Hai mai pensato di utilizzare YouTube per fare marketing personale e per la tua attività?
Oggi YouTube è il secondo motore di ricerca più utilizzato al mondo dopo Google. È quindi fondamentale essere su YouTube se si vuole migliorare la propria visibilità online. Ma lo si deve fare nel modo giusto! Vediamo insieme come.
L’ospite di questo mese è Paolo Grisendi, esperto di video marketing e YouTube con oltre 75mila iscritti al suo canale e milioni di views. Da anni, Paolo insegna al pubblico come utilizzare al meglio YouTube per le proprie strategie digitali, rilasciando video tutorial settimanalmente.
Scopriamo insieme a lui come sfruttare al meglio i video per far crescere la propria visibilità e quella del proprio canale YouTube.
Sfoglia o scarica la presentazione di Paolo Grisendi 👇
Come sempre vi chiedo di commentare il webinar, in modo da avere un feedback su come è andato e su come vorreste che fossero i prossimi. Sentitevi liberi di dare suggerimenti e di richiedere gli argomenti futuri che vorreste fossero affrontati. Consiglio di dare uno sguardo anche agli altri nostri webinar e seguirci sul canale YouTube di SiteGround Italia.
L’Email Marketing è fondamentale nelle strategie di marketing moderno, poiché è uno strumento diretto capace di generare conversioni maggiori rispetto ad altri canali (se ben utilizzato). Spesso però vi è poca strategia dietro l’invio di email e newsletter e questo fa sì che i risultati non ottimali portino a una sottovalutazione dello strumento
Vediamo insieme ad Alessandra Farabegoli, docente di digital marketing, autrice di numerosi libri e co-fondatrice di Digital Update e Freelancecamp, le strategie che da anni adotta per rendere efficace la comunicazione con utenti e clienti. Nello specifico:
come gestire una mailing list e come farla crescere nel rispetto delle regole della privacy.
come sviluppare un piano editoriale sostenibile (cosa scrivere, quando e a chi).
come scrivere email che funzionano, che vengono aperte e che convertono, senza che finiscano in spam.
Sfoglia o scarica la presentazione di Alessandra Farabegoli 👇
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Nota: come al solito eravate tantissimi e non siamo riusciti a rispondere a tutti. Abbiamo girato le domande ad Alessandra e qui di seguito trovate le sue risposte.
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GDPR
Come gestite correttamente il GDPR con MailChimp? È difficilissimo creare un Form MailChimp con la funzione sulla GDPR integrata. Avevo provato con HubSpot ma né io né i tecnici siamo stati in grado di far arrivare i parametri che MailChimp richiede per la GDPR.
Premessa: la funzionalità “GDPR” di Mailchimp non è altro che un modo veloce di gestire le informazioni relative ai permessi di trattamento dei dati, ma attivarla su una audience non è di per sé garanzia di “essere in regola” né di “gestire correttamente”. La base giuridica “consenso” sussiste quando:
Informiamo le persone in modo chiaro sul trattamento dei loro dati, e, se ci sono tipi diversi di trattamento, consentiamo di dare il consenso in modo distinto per ciascuno di questi
Il consenso è documentabile e revocabile.
Se si attivano le funzionalità GDPR su una audience Mailchimp, i moduli di iscrizione / aggiornamento dati e le landing page prodotti all’interno di Mailchimp integrano nativamente i campi necessari per il consenso; in ogni caso, si tratta di dati modificabili via API e/o attraverso una import ben configurata.
Quanto al collegamento fra le piattaforme terze come Hubspot e Mailchimp, bisogna capire come queste interagiscono e quali chiamate alle API vengono fatte; se la cosa si dovesse rivelare troppo ostica, si può comunque raccogliere e documentare il consenso senza attivare le funzionalità GDPR di Mailchimp, purché siano rispettate le condizioni dette sopra.
Per inviare le newsletter utilizzo Jetpack, ma non c’è la possibilità di informare gli utenti sulla GDPR, come risolvo?
Forse Jetpack non è (più) lo strumento giusto per inviare newsletter, ed è meglio passare a un mailer che consenta di distribuire i contenuti del sito e anche di gestire correttamente il consenso.
Ho un sito ecommerce di abbigliamento, nel momento in cui i clienti ordinano un capo, inseriscono la loro email. Potrei avere il loro consenso scrivendo semplicemente una email dicendo che i loro dati verranno trattati per ricevere promo?
