommerce Builder, gran parte di questo lavoro è automatico: i layout sono già ottimizzati per il mobile e l’accessibilità, garantendo prestazioni elevate senza alcuno sforzo tecnico da parte tua.

illustrazione della regola 18 sul design responsive: nell'immagine vengono mostrate sia versione desktop che la versione mobile dello stesso sito

Errori da evitare per una buona accessibilità

  • Scrolling orizzontale, testo affollato, bottoni piccoli: Sono segnali di un layout rotto che non permettono agli utenti una navigazione confortevole.
  • Nascondere funzioni su mobile: Non eliminare pagine o tasti fondamentali solo perché lo schermo è piccolo, riorganizzali.
  • Layout complessi: Compilare moduli infiniti o aprire layout che vanno a rilento da cellulare è un incubo. Semplifica al massimo.

🔧 Se il tuo sito è già online:
Testalo subito su diversi dispositivi e livelli di zoom. Spesso basta ridimensionare un’immagine o aumentare il contrasto di un pulsante per abbassare drasticamente il tasso di abbandono. 

Struttura adattabile

Il tuo sito è un organismo vivo e dovresti sempre avere la possibilità di crescere, aggiungere, espandere. Una struttura rigida ti costringerebbe a rifare tutto da capo, mentre una struttura adattabile cresce insieme alla tua azienda senza creare caos.

RegolaNella praticaAree di impatto
#23 Pianifica la scalabilitàProgetta categorie principali abbastanza ampie da poter accogliere nuove sottosezioni in futuro. Mantieni raggruppamenti logici che non perdano senso man mano che aggiungi pagine.Scalabilità, SEO, UX
#24 URL e menu flessibiliUsa nomenclature durature ed evita URL eccessivamente specifici che potrebbero diventare obsoleti con l’espansione del catalogo.Scalabilità, SEO
#25 Revisione periodicaControlla regolarmente la tua gerarchia per evitare colli di bottiglia o menu troppo affollati che rallentano la navigazione.UX, SEO, Conversione

Errori da evitare quando pianifichi la tua struttura web

  • Inserimenti casuali: Non aggiungere nuove pagine a caso nel menu solo perché non sai dove metterle. Ogni nuovo contenuto deve avere un posto logico.
  • Menu troppo arzigolati: Non creare troppi livelli di sottocategorie che farai fatica a scalare.
  • Cambiamenti drastici senza piano: Non stravolgere l’architettura da un giorno all’altro senza aver previsto i necessari redirect, o manderai in confusione sia i clienti che i motori di ricerca.

🔧 Se il tuo sito è già online:
Procedi a piccoli passi. Inizia a riorganizzare dalle sezioni più importanti.Se devi spostare contenuti, ricordati sempre di guidare utenti e Google verso i nuovi indirizzi con i redirect.

Il prossimo passo verso una struttura sito web vincente

La struttura del tuo sito non è semplicemente una questione di gusti o organizzazione interna, ma un propulsore che spinge i tuoi contenuti verso gli utenti e i motori di ricerca, sia tradizionali che AI. Progettare un’architettura logica, pulita e scalabile è quindi un investimento verso la riuscita della tua attività digitale.

Se l’idea di mappare gerarchie, categorie e URL ti sembra complessa, non devi affrontarla da solo. Con il SiteGround Website Builder e con l’Ecommerce Builder, hai a disposizione strumenti intuitivi che applicano nativamente le migliori pratiche di UX e navigazione. 

banner promozionale per il Website Builder di SiteGround. La call to action legge "Crea subito il tuo sito"

E invece hai un sito WordPress e vuoi un aiuto intelligente, abbiamo inserito nel nostro AI Studio un Agente AI specializzato in WordPress, che funge da vero e proprio consulente e assistente digitale, ma esegue materialmente le modifiche sul tuo sito WordPress per ristrutturare le tue pagine in modo coerente. Tutto quello che devi fare è dargli istruzioni a parole.

FAQ sull’architettura di un sito web

Quale struttura devo scegliere per il mio sito web?

Dipende dai tuoi obiettivi: la struttura gerarchica è perfetta per siti aziendali standard con servizi definiti; la struttura a matrice serve per basi di conoscenza interconnesse; quella a database è obbligatoria per portali con funzionamento a molti filtri o ecommerce complessi; infine la struttura sequenziale è ideale per corsi o landing page focalizzati su un percorso unico ben definito che gli utenti devono intraprendere.

Quali sono i componenti di un sito web?

I pilastri fondamentali sono la homepage (punto di ingresso), le categorie e sottocategorie (gerarchia), i menu di navigazione, i link interni (percorsi di collegamento) e l’architettura degli URL, che riflette testualmente l’organizzazione delle cartelle e dei contenuti.

Cosa impatta la struttura di un sito web?

La struttura di un sito web incide direttamente sulla SEO (facilità di indicizzazione), sulla GEO (comprensione da parte delle AI), sulla User Experience (facilità d’uso per gli utenti), sui tassi di conversione (guida l’utente all’acquisto) e sulla scalabilità (permettendoti di aggiungere contenuti senza compromettere l’ordine esistente).

Come deve essere fatto un sito web?

Un buon sito web deve essere logico, con una gerarchia che metta le pagine importanti a non più di 3 click dalla home; descrittivo, con URL e titoli chiari; mobile-friendly, per adattarsi a ogni schermo; e accessibile, garantendo una navigazione fluida a tutti gli utenti, indipendentemente dal dispositivo o dalle capacità tecniche.

Cambia il costo di un sito a seconda delle pagine che lo compongono?

Sì, ma non solo per il numero di pagine. Il costo varia in base alla complessità della struttura: un sito con architettura a database, per esempio, richiede configurazioni tecniche, gestione dei dati e ottimizzazioni SEO più profonde rispetto a un sito vetrina con struttura gerarchica semplice.

Benchmarking: Impara a farlo facilmente

Se gestisci una piccola impresa, probabilmente hai già provato a cercare soluzioni su come migliorare i tuoi risultati e ti sarai imbattuto nel concetto di benchmarking. Però, solitamente, si finisce intrappolato tra due estremi. Da un lato, fonti così generiche da risultare inutili, dall’altro, manuali estremamente tecnici e sinceramente poco comprensibili, chiaramente pensati per multinazionali con budget infiniti. 