La relazione cliente/fornitore è già di per sé una base giuridica valida per il trattamento dei dati a fini di marketing, purché questo rientri nelle ragionevoli aspettative dei clienti e questi possano disiscriversi. Come spiegato durante il webinar, meglio evitare di cominciare da zero a inviare mail promozionali a clienti inattivi da tempo, perché anche il consenso dato esplicitamente si considera “non eterno” (tanto che molte piattaforme, se abbiamo tenuto inattiva una lista per più di 6 mesi, ci chiedono di far rinnovare l’iscrizione).
Plugin e piattaforme
Quale plugin potrei utilizzare per fare email marketing e per creare DEM?
Io uso Sendiblue ma il plugin crea dei problemi al mio sito creato con WordPress. Come lo risolvo ?
Quale consigliate come gestore newsletter per un sito WordPress? E invece per Prestashop?
Cosa ne pensi di Flodesk?
Vorrei dare una risposta unica a tutte queste domande: di piattaforme per creare newsletter e demo ce ne sono migliaia, alcune più diffuse (Mailchimp ha il 60% di share of market) altre più di nicchia; io, oltre a conoscere molto bene Mailchimp, ne ho provate altre (ActiveCampaign, MailUp, Klavijo, Mailerlite, VoxMail per citare le prime che mi vengono in mente), ma il mio mestiere non è recensire piattaforme, quanto aiutare i clienti a definire la strategia e portarla avanti nel modo migliore, a prescindere dalla piattaforma. Flodesk non la conosco, quindi non posso dare giudizi.
Stesso discorso per i plugin che servono a integrare piattaforme e siti web o ecommerce: probabilmente ne esistono decine di migliaia, sia prodotti dai mailer, sia dagli sviluppatori dei CMS ed ecommerce, sia da terze parti, e poi esiste sempre l’opzione di far sviluppare delle integrazioni custom-made che fanno chiamate alle API dei mailer, e a volte è la soluzione migliore (anche se ovviamente richiede competenze di programmazione che non sempre sono alla portata dei progetti piccoli).
Strategia
Qual è la migliore strategia per creare una mailing list? Ovvero, come presentare ai visitatori l’invito all’azione nei modi più efficaci su un blog?
Dipende 🙂
Una volta che abbiamo definito chi vogliamo invitare nella mailing list e la reason why, il vantaggio che queste persone avranno sia nel momento in cui entrano in lista (contenuti di benvenuto, sconti, omaggi) sia nelle fasi successive (che tipo di messaggi riceveranno, con quale frequenza), dobbiamo “solo”… farglielo sapere, cioè spiegarglielo bene e nel/nei momento/i più opportuno/i.
Banche dati
Esistono dei servizi che potete consigliare di acquisto banche dati di pubblico profilato a cui poter inviare dem?
Esistono servizi che consentono di inviare DEM a indirizzi profilati: non ti consegnano quegli indirizzi, ma mandano loro la DEM che hai preparato. Io in genere consiglio di valutare con moltissima attenzione sia la serietà dell’azienda, sia la reale efficacia di questo genere di campagne, perché l’email marketing non è il mezzo migliore per un “contatto a freddo”.
Io vorrei sapere quali garanzie abbiamo che i nostri indirizzi email non vengano venduti ad altri.
Premesso che vendere dati e indirizzi è un reato, quindi chi ha intenzione di commetterlo non lo scrive certo nell’informativa, dobbiamo fare attenzione ai soggetti a cui lasciamo i nostri dati e fare quella fatica in più di leggere con attenzione le clausole delle informative e i tipi di trattamenti a cui diamo il consenso. E anche curare la sicurezza delle nostre password e dei nostri dispositivi, per evitare intrusioni e furti di dati.
Un database email regolarmente acquistato da regolare societá USA come viene visto? (solo email no altri dati come nome, età, nome, etc.)
Non acquistate indirizzi email, sono soldi spesi male; anche se si tratta di indirizzi di aziende e non di singole persone, mandare messaggi “in bulk” a persone che non vi conoscono è percepito come un’intrusione fastidiosa; ci sono modi e canali migliori per il primo contatto.
Varie ed eventuali
Si dovrebbero disiscrivere o cancellare gli utenti dormienti?
Gli iscritti inattivi possono essere risollecitati, cercando di risvegliare il loro interesse; se questo non funziona, meglio disiscriverli per non fare abbassare inutilmente i tassi di apertura della lista.
A volte le nostre newsletter finiscono in “promozioni” (su Gmail) e i clienti non le leggono perché non aprono quella tab. Li considero inattivi?
I clienti non leggono le newsletter noiose o inutili; se una newsletter è utile, interessante, divertente, viene letta anche quando arriva nel tab “Promozioni”, che è il posto dove deve finire dato che non si tratta di un messaggio “personale”.
Se i tassi di apertura sono bassi, non diamo la colpa a Gmail, ma interroghiamoci se davvero scriviamo newsletter e DEM coi contenuti giusti, alle persone giuste, nei momenti giusti.
Come comportarsi per l’autenticazione del server di invio se la dem viene inviata da una concessionaria esterna?
Se “concessionaria esterna” è qualcuno che manda email a nome suo, si dovranno occupare loro di autenticare i server; se è un’agenzia, si suppone che mandi DEM e newsletter da un account di nostra proprietà, quindi dovremo essere noi a fare l’autenticazione.
Che tipo di email dovrei mandare per capire chi legge effettivamente le newsletter e chi invece sarebbe meglio cancellare?
L’analisi della audience, dei suoi bisogni e delle sue aspettative, per capire quali messaggi mandare, sarebbe da fare “prima”; e da rifare periodicamente, perché i progetti evolvono e anche le persone che li seguono.
La mail di riattivazione, tipicamente, è un messaggio con un oggetto diverso dal solito, e costruito in modo da catturare il più possibile l’attenzione di chi legge; questo è uno dei casi in cui può valere la pena di usare il nome (“ALESSANDRA, perché non mi leggi più?”), che, per quanto possa sembrare scontato, è sempre qualcosa che accende una lampadina in chi legge.
Il Black Friday e il Cyber Monday sono un due eventi importanti e critici per gli eCommerce. Uno studio ha rilevato che il Black Friday genera 3,6 volte più ordini tramite eCommerce rispetto al giorno medio e che il Cyber Monday ne genera 3,1 volte in più.
Questo periodo è anche “alta stagione” per l’email marketing. Si registra un incremento di oltre il 50% nel volume delle email inviate: inizia circa 10 giorni prima del Black Friday e si estende fino al Cyber Monday.
Ovviamente anche questo non ci sorprende ma vale la pena ribadirlo, perché significa che il tuo negozio dovrà trovare un modo per distinguersi nell’enorme mare di email e offerte. Un modo per far emergere le tue attività di email marketing è affidarsi ad automazioni e personalizzazioni.
Il digital marketing e la Local SEO, per chi ha un business locale, sono il valore aggiunto per posizionarsi meglio sul mercato, ottenere visibilità sul web e vendere di più. Non è soltanto una questione di recensioni e feedback, come in molti credono. Oggi gli utenti sono più preparati e cercano informazioni su Google in ogni momento.
Cos’è la Local SEO?
Per le attività locali, questa ricerca di informazioni avviene nel momento in cui sorge un bisogno: trovare un ristorante nei dintorni, un negozio di arredamento, un parrucchiere, un B&B. Ed è proprio quel momento in cui l’attenzione dell’utente è massima che le possibilità di vendere il nostro prodotto sono molto alte.
Qui entra in gioco la Local SEO, ossia l’insieme di diverse attività volte a ottimizzazione il proprio brand o sito rispetto a una query di ricerca locale. Siccome Google conosce la posizione fisica degli utenti grazie a IP e geolocalizzazione, quando qualcuno esegue una ricerca locale per un determinato servizio, il motore di ricerca mostrerà le attività locali in prossimità alla sua posizione.
Lo scenario
La Local SEO spesso viene considerata una nicchia ma in realtà i dati Google ci dicono tutt’altro. Ogni mese nel mondo abbiamo:
4 miliardi di ricerche mensili locali
il 50% delle ricerche da mobile sono local
il 50% delle ricerche local portano a una visita nel negozio lo stesso giorno
4 utenti su 5 preferiscono vedere annunci geolocalizzati
Guarda il webinar
Il nostro ospite di questo mese è stato Francesco Antonacci, consulente di digital marketing e eCommerce, fondatore dell’agenzia Socialware e autore Hoepli. Francesco ci ha aiutato a conoscere i principali strumenti di Local marketing che Google ci mette a disposizione, spiegando come utilizzarli.