La verità è che non ti serve una laurea in statistica per capire perché il tuo concorrente diretto attira più clienti di te, ti serve un metodo pratico per misurarti. E in questo articolo facciamo proprio questo. Qui ti offriamo un percorso azionabile, arricchito da schemi e strumenti per mettere a confronto la tua attività con gli standard del settore e trasformare questo confronto in cambiamento reale.

Punti chiave:

  • Cos’è il benchmarking: processo continuo di confronto tra le tue prestazioni e i migliori standard di mercato (benchmark).
  • Tipologie chiave: interno (tra reparti aziendali), competitivo (analisi dei competitor diretti) e funzionale (apprendimento da eccellenze di altri settori).
  • Vantaggi principali: identificazione dei gap, riduzione degli sprechi e spinta concreta verso l’innovazione guidata dai dati.
  • Tipi di benchmark: indicatori di brand awareness, fedeltà e costi di acquisizione clienti, conversioni e margini di performance.
  • Metodo in 5 fasi:

    • Pianificazione: mappatura dei processi interni e definizione di obiettivi e modalità.
    • Raccolta dati: con attenzione alle tecniche e fonti per ottenere informazioni rilevanti.
    • Analisi: studio e organizzazione di statistiche, trend e anomalie per individuare punti di forza e debolezza.
    • Integrazione: calibrazione degli obiettivi in base all’impatto aziendale e comunicazione interna.
    • Azione: creazione di un piano operativo ciclico per consolidare i miglioramenti.

Cos’è il benchmarking? E il benchmark?

Il benchmarking è il processo continuo di misurazione dei tuoi prodotti, servizi o processi aziendali rispetto ai migliori operatori del tuo settore o di settori affini. Si tratta essenzialmente di capire quale sia il livello del gioco per restare competitivi, perciò si può fare benchmarking per quasi tutti gli indicatori di performance di un’attività, dalle metriche di prestazioni web fino al turnover del personale.

Se ti è mai capitato di paragonare il menù, i tavoli, l’illuminazione, il design di due ristoranti, uno di fianco all’altro, per capire come mai uno trabocca di clienti mentre l’altro è ancora vuoto, hai già fatto benchmarking. O sei sulla buona strada.

È fondamentale però non confondere il processo (benchmarking) con l’unità di misura (benchmark). Il benchmarking è l’attività, il percorso di analisi e confronto che intraprendi per migliorare le tue prestazioni. È il “come” decidi di evolvere imparando dagli altri. Il benchmark è il punto di riferimento, lo standard di eccellenza o il valore numerico che vuoi raggiungere. Normalmente in un benchmark i requisiti sono la rappresentatività, la replicabilità, la trasparenza e l’oggettività.

Perché è importante il benchmarking

In un mercato globale, dove anche le piccole realtà devono competere con i giganti dell’ecommerce, misurarsi serve a spingerti, decidere se accelerare o cambiare marcia.

Per una piccola o media impresa i vantaggi più tangibili sono:

  • Identificazione dei gap prestazionali: Capisci subito dove si posizionano le tue performance rispetto al mercato (se stai spendendo troppo per acquisire un cliente, se il tuo sito è un bradipo rispetto alla media, ecc.).
  • Riduzione dei costi: Analizzando chi ottiene risultati migliori con meno risorse, puoi eliminare gli sprechi nei tuoi processi interni.
  • Innovazione guidata: Guardare come gli altri risolvono un problema ti offre una scorciatoia sicura verso l’efficienza.
  • Cultura del miglioramento: Abitua te e il tuo eventuale team a non accontentarsi di fare le cose come le si è sempre fatte, ma a puntare a standard di eccellenza certificati dai dati.

Tipologie di benchmarking

A seconda di cosa vuoi scoprire, puoi attivare tre leve diverse, ognuna con un obiettivo specifico per la tua crescita.

Benchmarking interno

  • Cosa è: Consiste nel confrontare tra loro diversi reparti, sedi o team all’interno della tua stessa organizzazione. È il punto di partenza ideale perché i dati sono facilmente accessibili. Se, per esempio, hai due punti vendita o gestisci tre diversi siti di ecommerce, confronti perché uno ha un tasso di conversione del 3% e l’altro solo dell’1,5%. Questo tipo di benchmarking essere utile anche nel fare lead scoring.
  • Vantaggio: Oltre a godere della raccolta dati più semplice, il benchmarking interno ti permette di individuare le best practice nei confini della tua attività e di trasferirle rapidamente in tutta l’azienda, uniformando la qualità.

Benchmarking competitivo

  • Cosa è: È l’analisi diretta dei tuoi concorrenti più forti. Si focalizza su prodotti, servizi e strategie di marketing di chi si contende i tuoi stessi clienti. Per esempio, puoi analizzare i tempi di risposta dell’assistenza clienti del tuo principale competitor o la struttura dei loro pacchetti di email marketing.
  • Vantaggio: Ti fornisce una visione realistica della tua posizione sul mercato e ti aiuta a identificare i punti deboli della concorrenza dove puoi inserirti per differenziarti.

Benchmarking funzionale

  • Cosa è: Qui si confrontano processi o funzioni specifiche con aziende che non sono necessariamente tuoi concorrenti diretti, ma che sono campioni mondiali in quella determinata attività. Per esempio, un piccolo produttore di vino che studia il sistema di logistica di un grande rivenditore per ottimizzare le spedizioni. Un altro tipo di benchmarking funzionale può anche essere fatto a livello panoramico per individuare le best practice di un’intera azienda non competitor al loro livello globale.
  • Vantaggio: Stimola la creatività e ti permette di importare innovazioni che i tuoi concorrenti diretti non hanno ancora nemmeno immaginato. Allo stesso tempo, attenzione a tradurre nella tua realtà aziendale pratiche che appartengono a settori e business troppo diversi dal tuo.

Quali sono i benchmark che dovresti guardare?

Per una piccola impresa, il tempo è una risorsa scarsa, quindi bisogna scegliere con cura il calibro da usare. Per trovare quello giusto, possiamo dividere i benchmark in tre grandi aree: l’impatto del tuo marchio, il rapporto con chi acquista e l’efficienza pura della tua macchina aziendale.

Benchmark del brand 

Monitorare questi valori ti serve a capire se stai riuscendo a comunicare con successo il tuo branding o se devi andare a lavorare sulla reputazione aziendale in modo diverso.