Sfoglia o scarica la presentazione di Francesco Antonacci 👇
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Nota: come al solito eravate tantissimi e non siamo riusciti a rispondere a tutti. Abbiamo girato a Francesco le domande a cui non siamo riusciti a rispondere in diretta e qui di seguito trovate le sue risposte.
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Sono un social media manager e lavoro ancora da casa perchè ho pochi clienti ancora. Come posso avere la mia scheda My Business? Metto casa mia come Indirizzo?
Personalmente Google My Business lo vedo meglio per le aziende. Per i consulenti ritengo sia meglio orientarsi su Linkedin. Ma per rispondere alla tua domanda, puoi inserire casa tua come indirizzo avendo magari l’accortezza di associare il numero di telefono cellulare piuttosto che il numero fisso di casa.
Cosa può fare crollare l’esito positivo di una campagna? Quali sono gli errori “peggiori” che si possono commettere nella fase di impostazione?
Inserire “servizi non perfettamente in target” con la tua attività. Google non perdona sotto questo aspetto e in tal caso farà visualizzare il tuo annuncio alle persone sbagliate con un conseguente spreco del budget.
Per chi ha già una scheda Google My Business, come fa a vedere la schermata Geolocalizzazione?
Nella sezione “statistiche” è possibile vedere una mappa che indica da dove provengono le richieste di indicazioni stradali. Se per Geolocalizzazione invece intendi da dove sono arrivate le interazioni (click o il traffico) questo dato è visibile solo come report di una campagna a pagamento.
Per scalare la ricerca ad esempio io ho un negozio vero fisico ed uno online, come devo fare?
Domanda da un milione di dollari. Esistono centinaia di fattori che influiscono sul ranking di un sito web. Occorre conoscere bene l’argomento e avere tempo e risorse per poter impostare un progetto di lungo periodo.
La SEO usando Google My Business è direttamente collegata al sito web? Ad esempio, se devo gestire un sito web fatto nel 2003 in HTML non responsive, questo toccherà poi a livello locale quello che l’utente vedrà nel pannello delle imprese locali?
Come dicevo durante il webinar, è da escludere nella maniera più assoluta che i due elementi siano direttamente correlati tra di loro. Google My Business è una cosa, il sito un’altra. Tuttavia una corretta strategia su Google my business renderà più visibile il nostro brand e la visibilità ci darà maggiore popolarità. Google dice che un brand popolare e riconosciuto dagli utenti ha ottime possibilità di scalare le posizioni del motore di ricerca.
Con la mia famiglia abbiamo un negozio d’arte, secondo te quanto è importante sponsorizzare sui social? E ogni quanto andrebbe fatto? Infine, che budget consiglieresti da investire nelle sponsorizzazioni?
Sicuramente è molto importante la presenza sul web e sui social. Come ogni attività però c’è bisogno di risorse, quindi il mio consiglio è di avviare un progetto web soltanto se si ha la possibilità di seguirlo nel tempo. Il budget può dipendere da centinaia di fattori, è impossibile fare una stima senza conoscere la vostra realtà.
Google dice che nessuno conosce l’algoritmo per il rating, quindi la SEO serve?
È vero che nessuno conosce l’algoritmo, tuttavia ci sono tantissimi studi fatti sulla base di milioni di dati pubblici che portano a comprendere gran parte delle dinamiche di tale algoritmo con una precisione vicina al 100%
Come si valuta l’importanza delle recensioni?
Partiamo dal presupposto che tutte le recensioni sono importanti e che, almeno in questo caso, la quantità è importante quanto la qualità. Quindi puntate ad ottenerne quante più possibili.
In tanti parlano di Personal Branding ma quanti davvero mettono in pratica la teoria? Vediamo insieme alcune strategie per sfruttarlo nel modo giusto e ottenere il massimo dalla propria presenza digitale.
Che cos’è il Personal Branding?
Fare Personal Branding significa avere una strategia con la quale far comprendere agli altri chi sei, cosa fai e in cosa sei differente. Insomma, dare una motivazione forte per scegliere te.
Nel Digital Marketing, senza una strategia è impossibile portare avanti qualsiasi tipo di attività e lo stesso vale per il Personal Branding. Lo scopo è portare le persone a sceglierci non solo come potenziale fornitore, ma anche emergere dalla massa se per esempio vogliamo cambiare lavoro e quindi essere più attrattivi su piattaforma come Linkedin.
Guarda il webinar
L’ospite di questo webinar è Alessandro Mazzù, consulente di web marketing e personal branding, autore di diversi libri e speaker nei maggiori eventi marketing italiani. Nel 2018 ha pubblicato il suo ultimo libro BRAND ME, interamente dedicato al Personal Branding (lo potete trovare su Amazon)
Scopriamo i fondamenti del Personal Branding e le strategie utilizzate da Alessandro, che ci dà suggerimenti su come fare branding di noi stessi nel modo più efficace.
Sfoglia o scarica la presentazione di Alessandro Mazzù 👇
Come sempre vi chiedo di commentare il webinar, in modo da avere un feedback su come è andato e su come vorreste che fossero i prossimi. Sentitevi liberi di dare suggerimenti e di richiedere gli argomenti futuri che vorreste siano affrontati. Vi consiglio di dare uno sguardo anche agli altri nostri webinar sul canale YouTube di SiteGround Italia.
Nota: a causa di alcuni problemi della piattaforma di streaming Crowdcast, non siamo riusciti a rispondere alle domande in diretta, ma non preoccupatevi. Abbiamo girato tutte le domande ad Alessandro e di seguito trovate tutte le risposte.
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Ho una compagnia teatrale, tutto ciò che ci siamo detti finora vale anche a livello artistico?
Assolutamente si. Il personal branding si applica in qualunque campo. Che tu sia un manager, un artista, un freelance, un parrucchiere, etc. il personal branding può essere sempre applicato.
Come mai in un mondo così digitalizzato moltissime imprese/negozi/attività non investono nei social? Vedo account Instagram gestiti malissimo!
C’è purtroppo ancora tantissima ignoranza sulle potenzialità del web. Ancora oggi nel 2020 quasi ci sono casi di utilizzo completamente sbagliato di tutti gli strumenti del digital. A monte credo manchi l’intelligenza imprenditoriale, la voglia di investire e la consapevolezza di dover scegliere un professionista.
Come posso iniziare a realizzare un GANTT? Sto avendo molti problemi pratici.
Non saprei come aiutarti se non sei più specifico. Un Gantt è un documento davvero molto semplice. Ci sono diversi tool online che ti permettono di realizzare dei gantt in modo gratuito e veloce. www.ganttproject.biz è un esempio
Mi pare che il modo di fare marketing personale dipenda molto dalla professione di riferimento. Qualche consiglio sul personal branding nel settore della consulenza IT?
Le regole di base sono sempre le stesse. Quelle illustrate nel webinar sono applicabili a qualunque tipo di professione e/o di settore. Ovviamente, fatto il lavoro iniziale, sarà necessario lavorare a seconda del settore. Parti dalle slide del webinar o se vuoi dal mio libro sul personal branding.
Si può studiare una strategia di Personal Branding che prescinda dal sito/blog personale e si concentri solo sui social?
Assolutamente si. Ovviamente devi prima completare tutta la parte strategica per essere certo che tu possa procedere senza sito/blog. Non puoi deciderlo tu di tua iniziativa ma deve sempre venire fuori da analisi e studi.
Qualche consiglio per tool da utilizzare e programmi o link da studiare per le ricerche?
Non ho ben capito a che tipo di risorse ti riferisci. Io utilizzo SemRush (Ubersuggest è gratuito), PostPickr, SeoTesterOnline, AnswerThePublic (Gratuito) e poi per fare ricerche ancora più approfondite o trovo dati su siti di associazioni/enti/osservatori/etc. o li acquisto su vari portali. In base al settore o ai dati che ti servono puoi trovare davvero tanto in rete. Non tutto è gratuito ovviamente ma ne vale la pena di investire per avere dati utili.
È possibile fare personal branding con una newsletter?
Ogni strumento può essere utilizzato per fare personal branding. Da solo però questo, ovvero la newsletter, così come ogni altro, non basta. C’è bisogno prima di comunicare tutto quello che ci siamo detti nel webinar e poi, solo alla fine, comunicare tramite newsletter.