  • Brand Recognition: La capacità dei potenziali clienti di riconoscere il tuo marchio quando lo vedono. Ad esempio, se in una fiera i partecipanti riescono a distinguere i colori e il logo di SiteGround, questo significa che abbiamo brand recognition.
  • Brand Recall: La capacità di un utente di citare il tuo brand spontaneamente quando si parla di una categoria di prodotto, come quando per esempio si fanno domande del tipo “Se pensi a un marchio di abbigliamento di qualità, chi ti viene in mente?”.
  • Top of Mind: è il primo brand che compare nella testa del consumatore in un determinato settore, il gradino più alto del podio.
  • Market Share: la tua quota di mercato, ovvero la percentuale di vendite totali del tuo settore che passano per le tue casse.

Benchmark sui clienti 

Questa categoria ti dice tutto quello che è più importante riguardo i tuoi clienti e il tuo rapporto con loro.

  • Customer Satisfaction (CSAT): Misura quanto i tuoi clienti sono soddisfatti del prodotto o servizio appena ricevuto, solitamente tramite brevi sondaggi.
  • Customer Loyalty: Il grado di fidelizzazione dei clienti.
  • Customer Perception: L’opinione soggettiva che il pubblico ha della tua qualità e affidabilità.
  • Customer Lifetime Value (CLV): Indica il profitto totale che prevedi di ottenere da un cliente per tutta la durata del vostro rapporto. Se il CLV è basso, per esempio, hai un problema di ritenzione.
  • Customer Retention Rate: La percentuale di clienti che continui a servire in un determinato periodo.
  • Customer Acquisition Cost (CAC): Quanto spendi mediamente in marketing e vendite per conquistare un singolo nuovo cliente. Se il CAC è più alto del profitto che il cliente genera, stai bruciando soldi.

Benchmark per le performance

Questi sono i KPI che rivelano l’operatività della tua azienda, che ti dicono se hai i motori ben oliati o se perdi colpi.

  • Product Performance: Quanto il tuo prodotto rispetta gli standard promessi (velocità, durata, assenza di difetti).
  • Costi/Margini: L’analisi dei costi di produzione rispetto al prezzo di vendita. Senza margine non c’è innovazione.
  • Conversion Rate: La percentuale di visitatori o contatti che si trasformano in acquirenti effettivi. 
  • Engagement: Il livello di interazione del pubblico con i tuoi contenuti (like, commenti, condivisioni, tempo speso sul sito).
  • Coverage: La copertura, ovvero il numero di persone uniche che la tua azienda riesce a raggiungere con una specifica campagna o strategia di comunicazione.

Come fare benchmarking

Passare dalla teoria alla pratica richiede sempre metodo, cura e un piano progressivo chiaro, e il benchmarking non fa eccezione. Vediamo come procedere nell’individuare i benchmark giusti e arrivare a migliorarli.

illustrazione riassuntiva delle 5 fasi del processo di benchmarking che vengono spiegate nei paragrafi seguenti

Fase 1 – Pianificazione del benchmarking: obiettivi e riferimenti

La prima fase è quella introspettiva, che serve a preparare il terreno per la raccolta dati e l’analisi.

1. Comprendi i tuoi processi 

Questa prima fase serve a visualizzare i propri flussi di produzione o funzionamento, le persone coinvolte, il tempo impiegato in ogni fase. Questo ti permette a sua volta di individuare tutti i colli di bottiglia, gli sprechi, le opportunità di miglioramento. Il modo migliore di comprendere i tuoi stessi processi dunque è mapparli, letteralmente. Il modo più semplice per visualizzare processi di lavoro è usare diagrammi di flusso.

2. Determinare l’obiettivo e i riferimenti 

Qui vogliamo separare l’essenziale da ciò che è semplicemente interessante da sapere. L’obiettivo è dare priorità a ciò che è più azionabile, a ciò che ha più potenziale di impatto. Per farlo, poniti onestamente domande di questo tipo:

  • Quali sono i fattori più critici per il mio successo in questo contesto? Es: è la soddisfazione della clientela o il rapporto fra spese e ricavi?
  • Quali sono i fattori che generano i maggiori problemi o reclami?
  • Quali funzioni hanno l’incidenza percentuale più alta sui costi totali?
  • Quanto tempo ci vorrà per fare ricerca su questi benchmark e, soprattutto, sono reperibili?

Trovare queste risposte è normalmente un lavoro investigativo importante. Per darti una spinta iniziale, abbiamo integrato nel nostro AI Studio strumenti come il Reputation Manager: un Agente AI capace di offrirti una visione d’insieme cristallina sulla percezione del tuo brand. Analizzando i feedback in modo automatico, ti permette di identificare immediatamente quali aree abbiano il potenziale di impatto maggiore risparmiandoti ore di analisi manuali.

screenshot dell'agente AI Reputation Manager di SiteGround AI Studio

3. Decidere la modalità operativa 

Una volta definito il Cosa, devi decidere il Come.

  • Il team: Chi se ne occupa? Se sei un solopreneur, sarai tu, se hai un team, definisci con precisione i ruoli (chi farà quali task, con quale livello di indipendenza, a chi farà rapporto e con che frequenza)
  • I partner di benchmarking: Chi vuoi studiare? Ricorda che puoi guardare a realtà diverse (leader di settore, un competitor diretti, aziende fuori dal tuo settore che eccellono in una funzione specifica).
  • Il livello di dettaglio: Ti serve una panoramica superficiale o un’analisi granulare dei singoli costi di spedizione? Più scendi nel dettaglio, più l’informazione diventa azionabile, ma più tempo richiederà la raccolta.