Per i social e il dominio del sito, consiglieresti di puntare su parole chiave o su nome+cognome?
Se intendi che il sito deve essere nomecognome.it e la pagina facebook /nomeecognome allora assolutamente si. È il punto di partenza per fare personal branding.
Sono una scrittrice, tutto questo può essere utilizzato anche nel mio caso?
Assolutamente si. Il personal branding si applica in qualunque campo. Che tu sia un manager, un artista, un freelance, un parrucchiere, etc. il personal branding può essere sempre applicato.
Pensi che per una Piccola – Media azienda sia meglio lavorare sul Personal Branding (mandando avanti una persona che metta la faccia) o sul Brand Positioning (mettendo avanti l’azienda)?
Entrambi sarebbe il top. Ovviamente per fare questo servono budget maggiori e più tempo da dedicare alle attività. Dovendo scegliere uno dei due, è davvero difficile per me dirtelo senza avere nessun dato. Io la penso così: le persone si fidano delle persone e acquistano dalle persone.
Meglio cross-posting sui social o per ogni social una strategia apposita? O un mix tra i due approcci?
Ogni social, ammesso che ti serva utilizzare più di un social, deve prevedere dei post realizzati ad hoc. Magari anche la stessa notizia ma differenziata ad esempio tra Facebook e Linkedin. Poi col tempo analizzando i dati ti accorgerai di quale tipo di contenuto funziona meglio su una determinata piattaforma e procederai in quella direzione.
Io sono un consulente di marketing strategico in un settore specifico e sto lavorando sul mio personal branding in quanto la consulenza la farò io personalmente. Mia moglie invece, che è il capo di un’agenzia di marketing sempre per il settore che seguo anche io, ha deciso di non lavorare sul Personal Branding ma di legare la sua persona al logo della sua agenzia operativa. Cosa ne pensi?
Non ho dati per risponderti. Dal mio punto di vista non vedo il motivo di non metterci la faccia. Le persone si fidano delle persone e acquistano dalle persone. Perchè non lavorare su due livelli (uno aziendale e uno personale)?
Come si può puntare sulla coerenza quando ad occuparsi del personal branding è un copywriter?
Forse la domanda è perchè un copy si occupa di personal branding? Il copy al massimo viene dopo e può sicuramente essere coerente in base al brief che gli hai girato. Ovvio che far scrivere a un terzo gli articoli del proprio blog non è il massimo. Sarebbe necessario scrivere di proprio pugno. Non tutti ne sono in grado e quindi in casi estremi il copy va bene. Concordando il tono di voce insieme però. All’inizio serve un consulente di Personal Branding.
Il proprio tone of voice (come smm) deve dialogare con quello aziendale? Oppure bisogna adeguarsi a quello voluto dall’azienda?
Dipende da diversi fattori. In generale quando un’azienda comunica e comunica anche una persona al suo interno, la comunicazione deve essere coerente altrimenti può mandare in confusione. In fase di elaborazione della strategia vanno tenuti in considerazione tanti fattori per la scelta del tov migliore in questo caso. Quindi non posso dirti nulla di più che “dipende” perchè è una cosa che, fermo restando la coerenza, deve essere valutata in sede di definizione della strategia.
Puoi dare un consiglio per una strategia vincente di Personal Branding per una compagnia artistica, per la propria immagine e per raggiungere più pubblico?
La risposta a questa domanda prevede una consulenza. Inizia dal leggere il mio libro sul personal branding: https://amzn.to/2XNn7zz così da avere le idee più chiare. Senza aver studiato, fatto analisi, etc. non è possibile sviluppare una strategia. Davvero non posso rispondere perché non è possibile farlo senza dati
Come può fare personal branding un programmatore? Di che parla?
Devi analizzare le tue buyer personas, comprendere cosa vogliono (bisogni, necessità, etc.) e di conseguenza scrivere/comunicare. Per come la vedo io è questo un caso abbastanza semplice. Rivediti le slide e riascoltati il webinar perchè le risposte sono tutte lì.
Alessandro, credi sia utile fare un’analisi swot per una maggiore chiarezza per la definizione di obiettivi davvero misurabili e raggiungibili?
Si. Ogni strumento che si sa utilizzare può essere utile per la strategia. Forse però l’analisi swot la vedrei meglio per comprendere punti di forza e di debolezza della persona sulla quale si vuole fare personal branding. Per definire gli obiettivi ci sono altri strumenti.