Fase 2 – Raccolta dati: tecniche e fonti

Questa è la fase in cui metti le mani in pasta con i dati. Come abbiamo già menzionato, non tutti i dati sono ugualmente facili da reperire o pronti all’uso, quindi la scelta delle tecniche di raccolta dipenderà dalla profondità che richiedi e dal budget di ricerca. Vediamo i metodi principali con i relativi pro e contro:

MetodoProContro
Interviste telefonicheUtili per ottenere feedback rapidi da clienti o dipendenti del settore
Interazione diretta e possibilità di approfondire risposte ambigue
Possono essere percepite come invasive. Tasso di risposta basso
Visite o interviste di personaUtili a capire l’esperienza di un competitorPermettono di osservare dettagli non scrittiCostose in termini di tempo e logistica
Sondaggi e questionariIdeali per raccogliere dati quantitativi su larga scala
Economici e facilmente analizzabili statisticamente
Rischio di risposte superficiali o falsate
Pubblicazioni e Report di settoreDati spesso già validati e autorevoli in riviste specializzate, comunicati stampa o report di associazioni di categoriaInformazioni accessibili a tutti e quindi non esclusive
Archivi pubblici o interniDati oggettivi, numerici e difficili da confutare (bilanci depositati, storico del CRM, ecc.)Dati pubblici spesso non aggiornatiDati interni spesso richiedono ordine metodologico

Svolgere questa ricerca manualmente può prosciugare le tue energie, ma ricorda che la tecnologia ti viene incontro. Se devi analizzare pubblicazioni, report di settore o archivi pubblici, puoi delegare il lavoro all’Assistente per la Ricerca Web di SiteGround AI Studio. 

screenshot dell'Assistente di ricerca web di SiteGround AI Studio

Questo agente è progettato per setacciare il web, estrarre dati rilevanti da siti specifici o condurre ricerche generali in pochi secondi. Invece di passare ore a spulciare PDF e comunicati stampa, ricevi un riassunto strutturato delle informazioni che ti servono, permettendoti di passare direttamente alla fase successiva: l’analisi strategica.

Sei già cliente SiteGround? Allora hai già a disposizione AI Studio, completamente integrato e gratuito! Metti alla prova i nostri Agenti IA e lasciati aiutare nei tuoi progetti quotidiani.

Fase 3 – Analisi benchmark adeguata

La fase di analisi è quella in cui diamo forma ai numeri e iniziamo ad intravedere le strategie possibili. In questa fase, devi agire come un detective per captare i motivi dietro ai successi altrui:

  • Organizza i dati in statistiche: Usa mappe di correlazione, diagrammi e istogrammi per trovare correlazioni e trend preziosi.
  • Investiga le informazioni errate: Incrocia sempre le fonti per evitare di basare la tua strategia su falsi miti o dati fuorvianti.
  • Identifica trend e omissioni: Cosa non dicono i dati? Cosa manca? Se un competitor ha smesso di punto in bianco di pubblicare i dati sulla soddisfazione clienti, cosa può significare?
  • Verifica e metti in contesto le anomalie: Un picco improvviso di traffico di un concorrente in un martedì di novembre è un’anomalia. È stata una promozione aggressiva o altro? Capire il contesto ti permette di imparare dalla loro mossa.

Dopo questa analisi profonda puoi finalmente mettere la tua azienda e i competitor sullo stesso piano. Confronta i punti di forza e di debolezza con onestà brutale per capire dove sei superiore, dove stai regalando terreno, dove hai opportunità realistiche di chiudere un gap.

Fare queste comparazioni e sintetizzare montagne di dati è un lavoro titanico, perciò ti consigliamo ancora una volta di appoggiarti alla tecnologia. All’interno del nostro AI Studio, hai accesso a oltre 10 modelli di IA (tra cui Claude, ChatGPT, Gemini, Imagen e Nano Banana) e puoi scegliere quello più adatto al tipo di analisi che desideri, chiedendogli di riassumere i dati o organizzarli in grafici pronti all’uso.

Questo ti permette di risparmiare una quantità immensa di tempo tecnico, lasciandoti libero di concentrarti sulla decisione delle strategie da mettere in campo per superare i tuoi competitor.

Fase 4 – Integrazione dei risultati di benchmarking

A questo punto, dovresti avere una chiara visione di dove ti trovi rispetto ai primi della classe e poter procedere a trovare le soluzioni per raggiungerli o superarli. 

Ma attenzione, non tutti i gap che hai individuato meritano la tua energia e non tutte le lacune vanno colmate. In questa fase devi ricalibrare gli obiettivi a seconda della sostenibilità delle strategie che comportano, pesando ogni possibile miglioramento su due assi:

  • Magnitudine dell’impatto sull’obiettivo principale.
  • Livello di disturbo operativo, ovvero quanto caos creerà questo cambiamento nei tuoi processi attuali.

Una volta scelti i tuoi cavalli di battaglia, devi comunicare i risultati. Spiega chiaramente:

  • Cosa è emerso dall’analisi
  • Quali sono i nuovi traguardi da raggiungere
  • Con quali metri (i nuovi benchmark) misurerai il loro successo

Fase 5 – Azione: piano operativo

Per trasformare i dati in miglioramento e profitto, devi costruire una tabella di marcia che coinvolga ogni livello della tua impresa. Puoi pensare alla fase di azioni come ad un ciclo di tre fasi che si ripetono:

  1. Crea il piano d’azione: Definisci compiti specifici ai vari dipartimenti, con scadenze e responsabili. Se il benchmark ti dice che i tuoi competitor convertono meglio perché offrono una newsletter più profilata, il tuo piano sarà implementare uno strumento di email marketing professionale entro trenta giorni.
  2. Metti in pratica: Metti in marcia tutte le parti coinvolte con le rispettive catene di delegazione, dove necessario. Anche qui puoi sfruttare gli agenti specializzati di SiteGround AI Studio. Che si tratti di creare testi per i tuoi social media, scrivere il copy per le nuove campagne Ads o strutturare campagne di email marketing, i nostri agenti possono generare bozze professionali e ottimizzate in pochi istanti.
  3. Controlla e consolida: Dopo aver implementato i cambiamenti, verifica se i numeri si stanno muovendo nella direzione giusta. Se il gap non si chiude, aggiusta il tiro. Se si chiude, congratulazioni, hai appena alzato il tuo standard di eccellenza.

Metti in moto l’attività di benchmarking

Mettersi in gioco e confrontarsi con i migliori può fare paura, ma è l’unico modo per non restare fermi mentre il mercato corre. La buona notizia è che non devi per forza affrontare questa scalata da solo o armato solo di fogli Excel e tanta pazienza. Con i nostri Agenti AI specializzati, come il Web Research Assistant e il Reputation Manager, puoi trasformare giorni di lavoro manuale in pochi minuti di analisi intelligente. Puoi analizzare i competitor, monitorare la tua reputazione e sintetizzare dati complessi con una semplicità mai vista prima.

Ma andiamo anche oltre. In SiteGround, il nostro intero ecosistema è pensato per darti il vantaggio competitivo di cui hai bisogno. Se i tuoi benchmark dicono che devi migliorare le prestazioni tecniche, sia il nostro hosting che i nostri Ecommerce e Website Builder ti garantiscono velocità e affidabilità ai vertici del settore. E per chi ha bisogno di aiuto per gestire la comunicazione in modo più efficiente, il nostro AI Studio è un partner totalmente integrato e facile da usare, incluso gratuitamente per tutti i clienti SiteGround.

Non aspettare che i tuoi competitor ti superino, inizia oggi stesso a costruire la tua strada verso l’eccellenza.

FAQ sul benchmarketing

Cosa si intende per benchmarking?

È un processo continuo e sistematico per misurare e confrontare i propri processi aziendali, prodotti o servizi con quelli dei leader di settore o competitor. L’obiettivo è quello di identificare i margini di miglioramento per ottimizzare le proprie prestazioni.

Qual è la differenza tra benchmark e benchmarking?

Il benchmark è il parametro di riferimento specifico o il valore numerico da raggiungere. Il benchmarking è l’intero processo di analisi, confronto e apprendimento che porta a raggiungere quello standard.

Come si fa un’analisi benchmark per una piccola impresa?

Si parte definendo obiettivi e riferimenti circoscritti, si mappano i propri processi interni e si scelgono 3-4 competitor o aziende modello. Si raccolgono e analizzano i dati tramite strumenti online o osservazione diretta. Infine si comunicano e applicano i cambiamenti necessari tenendo conto di non impedire l’operatività quotidiana.

Quali sono i benchmark più importanti da monitorare?

Dipende dagli obiettivi, ma alcuni considerati spesso fondamentali sono il Costo di Acquisizione Cliente, il tasso di conversione e il Customer Lifetime Value (CLV). 

Ogni quanto andrebbe ripetuta l’attività di benchmarking?

Per una piccola impresa, è consigliabile un’analisi approfondita una volta l’anno, con monitoraggi trimestrali dei benchmark più volatili (come le performance digitali e l’engagement) per restare al passo con i cambiamenti del mercato.

Quali strumenti si possono usare per fare benchmarking?

Oltre ai bilanci pubblici, si usano software di analisi SEO e traffico web, piattaforme di social listening e sondaggi diretti. Per l’analisi dei contenuti e l’ottimizzazione dei processi non c’è bisogno di cercare strumenti a parte, le suite IA integrate come AI Studio di SiteGround permettono di analizzare grandi quantità di informazioni in tempi record e velocizzare i processi interni.

Come fare email marketing nel B2B: Esempi e best practice

illustrazione di una persona seduta ad inviare email, con attorno icone di invio, email ricevute e layout email

Se hai aperto questo articolo, probabilmente hai già inviato la tua dose di email aziendali e forse, hai anche smesso di contare quante di queste siano sparite nel buco nero dei messaggi ignorati. Il problema è che l’email marketing nel B2B è una bestia diversa, che non si addomestica con le stesse tecniche che trovi nella maggior parte delle risorse sulle DEM.

Per chi vende software, consulenze, macchinari o servizi complessi e si rivolge a imprenditori e manager, creare campagne email ha tutto a che vedere con il dimostrare competenze, con i numeri, con i casi studio e molto poco a che vedere con gamification e giveaway.

In questa guida troverai struttura e strategie concrete per migliorare il lead nurturing, aumentare la retention dei tuoi clienti e scalare l’engagement. Parleremo di quali automazioni mettere in uso, ti forniremo i benchmark del mercato per capire se le tue performance sono davvero all’altezza e ti daremo esempi pratici di come mappare i bisogni di ogni singola figura che compone il comitato d’acquisto del tuo cliente ideale.

Punti chiave:

  • Definizione di email marketing B2B: invio di messaggi tra aziende per risolvere problemi concreti, ottimizzare processi interni e migliorare l’offerta.
  • Email Marketing B2B vs B2C: nel B2B il processo coinvolge un comitato d’acquisto (utente, supporto tecnico e buyer), ha un ciclo di vendita più lungo (6–12 mesi) e richiede un tono formale, tecnico e autorevole piuttosto che sull’emotività e l’intrattenimento.
  • Email per ogni fase del funnel B2B: TOFU → contenuti educativi (report, checklist); MOFU → nurturing (casi studio, webinar); BOFU → conversione (demo, audit, preventivi personalizzati).
  • BEST PRACTICE:

    • Mappare fasi e figure coinvolte: analizzare bisogni, difficoltà e dubbi di ogni ruolo e definire touchpoint mirati.
    • Segmentare una lista di qualità: creare liste proprietarie tramite lead magnet, referral e cold outreach; segmentare per ruolo e settore.
    • Strutturare copywriting e messaggio: oggetti email specifici per nicchia, testo con aneddoti reali e poche distrazioni grafiche, CTA chiara e orientata al beneficio concreto.
    • Frequenza e automazione intelligente: da 1 a 8 invii al mese in base a settore (es. SaaS: + alta, Manifatturiero: moderata) e fase del funnel; utilizzare logiche “se/allora” in base al comportamento dell’utente.
    • KPI e benchmark di riferimento: Open Rate ~39%; CTR ~2,2%; Bounce Rate <2%; Unsubscribe <0,2%.

Cos’è l’email marketing B2B

Fare email marketing B2B significa inviare messaggi mirati da un’azienda a un’altra con l’obiettivo di risolvere problemi concreti, ottimizzare processi interni o contribuire a migliorare l’offerta del destinatario.

L’importanza di questo strumento risiede nella natura stessa del mercato business-to-business. Quando vendi a un’altra impresa, ti stai interfacciando con un organismo complesso, proponendo una soluzione che deve incastrarsi perfettamente nei suoi ingranaggi, che coinvolgono diverse figure professionali, ognuna con le proprie priorità, dubbi e poteri decisionali. Per questo, quando accompagni queste diverse figure lungo un percorso che può durare settimane o mesi, il tuo email marketing dovrà accompagnare, fornire risposte puntuali e rassicurazioni tecniche a ogni stadio della valutazione, evitando che il tuo potenziale cliente si perda nei corridoi burocratici della propria azienda

Differenze tra email marketing B2B e B2C

Se nel B2C chi acquista è solitamente l’utente finale, nel B2B devi convincere un vero e proprio comitato. Se nel B2C i tempi di conversione e i cicli di vita di un cliente sono corti, nel B2B questi si allungano di mesi e anni, rispettivamente. Se nel B2C punti alla gamification e all’intrattenere i clienti, nel B2C devi dimostrare expertise e conoscenza del settore. Il B2B è un settore generalmente considerato più complesso, con più ingranaggi che si incastrano tra loro. 