Costruire una forte presenza online è la chiave per far crescere la tua piccola o media impresa. Tutto inizia con il lancio del tuo sito web, ma è importante continuare a gestirlo in modo efficace, generando traffico e accrescendo pubblico e client base. Qualunque sia il viaggio online che stai affrontando, abbiamo tanti consigli pratici su come impostare la tua presenza online per quest’anno.
Il secondo post della nostra serie “Come creare una presenza online di successo per le piccole imprese” è stato scritto da Mike Hale, proprietario di un’agenzia di digital marketing e sviluppo web. Mike è anche uno degli Ambassador WordPress di SiteGround. Ha condiviso con noi alcuni pratici consigli sul Growth Hacking che possono aiutare a migliorare il proprio business.
Negli ultimi anni, evitare il tema Growth Hacking è stato quasi impossibile. Alcuni lo ritengono una formula magica del marketing e la chiave segreta del successo, mentre altri lo liquidano come se fosse tutto fumo negli occhi.
Cos’è il Growth Hacking e quanto è utile sapere di cosa si tratta?
Se pensi a un “hack” come a una scorciatoia o a un uso intelligente (o involontario) di qualcosa, allora siamo sulla strada giusta. In generale, un Growth Hack è una tattica prodotta su piccola scala e a basso costo, sia in termini di impegno sia di denaro. Deve anche essere misurabile, ripetibile, scalabile e allineata a un obiettivo aziendale reale.
Il Growth Hacking è un processo di sperimentazione attraverso diversi canali volto a identificare i modi più efficienti per far crescere un’azienda.
Cosa stai cercando di far crescere? Il tuo pubblico? Le conversioni? Le vendite? Tutto quanto? Scegliere le giuste tattiche e quando implementarle è la chiave per qualsiasi campagna di marketing. Alcuni degli esempi più famosi sono:
Dropbox ha aumentato la propria base utenti del 3900% con un semplice programma di referral che concedeva ulteriore spazio di archiviazione per ogni persona a cui si consigliava Dropbox.
Airbnb ha trovato un modo per aggirare i limiti di Craiglist e ha potuto pubblicare i propri annunci immobiliari su di esso.
Gmail e Pinterest iniziarono come piattaforme solo su invito, utilizzando come “esca” l’unicità, per incuriosire e invogliare le persone a iscriversi.
Hotmail e la sua tagline “Ottieni la tua email gratuita con Hotmail” inclusa nella parte inferiore di ogni email inviata.
Nessuno di questi esempi è dovuto al caso o alla fortuna. Le aziende fecero centinaia di test prima di trovare una soluzione che funzionasse. Personalmente non sono mai stato un fan dell’uso del termine “hacking” per descrivere questo processo perché sembra sottintendere che sia “un trucco”, mentre io tendo a considerarlo quasi una scienza.
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Growth Hacking e metodo scientifico
Torniamo per un attimo alla scuola elementare quando si studiava il metodo scientifico:
Parti da un’osservazione
Poni domande in riferimento a essa
Formuli un’ipotesi
Esegui esperimenti per validare l’ipotesi
Misuri e analizzi i risultati
Dimostri (o smentisci) l’Ipotesi
Supponiamo che tu abbia un blog popolare con molto traffico. Il traffico verso il tuo sito è sempre cresciuto costantemente, ma ti rendi conto che le iscrizioni alla tua newsletter crescono a un ritmo molto più lento. Congratulazioni, hai appena fatto un’osservazione!
Ora, ovviamente, vorrai che gli iscritti alla tua newsletter crescano allo stesso ritmo del tuo traffico. A questo punto inizi a chiederti: “Cosa influisce sul numero delle iscrizioni?” e, cosa più importante, “Cosa posso fare per risolvere il problema?” La tua ipotesi potrebbe dunque diventare ad esempio “Se sposto la casella di iscrizione alla newsletter dalla barra laterale al footer di ogni mio blog post, le mie iscrizioni aumenteranno”.
Ora che hai un’ipotesi da verificare, puoi partire con degli A/B test relativi alla posizione della casella di iscrizione alla newsletter. Varia la posizione e monitora i risultati per vedere quale soluzione performa meglio. Dopo aver raccolto abbastanza dati, potrai prendere una decisione rispetto alla tua ipotesi. Eseguendo contemporaneamente numerosi esperimenti di questo tipo (rapidi e a basso costo) potrai lavorare su più ipotesi.