La differenza più importante riguarda il pubblico di riferimento a cui invierai i tuoi messaggi. Nel B2B, all’interno di un’azienda cliente, non interagisci con un’unica entità, ma con almeno tre figure chiave che intervengono in momenti diversi del ciclo di vendita:

  • L’utente esecutore: Chi utilizzerà concretamente il tuo prodotto. Se vendi un software, chi lo utilizzerà quotidianamente per svolgere i propri compiti vuole che gli semplifichi la giornata senza fargli perdere tempo e pazienza.
  • Il supporto tecnico: Chi si preoccupa dell’integrazione con i sistemi esistenti e della manutenzione. Nel caso del software, questi sarebbero i tecnici informatici dell’azienda cliente.
  • Il buyer: Chi firma l’assegno. A questa figura interessano i costi, i termini di pagamento, la solidità del contratto e il ROI.

Vediamo un sunto delle differenze principali tra email marketing nel B2B e nel B2C:

B2BB2C
Pubblico di riferimentoCi sono solitamente almeno tre ruoli coinvolti: l’utente che utilizzerà il prodotto/servizio, il buyer e il supporto tecnico.Chi fa l’acquisto è solitamente chi utilizza e mantiene il prodotto/servizio nel tempo
Personalizzazione delle emailDeve basarsi sul ruolo del destinatario, sulle necessità specifiche del suo settore e sulle sfide della sua azienda.Si basa su preferenze e comportamenti individuali
Ciclo di venditaLungo, complesso (6-12 mesi di interazioni)Breve, più semplice (da pochi giorni a qualche settimana)
Tono di voce delle emailPiù formale, denso di terminologia tecnica specifica del settore e autorevolezzaFa uso di leve emotive e senso dell’umorismo
Frequenza delle emailPiù bassa (1-3 email a settimana), con contenuti di valore tangibile (dati, statistiche, approfondimenti)Più alta (3-4 a settimana), con contenuti che si concentrano sul valore d’intrattenimento

Quali sono i tipi di email di marketing per il B2B?

Nel B2B troviamo diversi tipi di email, a seconda della posizione dell’interlocutore sia nel funnel di vendita, che all’interno dell’azienda cliente. Vediamo allora quali sono le fasi principali del customer journey e quali tipologie di email appartengono ad ogni fase.

schema riassuntivo sui tipi di email marketing nel B2B, divisi per stadio del funnel come nella lista che segue nei prossimi paragrafi

Email B2B di educazione e consapevolezza

In questa fase ci troviamo all’inizio del percorso, cioè nella fase TOFU (Top of the Funnel). Il potenziale cliente ha un problema, ma non sa ancora che tu sei la soluzione. In questa fase, le mail per farsi conoscere sono:

  • Email di benvenuto: La prima impressione. Deve essere chiara e mantenere le promesse fatte in fase di iscrizione.
  • Checklist e guide generali: Strumenti pratici che risolvono un problema immediato.
  • Report sui trend di settore e White Paper: Documenti tecnici che posizionano il tuo brand come autorità del settore.

Email di nurturing per il settore B2B

Qui il contatto sa chi sei e valuta se la tua offerta è valida, confrontando le proprie opzioni, siamo nella fase MOFU (Middle of the Funnel). Le email sono solitamente:

  • Webinar ed eventi: Inviti e promemoria per sessioni di approfondimento.
  • Case studies e testimonianze: Dimostrazioni concrete di come hai già risolto problemi simili per altre aziende.
  • Guide “How-to” e contenuti curati: Newsletter di alto valore che spiegano come svolgere task specifici.
  • Aggiornamenti di prodotto: Spiegano come ogni nuova feature risolva un intoppo operativo.

Email B2B di conversione

Qui, nella fase BOFU (Bottom of the Funnel), devi eliminare l’attrito finale e creare un senso di urgenza basato sul valore. Usa email come:

  • Inviti per demo gratuite e trial: Permettono all’utente di provare il prodotto.
  • Offerte di Audit: Analisi gratuite dello stato attuale dell’azienda cliente per evidenziare dove può migliorare.
  • Proposte e preventivi personalizzati: Documenti chiari per il buyer, focalizzati sul ROI.

Best practice per creare email di marketing B2B

Se hai cercato consigli online su come migliorare il tuo email marketing per il B2B, avrai notato che la maggior parte dei consigli si limita a “scrivere un oggetto accattivante” o “offrire contenuti di qualità”. Ma qui vogliamo andare oltre la superficie: vediamo come mappare i bisogni del tuo pubblico, come strutturare i touchpoint necessari, come raccogliere contatti, come impostare il copy delle mail, come testarle e come migliorarle.

1. Mappa i bisogni del tuo pubblico

Partiamo dal presupposto che tu abbia già un Ideal Customer Profile (ICP), cioè un’azienda cliente ideale. Se non lo hai, puoi imparare a crearne uno con la nostra guida sulle user personas. Ma abbiamo già detto che all’interno di questa azienda cliente, ci sono diverse figure coinvolte nel processo di acquisto, e ognuna ha i suoi dubbi, bisogni e difficoltà:

  • L’utente esecutore ha bisogno di capire come il tuo prodotto gli faciliterà il lavoro quotidiano.
  • Il buyer cerca prove di affidabilità, risparmio sui costi e ritorno sull’investimento.
  • Il supporto tecnico vuole garanzie su integrazione semplice, sicurezza solida e manutenzione supportata.