Se l’esperimento ti ha dimostrato che hai ragione, continua a ottimizzare ciò che funziona meglio. Ad esempio, prova a variare il testo della casella di iscrizione alla newsletter, una volta inserita nella posizione ottimale. Se i risultati non dimostrano la tua ipotesi, devi allora porti domande diverse sul problema e provare altri esperimenti. Nessun trucco, solo scienza di base!
Semplici esperimenti di Growth Hacking per iniziare
A/B Testing Google Optimize è un modo semplice e gratuito per fare A/B test sul tuo sito WordPress semplicemente aggiungendo alcuni script.
Crea un programma di affiliazione Se vendi prodotti digitali sul tuo sito, AffiliateWP è un plugin premium che ti consente di gestire il tuo programma di affiliazione con una configurazione semplice e report dettagliati.
Riproponi i vecchi contenuti Aumenta il traffico verso il tuo sito aggiornando i tuoi vecchi contenuti o sfruttandoli per creare infografiche o nuove varianti del contenuto.
Live chat La maggior parte delle piattaforme di Live Chat fornisce plugin per integrarsi facilmente con il tuo sito WordPress.
Webinar Ospitare un webinar gratuito è un ottimo modo per creare traffico e conversioni. Ci sono diverse piattaforme Webinar tra cui scegliere che consentono di incorporare facilmente i moduli di registrazione all’interno del sito WordPress.
Altre tattiche che puoi provare sono:
• Creare un concorso a premi • Creare una campagna di Influencer Marketing • Utilizzare campagne PPC per indirizzare il traffico verso le tue landing page • Curare una newsletter settimanale • Sviluppare contenuti interattivi, come un calcolatore di costi, un wizard, o altro • Implementare un sistema di Onboarding per accompagnare i nuovi utenti attraverso il sito
E potremmo andare avanti all’infinito…lascia correre l’immaginazione!
Il Growth Hacking non è una formula magica e non è sempre facile da attuare, ma provando nuove idee e misurando attentamente i risultati inizierai a vedere la crescita e le conversioni che stai cercando.
Sei sicuro di sfruttare al meglio il Digital Marketing? Vediamo insieme quali opportunità può offrire, che tu sia una piccola impresa o un freelancer. Analizziamo insieme i miti e le leggende che ruotano attorno a esso e vediamo come ottimizzare le tue risorse per avere performance ottimali.
L’ospite del webinar di questo mese è stata Miriam Bertoli, docente e consulente di digital marketing, autrice di “Web marketing per le PMI” e ideatrice di LaScuolaD, corsi online di marketing digitale per manager e imprenditori. Miriam ci ha mostrato come ottenere il massimo dal Digital Marketing sfruttando le sue potenzialità ed evitando di investire tempo e risorse in pratiche non profittevoli.
Quest’anno, ormai lo sapete, non ci lasciamo sfuggire neanche un evento italiano a cui partecipare. E a novembre, per il secondo anno consecutivo, siamo felici di sponsorizzare una delle più importanti conferenze sul marketing: il Marketing Business Summit! Due intere giornate di formazione con relatori internazionali che discuteranno dei moderni approcci marketing, delle strategie più funzionali e dei casi studio di maggior successo.
Arriva l’estate e con essa inizia anche la stagione dei grandi eventi estivi. Ovviamente noi non potevamo farci scappare l’occasione di partecipare al primo appuntamento della stagione dedicato al marketing: il Web Marketing Festival. Eccoci allora pronti per passare questo inizio d’estate a Rimini, come Premium Sponsor di uno degli eventi più grandi d’Italia dedicato al marketing digitale.
SiteGround sarà presente con un proprio stand dedicato, le immancabili offerte hosting e i gadget che tanto ci hanno reso famosi durante gli eventi. Per tutti i partecipanti dell’evento inoltre, WMF ha messo a disposizione un servizio di Business Matching per prendere appuntamento con le aziende direttamente al loro stand. Se sei in cerca di un hosting provider con cui collaborare e sviluppare nuovi progetti, o sei un nostro cliente o affiliato interessato a capire come migliorare i tuoi servizi, prenota un appuntamento con noi!