In ogni fase del funnel e per ogni figura ci saranno email più adatte da inviare per mirare a questi bisogni, risolvere questi dubbi e rassicurare. Sono questi quelli che chiamiamo i punti di contatto (touchpoint) da mappare:

Fase del FunnelStatoFigure maggiormente coinvolteEsempio di touchpoint
TOFUL’azienda nota un problema ma non conosce te.Utente esecutore che vive il problema quotidiano e cerca attivamente soluzioni o informazioniInvio di un report sui trend di settore: dimostra che capisci le sfide del loro mercato prima di provare a vendere.
MOFUHanno mostrato interesse e confrontano le opzioni.Utente esecutore valuta la funzionalità, supporto tecnico inizia a verificare i requisiti di integrazione e sicurezzaCaso studio specifico per settore: mostra come un loro “collega” (concorrente) ha risolto lo stesso problema grazie a te.
BOFUSono pronti a comprare; valutano budget e ROI.Buyer approva la spesa e valuta l’impatto economico e contrattuale sul lungo periodoCalcolatore di ROI o proposta di audit: un dato numerico preciso che il buyer può usare per giustificare la spesa internamente.

2. Costruisci una mailing list

Una strategia di email marketing è efficace solo quanto lo è la lista di contatti che la alimenta. Considera che le campagne segmentate registrano click-through rate (CTR) superiori di quasi 75% rispetto a quelle generiche. Per popolare il tuo database, esistono due strade e vanno gestite con cura, solitamente in tandem. 

Quella delle email a freddo, o cold email, è un’opzione percorribile, ma attenzione. Non inviare mai messaggi generici e non affidarti a liste di contatti comprate. Ogni email deve dimostrare che hai studiato l’azienda destinataria e che hai individuato una criticità specifica che puoi risolvere. Se non personalizzi, rischi di essere segnalato come spam, abbassando la tua deliverability e compromettendo l’intero ecosistema di comunicazione aziendale.

L’altra strada è la creazione di una lista proprietaria attraverso la lead generation. Per approfondire ti consiglio di leggere l’articolo linkato, ma, in sunto, queste sono le tecniche più efficaci:

  • LinkedIn (Ads e direct messaging): Puoi usarlo per offrire contenuti, stabilire autorità e metterti in contatto con professionisti del settore.
  • Lead Magnet di alto profilo: Ebook approfonditi, report sull’andamento del mercato o mini-corsi gratuiti che risolvono un problema tecnico reale. Offri tutto gratis, in cambio di un indirizzo email.
  • Eventi (online e offline): I webinar sono eccellenti per trovare contatti qualificati. Chi dedica un’ora del proprio tempo a sentirti parlare di un problema tecnico è un lead estremamente caldo.
  • Referral Program: Trasforma i tuoi clienti attuali in ambasciatori, incoraggiandoli a consigliare la tua soluzione ad altri colleghi.

Una volta ottenuti questi contatti, non buttarli tutti nello stesso brodo. Devi ordinarli, fare lead scoring e segmentarli secondo i ruoli (buyer, esecutore, tecnico) e le fasi del funnel che abbiamo visto in precedenza (TOFU, MOFU, BOFU). Per fare questa mappatura puoi usare una miriade di metodi e strumenti, dal semplice foglio Excel ad un software di CRM a pagamento. 

E se hai bisogno di uno strumento specializzato ma i grandi CRM sono eccessivamente complessi e costosi? La soluzione è costruirti un funnel personalizzato o un piccolo CRM interno fatto a tua misura per tracciare dove si trovano i tuoi contatti nel loro percorso. Sembra una di quelle cose facile a dirsi e difficile a farsi, ma è proprio a questo che servono gli app creator come Coderick AI.

Grazie al Vibe Coding, puoi sviluppare applicazioni web per piccole attività, come questi strumenti di tracking, senza bisogno di agenzie di sviluppo, né tantomeno di codice e programmazione. Tutto quello che devi fare è descrivere il tipo di applicazione che vuoi, le funzionalità che vuoi includere e lui la crea in modo veloce e totalmente autonomo.

3. Crea contenuti avvincenti per ogni fase del funnel

Esistono regole di copywriting per email sempre valide, ma per il settore B2B ci sono accorgimenti che ti aiutano a catturare l’attenzione dei professionisti ancora meglio.

Oggetti che portano ad aprire l’email

L’oggetto è il tuo biglietto da visita. Deve essere informativo, autorevole e, se possibile, specifico per la nicchia del destinatario. Ecco alcuni esempi efficaci:

  • Educativi: “[Numero] consigli per [obiettivo del lead] nel 2026” o “Una soluzione provata per [pain point del lead]” oppure “Sapevi questo su [interesse del lead]?”
  • Specifici per la nicchia: “Il tuo servizio di [nicchia del lead] ha bisogno di questo” o “[Nome azienda del lead] può vendere di più con [Tuo brand]”
  • Promozionali: “Ti piacerebbe provare [prodotto] gratuitamente?”

Un corpo email equilibrato

Le tue mail devono essere l’inizio di una conversazione tra pari:

  • Poni domande che spingano alla riflessione (“Quante ore perdi in [task noiosa]?”)
  • Inserisci aneddoti o scenari reali tratti dalla tua esperienza lavorativa. 
  • Non esagerare con il design grafico. Le email troppo impaginate spesso appaiono troppo promozionali. Un testo semplice e ben spaziato dà l’impressione di una comunicazione uno-a-uno, decisamente più calda e professionale.
  • Per il saluto finale, usa formule come “A presto” o “In attesa di un tuo riscontro” per mantenere un tono composto ma amichevole.

CTA (Call to Action) chiare e descrittive

Il tuo pulsante o link deve risaltare e dire esattamente cosa succederà dopo il click. Usa anchor text descrittivi e orientati all’azione:

  • “Scopri [prodotto]”
  • “Guarda la demo”
  • “Inizia la prova gratuita”
  • “Sblocco l’accesso esclusivo”
  • “Sono interessato”
  • “Voglio fare un tour virtuale”

4. Controlla la frequenza e le sequenze automatizzate delle email

Quante mail sono troppe? Quante troppo poche? Dopo quante email iniziano ad ignorarti i tuoi clienti? E dopo quante rischi di farti cacciare in cartella spam? Vediamo insieme come trovare l’equilibrio perfetto, i riccioli d’oro dell’email marketing: una sintesi dei benchmark di settore e quale logica decisionale devi seguire per automatizzare le tue email basandoti su eventi specifici.

Settore Frequenza ConsigliataEsempi di logica “se/allora”
SaaS1-2/settimana (fase trial); 2-3/mese (clienti attivi)MOFU: Se l’utente non ha completato il setup del profilo entro 48 ore dall’iscrizione, allora invia un video tutorial “Primi passi”.
BOFU: Se mancano 7 giorni alla scadenza della prova gratuita, allora invia un’email con un caso studio sul ROI e uno sconto sull’abbonamento annuale.
Servizi Professionali / Consulenza2/mese (Newsletter di valore o approfondimenti normativi)Fase TOFU: Se un contatto scarica un White Paper sulla conformità GDPR, allora invia un invito a un webinar di approfondimento dopo 4 giorni.
MOFU: Se il destinatario clicca sul link “Servizi di Revisione” nella newsletter, allora invia automaticamente una brochure dettagliata con link per prenotare una call conoscitiva.
Manifatturiero / Industria1-2/mese (Focus su innovazioni tecniche e stabilità)MOFU: Se un lead visita la pagina specifica di un macchinario più di 3 volte in una settimana, allora invia una scheda tecnica comparativa e la certificazione di qualità.
Fase Re-engagement: Se un cliente non effettua ordini di ricambi da 6 mesi, allora invia un promemoria con un catalogo aggiornato.

5. Fai test A/B e ottimizza

L’unico modo di fare bene qualsiasi cosa è farla male prima. Farla male nel senso di testarla e imparare dai propri errori. L’A/B testing consiste nell’inviare due varianti della stessa email, variante A e variante B, a una piccola porzione del tuo database per vedere quale performa meglio, prima di inviare la “vincitrice” al resto della lista.

Puoi testare l’oggetto (per migliorare il tasso di apertura), il testo della CTA (per aumentare i click) o persino il mittente (nome della persona vs nome dell’azienda). Ricorda di testare un solo elemento alla volta, altrimenti non saprai mai cosa ha decretato il successo.

In questo processo, se vuoi evitare di sprecare tempo a trovare varianti possibili, ti consigliamo l’intelligenza artificiale. Con AI Studio di SiteGround, per esempio, puoi delegare la scrittura e il design delle mail ad Agenti AI specializzati nel copywriting e nell’email marketing rispettivamente. Ricorda però di non essere mai vago quando parli con l’IA. Ecco un modello di prompt che puoi usare per informare correttamente il tuo assistente digitale:

“Sei un esperto di email marketing B2B. Scrivi un’email per un [TARGET: es. Responsabile Logistica] di una [SETTORE: es. Media Impresa Metalmeccanica]. Siamo nella fase di [FUNNEL: es. MOFU/Consideration] e l’obiettivo è [OBIETTIVO: es. far scaricare il nostro caso studio]. Promuovi il servizio [PRODOTTO: es. Software di gestione scorte]. Usa un tono [TONO: es. autorevole ma cordiale] e includi una CTA chiara per scaricare il PDF.”

Come misurare il successo dell’email marketing B2B

Leggere correttamente i tuoi KPI di email marketing ti apre un mondo di insight riguardo le tue strategie, le aree dove hai margine di miglioramento e le tue aree di forza. Per capire se la tua strategia sta funzionando, devi confrontarti con i benchmark reali del mercato italiano ed europeo.

KPIMediaDettagli
Open Rate (Tasso di Apertura)secondo HubSpot, intorno al 39%Sotto al 30%, il tuo oggetto non è interessante o hai problemi di reputazione del mittente.
Sopra il 50%, stai parlando in modo eccellente a una nicchia molto profilata.
CTR (Click-Through Rate)2,2%Se scendi sotto l’1%, il tuo messaggio non è allineato ai bisogni di chi legge.
CTOR (Click-to-Open Rate)Attorno al 5%Se è basso, l’oggetto prometteva qualcosa che il corpo dell’email non ha mantenuto.
Bounce Rate (Tasso di Rimbalzo)Sotto il 2%. Se sopra al 2%, la tua lista contatti è sporca e rischi di finire in blacklist.
Unsubscribe Rate sotto lo 0,2%Picchi superiori indicano una frequenza d’invio troppo alta o contenuti non pertinenti.

Come scegliere lo strumento giusto per l’email marketing B2B

Quando scegli una piattaforma per l’email marketing, quello che cerchi è un motore solido sotto il cofano. Per assicurarti che il tuo strumento sia all’altezza, hai quattro pilastri da valutare.

  • Interfaccia intuitiva e user-friendly: Se devi passare ore a capire come caricare una lista o come spostare un blocco di testo, lo strumento ti sta rallentando. Cerca piattaforme con editor drag-and-drop che offrano una gestione fluida delle risorse (immagini, loghi, template).
  • Personalizzazione e segmentazione avanzata: Lo strumento giusto deve permetterti di segmentare i contatti per settore, fatturato aziendale, ruolo decisionale o comportamento. Cerca la possibilità di inserire campi dinamici che ti permettano di differenziare il contenuto dell’email in base all’interlocutore.
  • Capacità di automazione email: I workflow automatici sono ciò che ti permette di essere efficiente senza dover stare dietro a dozzine di email ogni giorno.
  • Analisi e reportistica dettagliata: Non puoi migliorare ciò che non misuri. Un buon tool B2B deve andare oltre il tasso di apertura. Ti servono dati sui tassi di apertura, sulla deliverability, mappe di calore sui click.
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Complimenti! Se sei arrivato alla fine di questo articolo piuttosto lungo, la teoria dovrebbe esserti chiara. Ora non ti resta che mettere in pratica ciò che hai imparato e avvalerti degli strumenti giusti.

Per permetterti di scalare il mercato e concentrarti sulla strategia di business, in SiteGround abbiamo creato un ecosistema integrato che ti permette di partire subito con un vantaggio competitivo. Con il nostro strumento di Email Marketing facile e intuitivo puoi gestire le tue liste, creare newsletter professionali e monitorare le performance con dati trasparenti, eliminando ogni barriera tecnica o di design. Per velocizzare i tuoi workflow, generare piani editoriali, testi persuasivi e design email in pochi minuti, AI Studio e i suoi Agenti AI aspettano le tue direttive. E se hai bisogno di sviluppare strumenti interni – che si tratti di funnel, landing page, strumenti CRM – in totale autonomia, puoi affidarti a Coderick AI, senza dover scrivere una riga di codice.

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